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sabato 15 febbraio 2014

San Massimo il brucia capanne (sec. XIV) Sulla preghiera mentale

San Massimo il brucia capanne (sec. XIV)

Sulla preghiera mentale

Dalla vita del venerabile nostro Padre Massimo Kapsokalibìta

            Il venerabile Gregorio Sinaita incontrò san Massimo e, conversando con lui, tra l’altro gli chiese: “Dimmi, padre mio, ti attieni alla preghiera mentale?”. San Massimo, chinando per un po’ il capo, gli rispose: “Non voglio nasconderti, padre, un miracolo della Vergine beatissima di cui sono stato oggetto. Dalla mia giovinezza ho avuto una grande fede nella Madre di Dio e la pregavo sempre con le lacrime agli occhi di concedermi la grazia della preghiera mentale. Un giorno, giunto in chiesa, secondo l’abitudine, la pregai con infinito calore del cuore di darmi questa grazia e, quando poi baciai la Sua santa icona, improvvisamente ho sentito nel petto e nel cuore un calore particolare e una fiamma, che usciva dalla sacra icona, e non mi bruciava ma mi bagnava come di rugiada e mi infondeva un senso di dolcezza, provocando una profonda commozione nell’anima. Da quel momento il mio cuore ha cominciato a recitare dall’interno la preghiera e la mia mente è confortata dal ricordo del nostro Signore Gesù Cristo e della santissima Vergine e sempre permane in questo stato di ricordo. Da quel tempo la preghiera non è mai venuta meno nel mio cuore… perdonami”.

            Gli disse san Gregorio: “Dimmi, padre santo, mentre tu reciti la preghiera ‘Signore Gesù Cristo…’, avvenne in te qualche mutamento divino, uno stato di estasi o qualche altro frutto dello Spirito Santo?”. E san Massimo gli rispose: “Certamente, e per questa ragione mi allontano in luoghi deserti e sempre ho amato il silenzio assoluto, per godere in misura maggiore il frutto della preghiera, cioè l’amore infinito per Dio e l’elevazione della mente verso il Signore”. San Gregorio gli chiese: “Dimmi, padre, te lo chiedo: hai ciò di cui mi hai parlato?”. E san Massimo, abbassando gli occhi, gli rispose: “Non chiedere delle mie seduzioni”. Allora san Gregorio gli disse: “O se il Signore mi concedesse di avere una seduzione quale è in te, padre santo. Del resto ti chiedo, dimmi: allorché la tua mente viene sollevata a Dio, che cosa vedi con i tuoi occhi? E può allora la mente elevare la preghiera assieme al cuore?”.

            San Massimo gli rispose: “No, non può. Quando la grazia dello Spirito Santo entra nell’uomo per mezzo della preghiera, allora quest’ultima viene meno, poiché in quegli istanti la mente è completamente dominata dalla grazia dello Spirito Santo e non può più agire con le sue forze, ma rimane inoperosa e obbedisce solo allo Spirito Santo e dove lo Spirito Santo vuole, la conduce, o a qualche altra contemplazione indicibile o, come spesso avviene, ad un dialogo divino e, per dirla in breve, come vuole il Paraclito, così egli conforta i suoi servi, e concede a ciascuno la grazia che gli è necessaria. Ciò, di cui io ora parlo, può chiunque vedere chiaramente nei Profeti e negli Apostoli, a cui fu concesso ogni genere di visioni, sebbene gli uomini li deridessero, e li ritenessero in preda ad inganni ed ebbrezza. Così il profeta Isaia vide il Signore sollevato su un alto trono e circondato dai Serafini. Il protomartire santo Stefano vide aprirsi i Cieli ed il Signore Gesù alla destra del Padre. Nello stesso modo anche ora i devoti servitori di Cristo hanno la grazia di avere varie visioni, a cui alcuni non credono ed in nessuna maniera le vogliono riconoscere vere, ma le considerano inganni ed ingannati ritengono coloro che le vedono. Di ciò mi stupisco e non comprendo che genere di uomini siano e, come ciechi, non vedono e non credono a ciò che ha promesso Dio, che non mentisce, per bocca del profeta Gioele, cioè che egli concederà proprio questo a coloro che crederanno: Verserò del mio Spirito su ogni carne e profetizzeranno[54]. Questa grazia il Signore mandò ai suoi discepoli e la concede anche ora e la concederà fino alla fine del mondo, secondo la sua promessa, a tutti i suoi fedeli servitori. Pertanto, allorché la grazia dello Spirito Santo scende su qualcuno, non gli presenta uno spettacolo ordinario proprio della realtà materiale di questo mondo, ma gli mostra ciò che non ha mai visto né immaginato. Allora la mente umana apprende dallo Spirito Santo i misteri più elevati e nascosti, quelli che, come dice san Paolo, né l’occhio umano può vedere, né la mente umana comprendere[55]. E perché tu possa comprendere come la mente li vede, cerca di capire ciò che io ti dirò: la cera, quando si trova lontana dal fuoco, è dura, la si può prendere e tenere in mano. Ma, appena la getti nel fuoco, subito si scioglie e tra le fiamme arde, trasformandosi in luce, per cui si consuma completamente nel fuoco. Così anche la mente umana, quando è sola e non s’incontra con Dio, comprende, secondo le sue forze, la realtà che la circonda. Ma quando si avvicina al fuoco della Divinità ed allo Spirito Santo, allora completamente è presa dal fuoco divino e si trasforma completamente in luce, arde nella fiamma dello Spirito Santo e si effonde in pensieri divini, per cui non le è possibile, in mezzo al fuoco della Divinità, pensare a se stessa o a ciò che vuole”.

            A queste parole san Gregorio osservò: “Accade alle volte qualcosa che assomiglia a ciò che tu hai detto, ma che è frutto dell’inganno?”. Al che il grande Massimo gli rispose: “Accade, ma ciascuna manifestazione ha i suoi segni di riconoscimento particolari; alcuni servono a riconoscere l’inganno, altri la grazia. Quando lo spirito maligno si avvicina all’uomo, sconvolge la sua mente e la rende selvaggia, il cuore diventa duro e si ottenebra, provoca la paura, il timore e la superbia, altera gli occhi, mette in apprensione il cervello, tutto il corpo trema, mostra alla vista una luce non luminosa e pura, ma rossastra, la mente cade nella frenesia e dalla bocca escono parole inutili e blasfeme. Chi vede lo spirito ingannatore, nella maggior parte dei casi s’infuria ed è pieno d’ira, non conosce affatto l’umiltà, né il pianto sincero, né le lacrime, ma sempre si vanta delle sue capacità, sempre senza alcun freno né timor di Dio, si abbandona agli impulsi delle passioni, infine esce di senno e va alla rovina completa”.

Da un siffatto inganno ci liberi il Signore per le tue preghiere, padre santo”.

Invece i segni della grazia sono i seguenti: quando entra in un uomo la grazia dello Spirito Santo, raccoglie la sua mente e la rende attenta ed umile, richiama la sua attenzione sulla morte e sui peccati, sul giudizio finale e sulla pena eterna, riempie l’anima di spirito di penitenza e di commozione e la spinge al pianto ed alle lacrime. Rende miti i suoi occhi e pieni di lacrime e, quanto più si avvicina all’uomo, tanto più rende serena la sua anima e la conforta con le sante sofferenze di nostro Signore Gesù Cristo e con il suo infinito amore per gli uomini. E l’anima contempla la potenza inconcepibile di Dio, che con una sola parola ha creato tutto dal nulla; contempla la sua infinita forza, con cui tutto regge e tutto governa; contempla l’irraggiungibile santissima Trinità e gli impenetrabili abissi della natura divina, e così via. Allora la mente umana si esalta nella luce divina; s’illumina della luce della conoscenza divina, il cuore diventa calmo e mite e stillano da lui in abbondanza i frutti dello Spirito Santo: la gioia, la pace, la sopportazione, la bontà, la misericordia, l’amore, l’umiltà[56]. E l’anima prova una gioia indicibile”.

A queste parole san Gregorio Sinaita rimase estasiato, meravigliandosi di ciò che diceva san Massimo e non lo chiamava più uomo, ma Angelo sulla terra.
 
Dobrotoljubye V, pp 337-339