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venerdì 14 febbraio 2014

14 FEBBRAIO: SAN VALENTINO

14 FEBBRAIO: SAN VALENTINO
Vescovo di Terni e Patrono degli Innamorati

 

Scrivo a voi innamorati, io Valentino…

Innamorato come voi e folle­mente di Cristo, fino a per­dere per Lui, e per Lui solo, la testa: sì proprio così, infatti sono morto per decapitazione sot­to l'imperatore romano Aurelia­no il 14 febbraio del 273, marti­re cioè testimone del mio amo­re totale per Lui.
Non sono solo morto per a­more di Cristo e del suo mes­saggio d'amore contenuto nel Vangelo, sono vissuto anche di a­more tutta la mia vita, donando­mi a tutte le persone che aveva­no bisogno di me a Terni, dove io sono stato Vescovo per tanti anni. Mi guidava sempre e do­vunque, a Terni e fuori città, la parola di Gesù (che è diventata il mio motto): "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri ami­ci". Fu grande il mio amore per i poveri, i deboli, i malati, per i bambini che io lasciavo giocare e schiamazzare tutti i giorni nel mio giardino. Ho fatto anche del­le guarigioni naturalmente tutte, sempre e solo nel nome santis­simo di Gesù.

L'eternità dell'amore

Mi sentivo forte fino a fare questi miracoli perché era l'a­more totale che avevo per Lui che mi rendeva tale, e tutti i gior­ni riuscivo ad essere, sempre nel suo nome e nel suo ricordo, buo­no e generoso, creativo e com­prensivo con tutti. Anche con gli innamorati, con quelli che vole­vano sposarsi e coronare così da­vanti a Dio il loro amore ma in­contravano difficoltà. Come quei due giovani innamorati, di Ter­ni, uno, Sabino, centurione ro­mano pagano e l'altra una ra­gazza cristiana di nome Serapia. Così leggo nelle vostre enciclo­pedie (che spesso contengono molti elementi leggendari su di me ... ). Mi facevano molta tene­rezza e li capivo bene. Avevo compreso che il loro amore era sincero e sereno, non l'infatua­zione di un'estate, o la solita "sto­ria" superficiale tra un ragazzo e una ragazza. Era un amore "se­rio" e forte, deciso fino a spo­sarsi nel nome di Dio. Ma pur­troppo mentre si facevano i pre­parativi per il battesimo di Sabi­no e per le prossime nozze tra i due, Serapia si ammalò grave­mente. E tra la disperazione dei suoi parenti e il dolore inconso­labile del suo giovane innamo­rato, io venni chiamato al ca­pezzale della morente. Sabino al­lora mi supplicò di non permet­tere che la sua amata lo abban­donasse, perché senza di lei la vita non aveva più senso e sa­rebbe stata una lunga sofferenza. Fu così che io pregai il Signore per loro, e un sonno beatifican­te cadde su ambedue e li avvol­se insieme per l'eternità. Io li af­fidai alla misericordia di quel Dio che è Padre buono, e al suo amore infinito che è radice, sostegno e nutrimento di ogni vero amore umano. Questo episodio mi ha dato fama fino a farmi diventare protettore di tutti gli innamora­ti, giovani meno giovani e non più giovani (naturalmente si nar­rano anche altre storie sull'ori­gine di questa festa e il perché io sono il loro santo patrono).
O anche dell'altro episodio che raccontate su di me, che u­na volta ho sentito, dal mio giar­dino, due fidanzati che bisticcia­vano in maniera decisa. Anche voi ne sapete qualcosa di questi litigi non infrequenti anche tra gli innamorati o già sposati. A me dispiaceva che i due pur in­namorati non andassero d'ac­cordo. Allora cosa ho fatto? Mol­to semplice. Ho preso una rosa dal mio giardino per fare ad es­si un regalo, insieme a parole dolci di incoraggiamento e di in­vito alla riconciliazione. Il mio sorriso, le mie parole ebbero il magico potere di far terminare la lite tra i due. Ottenuto questo li invitai a stringere insieme il gambo della rosa, senza farsi pungere. E mentre io pregavo per loro, dovevano giurarsi fedeltà e amore per sempre. Questi poi tornarono in seguito felici e vol­lero la mia benedizione per il lo­ro matrimonio. Quando la popo­lazione lo seppe vennero in pro­cessione davanti a me per invo­care la mia benedizione e le mie preghiere per le future famiglie già in formazione. Da qui un po' l'origine della benedizione dei fidanzati il 14 febbraio, nel gior­no della mia memoria liturgica.
Nei paesi anglosassoni inve­ce se ne racconta una leggermente diversa. Si dice che io fossi soli­to donare a tutti i giovani che ve­nivano nel mio giardino un fiore. Tra due di questi visitatori sboc­ciò l'amore e poi si sposarono. E furono così felici che molte altre coppie seguirono il loro esempio chiedendomi di pregare per il lo­ro amore, fino a dedicare un giorno dell'anno alla benedizione nu­ziale. Ed è questa l'origine della Festa della Promessa dei fidanzati che si celebra nella mia città Ter­ni (vengono molti fidanzati an­che da altre parti del mondo) e la festa anche degli sposati che ce­lebrano qualche anniversario del loro matrimonio.

Innamoramento e amore: una definizione

Amore, innamoramento, in­namorati: oggi se ne parla mol­tissimo, forse troppo, ma mi sem­bra che dalle notizie dei vostri mass media non ce ne sia tanto in giro di amore. Invece sempre più si parla di violenza e intol­leranza, di cinismo e menefre­ghismo, di aggressività e sfrut­tamento nella società e nelle fa­miglie, di matrimoni andati in rovina, di coppie che scoppiano dopo poco tempo, di gente che non ha il coraggio di sposarsi... per non perdere la "propria li­bertà". Già la libertà: uno dei vo­stri idoli moderni al quale si sa­crifica tutto, spesso anche la pro­pria dignità. Sposarsi seriamen­te richiede molto sacrificio e im­pegno, e non solo per un giorno, ma per tutta la vita (e allora si preferisce rimanere nel limbo della convivenza, con tutte le pos­sibilità "aperte"). Molti giovani di oggi, di questi sacrifici e di questo impegno serio non ne vogliono sentire nemmeno par­lare, perché sono prigionieri di una concezione della vita trop­po materialistica ed egoistica, edonistica e narcisistica.
"Ci vuole coraggio a parla­re d'amore, perché fa sempre paura" (Roberto Benigni). E’ proprio vero. Vi sarete accorti, cari innamorati e fidanzati (o an­che sposati ma ancora, spero, in­namorati), che sto parlando di a­more, di quello vero, di quello se­rio, che dura, che esige impegno, sacrificio, dialogo, perdono, fi­ducia, rispetto reciproco e tanta tanta pazienza. Senza la pazien­za, che è solo una parola diver­sa per dire amore, non si con­clude niente di importante nella vita. Avrete già capito che qui non sto parlando dell'amore di tante canzonette (che fa sempre rima con cuore) o di tanti spet­tacoli o romanzi: questo amore tante volte è solo sinonimo di sesso. Io stesso ai fidanzati che venivano da me per consigli di­cevo sempre che se il loro amo­re era basato più sulle pulsioni sessuali che sul rispetto, sulla fi­ducia reciproca, su un grande progetto comune non sarebbe du­rato molto. Certo che nell'amo­re matrimoniale la conoscenza sessuale profonda ha una valen­za importante, ma non dovrebbe essere né la prima né quella fon­damentale. L'amore di cui vi sto parlando non consiste principal­mente in uno scambio sessuale: ecco il grande equivoco in cui cadono molti innamorati, fidan­zati e talvolta anche sposati. Chi fa questo errore ponendo cioè nel dialogo fisico l'asse portante e il centro di valore della propria relazione con l'altro, firmerebbe un sicuro certificato di morte del proprio rapporto. Oggi la com­ponente fisica viene esaltata in maniera esagerata ed esaspera­ta, subdola ed ossessionante, co­me la principale. E si vedono i ri­sultati sociali con le tante coppie scoppiate anche dopo pochi an­ni e talvolta mesi dal matrimonio, con le famiglie disgregate e ro­vinate, con traumi e dolori ine­narrabili specialmente per i figli piccoli, con tragedie nefaste per generazioni di famiglie.
Vi do una definizione di inna­moramento che a me piace tanto e che è stata data da un vostro bravo studioso. Così scrive: "Da un punto di vista sociologico e psicologico l'innamoramento è lo stato nascente di un movi­mento collettivo, cioè la crea­zione di una nuova collettività, la coppia, e, all'interno di questa di noi stessi. Il mondo ci ap­pare bello come il primo gior­no, buono come quando non è ancora comparso il male..." (E Alberoni). L'innamoramento e l'amore in senso dinamico è un movimento: quindi qualcosa in crescita, sempre in cammino, in costruzione, in formazione per­manente. È un cammino conti­nuo: questo significa che non si è mai arrivati, non si impara mai abbastanza ad amare, non si sa mai tutto (non a fare sesso, che so­no due cose molto diverse). L'ar­te di amare (E. Fromm) non la si impara mai abbastanza: c'è sem­pre spazio per perfezionarlo e per perfezionarsi (questo perché so­lo Dio è Amore perfetto).

Amore: diventare un noi

L'edificio del vostro amore che voi innamorati avete iniziato a costruire insieme e con tanto en­tusiasmo deve avere sempre, e in bella vista il cartello "Lavori sem­pre in corso". Quindi ci vuole da parte di tutti lo sforzo di appren­dere insieme, di crescere insie­me in questa arte così impegna­tiva e meravigliosa. "Mi ritrovo nella persona che mi ha con­quistato: questo è innamorar­si" (E. Rojas). Quando si è inna­morati si ritrova quindi se stes­si, o ci si "trova" per la prima volta. Senza questo ritrovamen­to di se stessi si è fragili e smar­riti, incerti e insicuri esistenzial­mente. Senza identità e senza co­raggio, come foglie secche "gio­cate" dal vento, senza la capacità e la creatività per realizzare un progetto valido e costruttivo, per­ché bisogna ricordarlo che “l'uo­mo non è altro che il suo pro­getto” (J. P. Sartre).
Vi raccomando di non la­sciarvi influenzare negativamen­te dai così detti amori dei vip, di quei falsi eroi, devianti e fuor­vianti, protagonisti, ahimè, di molti rotocalchi. Quelli non san­no cos'è l'amore e non lo vivo­no: al massimo vivono avventu­re sentimentali o piccole storie di sesso, dove ci si sfrutta recipro­camente e machiavellicamente (cioè per ‘curare la propria im­magine’ pubblica) per una car­riera più dinamica, più folgorante e più... remunerante, o per ali­mentare il "gossip". Poi, visto che non è una cosa seria, ci si lascia ai primi intoppi e diffi­coltà. Non lasciatevi convince­re che la "love story" ideale sia una festa eterna senza sacrifi­ci, una giornata infinita di so­le e con il cielo senza la più pic­cola nuvoletta a turbarvi. Non pensate che quando il vostro amore richiede uno sforzo è perché sta finendo. Convincetevi che anche l'amore più grande, più folgorante e sfolgorante, più coinvolgente e più beatificante, cammina e progredisce su stra­de spesso in salita, tortuose, pie­ne di buche e di polvere, con la prospettiva anche della nebbia e della notte (leggi "crisi"). "E quanti ostacoli e sofferenze e poi sconforti e lacrime per di­ventare noi" (Lucio Battisti).

Il Vangelo: mappa dell'amore

L'amore vero e duraturo co­sta fatica, molta fatica. Troppa fa­tica per qualcuno, che preferi­sce la solita "storia" da vivere egoisticamente a due. Ho letto u­na volta in un vostro giornale u­na bellissima definizione di a­more: "L'amore è il respiro del­l'eternità" (Massimo Gramelli­ni). Vero, verissimo. Infatti l'e­ternità è sostanziata di Dio, me­glio ancora l'eternità è Dio stes­so. Ma essendo Dio l'Amore, ecco che questa eternità è asso­lutamente riempita di amore, del­l'Amore di Dio. A questo deve ispirarsi il vostro se vuole dura­re eternamente.
Io la pensavo così quando e­ro vescovo di Terni. Infatti alla ra­dice del mio lungo impegno a­postolico come guida della mia comunità, c'era l'amore di Dio. Ed ho sempre raccomandato a tutti i fidanzati che ho avvicina­to o che mi chiedevano consiglio di agganciare il proprio amore a quello solido di Dio, perché do­po tutto solo Lui è la fonte del primo atto di amore che ha ini­ziato l'universo circa 15 miliar­di di anni fa (numero fornito dal vostro Premio Nobel Carlo Rub­bia), e di tutto l'amore immagi­nabile e possibile che c'è stato su questa terra. Solo Lui è la ga­ranzia di ogni amore umano perché "Dio è amore". Vi dice­vo all'inizio del mio amore per Gesù Cristo: è Lui che mi ha in­segnato concretamente e stori­camente come ha amato Dio, di quali gesti e parole bisogna nu­trire la propria vita per gli altri. Questo semplicemente perché, come ha scritto il mio santo col­lega Ambrogio di Milano, "L'a­more è Cristo" e questo suo a­more viene narrato nel Vangelo. Ecco la mia raccomandazione conclusiva, cari innamorati di tut­te le età. Prendete in mano que­sto libretto del Vangelo e legge­telo un po' tutti i giorni, lascian­dovi ispirare e guidare da Cri­sto, ivi presente. Sia quindi il Vangelo il libro guida del vostro amore, non altri libri tanto re­clamizzati, ma che non sono al­tro che manuali di metodologia del sesso. Il vostro amore ha quindi molto più bisogno di teo­logia (lasciar trasformare e per­meare il vostro amore da quello di Dio) che di tecnologia ses­suale. Facendo questo crescere­te sempre di più nell'amore vi­cendevole, e comincerete già su questa terra l'esperienza del Pa­radiso, che ve lo garantisco io dopo tanti secoli che lo vivo, è un'esperienza di innamoramen­to permanente, totale e totaliz­zante, indicibile e inenarrabile di Dio, Amore Infinito.
Auguri a tutti voi Innamora­ti, giovani e meno giovani, dal vostro santo protettore, Valenti­no, vescovo.
Tratto dalla rivista mensile religiosa salesiana: 
“Maria Ausiliatrice” Torino . Mario Scudu