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mercoledì 15 ottobre 2014

PREGHIERA E CARITÀ - Santa Teresa D'Avila



Solo due cose ci chiede il Signore: l'amore di Dio e l'amore del prossimo. Qui devono convergere i nostri sforzi. Osservando nel modo migliore questi due precetti, noi compiamo la sua volontà: saremo così uniti con Lui. Ma come siamo lontani dall'adempiere questi due precetti, come sarebbe giusto di fronte a un Dio così grande! Piaccia a Sua Maestà di concederei la grazia di giungere a questo stato che, se vogliamo, è già in nostro potere.
A mio parere, il segno più certo per conoscere se adempiamo questi due precetti, si ha quando noi osserviamo pienamente l'amore del prossimo; perché se amiamo Dio non possiamo saperlo (anche se ci sono degli indizi sicuri per conoscere che lo amiamo), ma possiamo sapere se amiamo il prossimo. Quando costaterete di essere diventate più capaci nell'amore del prossimo, lo sarete diventate certamente anche nell'amore di Dio. Tanto grande è infatti l'amore che Dio ha per noi, che, in cambio dell'amore che abbiamo per il prossimo, farà crescere in mille modi quello che abbiamo per Lui: di questo non posso dubitare. Ecco dunque perché è di così grande importanza considerare attentamente quanto noi amiamo il prossimo: se questo amore è perfetto, non ci resta altro da fare. Io credo che la nostra natura è così cattiva che, se il nostro amore per il prossimo non si radica nello stesso amore di Dio, non arriverà mai ad essere perfetto.
Poiché questo è tanto importante, cerchiamo, sorelle mie, di esaminarci nelle cose anche piccolissime, senza far caso di quelle grandiose, il cui pensiero ci assale durante l'orazione e che ci illudiamo di poter fare per il prossimo, anche per la salvezza di un'anima sola. Perché, se poi le nostre opere non vi corrispondono, non abbiamo proprio motivo di credere che le faremo in realtà...
Se voi comprendeste com'è importante per noi questa virtù, non vi sforzereste di fare altro. Quando vedo delle anime tutte intente a investigare sul loro tipo di orazione e assai concentrate quando vi sono immerse (sembra che non osino muoversi per non distrarre il loro pensiero e non perdere un po' del gusto e della devozione che vi trovano), mi rendo conto quanto poco esse comprendano quale sia il cammino da seguire per giungere all'unione.
E pensano che tutto lo sforzo stia lì. No, sorelle mie, no; opere vuole il Signore. Se vedi un'inferma a cui puoi dare qualche sollievo, non deve importarti niente di perdere quella devozione e patire con lei; e se soffre qualche dolore, devi sentirlo anche tu; e se fosse necessario digiunare perché possa mangiare, devi farlo: non tanto per amore di lei, ma perché sai che il Signore vuole così.

Castillo interior, moradas 5, 111, Obras Completas, a cura di Efren de la Madre de Dios e Otger Steggink, Madrid 1962, p. 381.