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lunedì 12 maggio 2014

LE LACRIME DI CRISTO!



Dona Nazaré è una donna forte. Molto povera. Vive sola al mondo, accanto a sua figlia, una ragazzina nata con una grave malattia del sangue.
La bambina stava male fin da quando era piccola. Poche erano le notti che dona Nazaré non trascorreva sveglia gran parte del tempo, cercando di alleviare il dolore della sua creatura.
Oltre ai tanti dolori che sentiva in tutto il corpo, la ragazza aveva una debolezza così accentuata che le impediva di fare anche le cose più semplici. Dovendo prendersi cura di lei ed essendo sola al mondo, dona Nazaré viveva di una pensione pari alla metà del salario minimo, ottenuta dopo molta fatica, grazie all'aiuto di un consigliere regionale.
Il denaro bastava appena per mangiare, figuriamoci per comprare le medicine necessarie e ogni giorno più care.
La ragazza viveva di rimedi casalinghi e delle cure premurose della madre.
Purtroppo coll’andare del tempo il problema della ragazza peggiorava.
Quella mattina, dopo una notte intera accanto alla figlia, dona Nazaré non ebbe altra scelta che andare a Itajubá, la città più vicina, per vedere se poteva trovare un po' di aiuto.
Non avendo i soldi per portare con sé la figlia troppo debole, cercò aiuto presso gli studenti di medicina che facevano tirocinio nella clinica universitaria. Purtroppo però l'ospedale non era in condizioni di fare assistenza domiciliare, tanto più che la paziente era a 18 km di distanza.
Dona Nazaré non si arrese. Una madre non si arrende. Andò all’ospedale della Santa Casa. Forse lì avrebbe potuto trovare un medico disposto a venire a casa sua a curare sua figlia. Ma di nuovo non ottenne nulla, se non la promessa che, se avesse portato la ragazza, avrebbero cercato di ricoverarla. Ma purtroppo non c’era modo di spostarsi fin là.
Si mise a pensare.

Andare a Delfim Moreira a chiedere l’ambulanza comunale era troppo fuori mano. Quasi impossibile.
Si trattava di portare la ragazza alla Santa Casa della Misericordia di Itajubá. Nacque nel cuore di quella madre afflitta un raggio di speranza, forse qualcuno c’era che poteva portare la bambina. Decise di tornare a casa e chiedere aiuto ai vicini, pensò soprattutto a un coltivatore di riso giapponese che aveva una jeep e ogni tanto passava a lasciarle un sacchetto di riso appena raccolto.
Mentre tornava verso il mercato, dove avrebbe preso un autobus o chiesto un passaggio, dona Nazaré passò davanti alla cattedrale. Da buona mineira (abitante dello stato brasiliano del Minas Gerais) entrò a pregare un po'. In chiesa c’era un gruppo di giovani molto gioiosi: pregavano, cantavano, era un gruppo carismatico. Per qualche momento dona Nazaré si dimenticò della figlia malata. La musica di quei giovani era troppo bella. E dona Nazaré si unì al gruppo animato. Dopo alcuni canti molto dolci i giovani incominciarono a pregare. Ognuno faceva preghiere spontanee, belle e profonde. Dona Nazaré si sentiva motivata e coinvolta dalla fede di quei giovani, quasi dell'età di sua figlia, e decise di fare anche lei una preghiera. Naturalmente i giovani ne furono felici e l’accolsero con grande cordialità.
Ma quando incominciò a pregare, molti di loro dovettero trattenersi per non scoppiare a ridere. Che strana la preghiera che quella donna stava facendo. “Parla con Gesù come se fosse il fattorino che consegna la pizza a domicilio” pensava uno dei ragazzi .
Ma chi crede che sia Gesù per parlargli in quel modo?” si chiedeva intimamente una delle coordinatrici del gruppo.
La donna cominciò a pregare con devozione. E questa fu la sua preghiera:
Signore Gesù, guardami, sono io, la Nazaré. Non so se tu Signore ti ricordi, sono quella del Biguà. Molte volte ho parlato con te nella chiesa di San Benedetto, ti ricordi? Perché, Signore Gesù, il problema della mia bambina è sempre più grave. Questa notte non ha chiuso gli occhi nemmeno un minuto, e io neppure. Poverina, si è lamentata tutta la notte. Si rigirava nel letto da una parte all’altra, sudando come un condannato. Non so come stia adesso. Sono venuta qui a cercare un medico che venga a visitarla. Ma nessuno può. Se ci fosse stato ancora il dottor Gaspar so che sarebbe venuto, pace all'anima sua. Alla Santa Casa mi hanno detto di portare la ragazza. Come faccio? E’ troppo debole. Noi non abbiamo soldi per affittare un’ambulanza, avevo anche pensato di chiedere aiuto al signor Toshio, quello che pianta il riso, chissà, magari la può portare. Ma ora sono qui Signore, e voglio chiedere a te. Poiché tu Signore sei ovunque, potresti anche venire a casa mia a guarire mia figlia. Non ti costa nulla. Tu Signore sai e puoi”.
I ragazzi erano lì lì per rovinare quella preghiera. Due dei più giovani non potendo trattenere le risate dovettero uscire dalla chiesa. "Chi ha mai sentito una persona pregare così? " "Ma che mancanza di rispetto parlare a Gesù in questo modo" "Non ha mai lodato il Signore!" "E nemmeno un versetto della Sacra Scrittura!" "Non sa pregare !" "Sicuramente non ha mai fatto un’esperienza di preghiera" "La sua preghiera sta disturbando il gruppo" "Stava andando tutto così bene" concluse uno di quelli che erano usciti.
Dona Nazaré continuava a pregare .
Davvero, Signore, potresti andare in un batter d'occhio a casa a curare la ragazza e subito tornare. Non è difficile arrivare a casa nostra. O Signore, prendi l’autostrada che va ad Aparecida del Nord. So che la conosci bene la strada! Al ponte di Sant’Antonio, vai verso Delfi Moreira, solo che quando arrivi alle acque limpide, davanti alla fabbrica di formaggio, gira a sinistra, passa il ponte e vai avanti... Da lì vai verso il Monastero di Santa Chiara, la mia casa è dall’altro lato. Allora, Signore, passa il ponte e continua dritto, per non sbagliare. C’è una bella salita dopodiché, giri a destra. Subito dopo arrivi alla stazione dove anticamente si prendeva il treno. La mia casa non è là. C’è un cartello con il nome Biguà ma il Biguà è più in su. Signore, vai avanti e passi la residenza di quelli dei rami, poi arriva il rettilineo di Zé Gaspar, arriva la curva della Cridia e lì non girare dalla parte del ponte, ma passa dritto verso sinistra, sali la salitina della scuola, e passi proprio davanti alla casa dove viveva il baiano. Poi viene la casa che era di Venazão. Lí c’è una scorciatoia, ma è meglio, Signore, se passi per la strada normale. Dopo la curva vedrai la chiesa di San Benedetto e lì è facile. Basta chiedere del bar di Lorenzo, che lui sa dov’è casa mia. Vende formaggio, è lui il politico che ci ha fatto avere un piccolo terreno per noi. Basta che Tu chieda a lui, che magari ti porta lui stesso a casa mia, io vivo lì vicino.
A questo punto i giovani non riuscivano quasi più a trattenere le risate. Era un’esperienza così nuova e così lunga che secondo loro non era preghiera.
Ma Dona Nazaré continuò:
Signore, adesso che sei arrivato a casa troverai la porta chiusa ma non c’è problema, la chiave è nel vaso di fiori appeso sotto il portico. Puoi entrare, guarire mia figlia e poi, per favore, chiudi di nuovo la porta, perché se no mi preoccupo per la bambina. Una volta guarita, basta chiudere la porta, e rimettere la chiave nello stesso vaso così quando arrivo la trovo e posso entrare”.
Il giovane con la chitarra cominciò a suonare una canzone e a cantare a voce alta, dona Nazaré smise di pregare, e lasciò la chiesa un po’ triste, perché non aveva avuto tempo di dire a nostro Signore che c’era del caffè nel bricco sulla stufa a legna e se voleva poteva berne un sorso. E nel forno c’era un dolce di farina di mais. Pazienza. Ma come cantava bene quel ragazzo. Era stato solo un po’ maleducato a interrompere la sua preghiera. Con il pensiero però continuava a pregare. Scese la scalinata della cattedrale, attraversò il ponte che una volta era molto più bello quando aveva due archi, e si diresse verso il mercato. Chissà se un figlio di Dio le avrebbe dato un passaggio ! Grazie a Dio lo trovò sul camion di Sento Silva. Dopo poco più di mezz’ora era di ritorno, senza risultati concreti ma con la speranza di chiedere a Toshio se poteva portare la ragazza alla Santa Casa. Quale fu la sua sorpresa quando aprendo la porta trovò la sua amata bambina seduta a mangiare un delizioso piatto di riso al latte.
La ragazza balzò di gioia e corse ad abbracciare la mamma. Dona Nazaré era sbalordita. Aveva persino dimenticato la sua preghiera nella Chiesa.
Figlia mia, tu in piedi ? hai una faccia così bella, ma cos’è successo?”
E la ragazza incominciò a spiegare :
Mamma guarda, ero coricata, come mi hai lasciata tu, ho pregato la coroncina della misericordia trasmessa dalla radio. E mi stavo addormentando ascoltando il diacono Nelsinho Correia che cantava Quem me segurou foi Deus quando all’improvviso ho sentito un rumore alla porta e siccome ero mezzo addormentata ho pensato che tu fossi tornata. Mamma mia, sono quasi morta di paura! Non eri tu, era un uomo molto bello, alto, sorridente. Indossava un abito insolito, aveva i capelli lunghi. Mi ha guardato come nessuno mi ha mai guardato in vita mia. Mi è venuto vicino e a poco a poco la paura mi è passata. Ho incominciato a sentire qualcosa come una scossa elettrica, e mi sembrava che il sangue si mettesse a bollire. Non ha detto nulla. E’ arrivato in silenzio, lentamente. Con un meraviglioso sorriso sulle labbra. È venuto vicino al mio letto, mi ha teso la mano e io ho pensato che fosse un medico. Ho provato a chiedere di te, ma le parole non uscivano. Parlavo, ma non udivo nulla. Ero come muta, sorda, non lo so. So solo che Lui mi ha tenuto forte la mano, mi ha fatta alzare pian piano, mi ha messa in piedi e mi ha dato un grande abbraccio”.
Con gli occhi pieni di lacrime, dona Nazaré quasi inconsciamente andava ripetendo i gesti che la ragazza stava descrivendo. E lei, con gli occhi bagnati di lacrime continuò :
Dopo avermi abbracciata a lungo, lentamente si è staccato, mi ha dato un bel bacio sulla fronte e si è allontanato. Quando ero quasi alla porta mi ha fatto ciao con la mano e mi ha detto: Di’ a tua mamma che lascio la chiave nel vaso di fiori. E poi ha aggiunto: Mi sono piaciuti i fiori. E' la prima volta che vedo le lacrime di Cristo in un vaso. Che bella idea, mi piace proprio.
Naturalmente nessuna di loro riusciva a trovare le parole per esprimere la sua gratitudine a Gesù, e l'unica cosa che fecero fu di prendere il vaso delle lacrime di Cristo, metterlo sul tavolo vicino alla radio, baciarlo con un affetto quasi sacro e guardando il piccolo crocifisso sul muro innalzare al cielo una bellissima preghiera di lode :
Grazie tante Signore. Visto? hai trovato bene casa mia. Non ti avevo detto che era facile? Grazie, davvero. Ero sicura di poter contare su di Te.”