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lunedì 13 gennaio 2014

1 Sam 1,1-8 Peninna affliggeva Anna per la sua sterilità


LUNEDI I SETTIMANA T.O

1 Sam 1,1-8 “Peninna affliggeva Anna per la sua sterilità”

Questa pericope, nella sezione introduttiva, ci offre una presentazione dei personaggi, per aiutarci a meglio comprendere le linee portanti delle narrazioni che seguiranno. La prima idea che cogliamo subito consiste in un insegnamento di ordine generale: nessuno, col trascorrere del tempo, rimane fermo e sempre uguale a se stesso, ma c’è una legge di evoluzione per la quale ciascuno di noi si evolve nella direzione che ha scelto. Questi personaggi nominati nel primo capitolo, infatti, si evolveranno tutti nel corso del racconto, ma non tutti verso una direzione positiva: Cofni e Pincas, figli del sacerdote Eli, si evolveranno in negativo, così come il loro padre, che soffrirà a motivo dei figli sfuggiti alla sua educazione. Si evolverà in senso negativo anche la rivale di Anna, che a differenza di lei è feconda. In questo personaggio cogliamo come sia breve ed effimera la vittoria dell’uomo che confida sulle proprie risorse: essa esce presto di scena e non avrà alcun ruolo nel seguito del racconto. Viene inoltre sottolineato il contrasto tra Anna e la sua rivale: mentre la vittoria di quest’ultima è effimera, quella di Anna è definitiva, perché Dio stesso la innalza dalla sua umiliazione. Al tempo stesso, la figura di Elkana contiene un insegnamento complementare circa la vanità della consolazione cercata nell’uomo. Avviene infatti che Anna, durante il pellegrinaggio al santuario di Silo, si mette a piangere per il dispiacere di non avere avuto figli e Elkana, suo marito, le dice: “Perché piangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?” (v. 8). Il testo viene tagliato qui dai liturgisti, e la domanda di Elkana rimane senza risposta. La risposta verrà dal seguito del racconto, quando Anna sarà consolata da Dio, che la innalzerà dalla sua umiliazione, come dicevamo, in modo definitivo. Indubbiamente, qui l’autore intende sottolineare l’insufficienza della consolazione offerta dall’uomo o cercata nell’uomo. La domanda di Elkana rimane senza risposta anche perché lui stesso non può rispondere allo scopo che si prefigge: egli propone infatti a sua moglie di trovare consolazione in lui, come se bastasse la sua presenza per colmare un vuoto ben più profondo, causato dalla sterilità e quindi dall’impossibilità di realizzare la propria maternità. Il seguito della storia, dimostrerà in modo inequivocabile chi è il vero Consolatore dell’uomo.