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venerdì 25 aprile 2014

Apparizione sulle rive del lago e conferimento del mandato a Pietro. Tratto da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta - Libro n° 10 - Capitolo 633



19 aprile 1947.
Una notte calma e afosa. Non tira un respiro di vento. Le stelle, larghe e palpitanti, gremiscono il cielo sereno. Il lago, calmo e immobile tanto da parere una vastissima vasca al riparo dei venti, riflette sulla sua superficie la gloria di quel cielo palpitante d’astri. Le piante lungo le rive sono un blocco senza fremiti. Così calmo il lago che il suo fiotto sulla riva si riduce ad un fruscio lievissimo. Qualche barca al largo, appena visibile come forma vagante, che talora mette una stellina a poca distanza dall’onda col suo lumino legato all’albero della vela a rischiarare l’interno del piccolo scafo.Non so quale punto del lago sia. Direi in quello più meridionale, là dove il lago si appresta a ritornar fiume. Alla periferia di Tarichea, direi, non perché io veda la città, che un ammasso d’alberi mi nasconde, protendendosi nel lago a fare un piccolo promontorio collinoso, ma perché così giudico dalle stelline dei lumi delle barche, che si allontanano verso nord staccandosi dalle sponde del lago. Dico periferia perché un mucchietto di casupole, che son tanto poche da non poter costituire neppure un villaggio, sono riunite lì, ai piedi del piccolo promontorio. Case povere, quasi sul lido, certo di pescatori.Delle barche in secco sulla piccola spiaggia; altre, già pronte a navigare, presso riva, nell’acqua, e così ferme da parer confitte al suolo, anziché galleggianti.Da una casupola Pietro sporge il capo. La luce tremolante di un fuoco acceso nella cucina fumosa illumina da tergo la figura atticciata dell’apostolo, facendola risaltare come un disegno. Guarda il cielo, guarda il lago... Viene avanti sino al limite del lido. Poi è con una tunica corta e a piedi scalzaentra nell’acqua sino a mezza coscia e carezza il bordo di una barca, proten- dendo il braccio muscoloso.Lo raggiungono i figli di Zebedeo. «Bella notte». «Fra poco ci sarà la luna». «Sera di pesca». «Coi remi però». «Non c’è vento». «Che si fa?».
Parlano adagio, a frasi staccate, come uomini usi alla pesca e alle manovre delle vele e delle reti, che richiedono attenzione e perciò poche parole.«Sarebbe bene andare. Venderemmo parte della pesca». Vengono a raggiungerli sulla riva Andrea, Tommaso e Bartolomeo. «Che calda questa notte!», esclama Bartolomeo. «Farà tempesta? Vi ricordate quella notte?», chiede Tommaso. «Oh! no! Calmeria, nebbie forse, ma non tempesta. Io... Io vado a pescare. Chi viene con me?».«Veniamo tutti. Forse si starà meglio là in mezzo», dice Tommaso che suda, e aggiunge: «Occorreva alla donna quel fuoco, ma è come fossimo stati alle terme calde...».«Vado a dirlo a Simone. È tutto solo là», dice Giovanni. Pietro già prepara la barca insieme ad Andrea e Giacomo. «Andiamo sino a casa? Una sorpresa per mia madre...», chiede Giacomo. «No. Non so se posso far venire Marziam. Prima di... della... Sì, insomma! Prima di andare a Gerusalemme si era ancora ad Efraim il Signore mi disse di voler fare la seconda Pasqua con Marziam. Ma poi non mi ha detto altro...».«A me pare che abbia detto di sì», dice Andrea. «Sì. La seconda Pasqua, sì. Ma farlo venire prima non so se vuole. Ho fatto tanto sbagli che... Oh! vieni anche tu?».«Sì, Simone di Giona. Mi ricorderà molte cose questa pesca...». «Eh! a tutti ricorderà molte cose... E cose che non torneranno più... Si andava col Maestro in questa barca, sul lago... E io le volevo bene come fosse una reggia, e mi pareva di non poter vivere senza di essa. Ma ora che Lui non c’è più, nella barca... ecco... ci sono dentro e non ne ho gioia», dice Pietro.«Nessuno ha più gioia delle cose passate. Non è più la stessa vita. E anche a guardare in- dietro... fra quelle ore passate e quelle presenti c’è di mezzo quel tempo orrendo...», sospira Bartolomeo.«Pronti. Venite. Tu al timone e noi ai remi. Andiamo verso la curva di Ippo. È posto buono. Su! Op! Su! Op!».Pietro da la voga e la barca scivola sull’acqua cheta, Bartolomeo al timone. Tommaso e lo Zelote a far da garzoni, pronti a gettar le reti che preparano stese. Si alza la luna, ossia supera i monti di Gadara (se non erro) o Gamala, insomma quelli che sono sulla costa orientale ma verso il sud del lago, e il lago ne riceve il raggio, che fa un strada di diamanti sull’acque chete.«Ci accompagnerà sino al mattino». «Se non viene foschia». «I pesci lasciano il fondo attirati dalla luna». «Se faremo buona pesca, bene sarà. Perché non abbiamo più denaro. Compreremo pane e porteremo a quelli sul monte pesce e pane». Parole lente, con pause lunghe fra l’una e l’altra voce. «Voghi bene, Simone. Non hai perso la vogata!...», ammira lo Zelote. «Sì... Maledizione!». «Ma che hai?», chiedono gli altri. «Ho... Ho che il ricordo di quell’uomo mi perseguita da per tutto. Mi ricordo di quel giorno che si faceva con due barche a chi vogava meglio, e lui...». «Io invece pensavo che una delle prime volte che ebbi la visione del suo abisso di perfidia, fu quella volta che incontrammo, anzi, che scontrammo le barche dei romani. Ricordate?»,dice lo Zelote. «Eh! se si ricorda! Mah!... Lui lo difendeva... e noi... fra le difese del Maestro e le doppiezze del... del nostro, non si comprese mai bene...», dice Tommaso. «Uhm! Io più di una volta... Ma diceva: “Non giudicare, Simone!”». «Il Taddeo lo ebbe sempre in sospetto». «Quello che io non riesco a credere è che costui non ne abbia saputo mai nulla», dice Gia- como urtando col gomito suo fratello. Ma Giovanni tace curvando il capo. «Ormai puoi dire...», dice Tommaso. «Mi sforzo di dimenticare. Così ne ho avuto ordine. Perché mi volete far disubbidire?». «Hai ragione. Lasciamolo stare», difende lo Zelote. 5«Calate le reti. Adagio... Vogate voi. Voga lento. Curva a sinistra, Bartolmai. Accosta. Vira. Accosta. Vira. Stesa la rete? Sì? Su i remi e attendiamo», comanda Pietro. Come è bello il dolce lago nella pace della notte, sotto il bacio della luna! Paradisiaco tanto è puro. La luna vi si specchia in pieno dal cielo e lo fa di diamante, la sua fosforescenza trema sui colli, li disvela, fa di neve le città delle rive... Ogni tanto estraggono la rete. Una cascata arpeggiante di diamanti sull’argento del lago. Vuota. La immergono di nuovo. Si spostano. Non hanno fortuna...Le ore passano. La luna tramonta, mentre la luce dell’alba si fa strada, incerta, verd’azzurra... Una foschia di caldo fuma verso le rive, specie verso l’estremità sud del lago. Tiberiade se ne vela e se ne vela Tarichea. Nebbia bassa, poco compatta, che il primo sole scioglierà. Per evitarla preferiscono costeggiare il lato d’oriente dove essa è meno fitta, mentre a ovest, venendo dall’acquitrino che è oltre Tarichea sulla riva destra del Giordano, essa si af- fittisce come l’acquitrino fumasse. Vogano attenti per evitare qualche pericolo del fondale, essi pratici del lago. «Voi, della barca! Avete niente da mangiare?». Una voce maschile viene dalla riva. Una voce che li fa sussultare. Ma scrollano le spalle, rispondendo forte: «No»; e poi fra loro: «Ci pare sempre di sentir lo!...». «Gettate le reti a destra della barca e troverete». La destra è verso il largo. Gettano la rete, un poco perplessi. Scosse, peso che fa piegare la barca dal lato dove è la rete. «Ma questo è il Signore!», grida Giovanni. «Il Signore, dici?», chiede Pietro. «E ne hai dubbio? Ci è parsa la sua voce, ma questa ne è la prova, Guarda la rete! È come quella volta! È Lui, ti dico! Oh! Gesù mio! Dove sei?». Tutti aguzzano lo sguardo a forare i veli della nebbia, dopo aver bene assicurata la rete per trascinarla nella scia della barca, posto che volerla issare è pericolosa manovra, e remano per andare a riva. Ma Tommaso deve prendere il remo di Pietro che, infilata in fretta e furia la breve tunica sulle brachette cortissime che erano il suo unico vestimento, come è quello degli altri meno Bartolomeo, si è gettato a nuoto nel lago e fende a grandi bracciate l’acqua cheta, pre- cedendo la barca e mettendo per primo il piede sulla spiaggetta deserta, dove su due pietre al riparo da un cespuglio spinoso luccica un fuoco di sterpi. E lì, vicino al fuoco, è Gesù, sorridente e benigno. «Signore! Signore!». Pietro ha il fiato grosso dall’emozione e non può dire altro. Grondante d’acqua come è, non osa toccare neppur la veste del suo Gesù, e sta prostrato sull’arena con la tunica incollata addosso, adorando. La barca sfrega sul greto e si ferma. Tutti sono in piedi, agitati dalla gioia... «Portate qua di quei pesci. Il fuoco è pronto. Venite e mangiate», ordina Gesù. Pietro corre alla barca e aiuta a issare la rete, e afferra nel mucchio guizzante tre grossi pesci e li sbatte sull’orlo della barca per ucciderli e li sbuzza col suo coltello. Ma gli tremano le mani, oh! non di freddo! Li sciacqua, li porta là dove è il fuoco e ve li aggiusta sopra, sorve gliandoli nella cottura. Gli altri stanno adorando il Signore, un poco lontani da Lui, timorosi come sempre di Lui che è Risorto, così divinamente potente. «Ecco. Qui è il pane. Avete lavorato tutta la notte e siete stanchi. Ora vi rifocillerete. È pronto, Pietro?». «Sì, mio Signore», dice Pietro con una voce ancor più roca del solito, curvo sul fuoco, e si asciuga gli occhi che gocciano, come se il fumo li facesse piangere irritandoli insieme alla gola. Ma non è il fumo che dà quella voce e quelle lacrime... Porta il pesce che ha steso su una foglia risposa, pare una foglia di zucca e gliel’ha portata Andrea dopo averla sciacquata nel lago. Gesù offre e benedice, spezza il pane e i pesci e li distribuisce facendone otto parti e gustandone Lui pure. Mangiano con la riverenza con cui compirebbero un rito. Gesù li guarda e sorride. Ma tace Egli pure sinché chiede: «Dove sono gli altri?». «Sul monte. Dove hai detto. E noi si è venuti per pescare, perché non si ha più denaro e non vogliamo abusare dei discepoli». «Fate bene. Però d’ora in avanti voi apostoli starete sul monte in orazione, edificando con l’esempio i discepoli. Mandate quelli a pescare. Voi è bene che rimaniate là in preghiera e per ascoltare quelli che hanno bisogno di consiglio o possono venire a darvi delle notizie. Teneteli uniti molto i discepoli. Presto verrò». «Lo faremo, Signore». «Marziam non è con te?». «Non me lo avevi detto di farlo venire così subito». «Fallo venire. La sua ubbidienza è finita». «Lo farò venire, Signore». Un silenzio. Poi Gesù, che era stato un poco a capo chino, pensando, alza la testa e figge gli sguardi su Pietro. Lo guarda col suo sguardo delle ore di più forte miracolo e impero. Pietro ne ha un trasalimento quasi di paura e si getta un poco indietro... Ma Gesù, posando una mano sulla spalla di Pietro, lo trattiene fortemente e gli chiede, tenendolo così: «Simone di Giona, mi ami tu?». «Certo, Signore! Tu lo sai che ti amo», risponde Pietro sicuro. «Pasci i miei agnelli... Simone di Giona, mi ami tu?». «Sì, mio Signore. E Tu lo sai che ti amo». La voce è meno baldanzosa, è anzi un poco stupita per la ripetizione di quella domanda. «Pasci i miei agnelli... Simone di Giona, mi ami tu?». «Signore... Tu sai tutto... Tu sai se io ti amo...», gli trema la voce a Pietro, che è sicuro del suo amore ma che ha l’impressione non ne sia sicuro Gesù. «Pasci le mie pecorelle. La tua triplice professione d’amore ha cancellato la tua triplice negazione. Sei tutto puro, Simone di Giona, ed Io ti dico: assumi la veste pontificale e porta la Santità del Signore in mezzo al mio gregge. Cingiti le vesti alla cintura e tienile cinte sinché da Pastore tu pure diverrai agnello. In verità ti dico che, quando eri più giovane, da te ti cingevi e andavi dove volevi, ma quando sarai invecchiato stenderai le mani ed un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti. Ora però sono Io che ti dico: “Cingiti e seguimi sulla mia stessa via”. Alzati e vieni». Si alza Gesù e si alza Pietro, andando verso la riva, e gli altri si danno a spegnere il fuoco soffocandolo sotto la rena. Ma Giovanni, raccolti i resti del pane, segue Gesù. Pietro sente lo scalpiccìo dei passi e volge il capo. Vede Giovanni e chiede, accennandolo a Gesù: «E di questo che avverrà?». «Se Io voglio che resti finché Io non ritorni, che te ne importa? Tu seguimi». Sono sulla riva. Pietro vorrebbe ancora parlare: l’imponenza di Gesù, le parole sentite lo trattengono. Si inginocchia, imitato dagli altri, e adora. Gesù li benedice e congeda. Essi salgono in barca e si allontanano remando. Gesù li guarda andare.