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sabato 29 marzo 2014

La storia: Nel paese dei coccoloni



Tema: Accogliere.

«Stai dritto con la schiena. Quante volte te lo de­vo dire?», gli disse il papà. «Muoviti o facciamo notte!», gli disse la mamma. «E piantala di far domande su tutto: sei stres­sante», gli disse la sorella. «Guarda come hai ridotto lo zainetto! Se lo do­vessi pagare tu...», continuò il papà. «Non mi stare sempre intorno», continuò la mamma. «Sei un mentecatto», continuò la sorella. Matteo credeva di essersi abituato alle parole che scandivano le sue giornate. Si svegliava di solito al suono di: «Sbrigati, sei in ritardo, lavati bene, hai messo tutto nello zaino? Ma quanto sei imbrana­to...». Finiva le giornate al suono di: «Hai gli occhi che ti cadono nel piatto: ora te ne vai a dormire e non far storie come tutte le sere! Quanto hai preso di italiano? E spegni subito la luce!». Ma quel giorno tutto prese una cattiva piega. Alessandro, il suo migliore amico, gli aveva but­tato in faccia: «Ma sei diventato scemo?». Che poi significa: «Ti stai comportando come uno scemo». Titti, la maestra, l'aveva definito un «poltronac­cio» e, durante la partita, Walter l'aveva chiamato «schiappa». Così quella sera due grossi lacrimoni gli corsero lungo le guance e finirono nel puré. «Uh, ué la lagna…», fece la sorella. Matteo corse nella sua cameretta e si buttò sul letto. Almeno lì poteva singhiozzare in pace.
Un discreto picchiettare alla finestra attirò la sua attenzione. Corse a vedere e si trovò di fronte una creatura stranissima, ma piacevolissima. Non si ca­piva bene come era fatta, ma tutto in lei era soffice, morbido, luminoso, sorridente e carezzevole. «Chi sei?». La risposta sbocciò come un trillo di campanel­li, dolce come biscotti e Nutella: «Sono un coccolone... E ho visto che hai biso­gno di noi. Dammi la mano e vieni con me». Matteo si mosse come in un sogno. La morbida creatura lo prese per mano e lo fece volare oltre la finestra nel cielo. «Dove mi porti?», chiese Matteo. «Nel paese dei coccoloni». «Dov'è?». «Dietro l'arcobaleno». Dopo un volo leggero attraversarono tutti i co­lori dell'arcobaleno, che hanno un gusto squisito (il verde è alla menta, l'arancione sa di aranciata, l'in­daco è tamarindo e così via), atterrarono in un pae­se fiorito e pieno di allegria. Matteo vide che c'era­no i bambini coccoloni e i genitori coccoloni, i non­ni coccoloni e perfino i maestri coccoloni, natural­mente nelle scuole coccolone. I bambini coccoloni furono i primi a invitarlo a giocare.
Matteo ci si mise d'impegno, anche perché l'at­mosfera era piacevole e amichevole. E decisamente diversa da quella a cui era abituato. Quando qual­cuno sbagliava, c'era sempre qualcun'altro che di­ceva: «Coraggio. La prossima volta andrà meglio», e quando Matteo riuscì a fare gol, perfino il portie­re avversario gli disse: «Bravo!». Matteo, invece di esultare, constatò amaramen­te che probabilmente quello era il primo «bravo» del­la sua vita. Dopo la partita, i suoi nuovi amici coccoloni fe­cero a gara per invitarlo nelle loro case. Matteo ac­cettò l'invito del portiere avversario, quello che gli aveva detto «bravo». Era una famiglia come la sua: mamma, papà, so­rella e fratellino. Solo che questi erano tutti cocco­bui... A tavola, Matteo ebbe il posto d'onore. La mamma coccolona lo baciò e Matteo si sentì venire le lacrime agli occhi, perché era tanto tempo che la sua mamma non lo baciava più e lui non sapeva co­me fare a dirglielo. «Ho anch'io una sorella più grande», disse Matteo. «Allora sai anche tu che cos’è una rottura», dis­se il piccolo coccolone: «Ma è così comoda per i com­piti e per giocare». Tutti risero. Poi tutti fecero il gioco «Racconta la tua gior­nata». Il papà, la mamma, la sorella e il fratellino raccontarono quello che avevano fatto, gli avveni­menti belli e meno belli della loro giornata. Matteo fu colpito soprattutto da una cosa: nella famiglia coc­colona tutti si ascoltavano. Si ascoltavano davvero, non si interrompevano a vicenda, non dicevano: «Smettila un po', mi fai venire il mal di testa». Si ascoltavano semplicemente. Poi tutti gli occhi si puntarono su Matteo. «E la tua giornata com'è stata?», disse papà coc­colone. Matteo raccontò tutto quello che aveva dentro e che fino a quel momento aveva confidato solo al cuscino. Lo ascoltarono comprensivi. Alla fine il papà coccolone gli disse: «Vedi, l'im­portante è volersi bene e... dirselo». Gli diede un sacchetto di polvere rosa. «Quando sarai a casa prova con questa polveri­na. Soffiane un po', qua e là. E polvere coccolo­na...», gli spiegò. In quel momento Matteo si svegliò. «Che razza di sogno ho fatto», pensò. Ma... Spalancò gli occhi e si rizzò a sedere sul letto. Perché il suo pugno stringeva una manciata di polvere rosa. «Ma allora è vero!». Mise la polverina dentro una scatoletta e poi si alzò. «Voglio provare se funziona». Vide sul tavolo di cucina il caffè del papà. Fur­tivamente fece cadere nella tazzina un pizzico di pol­verina. Il papà, come al solito, era di corsa. Bevve il caffè e poi disse soddisfatto: «Buono!». Questo non l'a­veva mai fatto. Anche la mamma se ne accorse. Poi, incredibilmente, prima di uscire il papà fece una ca­rezza affettuosa sulla testa di Matteo: «Passa una bella giornata, ometto! E dacci dentro a scuola per­ché stasera ti sfido a Scarabeo». «Urrà, funziona!», pensò Matteo, felice. «Ne metterò una razione doppia nel caffè della maestra».

La riflessione

Noi tutti avremmo bisogno di questa polvere coccolona... ma non ce ne basta un sacchetto!!!
Nella società di oggi ci si comporta così... Siamo sempre concentrati su noi stessi e non notiamo che tanti altri hanno bisogno di non sentirsi invisibili, ma hanno bisogno di tante attenzioni. Con il nostro comportamento, da egoisti supersonici, facciamo soffrire chi ci sta vicino. Non solo siamo prepotenti, ma rispondiamo alle richieste che ci vengono fatte, in maniera sgarbata. Dovremmo cercare di imitare il nostro Gesù, il Suo amore, la Sua pazienza e la Sua tenerezza. Dovremmo cercare di portare dolcezza, calore e amore in mezzo alle persone che il Signore ci ha messo accanto e, una parola di conforto, non guasta mai... Sembra una cosa impossibile, ma non è difficile... basta volerlo.
Chiediamo al buon Dio di darci la Sua luce e la Sua pace. Lui non aspetta altro!!! Il resto viene da se...