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giovedì 14 agosto 2014

MASSIMILIANO KOLBE..... dare la VITA per l’OPERA di un ALTRO



Al tempo in cui Padre Massimiliano Kolbe nasce, nel gennaio 1894 - la Polonia non esiste più sulla carta geografica perché smembrata sotto lo Zar russo, il Kaiser prussiano e gli Asburgo. Zdunska Wola -il paese natìo- si trova sotto il potere zarista. La comunità polacca vive nella minaccia di vedersi imporre la lingua russa e la religione ortodossa. Giulio, il padre di Kolbe, verrà perseguitato dai russi a causa della sua partecipazione alla lotta di Indipendenza. Anche il fratello di Kolbe, Francesco, morirà per la patria, nel lager di Dachau.
Allo scoppiare del I° conflitto mondiale nel 1914 Kolbe è in Italia, a Roma, dove si trova con altri sei fra i più brillanti studenti polacchi dell’Ordine Francescano, per conseguire due lauree. Nel ’17 il mondo è col fiato sospeso: il Comunismo è salito al potere in Russia, la Chiesa è perseguitata, i monaci imprigionati nei gulag. In Italia gli austro-ungarici hanno sfondato a Caporetto e dilagano nella pianura veneta. E’ l’anno in cui Kolbe insieme ad alcuni amici fonda la Milizia dell’Immacolata, Associazione cattolica battagliera che negli anni ’30 conterà circa 700 mila iscritti e il cui giornale, “il Cavaliere” raggiungerà il milione di copie mensili.
Lo studente Kolbe eccelle in matematica: risolve problemi complessi più velocemente dei suoi insegnanti! Appassionato di fisica, progetta veicoli interplanetari,è un dotto astronomo. Gioca a calcio e soprattutto a scacchi; gioca non solo per far piacere agli altri ma perchè gli piace vincere. Come professore ha P. Stefano Ignudi uno dei più grandi studiosi della Divina Commedia, che consolida in lui lo spirito apologetico. Durante una manifestazione della Massoneria per le vie di Roma Kolbe dice a un amico: E’ possibile che i nemici di Dio debbano tanto adoperarsi,e noi rimanere oziosi al più pregare senza però agire?

Quando sente recriminare per film contrari al senso cristiano della vita sbotta e dice: anzichè lamentarsi sarebbe meglio svegliarsie farli noi cattolici i film. L’antropologia modernista è il vero nemico nella Chiesa: concepire l’uomo chiuso nel suo destino terreno significa svuotare la fede della sua forza di cambiamento. Non ha alcuna soggezione culturale rispetto alla modernità.Tornando un giorno in treno da Tivoli un signore sta parlando contro la Chiesa, Padre Kolbe si mette a contraddirlo e cerca di convincerlo che è in errore. A Roma la coscienza ecclesiale di Kolbe acquisisce la dimensione della universalità della missione , oltre gli ambiti stessi del cattolicesimo polacco e dell’ Ordine francescano.
Nel luglio del ’19 è a Cracovia: insegna Storia della Chiesa all’università. Organizza gli studenti per gruppi omogenei di scuola superiore e università. Ma è subito ricoverato nel sanatorio di Zacopane per sbocchi di sangue: qui viene a sapere che esiste un padiglione in cui sono ricoverati universitari e docenti dell’università: va e dialoga con loro, discute animatamente. Nascono nuove amicizie e... nuove conversione.
Uscito dall’ospedale si dà all’attività giornalistica: Dobbiamo inondare la terra con un diluvio di stampa cristiana in ogni lingua per affogare nei gorghi della verità ogni manifestazione di errore. Constata infatti che tutti gli organi di stampa sono nelle mani di gruppi ostili alla Chiesa e che influiscono nell’orientare una concezione della vita che non è più cristiana. E’ talmente convinto della necessità del giornale per una cultura cristiana che al Vescovo Hajasaka -in Giappone -che gli proponeva l’acquisto di una dimora per iniziare la missione risponde è meglio investire nelle riviste che in edifici. Vuole macchinari e tecnologia di prim’ordine, soprattutto per Niepokalanow- la Cittadella dell’Immacolata- una vera e propria città della stampa, affollata di 700 frati che si sono messi a seguirlo. I frati stessi inventano una macchina elettrica per stampare indirizzi che vince il 1° premio alla Fiera Campionaria di Poznam e poi di Parigi. Kolbe mette in guardia dal successo: Ogni numero del giornale dev’essere preparato in ginocchio e pubblicato con la preghiera . Intorno a lui nasce un movimento! E a chi mette sulla sua porta il cartello “non disturbare quando era ammalato, dice : Portalo via, per favore: tutti possono venire da me a qualsiasi ora del giorno e della notte, sempre , io appartengo a loro.
Nel 1930 parte per il Giappone dove a Nagasaki in poco tempo impianta una tipografia, un giornale e una Cittadella. La tiratura raggiungerà ben presto le 18 mila copie mensili. Ma detto non è presto… fatto. In una lettera datata 11.12.1930 scrive ad un confratello: Mio caro,il nostro compito qui è molto semplice: sgobbare tutto il giorno,ammazzarsi di lavoro essere ritenuto poco meno di un pazzo da parte dei nostri e,distrutto, morire per l’Immacolata.Non è forse bello questo ideale di vita?La lotta per conquistare il mondo intero,i cuori di tutti gli uomini e di ognuno singolarmente,cominciando da se stessi...Coraggio,caro fratello vieni a morire di fame,di fatica,di umiliazioni e di sofferenze per l’Immacolata.
Viaggia in transiberiana, studia il russo, progetta una missione in India, pensa di stampare il giornale nelle principali lingue del mondo. Il fisico però... stenta a tenergli dietro e presto deve troncare tutto: il sangue gli esce a fiotti per la solita malattia polmonare. La diagnosi è di quelle che non si discutono: gli restano tre mesi di vita!Torna in Polonia. Passano tre mesi, ne passano trenta! La salute è tornata!
Nel ’37 parla alla radio nazionale polacca. Tema: il Cristianesimo vissuto come fraternità, sfida l’ideologia: Un comunista dopo aver osservato la nostra vita a Niepokalanow confessò: Io sono comunista, però il comunismo autentico l’ho trovato qui. Sì, tra noi c’è un’autentica vita comune...Quando questo spirito penetrerà il mondo intero allora il paradiso verrà sulla terrà, non il paradiso del comunismo ma quello nel quale gli altri non sono compagni ma fratelli.
Nel ’38 gli eventi precipitano. Hitler si annette l’Austria e sfida il mondo. La tensione ormai è a livelli altissimi. Kolbe presagisce: Qualunque cosa accada, sarà tutto per il nostro bene.Noi siamo in una posizione tale che niente può farci alcun male... e nel marzo dello stesso anno: Noi dobbiamo gioire di quello che accadrà,poichè in mezzo alle prove la nostra fede diventerà più ardente.
Il 1° settembre 1939 le forze corazzate del generale Guderian invadono la Polonia; 2 mila aerei della Luftwaffe bombardano Varsavia. In capo a poche settimane la Polonia è in ginocchio: è l’inizio del 2° conflitto mondiale.
Ai cancelli della Cittadella si presentano nuclei della Wehrmacht con le armi spianate. Poi arriva la Gestapo: il giornale e la città della stampa non sono graditi al governo d’occupazione. Chiusi. E’ il 19 settembre del ’39: i nazisti arrestano Kolbe che in quanto intellettuale è un elemento pericoloso e perciò deve essere sbattuto in carcere a Lamsdorf, poi a Amititz e Ostrzeszow, Pawiak.
Tutto dev’essere offerto, anche la vita in carcere: Non solo nel perseguimento dello scopo finale ma anche in ogni azione e in ogni momento del giorno,il motivo trainante dovrebbe essere l’amore.
Nel maggio del ’41 parte per Auschwitz insieme ad altri 320 prigionieri in vagoni blindati: Appena le guardie di scorta ci ebbero stipati nei vagoni,sprangando dall’esterno le porte,un silenzio di tomba ci avvolse.Ma appena il treno si mosse qualcuno intonò un canto religioso,che molti tra noi ripresero.Mi interessai della persona che avea dato inizio a quei canti,ed appresi che che era stato padre Kolbe (testimonianza di Ladislao Swies 28.5.41)
L’ultima lettera che padre Kolbe scrive dal lager è per la madre: Stai tranquilla per me perché il buon Dio c’è in ogni luogo e con grande amore pensa a tutti e a tutto . Le testimonianze sono concordi : Sembrava avere dentro di sé una calamita spirituale con la quale ci attirava tutti...Insisteva nel dire che Dio è buono e misericordioso. E non solo pregava per i nazisti ma esortava noi a pregare per la loro conversione.
Sapeva riaccendere la speranza di resistere. Alessandro Dzuba,uno dei deportati sopravvissuti: Ero sull’orlo della disperazione. I Kapo in quei giorni non facevano che bastonarmi sul lavoro. Decisi di farla finita e di buttarmi sui reticolati dove c’era l’alta tensione. Lo stavo per fare ma mi acchiapparono e mi buttarono indietro inveendo su di me a colpi di bastone. Padre Kolbe ,quando lo seppe, venne a cercarmi, mi ridiede la calma e riuscì a persuadermi, così bene che non pensai più al suicidio.
In seguito ad una fuga dal campo, quindici deportati del baraccamento dell’evaso vennero selezionati come rappresaglia e mandati a morire di fame e di sete nel bunker della morte. Un certo Gajowniczek – padre di famiglia – supplicò il lagherfurher di risparmiargli la vita. A quel punto Padre Kolbe si offrì al suo posto, liberamente. Poiché il bunker serviva per altri deportati condannati, le SS accelerarono la morte dei superstiti tra i quali Kolbe, con una iniezione di acido fenico.
Così il 14 agosto 1941 anche Kolbe su tolto di mezzo, il suo corpo fu cremato il giorno dell’Assunzione.
Una volta aveva detto: “Vorrei essere come polvere, per viaggiare con il vento e raggiungere ogni parte del mondo e predicare la Buona Novella.”
Quando i carcerieri nazisti bruciarono il suo corpo nel forno crematorio, non sapevano di realizzare così la sua più bella profezia.
* il 10 ottobre 1982 Massimiliano Kolbe è stato dichiarato santo nella basilica di S. Pietro a Roma e alla celebrazione era presente Francesco Gajowniczek, l’uomo cui Kolbe salvò la vita.
Hanno detto di lui:
Giovanni Paolo II ha definito Massimiliano Kolbe “il Santo di questo secolo”. Già nel cognome, di origine tedesca Kolbe sembrò portare il marchio di uno strano destino: esser al centro insieme alla Germania della storia mondiale del Novecento. Ci sono tracce nell’esistenza di Kolbe che fanno pensare alla presenza di una regia occulta nella sua vita: - la bomba atomica sganciata il 9 agosto ’45 a Nagasaki, proprio la città che Kolbe aveva scelto per impiantare nel ’30 una missione ; - il fatto che la bomba abbia provocato 90.000 morti e devastato ogni edificio ma non le mura della Cittadella di Kolbe rimasta miracolosamente intatta; - l’ aver prodotto un’attività editoriale impensabile negli anni Trenta; - l’intuizione della positività e dell’uso missionario dei mass- media e delle tecnologie; - il fratello Francesco morto anch’egli in un lager a Dachau ... sono tutti indizi che giustificano l’appellativo di Santo di questo nostro secolo.
Dalla testimonianza di chi l’ha conosciuto nel lager
Il sacrificio di Kolbe non è stato un atto di eroismo – una tantum – quasi un colpo di testa per farla finita ma il frutto di una escalation di atti e gesti che da giornalista e missionario prima e da carcerato e deportato poi l’hanno portato ad un culmine di carità totale. Come visse egli nel lager e nel bunker ? Ecco le testimonianze verbalizzate nel processo di canonizzazione.
Nel lager di Auschwitz
- “ Ordinarono a me e a un altro prigioniero di prelevare i corpi e portarli al forno crematorio. Non avevo mai toccato un cadavere: ora ero di fronte ad un giovane, completamente nudo, con il ventre...Non riuscii a fare un passo verso lui. La guardia cominciò a urlarmi, ma una voce calma mi disse: Portiamo,fratello! Per un attimo pensai di conoscere quella voce.
Pieno di ripugnanza, presi in qualche modo quel corpo per le gambe e il mio compagno per le spalle...Ero sconvolto per continuare, le braccia mi cedevano...Improvvisamente alle mie spalle sentii la voce calma e commossa del mio compagno: Santa Maria...prega per noi . Nelle mie deboli membra passò come una corrente elettrica e mi sentii improvvisamente tornare il vigore. Non appena oltrepassammo la soglia del forno, udii la sua voce dire:Requiem aeternam dona eis, Domine! e un attimo dopo aggiunse: Et Verbum caro factum est! Chi era? era il francescano Kolbe.
[Giuseppe Stemler,del Dipartimento Pubblica Istruzione]
- “Aveva una fede eroica in Dio e vedeva il Suo intervento in ogni cosa. Se un prigioniero stava per morire, diceva:Questa è la volontà di Dio...A lui devo il fatto di essere ancora vivo, di aver tenuto duro e di aver vissuto per essere liberato. Ero sull’orlo della disperazione. I Kapo in quei giorni non facevano che bastonarmi sul lavoro. Decisi di farla finita e di buttarmi sui reticolati dove c’era l’alta tensione. Lo stavo per fare ma mi acchiapparono e mi buttarono indietro inveendo su di me a colpi di bastone. Padre Kolbe ,quando lo seppe, venne a cercarmi, mi ridiede la calma e riuscì a persuadermi, così bene che non pensai più al suicidio.
Ricordo poi la volta che diede tutta la razione di zuppa ad un giovane prigioniero; gli disse:Prendila e mangia. Tu sei più giovane e almeno tu devi vivere.Anche un’altra volta voleva fare lo stesso ma noi glielo proibimmo. Io lo chiamo l’Apostolo di Auschwitz perché trascorreva ogni momento libero aiutandoci con preghiere e colloqui, raccogliendo più persone possibile attorno a sé.” [Alessandro Dziuba, sarto]
- “Io stabilivo chi doveva essere portato in ospedale. Ogni giorno vedevo quelle povere creature che affollavano l’infermeria e ognuno spingeva e si sforzava di salvare la propria vita. Un prigioniero che non spingeva mai attirò la mia attenzione. Aspettava fino a che anche 200-500 e un giorno perfino 1000 prigionieri non erano entrati. Lo chiamai. Aveva la febbre e soffriva a causa dei polmoni. Gli dissi:Sarebbe meglio se tu andassi all’ospedale.Mi interruppe:Prendi quello là disse,puntando il dito verso un altro uomo. Così gli diedi almeno delle medicine. [Rodolfo Diem,dottore e prigioniero]
- “Non vi abbattete moralmente- ci pregava, assicurandoci che la giustizia di Dio esiste e che avrebbe alla fine sconfitto i nazisti. Ascoltandolo dimenticavamo per un po' la fame e il degrado a cui eravamo sottoposti. Ci faceva vedere che le nostre anime non erano morte, che la nostra dignità di cattolici e di polacchi non era distrutta. Sollevati nello spirito, tornavamo nei nostri Blocchi ripetendo le sue parole.” [Miecislao Koscielniak, artista]
- “Insisteva nel dire che Dio è buono e misericordioso. Avrebbe voluto convertire l’intero campo dei nazisti. E non solo pregava per loro, ma esortava noi a pregare per la loro conversione.” [Enrico Sienkiewicz]
Nel bunker della morte
- “Stavo nella stessa fila di padre Kolbe, dal quale mi dividevano soltanto due prigionieri. Dopo la scelta dei dieci prigionieri, uscì dalle righe padre Massimiliano Kolbe che, toltosi il berretto, si mise sull’attenti davanti al comandante del campo, Fritsch, il quale appena lo vide disse:Che cosa vuole quel porco polacco? Padre Massimiliano indicando Gajowniczek: Sono un sacerdote cattolico polacco; sono anziano, voglio morire al suo posto perché egli ha moglie e figli. Fritsch rimase per qualche secondo in silenzio, come folgorato per ciò che stava accadendo. Poi:Heraus, intimò a Gajowniczek di tornare pure al posto. La distanza tra me Fritsch e padre Kolbe era di circa tre metri. Il sacrificio di Kolbe suscitò enorme impressione in tutto il leger”. [dott.Wlodarski]
- “Le vittime denudate erano tutte in una cella, vicina a quelle dove stavano gli altri , puniti per le due fughe precedenti...gridavano e imprecavano per la disperazione. Kolbe riuscì a rendere loro la pace. Si unirono a lui, pregavano a voce alta. Anche quelli delle altre celle. Preghiere ed inni risuonavano in ogni parte del bunker: avevo l’impressione di essere in una chiesa...Qualche volta il gruppo di P. Kolbe era così assorto in preghiera che non si accorgeva nemmeno che il gruppo delle SS apriva la porta. Quando la porta si apriva quei poveretti mendicavano pane e acqua. Kolbe guardava direttamente negli occhi, con intensità coloro che entravano in cella. Quegli occhi, i suoi, erano incredibilmente penetranti che gli uomini delle SS non potevano sostenere il suo sguardo e sbraitavano:Guarda il pavimento, non noi.” [Bruno Borgowiec,interprete]
*Kolbe morì per una iniezione di acido fenico il 14.8.1941;il suo corpo fu cremato il giorno 15 Agosto, Festa dell’Assunzione.
- “Fu uno shok per tutto il campo. Uno sconosciuto, uno come tutti, torturato e privato del nome e della condizione sociale, era morto per salvare qualcuno che non era neanche suo parente. Perciò non è vero -gridavamo- che l’umanità è gettata nel fango, schiacciata senza speranza. Dire che P. Kolbe morì per uno di noi o per la famiglia di quella persona sarebbe riduttivo. La sua morte fu la salvezza di migliaia di vite umane.” [Giorgio Bieleki]
¨ Dalla testimonianza di chi l’ha conosciuto nella vita
Cultura
Studente
- “Le sue domande erano inattese ma allo stesso tempo talmente profonde che il nostro Rettore, Padre Bondini, professore di diritto, rimaneva sconcertato. Il Rettore mi diceva sempre:Massimiliano fa delle domande alle quali non so proprio come rispondere [P. Domenico Stella]
- “Un vero impiastro, uno che, più vai avanti, più ti assedia con un’infinità di domande” . [P. Leone Cicchito]
- “Ogni numero(del giornale) dev’essere preparato in ginocchio e pubblicato grazie alla preghiera”. [P.Isidoro Kozbial]
Amicizia
- “Era una grande guida. Per me questo consisteva nel fatto che egli sapeva quando era il momento giusto e il luogo giusto per appassionare le persone e mobilitarne molte...” [Dottor Wilk]
- “Non l’ho mai sentito parlare male di qualcuno...Durante le nostre passeggiate mi faceva pregare con lui il Santo Rosario e altre preghiere come il Memorare...” [P. Giuseppe Pal]
- “Ognuno sentiva di essere felice per il solo fatto di essere con lui e non importava cosa stesse facendo” [principe Drucki-Lubecki]
-“Era bravo a giocare a scacchi e non giocava solo per fare piacere agli altri, ma per vincere. Una sera aveva davanti a sè un abile avversario, ma lui con la mossa successiva avrebbe vinto. Allora , quando venne il suo turno, intervenne qualcuno per avvisare l’altro giocatore che poteva usare uno stratagemma per salvarsi. Questo Fratello, per non essere battuto seguì il consiglio e P. Kolbe perse la partita. Allora Kolbe guardò con i suoi occhi taglienti colui che aveva dato il consiglio e protestò :<<Perché l’hai fatto?>>...si rammaricava che la vittoria gli fosse sfuggita di mano per un pelo.” [P. Giovanni Burdyszek]
Appartenenza
- “Quando si ammalava lui, alcuni Fratelli appendevano un cartello sulla porta chiedendo alle persone di stare lontano e di lasciarlo riposare, ma lui si accorgeva del cartello e lo porgeva a qualcuno dicendo:Portalo via, per favore; tutti possono venire da me a qualsiasi ora del giorno e della notte, sempre: io appartengo a loro.” [Fra Lorenzo Podwapinski]
- “Lo amavo ardentemente, come un figlio ama il migliore dei padri...qualche volta provavo il desiderio di inginocchiarmi davanti a lui come ad un’icona vivente...Io ero sempre quello che gli stava più vicino, perché avevo bisogno della sua presenza. Perché avevo bisogno di stare accanto a lui? perché sentivo la santità che emanava come un sollievo che veniva a me dall’altro mondo.” [Fra Felicissimo Sztyn]
- “Parlava come un padre parla ai suoi figli:Amatevi l’un l’altro, siate umili di cuore, non scoraggiatevi per i peccati commessi a causa della vostra debolezza... [P. Giovanni Burdyszek]
Missione e compagnia
- “Niepokalanow non era un rifugio dal mondo: era un alveare di attività! A Kolbe non interessavano i soldati passivi.Quello che contava erano soprattutto i fatti, i fatti, i fatti- quanto più possibile per far progredire la missione...”[Dottor Wilk]
- “Non cercate le mortificazioni straordinarie, le flagellazioni, le lunghe preghiere e cose simili. Procura già abbastanza penitenza fare la volontà dell’Immacolata - che è la volontà stessa di Dio.” [Fra Lorenzo Podwapinski]
-“Fece un breve incontro con i novizi. Li incoraggiò dicendo che la santità non è poi così difficile: andò alla lavagna e con mano sicura tracciò a sinistra una grande V e a destra una piccolissima v e poi unendole come in una equazione algebrica (V = v) aggiunse:Quando la nostra volontà sarà conforme alla volontà di Dio, allora noi saremo santi.” [P. Quirico Pignalberi]
- “In mezzo alle prove di oggi, sottomettetevi alla volontà di Dio. Quando la sofferenza è lontana, noi siamo disposti a tutto. Ma ora la sofferenza è qui: accettiamola e sopportiamola volentieri...” [Fra Juventyn]
- “Ad un Fratello che aveva problemi al torace, gli diceva sempre che ci sono tre branche dell’apostolato cristiano: la preghiera, il lavoro e la sofferenza. La sofferenza è la migliore perché non dà occasione alla presunzione di crescere.” [Fra Cipriano Grodzki]
- “Non si è buoni religiosi se lavoriamo tanto ma se obbediamo.” [P.Giovanni Burdyszek]
In carcere
- “Sopportava tutto con gioia. Fu a quel tempo che io annotai la sua affermazione: anche le anime più ferventi vengono pervase da una certa tristezza quando si rendono conto che in paradiso non potranno più dimostrare a Dio il loro amore, perché non potranno più soffrire i nome suo.”