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domenica 5 ottobre 2014

Santa Faustina Kowalska - Tema: Misericordia


Carissimo Amico dell’Abbazia di San Giuseppe,
La fiducia nella Misericordia di Dio è particolarmente necessaria ai giorni nostri, in un mondo che si distingue con successi scientifici e tecnici, ma che, nello stesso tempo, è segnato da una profonda crisi morale; essa appare nelle interrogazioni dei nostri contemporanei, riscontrate dal Cardinale A. Rouco Varela, arcivescovo di Madrid, durante il Sinodo dei vescovi d'Europa: «Su cosa costruire la vita e la città? Su quali verità, quali valori morali, quali motivazioni vitali?» Oggi, constata il prelato, «con una frequenza preoccupante, la risposta sembra esser questa: su nessuna verità, su nessun valore permanente, su nessun ideale, se non quello del beneficio immediato di ciò che la vita può offrire di piacevole» (8 ottobre 1999).
Questa perdita dei riferimenti e del senso della vita genera l'angoscia e la paura. «Se ci interroghiamo sulle radici di questa situazione attuale di disperazione, diceva altresì il Cardinale Rouco Varela, siamo portati a considerare la concezione moderna dell'uomo. Essa fa di questo il centro assoluto della realtà, facendogli falsamente occupare il posto di Dio. Dimentica che non è l'uomo che fa Dio, ma Dio che fa l'uomo. Il fatto di dimenticare Dio ha portato all'abbandono dell'uomo... Fuori di Gesù Cristo, non sappiamo cosa siano realmente Dio, la vita, la morte o noi stessi. Non c'è da stupirsi che una cultura senza Dio finisca col diventare anche una cultura senza speranza, perchè solo in Lui, che è l'Amore eterno e creatore, il cuore dell'uomo trova la propria origine e il proprio vero termine».
Un messaggio per il mondo
A questo mondo disorientato, Gesù Cristo ha voluto ricordare l'amore del suo Cuore misericordioso, attraverso la voce di una donna modesta, sconosciuta, che assumeva le funzioni di cuoca, giardiniera e portinaia del suo convento. Le rivolse queste parole insieme stupefacenti e confortanti: «Ti mando, con la mia Misericordia, a tutta l'umanità. Non voglio punire l'umanità che soffre, ma voglio guarirla, stringerla al mio Cuore misericordioso... Parla a tutto il mondo della mia Misericordia». Quest'umile Suora, suor Faustina Kowalska, è stata canonizzata il 30 aprile 2000 da Papa Giovanni Paolo II.
Elena Kowalska, terza di dieci figli, nacque il 25 agosto 1905, a Glogow (Polonia). Vivace, spontanea, allegra come un fringuello, Elena si diverte come tutti gli altri bimbi del paese. A sette anni, Dio la chiama per nome: «Per la prima volta, scriverà più tardi, sentii distintamente nella mia anima la voce di Dio che mi invitava alla vita perfetta. Tuttavia, non fui sempre docile con lui» (Giornalino). A scuola, viene notata per la sua intelligenza. Però, ben presto, si ha bisogno del suo aiuto in casa, e, fin dall'età di nove anni e mezzo, cambia la cartella di scolara con un vincastro di pastorella. A 14 anni, Elena va a lavorare in una fattoria dei dintorni. In capo ad un anno di servizio leale, cortese e coscienzioso, dichiara a sua madre: «Mamma, devo farmi Suora!» La risposta è un «no» categorico. I Kowalski non possono assumersi le spese per la costituzione di un corredo, necessario, all'epoca, per entrare in convento. Elena riprende il lavoro nella città di Lodz. Quando raggiunge l'età di 18 anni, la ragazza supplica di nuovo i genitori di permetterle di realizzare la sua vocazione. Stesso rifiuto.

«Quando i miei genitori mi ebbero vietato di entrare in convento, scriverà, provai a distrarmi con stupidaggini, facendo orecchio da mercante alla voce della grazia... evitavo Dio e propendevo per le creature. Tuttavia, la grazia trionfò. Un giorno, ero andata a ballare con mia sorella. La festa era al culmine, ma la mia anima soffriva di uno strano malessere. Quando cominciai a danzare, ad un tratto, scorsi Gesù accanto a me. Svestito, torturato, coperto di ferite... Mi disse: «Per quanto tempo ancora ti sopporterò? Fino a quando mi farai aspettare?» Immediatamente, si fece un gran silenzio, non sentii più la musica, e l'allegra compagnia sparì ai miei occhi. Non esistevamo più che Gesù ed io. Mi sedetti accanto a mia sorella, con il pretesto di un'emicrania. In capo a qualche istante, di nascosto, lasciai la sala e corsi alla cattedrale di San Stanislao Kostka. Cominciava a far giorno e c'era poca gente. Senza occuparmi di chi mi circondava, mi prosternai con la faccia per terra davanti al Santissimo Sacramento e chiesi cosa mi rimanesse da fare. Sentii queste parole: «Va' a Varsavia, là, entrerai in convento». Mi alzai immediatamente... misi in ordine come potei le mie faccende... e, subito, con il solo vestito che portavo, senza prender nulla con me, presi il treno per Varsavia».
Lì, un po' disorientata, si rivolge ad un sacerdote che la conforta e la sistema in qualità di domestica presso una signora molto devota, in attesa di essere ammessa alla Congregazione di Nostra Signora della Misericordia. Tale Congregazione, fondata da Madre Teresa Rondeau (1793-1866), francese, aiuta le donne e la ragazze cadute in una vita di peccato a tornare sulla retta via, ed educa le giovani che hanno bisogno di una protezione speciale per evitare i pericoli del mondo. In ogni convento, si distinguono tre categorie di persone: le direttrici, le coadiutrici e le pensionanti. Elena viene ammessa fra le coadiutrici, che si occupano dei lavori materiali dell'istituto.
«Chi Ti addolora così?»
Dapprima felice, la postulante è ben presto delusa: è tutta assorta dai lavori manuali ed ha ben poco tempo per la preghiera, la meditazione, il cuore a cuore con Gesù. «In capo a tre settimane, scrive, decisi di entrare in un convento più austero. Quest'idea si fissò tanto profondamente nel mio spirito che un bel giorno mi risolsi a partire... Tornata nella mia cella, mi prosternai con la faccia per terra e supplicai Dio mi indicarmi la sua volontà... Ad un tratto, ci fu una gran luce. Sullo sfondo della mia tenda, vidi la Sacra Sindone che esprimeva un indicibile dolore, coperta di piaghe, e con grosse lacrime che cadevano sulla coperta del mio letto. Sconvolta, dissi: «Gesù mio, chi mai Ti addolora così?» Mi rispose: «Tu, se te ne vai; qui ti ho chiamata, qui ti preparo grandi grazie»... Da quel giorno, mi sento felice e contenta». Rasserenata, Elena si applica a vivere il suo ideale di unione con Dio, in mezzo a pentole e casseruole, vangando in giardino o vendendo pane nell'andirivieni della portineria.
Ammessa alla vestizione il 30 aprile 1926, assume il nome di suor Faustina. Ma ben presto inizia per lei una dura prova: «Fin dalla fine del primo anno di noviziato, un'oscurità sempre più fitta cominciò ad invadere la mia anima, scrive. Il mio spirito divenne opaco, le verità della fede mi sembravano assurde. Quando mi si parlava di Dio, il mio cuore era come una pietra, incapace del minimo atto d'amore! Non trovavo nessuna consolazione nella preghiera... Sovente, durante tutta la Messa, non facevo che lottare contro bestemmie che affluivano alle mie labbra... Quando il sacerdote mi spiegava che si trattava di prove e che, in tale situazione, non offendevo Dio, ma che era al contrario un segno che Dio mi amava, non provavo nessuna consolazione, mi sembrava che quelle frasi non riguardassero me... Mi prosternavo allora davanti al Santissimo e ripetevo queste parole: «Anche se mi ammazzi, confiderò in Te!»» L'intensità della prova, che durerà due anni e mezzo, è all'altezza della missione che sarà affidata a suor Faustina. Colei che deve ricordare ad un mondo spesso in preda all'angoscia, la fiducia nella Misericordia infinita, ha conosciuto tutti i gradi della tentazione della disperazione.
Il 22 febbraio 1931, Nostro Signore le appare, vestito di bianco, con una mano alzata in un gesto di assoluzione e con l'altra sul suo divino Cuore. Dalla veste semiaperta sul Cuore, escono due fasci di raggi, uno rosso e l'altro bianco. «In silenzio, contemplavo il Signore, scrive, con l'anima piena di timore, ma anche di una grande gioia. In capo a un po', il Signore Gesù mi disse: «Dipingi un'immagine simile a questo modello e indicaci: Gesù, in Te confido. Desidero che tale immagine sia venerata prima di tutto nella vostra cappella, poi nel mondo intero. Prometto a coloro che la venereranno che non moriranno. Prometto loro, fin da quaggiù, la vittoria sul nemico, ma soprattutto nell'ora della morte. Li difenderò Io stesso, come mia gloria»».
Suor Faustina confida al suo confessore la visione. Il sacerdote non vi accorda molta attenzione. Col passare dei mesi, gli ordini del Signore si fanno più precisi e diventano più insistenti: «Voglio che i sacerdoti proclamino la mia grandissima Misericordia. Voglio che i peccatori si avvicinino a me senza timore di qualsiasi genere! Le fiamme della mia Misericordia mi consumano. Nessun peccato, fosse anche un abisso di abiezione, esaurirà la mia Misericordia, perchè più vi si attinge e più essa aumenta. Sono sceso su questa terra ed ho versato tutto il mio sangue per i peccatori. Per castigare, ho tutta l'eternità: ora, prolungo il tempo della Misericordia. Il mio Cuore soffre, perchè perfino le anime consacrate ignorano la mia Misericordia e mi trattano con diffidenza. Quanto mi ferisce la mancanza di fiducia!»
«Guarda chi hai sposato!»
La notizia delle visioni di suor Faustina si diffonde nel convento, e, benchè la sua vita sia esemplare, le contraddizioni piovono. «Tutto era ancora sopportabile, scrive, fino al giorno in cui il Signore mi ordinò di dipingere l'immagine. A partire da allora, si cominciò a darmi dell'isterica e dell'allucinata, e i giudizi fioccavano». Per due anni, nessun sacerdote osò pronunciarsi chiaramente sulle sue rivelazioni. Finalmente, durante il ritiro di pronuncia dei voti perpetui, nell'aprile del 1933, il predicatore, un uomo spirituale, le disse: «Sorella, lei diffida del Signore Gesù perchè la tratta tanto intimamente, vero? Stia tranquilla. Gesù è il suo maestro ed i suoi rapporti con Lui non sono nè isteria, nè sogni, nè illusione. Sappia che è sulla retta via. Si sforzi di esser fedele a tante grazie». Subito, una profonda pace soprannaturale riempie l'anima di suor Faustina e la libera dai suoi dubbi.
Il 1° maggio seguente, pronuncia i voti perpetui con gran fervore. Quattro giorni dopo, entra nella cappella per un'Ora Sacra. «Ad un tratto, scrive, scorsi il Signore, tutto coperto di piaghe. Mi disse: «Guarda chi hai sposato»... Contemplai le sue piaghe ed ero lieta di soffrire con Lui. O Dio mio, quanto è dolce soffrire per Te, nel più profondo dei nostri cuori, all'insaputa di tutti... Grazie, Gesù, per le piccole croci quotidiane, per le contrarietà e le pene della vita in comunità, per le false interpretazioni dei miei propositi, per le umiliazioni ed i maltrattamenti, per i sospetti penosi, per la mia salute malferma e la mia estrema spossatezza... Grazie, Gesù, per la sofferenza dell'anima, per le aridità, l'angoscia e l'incertezza, per la notte e le tenebre interiori, per le tentazioni e le prove... Grazie, Gesù, Tu che hai bevuto il calice amaro prima di offrirmelo edulcorato. Desidero solo la Tua volontà, secondo i piani della Tua eterna Sapienza».
Il vero Amico
Alla fine del maggio 1933, suor Faustina va a Wilno. Lì, incontra don Sopocko, che diventa il suo direttore spirituale. Dopo molte esitazioni, questi si decide a far dipingere l'immagine di Gesù misericordioso, ma vuol sapere il significato dei fasci bianchi e rossi che si diramano dal Cuore del Signore. Suor Faustina interroga il divino Maestro che risponde: «Significano l'acqua ed il sangue. L'acqua che giustifica le anime, il sangue che è vita per l'anima. Sprizzano dal mio Cuore aperto sulla Croce. Questi raggi mettono l'anima al riparo dall'ira di mio Padre», vale a dire dalle pene giustamente meritate a causa dei nostri peccati. La domenica in Albis (Ottava di Pasqua) del 1935, l'icona viene esposta pubblicamente nel santuario di Nostra Signora d'Ostra Brama, ed immediatamente, la Misericordia divina si manifesta attraverso numerose grazie di conversioni straordinarie.
Nel suo Giornalino, suor Faustina scrive: «La Misericordia è il più grande degli attributi divini». Don Sopocko, prima perplesso, ritroverà questa verità nelle opere di sant'Agostino e di san Tommaso d'Aquino. Infatti, nessun attributo di Dio è sottolineato tanto vigorosamente nella Bibbia quanto la Misericordia. Dio non è un essere lontano e indifferente al destino dell'uomo, ma è l'Amico, il Salvatore, il Buon Pastore, ai cui occhi ogni persona è preziosa. Dopo la caduta dell'uomo a causa del peccato originale, caduta che ha avuto tante tragiche conseguenze (sofferenza, morte...), Dio ci rivela integralmente la sua Misericordia attraverso i misteri dell'Incarnazione e della Redenzione. Tutta la vita terrena di Cristo, le sue parole ed i suoi atti, le sue parabole ed i suoi miracoli, la sua morte in Croce e la sua Risurrezione, la fondazione della sua Chiesa guidata attraverso i secoli dallo Spirito Santo, proclamano a tutto il mondo la Misericordia di Dio.
Sperimentare la Misericordia
Essere misericordiosi, vuol dire avere un cuore pieno di tristezza alla vista dell'altrui miseria, come se si trattasse della propria, e sforzarsi, per quanto possibile, di eliminarla o di alleviarla. Il maggior male che colpisca l'uomo è il peccato. Dio vi porta rimedio con la sua Misericordia. In quanto offesa recata a Dio, il peccato ha una perversità insondabile, la cui conseguenza eterna è stata mostrata a suor Faustina. «Io, suor Faustina, per ordine di Dio, sono penetrata negli abissi dell'inferno, per parlarne alle anime e testimoniare dell'esistenza dell'inferno». Un'altra visione mette sotto gli occhi di suor Faustina i peccati degli uomini: «In un batter d'occhio, annota il 9 febbraio 1937, il Signore mi ha mostrato i peccati del mondo, commessi oggi. Svenni dallo spavento! Pur conoscendo l'abisso dell'insondabile Misericordia, fui assolutamente stupita che Dio permettesse al mondo di esistere! Allora, Egli mi fece sentire che sono gli eletti che servono da contrappeso».
Ma, qualsiasi sia il numero e la gravità dei peccati, la Misericordia di Dio è sempre accessibile sulla terra: «Sono Santo, dice Gesù a suor Faustina, ed il minimo peccato mi fa ribrezzo. Ma quando i peccatori si pentono, la mia Misericordia è senza limiti... i più grandi peccatori potrebbero diventare grandissimi santi se facessero affidamento sulla mia Misericordia... Si attinge alla mia Misericordia soltanto con la coppa della fiducia. Più si ha fiducia e più si ottiene... È una gioia per me quando i peccatori ricorrono alla mia Misericordia. Li soddisfo al di là della loro speranza». Il 10 ottobre 1937, la nostra Santa scriveva: «Ho visto, in una gran luce, l'abisso del mio nulla. E mi sono rannicchiata sul Cuore di Gesù con tanta fiducia che, anche se avessi sulla coscienza tutti i peccati dei dannati, non avrei dubbi sulla divina Misericordia, ma mi precipiterei, con cuore contrito, nell'abisso del tuo amore, Signore Gesù! So che non mi respingeresti, ma che mi perdoneresti per il tramite del tuo sacerdote». La Misericordia divina si concede ai peccatori soprattutto nella confessione: «In questo sacramento, scrive Papa Giovanni Paolo II, ogni uomo (battezzato) può sperimentare in una maniera unica la Misericordia, vale a dire l'amore che è più forte del peccato» (Enciclica Dives in Misericordia, DM, 30 novembre 1980, n. 13).
Il solo limite
Potente motivo di speranza, la Misericordia divina è anche un appello alla conversione. Senza il pentimento sincero dei peccati e la ferma risoluzione di correggersi, la Misericordia non può riversarsi sul peccatore. «Da parte dell'uomo, può limitare (la Misericordia) soltanto la mancanza di buona volontà, la mancanza di prontezza nella conversione e nella penitenza, vale a dire l'ostinazione continua che si oppone alla grazia ed alla verità, specialmente di fronte alla testimonianza della Croce e della Risurrezione di Cristo» (DM, n. 13). Sant'Alfonso de' Liguori sottolinea che la Misericordia di Dio si estende su coloro che lo temono (ved. Luca 1, 50), vale a dire che «il Signore è misericordioso nei riguardi di coloro che temono di offenderlo, ma non di coloro che contano sulla sua Misericordia per offenderlo ancora di più» (La via della salvezza, parte 1, 8a meditazione).
Se, grazie alla Passione di Cristo, la Misericordia divina offre un rimedio sovrano al più grande dei mali che affliggono l'uomo, il peccato, essa si rivolge anche a tutte le altre miserie, fisiche o morali, che lo colpiscono. Talvolta, le sopprime; ma, più sovente, si manifesta nel suo aspetto vero e proprio «quando ricava il bene da tutte le forme di male che esistono nel mondo e nell'uomo» (DM, n. 6). Là si trova il contenuto fondamentale del messaggio messianico di Gesù Cristo, la cui missione rivela il «dinamismo dell'amore che non si lascia vincere dal male, ma che è vincitore del male attraverso il bene (ved. Rom. 12, 21)» (DM, n. 6). Per vincere il male, la Misericordia di Dio dà, a tutti coloro che la invocano, forza e pazienza nella prova, insegnando loro ad unire le loro sofferenze a quelle del divino Crocifisso. «Il dolce viso di Gesù si presenta a colui che è afflitto da una prova particolarmente dura, dice Papa Giovanni Paolo II; su di lui arrivano i raggi che partono dal suo Cuore ed illuminano, riscaldano, indicano la via e danno speranza. Quante anime ha già consolato l'invocazione: Gesù, in Te confido!» (Omelia della Messa di canonizzazione).
La Misericordia di Dio suscita altresì fra gli uomini un vero amore fraterno. «Non è facile amare di un amore profondo, fatto di un dono autentico di sè, afferma il Papa. Quest'amore si impara solo alla scuola di Dio, al calore della sua carità. Fissando su di Lui lo sguardo, mettendoci in perfetta armonia con il suo Cuore di Padre, diventiamo capaci di guardare i nostri fratelli con occhi nuovi, in un atteggiamento di gratuità e di spartizione, di generosità e di perdono. Tutto ciò è Misericordia» (Ibid.). Gesù esorta i suoi discepoli ad iniziarsi «alla scuola di Dio», per ottenere per sè la Misericordia divina: Beati i misericordiosi, perchè otterranno Misericordia (Matt. 5, 7).
Fino alla fine della sua vita, suor Faustina ha compiuto opere di Misericordia nei riguardi di quelli che la circondavano. A partire dal 1933, è colpita dalla tubercolosi. Le sue Superiore non avvertono subito la gravità del male, che essa sopporta in silenzio. Nel dicembre del 1936, quando la malattia è già avanzata, la si manda in un sanatorio. Vi rimane quattro mesi; poi, nel 1938, vi fa un nuovo soggiorno di cinque mesi. Prega con fervore per gli agonizzanti che la circondano, di cui ottiene spesso la conversione, anche in circostanze umanamente disperate. Recita per loro il «rosario alla divina Misericordia», la cui rivelazione le è stata fatta il 14 settembre 1935 (ved. immagine allegata). Tornata nel suo convento nel settembre del 1938, suor Faustina si addormenta dolcemente nel Signore in età di 33 anni, il 5 ottobre seguente.
«Trasformami!»
In una bella preghiera, suor Faustina svela il suo modo di praticare la Misericordia: «Signore Gesù, trasformami tutta nella tua Misericordia! Fa' che i miei occhi siano misericordiosi, perchè non giudichi mai secondo le apparenze e non sospetti nessuno, ma veda in tutte le anime quel che hanno di bello, e sia caritatevole per tutte. Fa' che i miei orecchi siano misericordiosi, sempre attenti alle necessità dei miei fratelli e mai chiusi al loro richiamo. Fa' che la mia lingua sia misericordiosa, perchè non dica mai male di nessuno, ma abbia per tutti parole di perdono e di conforto. Fa' che le mie mani siano misericordiose e piene di carità, affinchè assuma tutto ciò che è duro e penoso, per alleggerire così i fardelli degli altri. Fa' che i miei piedi siano misericordiosi e sempre pronti a correre al soccorso del prossimo... che mi riposi servendo! Fa' che il mio cuore sia misericordioso ed aperto a tutte le sofferenze. Non lo chiuderò per nessuno, neppure per coloro che abusano, e chiuderò me stessa nel tuo Cuore... Possa la tua Misericordia riposarsi in me, Signore! Trasformami in te, perchè tu sei il mio tutto».
Chiediamo alla Santissima Vergine, Madre della Misericordia, ed a san Giuseppe, di insegnarci ad essere misericordiosi come il nostro Celeste Padre, per ottenere la Sua Misericordia e la vita eterna.
Dom Antoine Marie osb

Lettera mensile dell'abbazia Saint-Joseph, F. 21150 Flavigny- Francia
(Website : www.clairval.com)".