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lunedì 10 febbraio 2014

Il Cristo del veleno

Il Cristo del veleno


Chi passeggia per Città del Messico può ammirare i bei monumenti, residenze, conventi e chiese ric­camente decorate. Nel­la regione chiamata "El Zócalo" ci sono molte cose da vedere, tra que­ste, la grandiosa cattedrale della cit­tà tuttora danneggiata dal terremoto del 1985. Non molto lontano, si trova la via Venustiano Carranza, frequen­tata ogni giorno da migliaia di perso­ne, sia per fare la spesa, sia semplice­mente per ristorarsi dal lavoro quoti­diano, assaporando i tipici "tacos" o anche le "quesadillas".
In questi paraggi ci imbattiamo in un piccolo tempio chiamato Porta Coeli, dove molti fedeli si recano per ringraziare per le grazie ricevute o per chiedere favori davanti ad una statua conosciuta col nome singolare di "Signore del Veleno".
Qual è la storia di tanto inusuale invocazione?
Nel 1602, giunse in Messico, allora Nuova Spagna, una delegazione di do­menicani, che portava nel loro semina­rio un bel crocifisso a grandezza natu­rale, con la statua di Gesù di un bian­core impressionante. Questa statua fu intronizzata a sinistra, vicino all'entrata della chiesa.
Vi era lì un chierico, che de­dicava una speciale devozio­ne a quel Cristo. Non passava gior­no senza fare delle orazioni davanti a Lui e baciare devotamente i Suoi ve­nerandi piedi. Una volta, questo sa­cerdote ricevette in confessione un uomo che aveva dichiarato di aver ru­bato e ucciso crudelmente. Di fronte alla rivelazione di un simile crimine, il religioso affermò che Dio avrebbe perdonato sempre, purché il mal tol­to venisse restituito ed egli si conse­gnasse alla giustizia, in quanto la con­fessione non era sufficiente, ma era anche necessario pentirsi e riparare il danno sofferto. Il criminale si rifiu­tò di farlo, andandosene dal confes­sionale furibondo. Temendo di essere denunciato, macchinò un perfido pia­no per assassinare il sacerdote.
Nascosto dall'ombra della notte, furtivamente si introdusse nella cap­pella e bagnò i piedi del Cristo con un potente veleno. Nessuno lo vide e, furtivamente come era arrivato, si nascose in un angolo buio. Il gior­no successivo, dopo aver fatto le ora­zioni quotidiane, il prete si avvicinò a baciare i piedi della statua, che con suo grande stupore, piegò le ginoc­chia miracolosamente, sollevando i piedi, in modo da impedire il contat­to. Contemporaneamente la statua, assorbì il veleno e come conseguenza il suo colore diventò nero.
Il religioso ebbe una sorpresa an­cora maggiore quando udì dei sin­ghiozzi provenire da qualcuno nasco­sto dietro ad una colonna. Era l'as­sassino del giorno prima, nascosto ad attendere gli effetti del suo maligno piano. Veramente pentito dopo esse­re stato testimone di un tal meravi­glioso prodigio, in lacrime, fece alla fine una sincera confessione e subito dopo si consegnò alla giustizia, dispo­sto a pagare per i suoi crimini.
Da allora, il nome della miraco­losa statua divenne "Signore del Ve­leno". Tutti concordavano che il Cri­sto non solo aveva protetto il suo de­voto, assorbendo il veleno, ma il Suo misericordioso atto era anche simbo­lo di come Nostro Signore assuma su di Sé i nostri peccati, un terribile ve­levo, che uccide l'anima, impedendo­le di raggiungere la vita eterna.
Anni dopo, la statua fu trasferita nella cattedrale metropolitana. Quan­do la chiesa di Porta Coeli fu conse­gnata ai sacerdoti del rito greco-mel­chita nel 1952, il parroco di questa af­fidò ad un famoso artista di scolpirne una copia, in modo che il "Cristo del Veleno" potesse essere venerato an­che nella sua chiesa di origine.

Dario Iallorenzi

(Tratto da: “Salvami Regina” 2/2009)