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sabato 6 dicembre 2014

Non si entra in una casa senza rivolgersi al portiere! Ebbene, la Santa Vergine è la portinaia del cielo! - Tutto ciò che il Figlio chiede al Padre gli viene concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le viene ugualmente concesso. ( Curato d'Ars )



CINQUE PIÙ CINQUE – Tratto da “ MONDO PICCOLO” di Giovannino Guareschi

Le cose si erano guastate forte per via della politica e, pur senza che fosse successo niente di speciale, Peppone, quando incontrava don Camillo, faceva una smorfia di disgusto e voltava la faccia da un'altra parte. Poi, durante un discorso in piazza, Peppone aveva fatto delle allusioni offensive a don Camillo e lo aveva chiamato «il corvaccio del cancelliere». In seguito, avendo don Camillo risposto per le rime sul giornaletto della parrocchia, una notte gli scaricarono davanti alla porta della canonica un biroccio di letame, sì che alla mattina dovette uscire con una scala dalla finestra. E sul mucchio c'era un cartello: «Don Camillo, concimati la zucca». Di qui cominciò una polemica verbale, giornalistica e murale così accesa e violenta che c'era in giro sempre più un maledetto odor di legnate. E dopo l'ultima replica di don Camillo attraverso il giornaletto, la gente disse: «Se quelli di Peppone non rispondono ci siamo».
E quelli di Peppone non risposero, anzi si chiusero in un silenzio preoccupante e pareva l'attimo che precede il temporale.
Una sera don Camillo stava in chiesa assorto nelle sue preghiere, quando udì cigolare la porticina del campanile e non fece neppure a tempo a levarsi in piedi che Peppone gli stava dinanzi. Peppone aveva il viso tetro e teneva una mano dietro la schiena. Pareva ubriaco e i capelli gli ciondolavano sulla fronte. Don Camillo con la coda dell'occhio mirò un candelabro che gli stava a fianco e, calcolata bene la distanza, si alzò in piedi con un balzo all'indietro e si trovò con la mano stretta attorno al pesante arnese di bronzo. Peppone strinse le mascelle e guardò negli occhi don Camillo e don Camillo aveva tutti i nervi tesi ed era sicuro che, appena Peppone avesse mostrato quello che celava dietro le spalle, il candelabro sarebbe partito come una saetta. Lentamente Peppone trasse la mano da dietro la schiena e porse a don Camillo un grosso pacco stretto e lungo. Don Camillo pieno di sospetto non accennò ad allungare la mano e allora Peppone, deposto il pacco sulla balaustra dell'altare, strappò la carta blu, e apparvero cinque lunghe torce di cera grosse come un palo da vigna. «Sta morendo» spiegò con voce cupa Peppone. Allora don Camillo si ricordò che qualcuno gli aveva detto che il bambino di Peppone da quattro o cinque giorni stava male, ma don Camillo non ci aveva fatto molto caso credendo si trattasse di cosa da poco.
E ora capiva il silenzio di Peppone e la mancata replica. «Sta morendo» disse Peppone. «Accendetele subito.» Don Camillo andò in sagrestia a prendere dei candelabri e, infilate le cinque grosse torce di cera, si accinse a disporle davanti al Cristo. «No» disse con rancore Peppone «quello lì è uno della vostra congrega. Accendetele davanti a quella là che non fa della politica.» Don Camillo a sentir chiamare «quella là» la Madonna strinse i denti e sentì una voglia matta di rompere la testa a Peppone. Ma tacque e andò a disporre le candele accese davanti alla statua della Vergine, nella cappelletta a sinistra. Si volse verso Peppone. «Diteglielo!» ordinò con voce dura Peppone. Allora don Camillo si inginocchiò e sottovoce disse alla Madonna che quelle cinque grosse candele gliele offriva Peppone perché aiutasse il suo bambino che stava male. Quando si rialzò Peppone era scomparso. Passando davanti all'altar maggiore don Camillo si segnò rapidamente e tentò di sgattaiolare via, ma la voce del Cristo lo fermò. «Don Camillo, cos'hai?» Don Camillo allargò le braccia umiliatissimo. «Mi dispiace» disse «che abbia bestemmiato così, quel disgraziato. Né io ho trovato la forza di dirgli niente. Come si fa a fare delle discussioni con un uomo che ha perso la testa perché gli muore il figlio?» «Hai fatto benissimo» rispose il Cristo. «La politica è una maledetta faccenda» spiegò don Camillo. «Voi non dovete avervene a male, non dovete essere severo con lui.» «E perché dovrei giudicarlo male?» sussurrò il Cristo. «Egli onorando la Madre mia mi riempie il cuore di dolcezza. Mi spiace un po' che l'abbia chiamata "quella là".» Don Camillo scosse il capo. «Avete inteso male» protestò. «Egli ha detto: "Accendetele tutte davanti alla Beata Vergine Santissima che sta in quella cappella là". Figuratevi! Se avesse avuto il coraggio di dire una cosa simile, figli o non figli, lo avrei cacciato fuori a pedate!» «Ho proprio piacere che sia così» rispose sorridendo il Cristo «Proprio piacere. Però parlando di me ha detto "quello lì".» «Non lo si può negare» disse don Camillo. «A ogni modo io sono convinto che egli lo ha detto per fare un affronto a me, non a Voi. Lo giurerei, tanto ne sono convinto.» Don Camillo uscì e dopo tre quarti d'ora rientrò pieno di orgasmo. «Ve l'avevo detto?» gridò sciorinando un pacco sulla balaustra. «Mi ha portato cinque candele da accendere anche a Voi! Cosa ne dite?» «È molto bello tutto questo» rispose sorridendo il Cristo. «Sono più piccolette delle altre» spiegò don Camillo «ma in queste cose quella che conta è l'intenzione. E poi dovete tener presente che Peppone non è ricco e, con tutte le spese di medicine e dottori, si è inguaiato fino agli occhi.» «Tutto ciò è molto bello» ripetè il Cristo. Presto le cinque candele furono accese e pareva che fossero cinquanta tanto splendevano. «Si direbbe persino che mandino più luce delle altre» osservò don Camillo.
E veramente mandavano molta più luce delle altre perché erano cinque candele che don Camillo era corso a comprare in paese facendo venir giù dal letto il droghiere e dando soltanto un acconto perché don Camillo era povero in canna. E tutto questo il Cristo lo sapeva benissimo e non disse niente, ma una lagrima scivolò giù dai suoi occhi e rigò di un filo d'argento il legno nero della croce e questo voleva dire che il bambino di Peppone era salvo.
E così fu.