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giovedì 10 settembre 2015

San Giovanni Gabriele Perboyre, martire Tema: Apologetica - Puech, Francia, 1802 - Vuciang, Cina, 11 settembre 1840


«Aumenta il numero di coloro che, di fronte alla presente evoluzione del mondo, si pongono le domande più fondamentali o le percepiscono con una nuova acuità. Che cos'è l'uomo? Cosa significano la sofferenza, il male, la morte?... Che cosa accadrà dopo questa vita?» (C. Vaticano II, Gaudium et spes, 10). La questione dello scopo della nostra vita si annovera fra le più fondamentali. La risposta che vi si dà condiziona l'orientamento di tutti i nostri atti. Eppure, di fronte a questo vasto quesito, i nostri contemporanei sono spesso smarriti. Il seguente racconto ci aiuterà a capire.

Il Nord, un grado di più, un grado di meno

Di notte, in piena tempesta tropicale e a diecimila metri al di sopra dell'Oceano Pacifico scatenato, il comandante del Boeing 747 Tahiti-Hawaii spiega personalmente la situazione ai quattrocento passeggeri terrorizzati:

«L'aereo attraversa una testata di ciclone che culmina troppo in alto perchè la si possa sorvolare... per colmo di sventura, l'impianto elettrico è totalmente fuori uso... lo stesso vale per la bussola di scorta... Deriva notevole a causa di venti molto violenti... nessun riferimento esterno: nè stelle, nè punti di orientamento... quando sarà finita l'ultima goccia di carburante, fra due ore, i reattori si spegneranno».

Una voce strozzata chiede: «Che cosa le occorrerebbe, comandante, per trarci d'impaccio? – Il Nord! La direzione del nord, un grado di più, un grado di meno... altrimenti rischiamo di girare a vuoto... un'unica direzione può riportarci sull'isola, e mi ci vuole assolutamente il nord per calcolarla».

1° passeggero: «Comandante, mia moglie è dotata di una grande intuizione, è ereditario in lei, sente le cose; il nord è di là...» – 2° passeggero: «Assolutamente no! La radioestesia è una scienza affidabile ed ho con me il pendolino: Guardate!...» – 3° passeggero: «Ma no! In parapsicologia, si pratica la trasmissione del pensiero: concentrandomi sulle onde cerebrali dell'uomo radar di Hawaii, mi verrà indicata la direzione giusta...» – 4° passeggero: «Errore! L'astrologia ci salverà. L'oroscopo di oggi mi garantisce il successo in tutte le mie scelte, ne approfitti e giri in quella direzione...» – 5° passeggero: «Scusate tanto! Sono all'ottava reincarnazione. Nella mia precedente esistenza, ero un piccione viaggiatore...» – 6° passeggero: «Per cortesia! Con che diritto affermate così, perentoriamente ed esclusivamente le vostre convinzioni private? Poichè questa questione pubblica ci concerne tutti, in nome del rispetto, della tolleranza e della libertà, che ciascuno si esprima democraticamente, e che la maggioranza arrivi ad un consenso quanto alla direzione del Nord...» E così via.

Fino al 360° passeggero, che aveva una bussola. Era un modello vecchio, che non sembrava un granché, però indicava il Nord. Salvi? Andiamoci piano! Sentite il concerto di proteste e di dubbi che si scatena contro il detentore della bussola? Sentite che baccano fanno la suscettibilità e l'amor proprio offeso di ciascuno? Insomma, è verosimile che uno solo abbia ragione contro tutti? Chi è mai quello lì, per affermare che è l'unico depositario della verità!

L'unica risposta



Nella società moderna, come sul Boeing di questo racconto immaginario, (© Fuoco e Luce, Abbazia Blanche, 50140 Mortain, Francia) molte persone si trovano «scombussolate», relativamente alle questioni fondamentali sull'uomo, sul senso della vita, sulla verità; disorientate, cercano invano risposte nelle teorie in voga al giorno d'oggi: materialismo, reincarnazione, sette, New Age, ecc. È il Santo Padre che le orienta nella direzione giusta, quando scrive: «Per l'uomo che cerca la verità, la giustizia, la felicità, la bellezza, la bontà, senza riuscire a trovarle con le sue sole forze, e che rimane insoddisfatto di fronte alle proposte che gli vengono dalle ideologie dell'immanentismo e del materialismo; per l'uomo che rasenta (...) il baratro della disperazione e della noia o che si sclerotizza in un piacere sterile ed autodistruttivo dei sensi – per l'uomo che porta impressa in sè, nello spirito e nel cuore, l'immagine di Dio e che risente in sè la sete dell'assoluto – l'unica risposta è Cristo. Cristo va incontro all'uomo per liberarlo dalla schiavitù del peccato e per restituirgli la sua primitiva dignità» (Giovanni Paolo II, Aprite le porte al Redentore, 23 dicembre 1982).

Nella tormenta del mondo moderno, abbiamo quindi una bussola che ci indica il Nord: Nostro Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, che continua la sua missione sulla terra attraverso la Chiesa Cattolica, che è il suo «Corpo Mistico». Ma, per certi nostri contemporanei, Gesù Cristo non è Dio, e l'esistenza stessa di Dio non può essere provata. Al contrario, il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma, con il Concilio Vaticano I: «La Santa Chiesa, nostra madre, sostiene ed insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana, partendo dalle cose create» (CCC, 36).

Dalla grandezza e dalla bellezza delle creature, si arriva, per analogia (rapporto di somiglianza), a conoscere il loro Autore (Sap. 13, 5). «Interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell'aria rarefatta e dovunque espansa, interroga la bellezza del cielo... interroga tutte queste realtà. Tutte ti risponderanno: Osserva come siamo belle. La loro bellezza è una testimonianza. Queste creature, così belle ma pur mutevoli, chi le ha fatte se non Colui che è Bello (Dio) in modo immutabile?» (Sant'Agostino, Sermo, 241, 2). «Mentre tutte le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che sono e che hanno, Egli solo è il suo stesso essere ed ha da se stesso tutto ciò che è». Essendo Dio la pienezza dell'Essere e di ogni perfezione, senza origine e senza fine, è necessariamente Unico (Ved. CCC, 213, 228).

Parecchie religioni fanno appello a questo Dio unico, ma si contraddicono su punti importanti (per esempio la divinità di Gesù Cristo, o la supremazia del Papa, ecc.). Ora, Dio non può contraddirsi. Se ha rivelato una religione, essa è necessariamente unica. Papa Paolo VI, nell'Enciclica Ecclesiam suam, dopo aver menzionato varie religioni monoteistiche, aggiunge: Non possiamo evidentemente condividere queste diverse espressioni religiose, né possiamo rimanere indifferenti, come se tutte si equivalessero, ciascuna a modo suo, e come se dispensassero i loro seguaci dal ricercare se Dio stesso non abbia rivelato la forma scevra di errori, perfetta e definitiva, sotto cui vuol esser conosciuto amato e servito; al contrario, per dovere di lealtà, dobbiamo manifestare la nostra convinzione che la vera religione è unica e che è la religione cristiana, e nutrire la speranza di vederla riconosciuta come tale da tutti coloro che cercano ed adorano Dio» (6 agosto 1964). Il Concilio Vaticano II dichiara, nello stesso senso: «Dio stesso ha fatto conoscere al genere umano per quale via, servendolo, gli uomini possono ottenere la salvezza e giungere alla beatitudine. Questa unica, vera religione, noi crediamo che sussista nella Chiesa cattolica ed apostolica, cui il Signore Gesù ha affidato il compito di farla conoscere a tutti gli uomini, quando ha detto agli apostoli: Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato (Matt. 28, 19-20)» (Dignitatis humanae).

Quando Dio parla

La Chiesa Cattolica è la religione rivelata da Dio, perchè è stata fondata da Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. I Vangeli, libri storici senza alcun dubbio, riferiscono la vita di Gesù Cristo, solo personaggio della storia ad essersi proclamato Dio e ad aver provato la verità delle sue affermazioni con miracoli che Dio solo può compiere (per esempio, la risurrezione di Lazzaro, Giov. 11, 1-44). Vi è in questo un fatto capitale, come sottolineava Monsignor Vernon Johnson, pastore anglicano divenuto prete cattolico: «Eccoci in presenza del fatto più schiacciante della storia del genere umano: Dio stesso – è un fatto storico – è venuto sulla terra; non è un insigne maestro o un grande profeta, ma Dio stesso nella persona di Gesù Cristo che è vissuto fra gli uomini. Perchè? Per mostrare all'uomo come salvarsi. Quando Nostro Signore Gesù Cristo parla, è Dio che parla. Ne risulta che il suo insegnamento non può esser modificato, poichè la Verità non può esser contraddetta. Non costituisce il privilegio di una nazione, è l'appannaggio di tutta l'umanità. Quando Dio parla, l'umanità deve ascoltare e ubbidire» (Un Signore, una Fede, cap. IV). Colui che rifiutasse di ascoltare Dio e di ubbidirgli, condannerebbe se stesso in eterno.

Per continuare la sua missione nei secoli, Gesù Cristo ha voluto istituire una «Chiesa» visibile e gerarchica; ha dichiarato a San Pietro: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa (Matt. 16, 18). Tale Chiesa è dotata di numerosi segni che fanno risultare chiaramente la sua origine divina1: «Per via della sua mirabile diffusione, della sua eminente santità, della sua inesauribile fecondità in tutti i beni, per via della sua unità cattolica e della sua invincibile solidità, è di per sè un grande e perpetuo motivo di credibilità ed una testimonianza irrefutabile della sua missione divina» (Concilio Vaticano I, Dei Filius, cap. 3).

Un fervido testimone

La missione divina della Chiesa si estende a tutta la terra ed a tutti i tempi, secondo le parole di Gesù: Andate dunque ed ammaestrate tutte le nazioni. «La nostra religione deve essere insegnata a tutte le nazioni e diffusa anche fra i Cinesi, affinchè conoscano il vero Dio e posseggano la felicità celeste», affermava coraggiosamente San Jean-Gabriel Perboyre, missionario in Cina, al cospetto di un mandarino incaricato di interrogarlo. Quest'ultimo riprese: «Che cosa ci guadagnerai, adorando il tuo Dio? – La salvezza dell'anima, il cielo dove spero di salire dopo la morte». Il 2 giugno 1996, in occasione della canonizzazione di San Jean-Gabriel Perboyre, Papa Giovanni Paolo II diceva di lui: «Aveva un'unica passione, Cristo e l'annunzio del suo Vangelo. È per fedeltà a questa passione che, lui pure, è stato messo nel novero degli umiliati e dei condannati, e che oggi la Chiesa può proclamare solennemente la di lui gloria nel coro dei santi del cielo».

Nel 1817, Jean-Gabriel, quindicenne, entra, con il fratello maggiore Louis, nel seminario di Montauban (Francia), diretto dai Padri della Missione o Lazzaristi, figli spirituali di San Vincenzo de' Paoli. È lì che sente il desiderio di consacrarsi alle Missioni in paese pagano. Dopo aver compiuto il noviziato a Montauban, viene inviato a Parigi per gli studi di teologia, e vi è quindi ordinato sacerdote. Nel 1832, suo fratello Louis, imbarcatosi quale sacerdote lazzarista per la Missione della Cina, muore di febbre miasmatica nel corso della traversata. Subito, Jean-Gabriel annuncia alla famiglia il suo desiderio di partire per assumere il posto lasciato vacante dalla morte del fratello.

Ma i superiori decidono altrimenti, a causa della sua salute cagionevole. Lo nominano vicedirettore del seminario parigino dei Lazzaristi. Coadiutore molto attivo di un direttore di seminario anziano, ha come principio quello di insegnare molto di più con l'esempio che con le parole. Trasmette ai novizi il suo amore per Gesù: «Cristo è il grande Maestro della scienza. Lui solo dà la vera luce... Una sola cosa è importante: conoscere ed amare Gesù Cristo, poichè Egli non è soltanto la Luce, ma anche il Modello, l'Ideale... Pertanto, non basta conoscerlo, bisogna imitarlo... Possiamo giungere alla salvezza solo conformandoci a Gesù Cristo». Scrive ad uno dei fratelli: «Non dimenticare che la questione della salvezza è la questione di cui ci si deve occupare prima di tutto, soprattutto e sempre».

Tuttavia, conserva nel cuore l'ardente desiderio di partire come missionario; mostrando ai seminaristi i ricordi del martirio di Francois-Régis Clet, appena giunti a Parigi, dice loro: «Ecco l'abito di un martire... che fortuna se ci toccasse un giorno la stessa sorte!» Chiede quindi: «Pregate perciò fervidamente, affinchè la mia salute si fortifichi e mi permetta di andarmene in Cina, per predicarvi Gesù Cristo e morire per Lui».

Ottiene finalmente dai superiori il favore di partire per la Cina, dove arriva il 10 marzo 1836. Lo zelo per la salvezza delle anime gli fa sopportare la fame e la sete, per la maggior gloria di Dio. È sempre pronto, giorno e notte, a correre dovunque lo chiami il suo ministero. Non gli importano stanchezze e veglie. Per di più, lo assalgono violente tentazioni di disperazione. Ma Nostro Signore gli appare, lo consola, e la gioia torna nell'anima dell'apostolo.

In preda alle sofferenze

Nel 1839, si scatena una persecuzione contro i cristiani. Il 15 settembre, Padre Perboyre ed un confratello, Padre Baldus, si trovano nella loro residenza di Tcha-Yuen-Keou. Ad un tratto, viene loro annunciato l'arrivo di una truppa armata. I missionari fuggono, uno da una parte, l'altro dall'altra, per non cadere entrambi in potere dei nemici. Jean-Gabriel si nasconde in una fitta foresta. Ma, l'indomani, è tradito per un compenso di trenta tael (moneta cinese), da uno sventurato catecumeno. I soldati gli strappano di dosso i vestiti, lo ricoprono di stracci, lo legano saldamente e se ne vanno alla locanda per festeggiare la cattura.

Interrogato dal mandarino della sottoprefettura, Jean-Gabriel risponde con fermezza di essere europeo e predicatore della religione di Gesù. Si comincia allora a torturarlo, ma, per paura che soccomba, lo si fa sedere su una panca, alla quale gli si legano saldamente le gambe. Il santo prete passa così la notte, benedicendo Gesù che gli fa l'onore di associarlo alle proprie sofferenze. Trasferito alla prefettura, in capo ad un penosissimo viaggio a piedi, con catene al collo, alle mani ed ai piedi, subisce quattro interrogatori. Per farlo parlare, lo si mette per lunghe ore in ginocchio su catene di ferro. Poi, lo si sospende per i pollici e gli si somministrano sul volto quaranta colpi di suola di cuoio, affinchè rinneghi la propria fede. Ma, sostenuto dalla grazia di Dio, sopporta tutto senza lamentarsi.

Viene quindi inviato ad Ou Tchang Fou, al cospetto del viceré, dove deve sottostare ad una ventina di interrogatori. Il viceré vuol costringerlo a calpestare un crocifisso, ma invano. Lo si percuote a colpi di correggia di cuoio e di canna di bambù, sino allo sfinimento, o allora lo si innalza ad una grande altezza a mezzo di pulegge, e lo si lascia ricadere a terra di peso. L'anima del santo sacerdote rimane unita a Dio. «Ma sei ancora cristiano? – Oh sì! E ne sono felice!» Finalmente, il viceré lo condanna allo strangolamento; ma siccome la sentenza può essere eseguita solo dopo la ratifica da parte dell'imperatore, Jean-Gabriel Perboyre rimane in prigione per alcuni altri mesi.

« Irriconoscibile! »

Mentre i mandarini lo torturavano, nessun cristiano era potuto giungere fino a lui; ci si illudeva probabilmente che, privandolo di ogni soccorso, si sarebbe riusciti più facilmente a vincere la sua costanza. Ma dopo l'ultimo interrogatorio, tale severa consegna è temperata. Uno dei primi a poter penetrare nella prigione è un religioso lazzarista cinese, chiamato Yang. Che spettacolo straziante gli si offre alla vista! Rimane muto, sparge molte lacrime e riesce a malapena a rivolgere qualche parola al martire. Padre Jean-Gabriel desidera confessarsi, ma è imbarazzato dalla presenza di due ufficiali del mandarino, che gli stanno costantemente accanto. Su richiesta di un cristiano che accompagna Padre Yang, essi accettano di allontanarsi un po', ed il missionario può confessarsi.

Gli altri detenuti, condannati di diritto comune, testimoni della santa vita di Padre Jean-Gabriel, cominciano ben presto ad apprezzarlo; idee fino allora ignote germogliano nelle loro anime incallite. Ammirando così grandi virtù, proclamano che egli ha diritto ad ogni forma di rispetto. Quanto a lui, è pieno di gioia nelle sofferenze, perchè queste lo rendono più conforme al suo divino Modello.

« È tutto quel che desideravo »

Infine, dopo un anno di catene e torture, l'11 settembre 1840, viene condotto sul luogo dell'esecuzione. Gli si legano le braccia e le mani alla sbarra trasversale di una forca a forma di croce e gli si legano i piedi congiunti in fondo al palo, senza che tocchino il suolo. Il boia gli mette intorno al collo una specie di collare di corda, nel quale fa scivolare un pezzo di bambù. Con una lentezza calcolata, il boia stringe per due volte la corda intorno al collo della vittima. Una terza torsione più prolungata interrompe la preghiera continua del martire, e lo fa entrare nella gioia immensa ed eterna della Corte celeste. Ha 38 anni. Una croce luminosa appare nel cielo, visibile fino a Pechino. Con grande stupore di tutti, contrariamente ai volti dei condannati allo strangolamento, quello di Jean-Gabriel è rimasto sereno ed ha conservato un colorito naturale.

«Il martire rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana» (CCC, 2473). Il sacrificio di San Jean-Gabriel Perboyre ha portato numerosi frutti spirituali, di cui alcuni sono visibili: come lui, molti cristiani cinesi hanno dato la vita per Cristo; la religione cristiana si è sviluppata in Cina, tanto che ha necessitato la costituzione di quattordici vicariati apostolici. Più di recente, le persecuzioni del regime comunista non sono valse ad estinguere la fede.

A noi, San Jean-Gabriel ricorda che: «tutti i cristiani, ovunque essi vivano, sono tenuti a manifestare con l'esempio della vita e con la testimonianza della parola, l'uomo nuovo che hanno rivestito col battesimo, e la forza dello Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti con la Confermazione» (CCC, 2472). Questa testimonianza non conduce sempre al martirio cruento, ma comporta l'accettazione della croce di ogni giorno. Abbiamo a cuore di portarla con amore, con l'ausilio della Vergine Santissima, e giungeremo in cielo, trascinando con noi molte anime: «Al di fuori della croce, non vi è altra scala per salire al cielo» (Santa Rosa da Lima). È la grazia che chiediamo a San Giuseppe, in questo inizio dell'anno, per Lei e per tutti coloro che Le sono cari, vivi e defunti.

Dom Antoine Marie osb

"Lettera mensile dell'abbazia Saint-Joseph, F. 21150 Flavigny- Francia (Website : www.clairval.com)"