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martedì 25 febbraio 2014

.. come il lavoro di un'ora - Tratto dal libro "Alla ricerca dell'acqua viva" di Eugenio Pramotton




Supponiamo che qualcuno fin dal primo mattino si sia impegnato a lavorare diligentemente questo vitigno, giunto alla sera che cosa dovrà constatare? Dovrà constatare che pur avendo lavorato tanto, avrà ottenuto molto poco. Poco come chi avesse lavorato un'ora soltanto. E la stessa cosa si può dire per il lavoro svolto nella cura di altri vitigni come la pazienza, la benevolenza, la delicatezza, l'obbedienza, la fortezza, il coraggio... ma soprattutto tutto ciò che riguarda la fede, la speranza e la carità. L'affermazione di Gesù che i primi devono diventare ultimi la possiamo considerare allora come un invito a prendere coscienza della nostra reale posizione davanti a Dio. La nostra risposta all'amore di Dio, per quanto facciamo, sarà sempre inadeguata e insufficiente, così come la nostra fede e la nostra speranza. La nostra risposta è come quella di chi, in una giornata, riesce a lavorare un'ora soltanto, siamo tutti operai dell'ultima ora. C'è un'orazione della messa che molto opportunamente ci invita a prendere coscienza della nostra povertà, essa dice: all'estrema povertà dei nostri meriti, supplisca l'aiuto della tua misericordia. Ecco perché non c'è ingiustizia verso nessuno, nessuno infatti riceve quello che merita, ma tutti, per la bontà del padrone, riceviamo molto di più di quanto meritiamo.
Tutti siamo operai dell'ultima ora, ma rispetto a questo dato di fatto ci possono essere diversi gradi di consapevolezza; tali gradi li possiamo vedere rappresentati nei vari gruppi che durante la giornata lavorano più o meno a lungo. Nei gruppi delle ultime ore è più forte la consapevolezza di non meritare gran ché e di essere i più poveri e indegni di tutti; questa consapevolezza è massima negli ultimi e molto debole o quasi inesistente nei primi, ecco perché questi devono diventare ultimi.
Quando il Signore, sconcertando tutti, afferma che i pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno di Dio (Mt 21, 31), o nella parabola invita al banchetto poveri, storpi, ciechi e zoppi... (Lc 14, 21) o accoglie in Paradiso il buon ladrone (Lc 23, 39-43), manifesta e applica la logica piuttosto strana che governa le cose nel Regno di Dio. Come abbiamo visto, secondo questa logica più uno è povero, misero e debole, più è consapevole di non meritare nulla e di essere l'ultimo di tutti, più è gradito agli occhi di Dio, il quale non aspetta altro per manifestare la sua misericordia e la sua generosità.
Nessuna prostituta può ritenersi degna del Regno di Dio, nessun poveraccio può aspirare a partecipare a un banchetto regale, e il buon ladrone si riteneva degno soltanto del castigo che subiva; eppure proprio queste povertà e queste miserie, se vengono raggiunte dalla grazia, possono generare un'umiltà priva di arroganza capace di affascinare il cuore di Dio e indurlo a colmare al di là di ogni attesa queste povertà.
Tratto dal libro "Alla ricerca dell'acqua viva" di Eugenio Pramotton