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giovedì 26 settembre 2013

C'E MALE E MALE.....Meditazione di Eugenio Pramotton


 

C'è male e male 1...


Tutti, per natura, fuggiamo il male; c'è però un guaio o una complicazione, ed è che il male si può dividere in due categorie: nella prima possiamo mettere i mali che subito percepiamo come tali per il dolore che ci procurano; nella seconda quelli che subito non ci procurano dolore, o almeno non troppo. Corriamo allora il rischio di non ritenerli tali, di non percepirne la gravità e quindi di non combatterli adeguatamente.
Quando ci scottiamo toccando qualcosa di caldo, subito ci ritraiamo dalla fonte di calore, quando ci tagliamo, subito medichiamo la ferita. Se qualcuno ci insulta ne proviamo dolore. Se inavvertitamente facciamo torto a qualcuno ci dispiace; se vediamo commettere delle atrocità ci addoloriamo.
Ci sono però diversi piccoli mali dai quali non ci difendiamo e non combattiamo adeguatamente. Una frase classica è la spia che dovrebbe renderci consapevoli del pericolo. E' la frase con cui cerchiamo di giustificarci quando, dopo qualche scrupolo o perplessità, concludiamo: "in fondo che male c'è". Che male c'è a dire una piccola bugia per cavarmi d'impiccio, che male c'è a guardare certi spettacoli, leggere certi libri, frequentare certi amici. A dire qualche parolaccia, che male c'è. Che male c'è a indossare la minigonna, non voglio mica essere retrogada, imbranata, inibita... Nello studio e nell'impegno professionale se con qualche sotterfugio riesco a prendere un bel voto o a fare bella figura, che male c'è ... Se con la complicità di un dottore compiacente posso sfruttare l'assistenza sanitaria per rimanere a casa dal lavoro, che male c'è ...

C'è male e male 2...


Che male c'è a mettersi un po' in mostra, a desiderare di essere al centro dell'attenzione ... che male c'è ad eccedere un po' nel mangiare, nel bere, nel fumare ... Il guaio è che i piccoli mali, se li trascuriamo, creano in noi sia un'abitudine al male che un'insensibilità e un'allergia nei confronti del bene; ci conducono così inevitabilmente verso mali più gravi e più grandi. Il grande male, che subito non fa male, anzi, ci procura gioia, sollievo, emozione, è quando più o meno consapevolmente decidiamo di vivere secondo un nostra visione della vita svincolata da regole ed obblighi morali troppo rigidi, svincolata da ogni riferimento alle leggi e al progetto di Dio, convinti scioccamente di potercela cavare con il sostegno ed il conforto provenienti dai tanti che hanno fatto la nostra stessa scelta: la scelta di Adamo ed Eva, la scelta del figlio più giovane nella parabola del figliol prodigo.
Ma non è possibile che un grande male prima o poi non faccia male, anzi, molto male, tanto male da ridurci in fin di vita, in bilico fra la vita e la morte, sull'orlo dell'abisso della disperazione. Questo vale sia per i singoli che per le comunità nazionali e internazionali. Quante corruzioni, calamità, guerre e atrocità si sono abbattute e si abbattono sull'umanità a causa del suo allontanamento da Dio!
"Stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione.", "Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere".


Meditazione di Eugenio Pramotton Tratto dal sito http://www.medvan.it