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lunedì 24 febbraio 2014

Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: "Credo, aiutami nella mia incredulità" Mc 9, 24

Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: «Credo, aiutami nella mia incredulità» Mc 9,24
CUSTODIRE E VIVERE IL MIRABILE DONO
Questa drammatica situazione della fede nei nostri giorni Ci fa pensare alla sapiente sentenza del Concilio: «La sacra Tradizione, la sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non potere indipendentemente sussistere» (Cost. Dei Verbum, n. 10). Sta bene: per la fede oggettiva; cioè per sapere esattamente ciò che dobbiamo credere. Ma per la fede soggettiva, che cosa faremo, dopo d’aver ascoltato, studiato, meditato onestamente, assiduamente? avremo la fede?
Possiamo rispondere affermativamente, ma tenendo però sempre conto d’un aspetto fondamentale e, in un certo senso, tremendo della questione; e cioè che la fede è una grazia. «Non tutti, dice S. Paolo, ascoltano il Vangelo» (Rom. 10, 16). E allora, che sarà di noi? Saremo noi fra i fortunati che avranno il dono della fede? Sì, rispondiamo; ma è dono che bisogna avere prezioso, bisogna custodirlo, bisogna goderlo, bisogna viverlo. E per intanto bisogna implorarlo con la preghiera, come l’uomo del Vangelo: «Sì, credo, o Signore, ma Tu aiuta la mia incredulità» (Marc. 9, 24). Vogliamo, Figli carissimi, pregare, ad esempio, così:


PREGHIERA DEL PAPA PER CONSEGUIRE LA FEDE
Signore, io credo; io voglio credere in Te.
O Signore, fa’ che la mia fede sia piena, senza riserve, e che essa penetri nel mio pensiero, nel mio modo di giudicare le cose divine e le cose umane;
O Signore, fa’ che la mia fede sia libera; cioè abbia il concorso personale della mia adesione, accetti le rinunce ed i doveri ch’essa comporta e che esprima l’apice decisivo della mia personalità: credo in Te, O Signore;
O Signore, fa’ che la mia fede sia certa; certa d’una esteriore congruenza di prove e d’un’interiore testimonianza dello Spirito Santo, certa d’una sua luce rassicurante, d’una sua conclusione pacificante, d’una sua assimilazione riposante;
O Signore, fa’ che la mia fede sia forte, non tema le contrarietà dei problemi, onde è piena l’esperienza della nostra vita avida di luce, non tema le avversità di chi la discute; la impugna, la rifiuta, la nega; ma si rinsaldi nell’intima prova della Tua verità, resista alla fatica della critica, si corrobori nella affermazione continua sormontante le difficoltà dialettiche e spirituali, in cui si svolge la nostra temporale esistenza;
O Signore, fa’ che la mia fede sia gioiosa e dia pace e letizia al mio spirito, e lo abiliti all’orazione, con Dio e alla conversazione con gli uomini, così che irradi nel colloquio sacro e profano l’interiore beatitudine del suo fortunato possesso;
O Signore, fa’ che la mia fede sia operosa e dia alla carità le ragioni della sua espansione morale, così che sia vera amicizia con Te e sia di Te nelle opere, nelle sofferenze, nell’attesa della rivelazione finale, una continua ricerca, una continua testimonianza, un alimento continuo di speranza;
O Signore, fa’ che la mia fede sia umile e non presuma fondarsi sull’esperienza del mio pensiero e del mio sentimento; ma si arrenda alla testimonianza dello Spirito Santo, e non abbia altra migliore garanzia che nella docilità alla Tradizione e all’autorità del magistero della santa Chiesa. Amen.

PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 30 ottobre 1968