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domenica 20 aprile 2014

LA RISURREZIONE, MESSAGGIO DI GIOIA Cardinale Saliège


Arcivescovo di Tolosa dal 1928, il Cardinale Saliège, morto nel 1956 all'età di 85 anni, resta nel ricordo dei francesi quel patriota lucido che, durante la seconda guerra mondiale, preferì il dovere al compromesso. Resta nella memoria della Chiesa come il Pastore intrepido che ha saputo penetrare e comprendere fino in fondo i problemi contemporanei, dando ad essi, nella sua diocesi, risposte concrete cui ci si può ispirare ancor oggi. Forte nella prova, il corpo quasi del tutto paralizzato, resterà con dinamismo notevole la testa pensante del suo arcivescovado.

Alleluia! Il dolore umano ha un senso. Non mira a distruggere la vita; può servire, a chi lo sa accettare, a renderla più intensa e perfetta. La resurrezione è un messaggio di gioia. Alleluia! Risuoni sui cuori infranti, sulle anime prese dallo sconforto, sull'immensa e funerea teoria degl'infelici, sull'umanità intera.
Risorto! egli è risorto in verità! Donna, ripeti ancora la novella:
Da che il sol brilla sull'umanità,la terra non ne ha intesa una sì bella.
Se Cristo è risorto, noi risorgeremo con lui. La gioia della Pasqua è la gioia universale.
Dal sacrificio alla gloria; dall'abnegazione alla fecondità; dalla rinuncia all'amore, dall'amore alla vita! La nostra timidezza ci paralizza, il nostro egoismo ci svilisce. Non vi è altra via che conduce alla beatitudine, alla pienezza completa, alla Vita. E' il cammino tracciato dalla Resurrezione. I nostri sogni sono meschini: mancano d'ambizione: non portano con sé l'avvenire. Li limitiamo a delle soddisfazioni passeggere, a delle gioie effimere. Noi non viviamo, per tema di morire. Noi ci chiudiamo nel nostro guscio, perché abbiamo paura delle rinunce necessarie. Non comprendiamo la bellezza dei rischi da correre e, pur avendo la possibilità di essere degli eroi, ci accontentiamo di restare degli esseri insignificanti. L'ambiente ristretto in cui viviamo, costituisce per noi l'intero universo e, nei nostri sforzi, non andiamo al di là del nostro comune e meccanico modo di agire. Eppure noi valiamo molto di più. In ciascuno di noi vi sono i lineamenti di una statua divina, il fermento che trasforma una vita. Agisca il martello dello scultore, e la statua si sprigioni, splendida e viva. Per mezzo della morte alla vita. Ciò è vero per il tempo, ciò è vero per l'eternità. Il Salvatore non conosce uomini fatti, ma uomini da rinnovare continuamente. Ecco perché si è trasformato in fermento per ogni anima che desideri completarsi.
Alleluia! La risurrezione è un appello alla fiducia: essa è pure la garanzia della vita che non muore. Alleluia! Il cristianesimo è un inno alla vita, è la religione dei vivi.
«E io, quando sarò innalzato in croce, trarrò tutto a me» (cf. Gv. 12, 32).
O eterno Vivente, attira fra le tue braccia trepidanti di tenerezza ed al tuo cuore palpitante d'amore, gli uomini, tuoi fratelli; comunica loro questa vita divina che è ampliamento ed innalzamento della vita naturale, e si realizzi sulla terra la tua ultima preghiera prima del Calvario: Padre, io in essi e tu in me, affinché siano perfetti ne/l'unità (Gv. 17, 23).
Alleluia! Cristo è risorto, è divenuto spirito vivificante. La grazia fermenta le anime, il lievito spirituale non cessa di agire, il mondo è in marcia verso l'unità dei figli di Dio. Il Cristo risorto non muore più.
Écrits spirituels, Grasset, Parigi 1960