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sabato 14 dicembre 2013

DIO CI HA DETTO TUTTO NEL CRISTO


DIO CI HA DETTO TUTTO NEL CRISTO
        San Giovanni della Croce *
Nato nel 1542 nella Vecchia Castiglia, Giovanni di Yepes compi i suoi studi dai Gesuiti di Medina ed entrò tra i Carmelitani di questa città. Nel 1567 incontrò S. Teresa d'Avila e fu conquistato dal suo programma di riforma del Carmelo. Prese allora il nome di Giovanni della Croce e diede origine al ramo maschile di tale riforma. Questa però non fu subito compresa da tutti e il Santo dovette sopportare molte prove, che completarono la purificazione della sua anima di mistico. Alla fine della vita fu allontanato da ogni carica e, privato dell'affetto e della comprensione anche dei frati della riforma, morì in un convento dell'Andalusia nel 1591. Aveva confermato con la vita la dottrina delle sue opere: «La salita al monte Carmelo», «La notte oscura», «ll cantico spirituale».
Il motivo principale per cui nell'antica Legge erano lecite le domande che si rivolgevano a Dio e conveniva che i profeti e i sacerdoti chiedessero visioni e rivelazioni divine, deriva dal fatto che, in quei tempi, la fede non era ancora ben fondata, né la Legge evangelica stabilita. Era quindi necessario che essi interrogassero Dio e che Egli parlasse, ora con parole, ora con visioni e rivelazioni, ora con figure e similitudini, ora con molte altre manifestazioni. Perché tutto quel,lo che egli rispondeva, diceva e rivelava, erano misteri della nostra fede e cose a lei attinenti o indirizzate ad essa...
Ma ora, in questo tempo di grazia in cui la fede in Cristo è fondata e la legge evangelica è promulgata, non c'è motivo di interrogare Dio in quel modo e nemmeno occorre più che egli parli e risponda come allora. Poiché nel darci, come ci diede, suo Figlio. ,che è la sua Parola unica e definitiva, ci disse tutto - insieme e in una sola volta - in quest'unica Parola, e non ha più nulla da dire. E questo è il significato di quell'autorità con cui San Paolo, cercando di indurre gli ebrei a staccarsi da quei primitivi modi e rapporti con Dio propri della legge di Mosè e a fissare i loro occhi solamente in Cristo, dice: «Quello che Iddio anticamente manifestò per mezzo dei profeti ai nostri padri in molte e varie maniere, ora infine, in questi giorni, ce lo ha detto nel suo Figlio, tutto in una volta» (Ebr. 1, 1-2). E con questo l'Apostolo vuoi far intendere che Dio è restato come muto e non ha più niente da dire, poiché ciò che prima diceva, in parte, ai profeti, ormai lo ha detto interamente in lui, dandoci il Tutto, che è suo Figlio.
Pertanto chi volesse ora rivolgere domande a Dio o chiedere qualche visione o rivelazione, non solo farebbe una sciocchezza, ma anche un affronto a Dio, non fissando gli occhi totalmente in Cristo senza chiedere altre cose o novità. Dio infatti potrebbe rispondere così: «Se ti ho già detto ogni cosa nella mia Parola, che è mio Figlio e non ho altro, cosa posso ancora rispondere o rivelare più di quello? Poni il tuo sguardo solo in lui, perché in lui ti ho detto e rivelato tutto e troverai in lui ancor più di quello che chiedi o desideri... Fin dal giorno in cui sul monte Tabor discesi sopra di lui col mio Spirito, dicendo: Questi è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo (Mt. 17, 5), già da allora io levai la mia mano, lasciando tutte le antiche pratiche di insegnamenti e di risposte, e la porsi a lui. Ascoltatelo, dunque, perché io non ho più fede ,da rivelare, né altre cose da manifestare. Infatti, se prima parlavo, era promettendo il Cristo; e se mi interrogavano, le domande erano dirette alla petizione e alla speranza di Cristo, nel quale avrebbero trovato ogni bene, come proclama tutta la 'dottrina degli evangelisti e degli apostoli».
* Subida al Monte Carmelo, libro Il, c. XXII - in «Obras de S. Juan de la Cruz» - Madrid 1958 - pp. 197-199