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mercoledì 16 ottobre 2013

Non giudicare

Non giudicare
Ma ditemi, su che cosa sono fondati tutti questi giudizi e queste apparenze? Ahimè! è su deboli apparenze e, per lo più, su un «si dice ». Forse mi direte che avete visto e sentito. Ahimè! potete sbagliarvi lo stesso, vedendo e sentendo, lo vedrete...
Ecco un esempio che vi dimostrerà nel modo migliore che possiamo facilmente sbagliarci, e che ci sbagliamo quasi sempre. Ditemi, cosa avreste fatto se aveste vissuto al tempo di san Nicola, e l'aveste visto venire, in piena notte, girare attorno alla casa di tre giovani signorine, esaminando bene, e facendo attenzione affinché nessuno lo vedesse. Ecco un vescovo, avreste pensato subito, che disonora la sua dignità, è un bell'ipocrita. In chiesa sembra essere un santo ed eccolo, in piena notte, alla porta di tre signorine che non hanno troppo buona riputazione. Però quel vescovo che sicuramente sarebbe condannato, era un grande santo e molto amato da Dio. Ciò che faceva era la migliore opera del mondo. Per evitare a quelle giovani persone la vergogna di chiedere, veniva di notte e gettava loro denaro dalla finestra, temendo che la povertà le inducesse ad abbandonarsi al peccato.
Questo vi deve spingere a non giudicare mai azioni del nostro prossimo senza aver prima riflettuto bene. E inoltre, solo allorché siamo incaricati della condotta di quelle persone, come i padri e le madri, i maestri e le maestre. Per qualsiasi altra persona, facciamo quasi sempre male... Ditemi, abbiamo noi un miglior fondamento per i giudizi che portiamo sulle azioni del nostro prossimo di quelli che avessero visto san Nicola che si aggirava attorno a quella casa, e che si sforzava di trovare la porta della camera di quelle tre signorine?
Non è a noi che gli altri devono rendere conto della loro vita, ma soltanto a Dio. Sarebbe volerci costituire giudici di ciò che non ci riguarda... Il buon Dio non ci chiederà conto di ciò che gli altri hanno fatto, bensì di ciò che avremo fatto noi. Stiamo ben attenti a noi stessi e non tormentiamoci tanto degli altri, pensando o dicendo quello che hanno fatto o detto. Tutto questo è affanno inutile che non può venire che da un fondo di orgoglio, simile a quello di quel fariseo che era soltanto occupato a pensare e a giudicare male il suo prossimo, invece di occuparsi di se stesso e di piangere sulla sua povera vita. No, lasciamo la condotta del prossimo da parte, accontentiamoci di dire, come il santo re David: «Mio Dio, fammi la grazia di conoscermi così come sono, affinché io veda ciò che può dispiacerti, perché possa correggermi, pentirmi e ottenere il perdono».
No, fratelli, finché una persona si diverte ad esaminare la condotta degli altri, né conoscerà se stessa, né sarà del buon Dio.
CURATO D’ARS - PASSI SCELTI DEI SERMONI