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giovedì 26 febbraio 2015

Amore e Piccolezza – Tratto dalla collana sulla Piccolezza Evangelica curata da Don Liborio Tambè.



PRESENTAZIONE

Fratello, troverai in queste poche pagine un programma completo, che non potrà lasciarti indifferente.
Consideralo come un dono di Dio, uno dei tanti che lo Spirito fa oggi alla Chiesa.
Meditalo ripetutamente , fino all’ultima riga: ti farà un gran bene.
E’ un aiuto offerto a tutti , ma in maniera particolare a coloro che sentono più forte il senso della propria indegnità e, nello stesso tempo, il richiamo di un amore più grande.
Una specie di “arruolamento volontario” di “poveri, storpi, ciechi”... di coloro, cioè, che sono più disponibili a lasciarsi spogliare di sé, per farsi rivestire dell’“abito nuziale” che è la carità stessa di Cristo.
Proprio qui, infatti, sta il vero problema: L’umanità geme, soffocata dall’egoismo più spietato, che mette il volere e il vantaggio proprio al disopra di tutto e di tutti. Solo un’invasione d’Amore può salvarla!
Ma l’amore vero può realizzarlo solo chi si fa “piccolo”.
Entra anche tu in questo mondo meraviglioso della “piccolezza”: ne rimarrai affascinato, perché vi incontrerai Dio in tutto lo splendore della sua semplicità...e vi ritroverai te stesso, con la tua sete sempre nuova di serenità, di sicurezza, di pace.
Non temere di aggiungere impegni ai tanti che già ti assorbono: non vi troverai pesi, ma ali, che ti porteranno sempre più in alto... e, in comunione con tanti altri “piccoli”, ti aiuteranno a sollevare il mondo.

I - CONVERSIONE E PICCOLEZZA
1.La verità centrale del Cristianesimo è l’Amore! Amore immenso di Dio, che vuole effondersi nelle creature, per “rinnovarle” e trasformare la società:
“Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso”!(Lc.12 49).
Si parla tanto di amore, anche in questo nostro tempo pervaso di consumismo. L’amore e la parola più usata e abusata. Ma il soffio di tante parole serve solo a spegnere il “fuoco”, se non e accompagnato da un cambiamento radicale di mentalità e di vita , che si chiama “conversione”:
“Il regno di Dio è vicino: Convertitevi e credete al vangelo”.( Mc.1,15).
2. Ma per Gesù la “conversione” ha un significato ben preciso:
“Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. (Mt.18,2).
E’ una delle affermazioni più perentorie del Vangelo. Per Gesù “conversione” e “piccolezza” sono inseparabili, fin quasi a identificarsi: non c’è vera “conversione’ senza “piccolezza”. Non si può iniziare (e tanto meno proseguire) il cammino della vita cristiana, se non “si diventa come i bambini”.
3. La piccolezza , per Gesù, non è solo un consiglio, né è un mezzo di perfezione adatto soltanto a certi temperamenti psicologicamente deboli o immaturi; ma e una necessita assoluta per tutti. E’ come l’atteggiamento basilare, la disposizione di fondo di ogni cristiano:
“Lasciate che i bambini vengano a me perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio”. ( Mc.10,14,15).
4. La “piccolezza”, secondo il Vangelo, è il criterio e la misura del vero progresso spirituale:
“Chiunque diventerà piccolo come questo bambino sarà il più grande nel regno dei cieli”
Altro che “immaturità” e “infantilismo”.
Si parla tanto, oggi, di “fede adulta”, di “cristiani maturi”... Questa e la via : Più ti farai “piccolo” e più diverrai adulto nella fede e grande nell’amore.
Chiameremo questa spiritualità “piccolezza evangelica”, perché il Vangelo ne è tutto impregnato, ne è la fonte ispiratrice, la scuola più autorevole.


II - DIVENTARE IL PIU’ PICCOLO
Questa e la proposta di Gesù. Questa deve essere l’aspirazione del vero cristiano: Diventare “il più piccolo”
“Chi è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande”. (Lc.9 48).
Il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”(cioè di G.Battista) (Mt 11 11)
In verità “il più piccolo” si e fatto Lui il Cristo che si e abbassato sino alla sconvolgente “piccolezza della mangiatoia e dell’Eucaristia.
I Santi di tutti i tempi lo hanno seguito per questa via , anche se le hanno dato nomi e formulazioni diverse. I giganti della santità sono tutti eroi e modelli di “piccolezza evangelica”.
Si direbbe che hanno fatto “a gara” per “diventare i più piccoli” come Lui. Solo “i più piccoli” possono penetrare nelle profondità “nascoste’ della vita soprannaturale:
“Ti benedico o Padre perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”. (Mt. 11 ,25) .
Proprio cosi: Dio, che e infinitamente grande si lascia “comprendere” solo da chi si fa infinitamente “piccolo “. Al contrario, chi non si fa “piccolo” fa da schermo alla luce di Dio: saprà magari descrivere magistralmente la teologia spirituale, ma non riuscirà a penetrarne le arcane meraviglie e a testimoniarle con la propria vita.




III - LE VIRTU’ DEI “PICCOLI”
1. Come apparirà dalle nostre riflessioni, la “piccolezza” non è una sola virtù: non è sinonimo di umiltà, non si identifica con la semplicità o con l’abbandono o con altre virtù singole, ma è la sintesi armoniosa di tutte le virtù che compongono l’amore: umiltà, fiducia, abbandono, serenità, mansuetudine dolcezza, gioia, distacco, disinteresse, generosità sincerità, docilità, disponibilità, donazione di se, queste ed altre virtù simili, praticate con la semplicità e la naturalezza con cui fioriscono nei piccoli, senza ostentazione, senza forzature o complicazioni.

2. La “piccolezza evangelica” e un modo tutto particolare di vivere l’amore e di praticare le virtù, il più accetto e gradito a Dio:
·    Piace al Signore la fede, ma soprattutto la fede semplice dei “piccoli”.
·    Egli esalta l’umiltà, specialmente l’umiltà sincera e docile dei “piccoli”.
·    Egli predilige la carità, ma in modo particolare la carità amabile e accogliente dei “piccoli”.
Tutto e diverso...tutto emana luce nei “piccoli”, prece tutto, in loro, e un puro riflesso della bontà e delle perfezioni di Dio, senza ombra alcuna di se.
Solo nei “piccoli” risplende luminoso il volto di Dio: il loro sguardo semplice, il sorriso soave, l’atteggiamento sempre umile e sereno cantano la presenza di Colui che ne e
Essi sono il poema più incantevole della sua Bellezza, la lode più perfetta della sua Gloria!



IV - L’ESSENZA DELLA “PICCOLEZZA EVANGELICA”
1. Dalle affermazioni del Maestro appare chiaro che la “piccolezza evangelica” non e solo un aspetto della vita cristiana, ne un metodo ascetico che può essere sostituito con un altro, ma appartiene alla essenza stessa della vita cristiana, come l’amore , di cui e la realizzazione più perfetta.
L’essenza della vita cristiana, infatti, e questa: “Vivere con Cristo in Dio” facendosi partecipe dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti, dei suoi voleri.

2. Ma, solo chi si fa “piccolo come un bambino” può divenire capace di “vivere in Dio”, di partecipare della sua vita e del suo amore.
E’ questa la legge della vita, di ogni vita, sia naturale che soprannaturale.
I piccoli, infatti, sono le sole creature che vivono della vita e della volontà dei genitori, ad essi sono sempre attaccati, da loro dipendono in tutto, specialmente all’inizio della vita.
Nel seno materno il bambino forma una sola cosa con la madre, tutto riceve da lei.

3. La stessa dipendenza e la stessa unita di vita deve esserci tra l’uomo e il suo Creatore... con questa differenza:
·    Nella vita bio‑psichica , man mano che si va crescendo, si diventa sempre più capaci di fare da se , fino a raggiungere la piena autosufficienza dell’età adulta.
·    Nella vita soprannaturale avviene il procedimento inverso:
·    Più si va avanti e più aumenta la consapevolezza della propria insufficienza e il bisogno di appoggiarsi solo a Dio. Perciò più si cresce e più bisogna farsi “piccoli”, fino a raggiungere il massimo grado di “piccolezza” che è quello del bambino nel seno della madre,
“Come il Figlio Unigenito che è nel seno del Padre” (Gv.1 18).
“Deposta ogni malizia e ogni frode e ipocrisia... come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale per crescere verso la salvezza” (o santità) (IPt.2,1).
E crescendo, si avverte più forte e liberante l’esigenza di “rinunciare a se stesso” per “perdersi” nell’abisso inebriante dell’Essere perfettissimo.

4. Ecco la grande “scoperta” dei “piccoli”:
“DIO E’ TUTTO!”
io sono nulla, senza di Lui
Questa è la vera essenza della “piccolezza evangelica”.
Si scopre, con crescente stupore, che solo Dio e “l’essere” principio e sorgente di ogni bene. Tutto si riceve da Lui, in una incessante attività creatrice! Solo in Lui ci si sente pienamente realizzati!
In Lui si vuole vivere ed agire, come il pesce immerso nell’acqua, come il fiore proteso nella luce! Allora ( e solo allora) si raggiunge la massima perfezione e la libertà più vera.
I “piccoli” non finiscono mai di penetrare l’abissale profondità di queste parole: “TUTTO”...”nulla”.
Sono felici di essere “n ul1 a” perchè sono felici che Dio sia “T U T T O”.
Uno dei più grandi doni dello Spirito è appunto que sta conoscenza quasi sperimentale del proprio “nulla e del “TUTTO” di Dio.
Da essa è ispirata la preghiera dei “piccoli”.
Anche la loro vita spirituale prende un orientamento nuovo: Più che “sforzarsi”di amarlo, si lasciano amare da Dio. Da Lui si lasciano condurre: Vorrebbero diventare “piccoli piccoli”, docili e malleabili leggeri come una piuma, per non ostacolare nessuno dei movimenti dello Spirito.
E’ questo un “salto di qualità” considerevole, quasi una seconda conversione, che porta una profonda trasformazione in tutti i loro atteggiamenti interi ri ed esteriori. (Lo vedremo nel prossimo capitolo).



V - LASCIARSI PORTARE DA DIO
1. E’ questa la caratteristica più immediata dei “piccoli”: Lasciarsi portare dalla Persona che li ama, volere stare sempre tra le sue braccia:
“Io sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre”. (Salmo 130)
Al di fuori di Dio e della sua Grazia, su nessuna formula spirituale essi ripongono la loro sicurezza, neppure su questo programma , il quale, peraltro, rimane valido proprio prece vuole abbattere tutte le sicurezze.
2. “Piccolo” grande uomo, sei chiamato a portare il peso del mondo ; ma tu devi lasciarti portare da Dio. Aggrappati a Lui, ostinatamente , senza staccartene mai , per nessun motivo.

Il buon Dio ha messo nelle tue mani le meraviglie della sua creazione ; ma vuole condurre Lui stesso il suo capolavoro più completo, che sei tu!
Tu sei collaboratore di Dio: puoi diventare artefice di imprese di valore eterno, ma a condizione che in te viva Dio e tu viva in Lui! Questa e la tua grandezza...e il tuo limite!
·    Dio , senza di te , non vuole fare nulla!
·    Tu, senza di Lui , non puoi fare nulla!
·    Ma , in Lui e con Lui, tu puoi tutto !
Lasciati portare da Dio; compi ogni tua opera stando “in braccio” a Lui, “come un bambino”: e avrai in te la potenza dei “piccoli” che e la potenza stessa di Colui che li conduce!
Non e sentimentalismo questo. Anche nel Libro Sacro il Signore adopera simili espressioni:
 “Ad Efraim io insegnavo a comminare,  tenendolo tra le mie braccia... Io 1i traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore; ero per loro come uno che solleva il suo bambino alla sua guancia; mi chinavo su di lui per imboccarlo”.(Osea 11,3).
Stupende parole! E ancora:
“I suoi bimbi saranno portati in braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati”(IS.66,12)
3. Tieni sempre presente nel tuo spirito l’immagine del “Bambino” che si lascia portare dalla Madre, come il Bambino Gesù. E’ un’immagine quanto mai incisiva ed eloquente ricca di contenuti teologici, che possono dare una svolta nuova alla tua vita spirituale. Li svilupperemo più avanti.

Per ora ci limitiamo ad accennarne alcuni
a) La vita cristiana, ad ogni livello, e opera più di Dio che nostra; specialmente quando si sale più in alto. Bisogna perciò dare sempre più spazio a Dio, (mettendosi quasi da parte... seguire l’iniziativa sua, camminando col suo passo; sapere attendere, senza impazienza e senza fretta l’ora della Grazia, senza volerla anticipare con i propri assilli interiori. Non si pretenda di spremere dal proprio spirito la luce e la forza, che vengono soltanto da Dio.
Cediamo a Lui le “redini”: lasciamo che sia Lui a regolare le alterne fasi di fervore o di aridità, di luce o di tenebre, di successi o di fallimenti.
Questa e la “piccolezza evangelica”: Serena e docile collaborazione all’azione dell’Onnipotente.
Tu non resterai a guardare : il Signore ti vuole protagonista, ma sempre in unione con Lui. Il “regista” deve farlo solo Lui.
b)    Lasciarsi portare vuol dire ancora: Fidarsi di Dio e affidarsi a Dio.
Essere sicuri del suo Amore , anche nei momenti di maggiore angoscia. Se e Dio che ci conduce, perché costernarsi? Bisogna accettare ogni prova , senza voler capire, ogni oscurità , senza voler vedere. Il soccorso verrà certamente, nel momento opportuno.
c) La preghiera e la vita dei “piccoli”. Tutto vogliono fare...dovunque son pronti ad andare, purché restino sempre tra “le braccia” del Padre.
L’unione con Dio e la sorgente da cui scaturisce ogni loro attivati.
Ma, attenzione: nulla vi è di nevrotico o di sentimentale nella preghiera dei “piccoli”: Tutto in loro e semplicità.
Essi prediligono il “silenzio interiore” (lo spiegheremo in seguito) prece sia lo Spirito Santo a modulare la loro preghiera, a guidare la loro vita. Dello Spirito Santo i “piccoli” sono i cantori più perfetti, i collaboratori più attenti e fedeli.
d)    Una sola cosa interessa ai “piccoli”: lasciarsi condurre dalla Volontà del Padre.
Tra le mille cose che ogni giorno si presentano, essi vogliono compiere solo quelle che il Signore vuole da loro. Tutto il resto non edifica , ma distrugge.
Più si va avanti nell’amore e nella “piccolezza” e più diviene dominante la ricerca della Volontà di Dio, che e l’essenza e la regola del bene.
Non interessa ai “piccoli” portare ad ogni costo a compimento il programma che sta loro a cuore: Essi sono sempre pronti a tornare indietro o a ripartire , correre o fermarsi , al minimo segno della Volontà di Dio , qualunque sia il modo in cui si manifesta.
Ne sono talmente innamorati, che, per seguirla, sono disposti a piantare tutto, a interrompere qualsiasi lavoro, a cambiare qualunque programma, ad accettare ogni conseguenza: Nulla fuori del Volere Divino!
Essi amano ripetere sempre:
“O Gesù, voglio solo quello che vuoi Tu!”
“Eccomi , Signore! Si compia in me la tua volontà!”
“Mostrami, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri!” (Salmo 24,4).
            
LA PICCOLEZZA NON E’...

La “piccolezza” evangelica(come tutto ciò che vale) corre il rischio di interpretazioni errate o distorte.
In particolare, la “piccolezza”:
·    non rende indecisi o insicuri; tutt’altro: nessuno è più deciso e più sicuro dei “piccoli”, perché la loro sicurezza non poggia sulle “sabbie mobili” del proprio fervore, ma sul fondamento solidissimo dell’Onnipotenza amorosa di Dio.
·    Non porta alla pusillanimità, non tarpa le ali. Nessuno è più audace dei “piccoli”: si slanciano senza guardare ai rischi e non si fermano davanti ai pericoli.
·    Non è bambinaggine o puerilità, ma cammino assennato e vigoroso, che, “per la sua difficile facilità” l’anima deve cominciare e continuare portata dalla mano di Dio”.(da “Cammino” di Giuseppe M.Escrivà). Quali sforzi e quali rinunzie richiede quel “lasciarsi portare!”...Quanti “no” al proprio “io” per dire “sì” a Dio!... Mirabile paradosso: il “piccolo” cammino dell’infanzia esige e produce robustezza di volontà, virilità di carattere, solidità di impegno; rende veramente uomini.
·           Nessun pericolo di inoperosità o di disimpegno . La cosiddetta passività mistica di chi si lascia condurre da Dio, genera piuttosto prontezza d’impegno, fervore di opere, tempestività d’azione. Non c’è “attivismo” nei “piccoli” ma attività sempre opportuna e benefica, perché scaturita e regolata dallo Spirito. I piccoli non stanno mai fermi... sono sempre i primi a voler partire; ma la loro attività è tutta diversa: non è mai agitata o stressante , perché essi vivono e si muovono in Dio; a Lui sono attaccati, più che alle sue opere.



VI - FEDE ONNIPOTENTE DEI “PICCOLI”
1. Tutte queste disposizioni interiori (come le alt che svilupperemo più avanti) poggiano sulla fede semplice e incrollabile dei “piccoli”: la fede nell’amore di Colui che per noi è Padre, Madre, Sposo, Fratello, Amico!
E’ che ci rende capaci di tutto:
Se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: “spostati da qui a là” ed esso si sposterà. . . (Mt.17,20).
Se la nostra fede fosse autentica, tante montagne di difficoltà si sposterebbero o si scioglierebbero come neve al Sole.
Il Maestro giunge addirittura a questa affermazione sorprendente:
“Anche chi crede in me compie le opere che Io compio e ne farà di più grandi...” (Gv.14.12).

2. Ma, se non accetti di diventare “piccolo” di questa fede autentica che “sposta le montagne non riuscirai ad averne neppure “un granellino”
“Bambino. . . ,quando lo sarai davvero, sarai onnipotente” (da “Cammino” di G.M.Escrivà n.863)
perché sarà l’Onnipotente a operare in te.
Non ti sembri un’esagerazione.
“Credere”, infatti, non significa essere convinto che esiste Dio o Gesù Cristo: sarebbe troppo riduttivo, anche i demoni ci credono.
“Credere”, significa, soprattutto, “fare credito” a Dio, “fidandosi” di Lui, del suo Amore, della sua Parola...”affidando” a Lui tutta la propria vita: con le sue attività, difficoltà,  lotte, sconfitte...



VII - VIVERE DI FEDE: “NON SONO IO CHE VIVO”
1. Se gli fai “il credito,” devi consegnare a Lui tutto quello che ti chiede: mente, cuore, volontà, la vita intera... tutto devi mettere a sua disposizione, perché Egli possa riempirti di Sè...e servirsi di te come di un altro se stesso, come di un prolungamento della sua Umanita.
Tutto questo non e una forzatura mistica, ne una condizione di poche anime privilegiate; ma e l’essenza stessa della vita cristiana: conseguenza del Battesimo, che, incorporandoci a Cristo, fa di noi un solo essere con Lui:
“per me il vivere è Cristo” (Fi1.1,21).
Non e poesia questa, ma esaltante realtà: Cristo vuole realmente vivere in te.
E vita vuol dire tutto : abbraccia tutto l’essere, non soltanto la piccola sfera dell’emozione o del sentimento.
E’ Cristo, cioè, che deve pensare, amare, pregare, lottare, operare ogni cosa in te.

2. Questo, in definitiva, significa “vivere di fede”. Meravigliosa realtà, che esige una condizione ben precisa:
“non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me” (Gal. 2,2~).
Il “Cristo vive in me” e condizionato da “non sono più io che vivo”. No, non può vivere e operare in te il Cristo, “l’Uomo nuovo” se non gli cede il posto il tuo “Uomo vecchio”.



VIII - “CRISTO, VITA VOSTRA”
Dal momento che “non sei tu che vivi, ma è Cristo che vive in te”, tanti compiti nella tua vita devi lasciarli a Lui , perché sono realmente suoi. A te il potere, grandioso e tremendo, di dire “Si” il Si dell’amore , come Maria.
Se vuoi tu (!?!) Dio può tutto nella tua vita: purché lo lasci fare, senza intralciare mai la sua azione.
Il tuo compito sarà quello di collaborare con Lui, senza volerti sostituire a lui: Non Lui deve seguire te, ma tu devi seguire Lui, in tutto.
Cristo è tutto per te, se e vero che e “la tua vita”.
a) E’ Lui il Signore , che ti elargisce ogni dono e gestisce ogni tuo bene.
Tutto e dono suo : Perche ti affanni, come se tutto dipendesse da te...o fosse conquista tua?
b) E’ Lui il tuo difensore e il tuo custode, che
“veglia su di te e ti protegge da ogni male” (Salmo 120)
No, non illuderti di poterti difendere con le tue armi...non osare “rifugiarti nelle tue fortezze di carta. Quando ti assale la tentazione, non star li, neppure un attimo, a ragionare o a tormentarti, per ritrovare la convinzione...non fermarti a discutere col nemico: cadresti nei suoi lacci , impantanato nella melma!
Corri subito da Lui: gridagli la tua debolezza... e la tua illimitata fiducia in Lui:
Tu sei “mia roccia, mia fortezza, mio liberatore, mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo; mio scudo e baluardo, mia potente salvezza” (Salmo 17)
c) E’ Lui il nocchiero, che ti guida nella procella: Lascia a lui il timone... Non tentare di strapparglielo di mano, proprio nelle situazioni più difficili e burrascose:
“Perchè siete così paurosi? Non avete ancora fede?”(Mc.4,40).
d) E’ Lui il “Maestro”, che fa risonare dentro di te la sua Parola illuminante : Perchè non gli presti attenzione?...Sei immerso in mille problemi e non hai tempo di ascoltare Lui, che è eterna. C’è sempre rumore dentro di te. Ragioni troppo...
Il tuo atteggiamento abituale deve essere il silenzio, fonte e segno di autentica “piccolezza”: nel silenzio troverai tutto, perchè troverai Dio!
Non riuscirai a metterti in contatto con Lui, nè potrai ascoltare voce , se non farai tacere tutte le altre voci: sforzi psichici e mentali, preoccupazioni,ansietà,tensioni interiori. Non fanno che mettersi in mezzo e distorcere la sua voce.
e) E’ Lui l’Orante : è il suo “Spirito che prega in noi:
Con gemiti inesprimibili, perché noi non sappiamo neppure cosa dobbiamo domandare (Rom.8,26).
Non affligerti se non riesci a pregare come vorresti: non conta tanto ciò che tu riesci a dire o a sentire , ma ciò che lasci dire allo Spìrito :
E’ Dio, che scruta i cuori, sa quali sono le intenzioni dello Spirito, che prega per i credenti come Dio vuole ( Rom. 8,27).
E’proprio qui,nella preghiera,che hai bisogno maggior mente di silenzio. Attento a un pericolo sempre in agguato: la ricerca del fervore e delle consolazioni sensibili,che serve solo a “spegnere lo spirito”
·    Quando preghi “togliti i sandali” come Mosè (Es.3,5): Presentati a Dio povero, spoglio,bisognoso di tutto. Non correre avanti a Lui! “Fermati!” Non volere essere sempre tu a cominciare’ Aspetta Lui.
f) E’ Lui il divino “Architetto”, che, momento per momento costruisce la tua vita, secondo il suo progetto.
·    Non tormentarti, quando ti affatichi tanto... senza concludere nulla.
·    Non agitarti, come se il mondo poggiasse sulle tue spalle, come se il bene dipendesse tutto dal tu movimento o dal tuo “saper fare”:
Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode. (Salmo 126 )
Attento, fratello: il tuo attivismo frenetico ed inquieto serve solo a distruggere...o a costruire qualche muretto fragile...o fuori posto...ma non una sola particella del suo meraviglioso progetto.
·    Non sognare di riuscire a fare tante cose. Non pretendere di fare tutte le attivita possibili. Poco ti chiede il Signore, purche sia tutto quello che Lui vuole...Il resto deve farlo Lui.
·    Tu, invece, ti affanni troppo...ti affatichi assai mentre
Una sola è la cosa di cui c’è bisogno (Lc.10,41)
Rimani a lungo con Lui . . .segui ogni suo cenno. Con Lui costruirai assai meglio e assai di più!
g) E’ Lui il “Medico” celeste, che
E’ stato mandato per curare chi ha il cuore spezzato (Isaia 61,1)
Perche ti abbatti tanto, quando ti vedi ricoperto di piaghe ? Abbi fiducia in Lui:
Dalle sue piaghe siete stati guariti (I Pt.2,25)
* Non illuderti di potere “guarire” dai tuoi difetti con la forza della tua volonta e dei tuoi propositi.  Non confidare nelle tue forze: cadresti di più. Ricorri a Lui: “O Signore, Tu solo puoi guarirmi”! E, dopo ogni caduta, ricomincia sempre con la stessa ostinata fiducia!
h) E’ Lui “l’immagine del Dio invisibile, il sacramento del padre” che ti ama con immenso amore; ti ama con amore “gratuito”, senza alcun tuo merito; ti ama non per quello che tu sei, ne per quello tu hai, ma per quello che Lui è: Amore indefettibile, che trabocca da ogni parte, che sorpassa ogni misura...
·    esagerato più di qualsiasi mamma (Isaia,49,15): “Si dimentica forse una mamma del suo bambino? ... anche se fosse, Io non ti dimenticherò mai”.
·    premuroso, più di ogni papa (Lc. 11, 5) : “Quale padre, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe?... Quanto più il Padre vostro celeste...”
Amore che perdona, obbligandoci a fare nostra la gioia che prova Lui nel perdonarci.
Ti ama, anche quando tutti ti odiano o ticondannno, anche quando tu stesso ti fai ribrezzo: anche se tutti fossero contro di te, Dio e sempre dalla tua parte , sempre pronto a scusarti, ad abbracciarti, ainfonderti coraggio.
Allora , perche temi?...Di che hai paura?...
Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Dio non ha risparmiato il proprio figlio, come potrebbe non darci ogni cosa insieme a Lui. (Rom.8,31).
Il timore (o la paura) e contro l’amore, e mancanza di fede nell”Amore:
Chi vive nell’amore non ha paura... perché chi teme non è perfetto nell’amore. (IGv.4.18.)
Per questo Gesù non cessa di ripeterci:
Non temete... Io sono con voi... perché temete, gente di poca fede... non preoccupatevi.
Nessun timore, perciò, per nessun motivo! (Rom.8,38)
...Niente e nessuno ci potrà strappare dall’amore di Dio.



IX - L’AMORE TUTTO CREDE, TUTTO SPERA
1. Tutto puoi e devi sperare da Lui, anche ciò che ti appare umanamente impossibile: anche quella virtù eroica... quella forza straordinaria... Non temere di essere troppo audace o di pretendere troppo da Dio.
·    E’ Lui che te lo assicura:
Qualunque cosa domanderete nel mio nome, Io la farò. (Gv.14,13)
Tutto quello che domandate nella preghiera abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato (Mc.11,24)
·    E’ la fede in Lui che lo esige. Lui e il Dio dell’impossibile:
Nulla è impossibile a Dio (Lc.1,37).
Impossibile presso gli uomini ma non presso Dio, perché tutto è possibile presso Dio (Mc.10,27)
Sembra quasi che la sua più grande gloria sia di procurare ai suoi figli “ciò che è impossibile all’uomo”.

2. Ma questa sua onnipotenza benefica e legata alla tua fede: “...se tu puoi fare qualcosa, abbi pietà di noi!” e Gesù: “Tutto è possibile per chi ha fede” (Mc. 9,22) e “niente vi sarà impossibile” (Mt. 17,21) (di ciò che giova al vostro vero bene).
A questa fede autentica vuole condurti la piccolezza evangelica: Credere nell’impossibile, proprio come i bambini, che guardano al Padre si fidano di Lui, sempre e in tutto. E’ solo dei piccoli credere nell’impossibile, volere le cose impossibili.

3. Se hai davvero fede, devi affidare a Lui, con serena fiducia, tutte le cose della tua vita anche i casi più disperati ,i problemi più complicati ,gli ostacoli più insormontabili, gli errori e le perdite più irreparabili.
Se gli fai  il credito tutto devi consegnare nelle sue mani, “ad occhi chiusi”, senza temere di umiliare l’intelligenza , la quale sa bene quanto sia conveniente affidare questa vita(tanto difficile)a Colui che è , , infinita: “scio cui crediti”, “so a chi ho creduto” (II Tm.1)
“I bambini non hanno niente di proprio . . . tutto è dei loro genitori...e tuo Padre sa sempre molto bene come amministra il patrimonio!”
·    Se hai davvero fede, deve scomparire ogni sorta di agitazione e di inquietudine in qualsiasi circostanza ti trovi:
Quando preghi                                   non snervarti.
Quando lavori                        non assillarti.
Quando hai dei problemi       non scervellarti.
Quando sbagli                                   non tormentarti
Quando cadi (o ricadi)          non scoraggiarti
Quando tutto ti và male         non avvilirti
Quando ti senti perduto         non disperarti.
“Noi abbiamo creduto all’Amore... “ (I Gv.4,16)
Credilo sempre, anche quando sei sicuro che stai per affondare e che non c’è più niente da fare...
“sperando contro ogni speranza, come Abramo, il quale ebbe fede e non dubito minimamente”
·    E prega...insisti nella preghiera ostinatamente specialmente quando la tua anima è immersa nelle tenebre più fitte...e il cielo ti appare chiuso e il Signore lontano.
Proprio quelli sono i momenti più preziose fecondi , che ti fanno progredire (quasi senza accorgerti) nella pace e nell’amore.
·    Se hai davvero fede (la fede dei “piccoli”) non de mai acconsentire al dubbio che si presenta spesso a tuo spirito.
Che fede è la tua, se osi dubitare dell’aiuto di Dio, nei momenti più bui o nell’ora della tempesta?
“Uomo di poca ,fede, perchè hai dubitato?” (Mt.14,3)
Il dubbio raffredda la fede e blocca l’onnipotenza di Dio, perché ti fa guardare a te stesso, anziché alla tua incapacità e debolezza, piuttosto che alla sua infinita potenza. Come puoi lasciarti turbare dal dubbio, dopo tante fermazioni cosi rassicuranti fatte dal Maestro?
In verità vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma, anche se direte a questo monte: “levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà”.
·    Quante cose tu gli fai fallire, nonostante la sua onnipotenza!
Ai discepoli che gli domandarono: “perché noi non abbiamo potuto scacciarlo questo spirito immondo?” Gesù rispose: “per la vostra poca fede”. (Mt.17,19)
·    Al contrario, quante cose gli faresti realizzare nella tua vita, se mettessi la tua debolezza dentro la sua onnipotenza!
Questa è appunto “piccolezza evangelica”: la debolezza dell’uomo dentro l’onnipotenza di Dio.
·    Chiedilo sempre il dono della fede, ma della fede autentica, senza la quale “è impossibile piacere a Dio” (Eb.11,6):
Credo Signore, aiutami nella mia poca fede. (Mc. 9,24)
Signore, aumenta la nostra fede! (Lc. 17,5)


FEDE IN DIO... O FEDE IN NOI STESSI?

Quante contraddizioni nella tua fede di cristiano adulto!
1°‑ Come puoi dire di avere fede in Dio, se confidi tanto in te stesso e nelle tue forze? “Chi crede in me compie le opere che io compio” dice il signore: in Lui perciò devi credere e confidare, non nei tuoi propositi, nei tuoi facili entusiasmi o nei slanci mistici . Ma, perche possa confidare pienamente in Lui, devi giungere a diffidare totalmente di te stesso:
“Questa è la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo, davanti a Dio. Non però che da noi stessi siamo capaci di pensare qualcosa come proveniente da noi, ma la nostra capacità viene da Dio.” (II Cor. 3,5)

2° - Più aumenta e più si scopre che DIO e Tutto e che tutto viene da Lui: da Lui viene ogni forza, ogni capacita, ogni saggezza, non dai tuoi ragionamenti o dalle tue tensioni.
·    Se ti scervelli per voler risolvere tutto, per “vederci chiaro” in tutto, e segno che hai più fede in te che in Dio, più nella tua avvedutezza, che nella sua Sapienza e Provvidenza. Ricordalo:
 “La vostra ,fede non è fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio” (I Cor. 2,5)
·    Se ti affanni senza fine per arrivare a tutto, trascurando i mezzi soprannaturali e la stessa salute fisica, dimostri di avere “poca fede” in Dio: conti più sul tuo efficientismo, che sulla efficacia della sua Grazia, dimenticando che
“Né chi pianta e ne chi irriga è qualcosa, ma Dio che fa crescere” (I Cor.3,7).
·    Se ti inebri e ti esalti quando ti senti inondato di luce e di calore interiore, mentre ti amareggi e ti deprimi quando ti vedi immerso nelle tenebre e nelle aridità, e chiaro che riponi la tua fiducia e la tua sicurezza più nelle emozioni mutevoli e illusorie della tua psiche, che nella forza inesauribile dello spirito.
No, il fervore o le consolazioni interiori, (anche quando vengono da Dio) non sono segno di maggiore fede, ne garanzia di reale progresso: non aggrapparti ad esse, quando ce l’hai; non inseguirle, quando si allontanano.

3° ‑ Comprendi bene che, per avere una fede così pura in Dio, senza inquinamenti, senza ombra di se, bisogna vivere nello spirito della piccolezza evangelica che ne è causa ed effetto insieme: non potrai avere una fede grande, se non ti fai “piccolo”. Parimenti, più la fede cresce più ti rende “piccolo”:
“piccolo” che non si fida mai di sè, che non può contare sulle proprie forze, ma si aspetta tutto da Lui.
“piccolo” che non fa mai nulla senza ricorrere a Lui, che non sa lottare, che non sa neppure pregare.
“piccolo” che non sa giudicare, non sa decidere nulla, non sa concludere nulla, senza di Lui: “Senza di Me non potete far nulla”.
Nulla, capisci?...
La tua parola è nulla, se non la pronunzia Lui.
La tua azione è sterile, se non la dirige Lui.
La tua preghiera è imperfetta, se non la ispira Lui.
Nulla hanno “i piccoli” su cui appoggiarsi: sono poveri ,fragili, spogli. Da Dio ricevono tutto. In Lui fanno tutto...e Lui fa tutto in essi.
Incamminati decisamente per la via della piccolezza, che può rinnovare e potenziare la tua vita spirituale. Fatti “picolo”!
Ma “piccolo” profondamente, non in superficie, ne per posa: non ci si può contentare di parole o di atteggiamenti infantili, continuando a vivere di sè, a fidarsi di sè, ad appoggiarsi alle proprie forze.
“Piccolo” sempre, non a sbalzi o ad intervalli. A nulla ti gioverebbe la “piccolezza”, se, proprio nei momenti di maggiore pericolo e oscurità, volessi camminare con i tuoi piedi o difenderti con le tue mani. Arrenditi a Dio, senza resistenze. Si arrendano a Lui tutti i tuoi domini interiori: pensieri, sentimenti, attaccamenti (anche santi), affanni e tormenti di ogni genere... Cedigli tutto di te, senza riprenderti nulla. Lasciati possedere da Lui ! Lasciati “gestire” da Lui ! ...

4° ‑ Il giorno in cui, dopo tante esperienze salutari di fallimenti e di debolezze, giungerai alla convinzione radicale che in te non c’è nulla di tuo di cui possa vantarti...e che puoi contare solo e sempre su Dio, allora possederai tutta la carica travolgente della Fede . . . e vedrai nella tua “piccola” vita meraviglie inimmaginabili: “mirabilia Dei” (le meraviglie di Dio)!
“Questa è la vittoria che vince il mondo: la nostra fede” (Gv.5,4).
Proprio così: Non c’è al mondo (e non potrà mai esserci ) una potenza così grande come la fede “allo stato puro’, quale e vissuta dai “piccoli”.
E’ la potenza stessa di Dio, che sceglie come suo trono la “piccolezza”:
“Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente...” (Lc. 1,49)
“perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc. 1,48)
Peccato davvero che il nostro orgoglio di persone “grandi” la svuoti del suo contenuto essenziale, rendendola inefficace e improduttiva:
“Ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore” (Lc. 1,51)



XI - ANNIENTAMENTO...O ELEVAZIONE DELL’ IO ?
Questa continua insistenza sul “nulla” dell’uomo e sulla totale dipendenza da Dio, che e il Tutto, potrebbe apparire come un attentato alla persona, una squalifica dell’uomo e dei valori umani.
No, non temere ! Non si tratta di scegliere tra due opposti: Dio o l’io; ne di abbattere l’io per i il trionfo di Dio. Si tratta, piuttosto, di esaltare l’io, immergendolo in Dio: Dio e l’uomo non si pongono in opposizione o in antitesi, ma in comunione: L’uomo in Dio e Dio nell ‘uomo.
Ecco la sintesi stupenda!
E’ Dio che fa tutto... ma con l’ uomo e nel l’uomo.
Dio e l’uomo camminano insieme, in una “nuova ed eterna alleanza”, dove l’uomo ha tutto da guadagnare... dove Dio si annienta, (!!!) per innalzare l’uomo (Fil. 2,7).

2° ‑ Quando tu “rinneghi te stesso” (Mc.8,34), viene “mortificata” solo la parte deteriore dell’io, (che è degradazione dell’uomo), mentre il tuo vero io viene elevato allo stesso livello umano‑divino del Cristo.
La pianta che viene innestaata non ci perde, ma ci guadagna.
Infinitamente di più ci guadagni tu, quando sul vecchio tronco del tuo io (reso selvatico e inumano dal peccato) viene innestato il Cristo, “l’Uomo nuovo” per eccellenza.
“Dovete deporre l’uomo vecchio, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici... e rivestire l’uomo nuovo, creato simile a Dio” (Ef.4,22)
C’e un’affermazione davvero illuminante del Concilio:
“Chiunque segue Cristo, l’Uomo perfetto, si fa lui pure più uomo” (G.S. 41,a)
Molto brillante anche D. Giovanni Rossi:
“Il Cristianesimo è l’umanesimo all’infinito”.
Piccolo uomo, più grande di cosi?...
·    Più ti farai “piccolo” (appoggiandoti solo in Dio vivente e operante in te)
·           e più si svilupperanno e diverranno feconde le tue incalcolabili risorse umane.



XI - P O T E N Z A e DEBOLEZZA DEI PICCOLI

“Tutte cose belle...ma sono pura teoria. La realtà è ben altra cosa: tanti buoni propositi s’infrangono continuamente contro la violenza delle tentazioni (da una parte) e la fragilità della volontà umana (dall’altra)!”
Così dicono tanti...
Cosi avrai, forse, pensato anche tu.
No! Non e possibile che la fede dei piccoli crolli o “giri a vuoto...” neppure quando essi sperimentano la propria assoluta impotenza... anzi, proprio allora essa esplode più sicura e più efficace.
E ‘ questo uno dei tanti miracoli della “piccolezza evangelica”: “riciclare” tutto... anche i1 peccato, trasformandolo in materiale “prezioso”, che fa crescere enormemente la fede, l’umiltà e tutte le altre virtù. L’esperienza della propria debolezza, infatti, non fa altro che accrescere il senso del proprio nulla e far “guardare” sempre più a Dio e sempre meno a se stessi.
·    Essi amano contemplare la sua Bellezza, più che analizzare la propri a debolezza;
·    gioire della sua Perfezione, anziché affligersi per le proprie imperfezioni:
“Guardate a Lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti” (Salmo 33,6)
Questo è l’atteggiamento abituale dei “piccoli” e son sempre “raggianti” di luce e di gioia!

2° ‑ Un segno inconfondibile del progresso nella “piccolezza evangelica” e, appunto, l’accettazione serena e gioiosa della propria miseria e dei propri limiti: perchè rattristarsi di non essere santi? O di non riuscire ad andare avanti?...
Sono sempre contenti “i piccoli”:
contenti di essere talmente piccoli da avere maggiore bisogno di stare tra le braccia del Padre e maggiore “diritto” alle sue amorevoli cure.
L’abisso della loro miseria attira in essi l’abisso della divina Misericordia:
“Egli mi ha risposto: la mia potenza si manifesta proprio quando uno è debole... E’ per questo che io mi vanto volentieri della mia debolezza, perché agisca in me la potenza di Cristo” (II Cor.12,9)
Com’è dolce e salutare sentirsi “poveri”, “deboli”, i più poveri, i più deboli... bisognosi di interventi continui... sospesi nel vuoto... e attratti verso l’abisso, veder crollare tutti i punti di appoggio su cui si confidava tanto... e proprio in quei terribili momenti sentirsi sicuri di Dio, sostenuti solo dalle sue braccia!
E’ questo il grande “segreto”, l’unico “segreto” dei piccoli: Dio, il suo Amore immenso, gratuito, misericordioso!

3° ‑ Ma questa sicurezza incrollabile fondata su Dio è possibile solo nella misura del l’umile e prudente insicurezza di se, che (bada bene) non deprime l’animo, ma lo rende più attento, vigile, discreto:
“Colui che si sente sicuro di stare in piedi guardi di non cadere” (ICor.10,l2)
Più si progredisce nella perfezione e più si e portati a non confidare nelle proprie forze.
I piccoli conoscono bene (anche per esperienza propria) la verità dell‘affermazione del Maestro: “senza di me non potete far nulla”.
Il momento in cui il tuo progresso (più illusorio che reale) ti rendesse più sicuro di te, verrebbe meno l’aiuto di Dio... e scivoleresti di nuovo giù, in un’altalena senza fine.
Ma “i piccoli” accettano serenamente questi frequenti “alti e bassi”... pronti a ricominciare sempre, con la stessa gioiosa fiducia .
Più aumenta la sfiducia in se stessi e più si fa sicura e irremovibile la fiducia in Dio, che, in definitiva, si traduce in fiducia nell’uomo che vive in Dio
Non temano i tenaci cultori dell‘uomo: nessuno può infondere tanta fiducia nell’uomo quanto la parola di Dio, che giunge addirittura ad attribuire all’uomo l’onnipotenza stessa di Dio: “tutto posso in colui che mi dà forza”.
La spiritualita della piccolezza non intende, sva­lutare l’uomo in se stesso (che è “inmagine” e capolavoro “di Dio”), ma “l’uomo vecchio”, che vive staccato dalla Sorgente del suo essere del suo “volere” e del suo “operare”.

4° ‑ Quanta serenità infonde questa spiritualità agli “smarriti di cuore”!
·    Tu che ti senti fallito, inutile a tutto... e ti accorgi di andare sempre più indietro...
·    Tu che non riesci a liberarti dai tuoi difetti e cadi...e ricadi...e sei tentato di “arrenderti”.. vieni: la “piccolezza evangelica” è fatta per te: vedrai cosa sa fare Dio con i “rifiuti”!
·    Ma, io sono troppo indegno...e pieno di miserie... Tanto meglio: nulla ti può aiutare tanto a di ventare “piccolo” quanto il vederti così imperfetto, sempre con gli stessi difetti. E’ per questo che il Signore li permette, nonostante gli sforzi che fai per liberartene: Egli vuole svuotarti di te, del tuo imbattibile orgoglio e si serve proprio delle tue cadute per vibrare i colpi decisivi. Così cresce la tua umiltà, che è la radice del vero amore e della autentica “piccolezza”.

5° - Non scoraggiarti perciò per le tue “debolezze”. Sarebbe peggio: il tuo “vecchio io” crescerebbe più insidioso che mai . Offrile, invece, al signore, volta per volta, lieto di essere “l’ultimo” dei suoi... e di trovare nella tua incorrispondenza un motivo maggiore per alimentare la sfiducia in te stesso e per meritare il disprezzo degli altri. In tal modo andrà sempre più crescendo la consapevolezza della tua indegnità, la quale, a sua volta, attirerà ancora di più “la potenza di Dio” in te! Oh, colmo delle “meraviglie”:
“Quando sono debole è allora che sono forte!” (IICor.12,10)
E di uno “straccio” d’uomo l’Onnipotente fa un capolavoro d’amore!



XIII - LA STRATEGIA DI DIO
1° ‑ Dalla S. Scrittura, e dalla storia della Chiesa, risulta, in maniera evidente, che Dio, per compiere le sue opere più grandi, si serve dei “piccoli”.
Quello che abbiamo esposto fin qui potrebbe bastare a farci comprendere i motivi di questa strategia divina:
·    Soltanto nei “piccoli” lo Spirito Santo puo operare liberamente, per realizzare i disegni del Padre. Solo essi, infatti, sono docili e disponibili a lasciarsi condurre dove vuole il Signore, senza intralciare mai i suoi piani, per seguire ‘‘vie proprie”.
·    Solo a coloro che si fanno veramente “piccoli” (come Maria di Nazareth) Egli puo affidare i suoi doni più preziosi, i suoi progetti più importanti, le sue “armi più sofisticate” . I “grandi” gli guasterebbero tutto, perchù vogliono appoggiare ogni cosa ai sostegni fragilissimi del “vecchio io”.
·    Solo “i piccoli” sono capaci di fede autentica, di speranza illimitata, di donazione totale.
·    Solo “i piccoli” non corrono il pericolo di attrbuire a se il merito del bene che va compiendo in loro il Signore, di cui si sentono “inutili” strumenti.

2° ‑ Ascolta cosa dice Dio:
a) Nell’Antico Testamento:
“Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari per ridurre al silenzio nemici e ribelli” (Salmo 8,2)
“L’arco dei forti s’è spezzato, ma i deboli sono rivestiti di vigore”. (I Sam.2)
     e ancora:
“Il piccolo diventerà un migliaio, il minimo un immenso popolo” (Isaia 60,22)
b) Nel Nuovo Testamento:
“Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio” (I Cor.1,27)

3° - Ascolta cosa ha fatto: l’Antico e il Nuovo testamento sono pieni di episodi, che, nella “debolezza” degli uomini e nella “stoltezza” dei mezzi usati, fanno risplendere più luminosa la potenza della misericordia:
·    Dio sceglie il piccolo pastorello David, per vincere il gigante Golia (I Sam.17)... la debole Giuditta, per tagliare la testa al terribile Oloferne e mettere in fuga il suo esercito... Gedeone con i suoi 300 uomini contro i 135000 Madianiti:
“...come salverò israele? Ecco, la  mia famiglia è la più povera di Manasse e io sono il più piccolo nella casa di mio padre - ed il Signore - Io sarò con te e tu sconfiggerai i madianiti come se fossero un uomo solo” (Giudici 6)
·    Nel Nuovo Testamento questa strategia della “piccolezza” ha raggiunto il vertice più sublime: Dio vuole realizzare l’opera più grandiosa e rivoluzionaria di tutta la storia umana... e ricorre alle creature più incapaci, incolte e “inadatte”, gli “ultimi” della società.
Tra queste, una Donna (la più povera, la più umile, l’emblema della “piccolezza” viene scelta ed elevata alla dignità incomparabile di “Madre di Dio, Collaboratrice e compagna singolare del Redentore!”
 “la piccola Serva del Signore” viene incoronata Regina degli Angeli e dei Santi! (di questa Madre e Regina dei “piccoli” si parlerà in un altro volumetto).
·    Un solo accenno, infine, alle opere sorprendenti che sono state realizzate, nel corso dei secoli, dalle creature più “piccole, ignobili e disprezzate” di tutta la storia della Chiesa.

4° ‑ Questa spiritualità della “piccolezza” non vuole certamente svalutare le doti e le capacita naturali, che Dio elargisce con tanta prodigalita . Senza dubbio, non e indifferente possedere, o meno, l’ardore di Paolo o l’intelligenza di Agostino. Ma quello che più conta, per Dio, non è tanto il numero dei “talenti“ ricevuti, quanto la piena corrisponden­za e docilità ai doni e all’azione dello Spirito.
Ora, secondo quanto detto avanti, e praticamente impossibile una totale corrispondenza e docilità, senza la “piccolezza evangelica”. In questo terreno vergine qualsiasi dono (naturale o soprannaturale) porta il massimo rendi mento:
“anche i più piccoli alberelli producono molto frutto , perché è Dio che li fa crescere” (I Cor.3,7).
Nei “piccoli” tutto e secondo Dio ogni particolare (anche il più piccolo) combacia coi suoi di segni... ogni movimento e come sincronizzato col suo Volere.
Così che la potenza della Grazia può scorrere senza alcun ostacolo nella loro anima e impregnare tutta la loro vita e la loro attività.
E’ davvero Dio che opera in essi!
Le pagine più belle Egli le scrive nella vita dei suoi “piccoli”, che hanno liberato il proprio “io” da tutte le incrostazioni dell’orgoglio.
·    Fuori della “piccolezza evangelica”, al contrario, anche le doti più brillanti, inquinate dalla superbia possono diventare fonti di rovine incalcolabili... allontanando la benedizione di Dio che non potrà mai collaborare con la stoltezza umana:
“Distruggerò la sapienza dei sapienti e annullerò l’intelligenza degli intelligenti” (ICor.1,18) e (Isaia 29,14)



XIV - ATTUALITA’ DELLA PICCOLEZZA EVANGELICA
1° - L’epoca in cui la “piccolezza evangelica appare particolarmente di attualità è proprio la nostra: l’epoca del duemila, caratterizzata da orgogliosa autosufficienza e, nello stesso tempo, da un’angosciosa crisi di speranza: l’umanità sembra schiaccata dal peso della sua stessa grandezza.
Solo la “piccolezza evangelica” potrà liberarla da questi mali sempre crescenti...e infonderle quella fede semplice e umile, che potrà rilanciar­la verso più sicure conquiste: quelle dell’amore.

2° ‑ Nel corso dei secoli lo Spirito Santo ha suscitato nella Chiesa dei movimenti spirituali che hanno messo in risalto ora l’uno ora l’altro aspetto del Cristianesimo, (come la povertà esaltata dal Francescanesimo).
Nel nostro tempo sta suscitando tanti validissimi movimenti, che, tra gli altri meriti, hanno quello di mettere in maggiore risalto l’aspetto comunitario Cristianesimo.
·    Si nota oggi, un po’ dovunque, una straordinaria fioritura di comunità e di gruppi. Tuttavia, non sempre al moltiplicarsi delle comunità corrisponde una crescita di comunione.
·    Si parla tanto di “comunione”, sì, è vero; ma, non sempre alle parole corrispondono i fatti. Ci si dimentica facilmente, nei nostri rapporti con gli altri, che e il Modello della nostra comunione è stessa:
“Come tu, padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv.17,21)
Siamo sinceramente decisi a costruire le nostre comunità su questo modello?...
Siamo disposti a pagarne il costo, ognuno con la propria quota di rinunce e di umiliazioni?
Com’è facile illudersi di volere la comunione, mentre (nella realtà non facciamo che sgretolarla con le nostre interminabili controversie... con continue critiche e lamentele contro tutto e contro tutti... e intanto continuiamo a scaricare sugli altri la colpa della mancanza di unità.
No!...
-   gli orgogliosi, (smaniosi di primeggiare)
-   i supercritici (che hanno sempre da ridire)
-   i superbi (sempre pronti ad esaltare se stessi)
-   i presuntuosi (che credono di avere sempre ragione)
-   gli ambiziosi (che cercano il proprio successo)
non fanno altro che lacerare la comunione, anche se sono convinti di esserne i principali artefici.
Un po’ tutti ne siamo infetti, a livello individuale e, soprattutto, a livello comunitario: siamo portati (forse senza accorgerci) ad ingrandire gli aspetti positivi del nostro gruppo mentre negli altri gruppi vediamo soprattutto i limiti e i difetti.
E’ sempre in agguato, tra le nostre comunità, il rischio di creare tanti anelli staccati...incapaci di unirsi in unica catena.
Altro che “Comunità Trinitaria”... “Tutti Uno”! Così ci vuole il Signore (Gal. 3,28).
Tutti impegnati ostinatamente fare comunione non solo con i membri dello stesso gruppo, ma con tutte le altre comunità, di qualsiasi appartenenza: più si è diversi e più ci si arricchisce.
3° - Soltanto “piccoli” sono capaci di creare comunione in qualsiasi ambiente, di essere “abili tessitori di riconciliazione”, perchè solo essi ne posseggono tutti gli “ingredienti”:
-   Umiltà,
-   senso vivo del proprio “nulla”,
-   distacco di se,
-   rispetto e stima degli altri,
-   benevolenza, comprensione,
-   tolleranza,
-   capacita di adattamento e di collaborazione,
-   amore al dialogo...
I “piccoli” sono gli uomini del dialogo autentico, che ci dispone, non tanto a donare, quanto a ricevere: suggerimenti, critiche, ammonimenti, consigli...
Tutto si può dire ai “piccoli”: Tutto essi accettano e valorizzano. Si sentono talmente “piccoli” e “poveri”, che credono di arricchirsi sempre più stando con gli altri e ascoltandoli. Sono sempre modesti e discreti, mai assolutisti; non si impuntano, non si ostinano; non pretendono di avere ragione, anzi sono sempre pronti a dare ragione agli altri; perché sanno che in ogni errore può esserci una briciola di verità, che va accolta con tanta apertura e umiltà.
Tutto si può ottenere dai “piccoli”:
Essi sono sempre pronti
-   a “porgere l’altra guancia”,
-   a “cedere il mantello a chi vuol togliere loro la tunica” (Mt.5,39‑42)...
-   a “dire bene di coloro che parlano male di loro”
-   e “a far loro del bene’’...
-   a “salutare coloro che non li salutano”...
-   a “non giudicare, non condannare” (Lc.6,27)
Soltanto chi si fa “piccolo” è disposto
-   a cedere, anche quando ha ragione...
-   ad amare e salutare per primo,
-   a fare il primo passo per rompere il ghiaccio e ristabilire la concordia...
-   a raddoppiare la sua generosità e disponibilità verso coloro che meriterebbero rifiuti... (“...e se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due” (Mt.5,41)
-   in una parola, a fare più di quello che tocca a lui...
Egli si considera sempre “l’ultimo”, “il servo di tutti”... “chi è il più grande tra voi , diventi come il più piccolo”(Lc.22,26).
Solo a questo prezzo si costruisce la comunione.

4° ‑ Questa e l’ora della “piccolezza evangelica”: sono molti coloro che ne avvertono l’esigenza. In un mondo che appare irreparabilmente sommerso dal dilagare di tanta violenza e corruzione, il Signore vuole servirsi dei suoi “piccoli” per costruire la “nuova” umanità, fondata sulla “civiltà dell’amore e dell’unità”.
Alla immane sfida delle potenze infernali (mai così astutamente organizzata), Dio risponde con un esercito invisibile di “piccoli” che, con la loro umiltà e docilità attirano l’Onnipotenza divina sulla loro povera attività umana.
Ce ne sono tanti oggi... in ogni movimento o comunità, anche se sconosciuti agli altri e a se stessi. (Ma satana li sa riconoscere... e li teme... e li ostacola sempre più...).
Urge formare tutte le anime generose a questa spiritualità... e persuaderle a non abbandonarla (anzi a progredire in essa), nonostante le lotte crescenti e insuccessi (apparenti).

5° ‑ La “piccola serva del Signore” sarà la loro invisibile “Condottiera”, l’Educatrice e il Modello della loro “piccolezza”.
La loro forza sarà la loro “piccolezza”: la sola che può piegare la durezza dei cuori. Anche l’impossibile diventa realizzabile per chi si fà veramente “piccolo”, “il più piccolo”, come Lui.
Anche la comunione più difficile può divenire una affascinante realtà:
“il lupo dimorerà insieme con l’agnello... il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà” (Is.11,7)
Ecco la vera comunità: “lupi” e “agnelli”, “vitelli” e “leoncelli”... uomini diversi in tutto; che    “dimorano” e “pascolano insieme”, per la forza coagulante dei “piccoli”.
Utopìa?...
Sublime utopìa!... L’utopìa divina: la sola che può diventare realtà!
E la storia lo dimostra:
Basterà un “bambino” come Francesco d’Assisi, Caterina da Siena, Don Bosco, Don Orione, S. Teresa di G.B.... o Madre Teresa di Calcutta, a operare questo “impossibile” miracolo, con la sola forza della fede, dell’umiltà e della mitezza, propria dei “piccoli”.

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N.B.: Questi nomi sono stati citati non perchè sono più grandi degli altri, ma perchè sono tra i più conosciuti.

XV - TRIONFALISMO?... 0 TRIONFO DELL’AMORE?...
Nessun pericolo di esaltazione o di “trionfalismo” in tutto questo: Il Signore suole realizzare, nella sua Chiesa,    “grandi cose” per mezzo dei “piccoli”, lasciandoli molto spesso nell’ombra, nascondendoli al loro stesso spirito.
Chi è veramente “piccolo” si sente tanto lontano dalla “piccolezza evangelica”, pur desiderandola come il massimo dei beni.
Più evidente è il bene che egli vede fiorire attor­no a sè, più si sente spinto a darne a Dio la gloria: “Chi si vanta si vanti nel Signore” (ICor.1,31). (La traduzione ecumenica è più chiara: “Chi vuole vantarsi si vanti per quello che ha fatto il Signore”).
Un esempio (fra i tanti):
·    Don Guanella: “A Dio è bastata una mascella d’asino per sterminare un esercito di filistei. Con un asino intero, come me, quante cose belle e grandi saprà compiere”.
·    Padre Pio: “Non sono io che faccio i miracoli. Io non sono altro che un maccarone senza sugo.
Altro che trionfalismo !
Più vedono compiersi “grandi cose” nella loro vita, più i “piccoli” si sentono schiacciati dalla propria incorrispondenza, che appare loro tanto più detestabile e mostruosa, quanto più grandi sono i doni di cui sono rivestiti:
“Di lui io mi vanterò” Di me stesso invece non mi vanterò, fuorchè delle mie debolezze” (IICor.12,5)
Sempre più abissale ed incolmabile appare ad essi la sproporzione tra tutto quello che hanno ricevuto e quel poco che, tra mille imperfezioni e ritardi, riescono a donare.
Il bene che vedono realizzarsi per loro mezzo serve così a farli sprofondare maggiormente nella consapevolezza del proprio nulla e ad accrescere la loro stima e il loro apprezzamento verso gli altri:
“Ognuno consideri gli altri superiori a se stesso” (Fil.2,3)
Di questi “piccoli,” hanno bisogno le nostre comunità: non dei piccoli che bramano essere stimati come tali, ma dei “piccoli” che desiderano scomparire, perchè nella comunità regni l’amore e l’armonia più perfetta.
A costoro gioverà, più di tutti, questo programma: li stimolerà a tendere fino alla vette della “piccolezza” e ad accettare con amore le umiliazioni e persecuzioni che satana scatena contro i suoi più temibili nemici.
Ma potrà giovare anche a tutti gli altri, purché abbiano la volontà di “convertirsi al Vangelo”:
·    ai deboli, ai pusillanimi, agli sfiduciati infonderà slancio, audacia, serenità, fiducia...
·    agli spiriti forti e maggiormente dotati ispirerà umiltà, mitezza, docilità...
·    a tutti darà fortezza, entusiasmo, gioia, ottimismo.
Tutti vi troveranno qualcosa che li aiuterà ad “andare avanti”: dotti e ignoranti, principianti e proficienti, Sacerdoti e laici...



E ORA... COSA DECIDI?...
La lettura di queste pagine ti avrà convinto, più di prima, di quanto sia necessaria la  “piccolezza evangelica” per la propria santificazione e per la formazione di comunità cristiane autentiche.
E ora?... Cosa pensi di fare?...
C’è il pericolo che la tua ammirazione si fermi al livello emotivo, mentre tutto ciò che viene dallo Spirito deve diventare vita:
“Siate di quelli che mettono in pratica la parola, e non soltanto ascoltatori, illudendo voi stessi” (Gc.1,22)
No, questo libretto non è una lettura edificante:
E’ una proposta d’amore, che devi accettare. E’ un programma di vita, che devi praticare. Non basta entusiasmarsi per questa spiritualità: devi impegnarti, con tutta la tua risolutezza, a vi­verla in pienezza. E’ la fede che lo esige...
E’ il Signore che te lo propone, con parole inequivocabili: “se non diventerete... non entrerete...”
Non puoi dirgli: “sì, ma... senza impegno” (come spesso diciamo). Lui non ha fatto così; si è impegnato per te, fino allo spasimo. Tu stesso ti impegni sino in fondo per certe cose...
Sì, è vero, ma... è difficile praticarla.
Hai ragione: è veramente difficile, come l’amore, come ogni cosa che vale.
Ma vale la pena buttarvisi dentro, se questa spiritualità è capace di rivitalizzare anche i “rifiuti”.
“Non temere”: la forza ti verrà certamente:
“Ti basta la mia Grazia!” (IICor. 12,9)
Ma devi chiederla con insistenza, come il massimo bene che possa desiderare.

IL TUO PRIMO IMPEGNO
1° ‑ C’è una preghiera particolare, chiamata “Consacrazione”, con la quale tu fai una specie di “patto” con Dio (non è facile, in questo campo, trovare termini precisi):
·    Tu ti metti a sua totale disposizione, lasciandoti condurre da Lui, nella fede più serena, proprio come un “bambino”.
·    Lui mette “a disposizione” della tua “piccolezza”, l’onnipotenza della sua Grazia, la quale fluisce in te nella misura della tua fiducia in Lui.
Qui troverai alcune formule di consacrazione: (potrai comporle anche tu, secondo le tue esigenze).
Dovrai recitarne qualcuna, con la frequenza che riterrai opportuna: ti aiuterà molto, vedrai.
Ma non è sufficiente, se vuoi andare avanti seriamente.
2° ‑ Vedi, la preghiera è innanzitutto dialogo con Dio, non recita di formule, più o meno espressive.
Ciò che più importa, quando preghi, è quello che Dio vuole dire a te:
“Non sprecate parole come i pagani... il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno, ancor prima...” (Mt.6,7)
Se vuoi che la preghiera ti arricchisca e ti rinnovi, devi metterti in ascolto di Dio, soprattutto con l’orazione mentale o meditazione.
Vero è che il signore parla con e con gli insegnamenti della Chiesa (e in vari altri modi); ma solo nel silenzio della meditazione personale potrai capire quello che Dio vuole da te  per calare i suoi insegnamenti nella vita concreta di ogni giorno.
No, non puoi fare a meno della meditazione, neppure un solo giorno: senza di essa non potrai sfuggire al pericolo delle illusioni e del vuoto interiore.
Perciò, se vuoi riuscire davvero a vivere la “piccolezza evangelica”, sii fedele all’impegno di meditare spesso su qualche punto di questo programma. Non si finisce mai di approfondire un ideale così affascinante e completo: vi trovi tutti i principali temi della vita spirituale,  inquadrati in un’unica idea‑forza fortemente stimolante:
Farsi “piccoli”, per vivere in Dio in maniera più perfetta e partecipare della sua “Potenza divina d’Amore”.
Ecco, dunque, il tuo primo impegno: Consacrazione e Meditazione quotidiana! Sono due piccoli mezzi, che ti aiuteranno grandemente a raggiungere l’obiettivo: progredire nella “piccolezza” e quindi nella fede e nell’amore.
Tutto qui?...
No, non è tutto.
C’è un altro impegno che esige da te la “piccolezza evangelica”.
SECONDO IMPEGNO
Ecco: diffondere la luce che si è accesa in te! Non puoi tenerla “sotto il moggio”. (Mt.5,15)
Se sei rimasto soddisfatto di questa lettura, se ti piace questo ideale, è certamente un dono del signore: non puoi “sotterrarlo” come il “talento” della parabola (Mt.25,18). E’ un dono che va moltiplicato, un “tesoro” che va trafficato, una gioia da trasmettere a tutti.
1° - E allora comincia subito: Chiedi copie di questo libretto e passale a chi è in grado di capirlo. Vedrai che susciterà tante adesioni, perchè risponde ad un’esigenza profonda dello spirito umano e ad una necessità assoluta della comunità cristiana.
Serviti di tutto (posta, telefono, visite, incontri) per far giungere ovunque “Amore e Piccolezza”.
Non aspettare che comincino gli altri o che vengano i responsabili a darti una mano. Qui non ci sono capi o dirigenti: Il responsabile sei tu!
Ognuno che sente il fascino di questa spiritualità deve sentirsi responsabile in prima persona, chiamato da Dio stesso a propagare “il fuoco” (Lc.12,49). Chiunque tu sia, a qualunque istituto appartenga, non puoi esimerti da questo impegno.
2° - Non hai tempo?... o sei già impegnato in altri gruppi?... Ma questo non è un gruppo; qui non ci sono riunioni proprie o altri impegni organizzativi: nessun tempo ti verrà sottratto.
Questo è un programma di spiritualità, che dovrebbe essere accettato e fatto proprio da tutti i movimenti e da tutte le comunità. Non ci sono opere speciali o settori particolari da curare (questo è compito dei vari gruppi...).
Qui una sola è l’attività specifica:
·    Far sentire a tutti (con gli scritti, con la parola e con la vita), la necessità e l’urgenza di farsi “piccoli” per potere “entrare nel regno dell’Amore”!
Proprio questo è il problema fondamentale. E Gesù ce lo ripete, con categorica crudezza:
“Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino non entrerà in esso” (MC.10,15).
Non si può “entrare”, capisci?... Allora, a che servono tutte le altre cose?... Se non diventiamo ‘piccoli” non illudiamoci di poter realizzare qualcosa nel “regno di Dio” (che inizia quaggiù), perchè non avremo la “fortuna” neanche di “entrarci”. No, senza la “piccolezza” non si può “entrare” in comunione con Dio e con i fratelli.
Senza la ‘piccolezza” non si riuscirà mai a vivere la vita di fede, di speranza e di carità (parliamo di quella autentica, s’intende). Da qui bisogna partire: Questa è la prima catechesi...e il primo apostolato.
Chiamala come vuoi... coi nomi più simpatici (se ci sono), ma non potrai mai trascurarla o metterla in secondo piano, pena il fallimento di tutto.
La Parola di Dio non può essere edulcorata, nè la storia smentita: se non ci facciamo piccoli resteremo sempre noi il centro di tutte le nostre opere; sarà sempre la nostra volontà (e non quella di Dio) la regola e l a misura del nostro impegno . Cosa può venirne fuori?... Un cumulo di opere, apparentemente straordinarie, ma tutte inquinate; Gesù le chiama “iniquità”:
“Molti mi diranno: Signore, non abbiamo mai profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto miracoli nel tuo nome?... Io però dichiarerò loro: non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, operatori di iniquità” (Mt.7,22)
3° ‑ Allora muoviti!
L’Amore e come il fuoco: genera movimento. Movimento vuol dire forza che trascina, impegno portato avanti insieme. Da soli si fa troppo poco...e troppo male. Nessuno può portare avanti da solo un ideale, tanto meno “piccoli” che hanno bisogno, più degli altri, di tenersi per mano. “L’unione” e la forza dei “piccoli”.
Ma, attento, qui non c’è un’organizzazione: i collegamenti, perciò, devi crearli tu.
Per ora, c’è solo un centro a Barrafranca, in Sicilia) che provvede a stampare gli opuscoli.
A questo centro dovrai chiedere e... donare:
·    Chiedere i libretti, per diffonderli;
·    donare consigli, proposte, collaborazione... si, proprio tu che ti senti l’ultimo!
Questa spiritualità sarà portata avanti da tutti coloro che sentono viva la consapevolezza del proprio “nulla”.
Qui non ci sono fondatori: Il signore si servirà di te, di me e di tanti altri “storpi, ciechi, malati...”, per costruire, nella “piccolezza”, la sua “grande” Opera d’Amore.
Seguono ora alcune preghiere di “consacrazione”. Non sono formule “magiche”: se ti giovano, potrai usarle; altrimenti te le componi tu stesso, secondo i bisogni del momento.



CONSACRAZIONI
CONSACRAZIONE ALLA SS.TRINITA’
Mio Dio, Trinità d’Amore, io mi consacro a Te! A Te mi affido, come un “piccolo bimbo”, tra le braccia del Padre infinitamente potente, infinitamente amante . Sei Tu il mio Tutto! Senza di Te nulla io sono, nulla io posso. In Te ripongo la mia fiducia e la mia sicurezza: Tutto io posso in Te... Tutto mi aspetto da Te. Io credo fermamente al tuo Amore, che sorpassa infinitamente l’abisso della mia miseria. Tanto mi basta per vivere nella pace: “Io sono tranquillo e sereno, come un bimbo svezzato in braccio a sua madre”. Ne la tribolazione, nè la tentazione, ne la mia debolezza possano turbare la serenità del mio spirito: Voglio cantare con la mia gioia la tua misericordia senza fine! O Amore Uno e Trino, concedimi di testimoniare le meraviglie ineffabili della tua vita Trinitaria con la mia vita di comunione; Comunione con Te, comunione con i fratelli, nella comunità che mi hai chiamato ad edificare. Il tuo Spirito vivente in me mi renda capace di vi vere in perfetta armonia anche con i più difficili e con i più diversi. La sua Luce d’amore mi aiuti a scoprire il loro pregi, a comprendere i loro difetti, a sopportare i loro torti, senza indulgere mai al risentimento o alla mormorazione. Che io mi senta l’ultimo di tanti fratelli, bisogno, più di tutti, di correzione e di conversione.
CONSACRAZIONE A GESU’ REDENTORE
O Gesù Redentore, io mi consacro a Te! Con questo atto io voglio rendere sempre attuale la mia consacrazione Battesimale, per essere realmente un solo essere con Te:
·    “Tu in me e io in Te”! Io “tutto tuo” e Tu “mio Tutto”: mia “vita”, mia “roccia”, “mia fortezza”, “mio scudo, mio baluardo”, mia sicurezza, mia pace! Sei Tu che vuoi “vivere”, amare e operare ogni cosa in me come “la vite, che produce molto frutto nel tralcio”. Che io “mi lasci fare” e mi lasci condurre da Te, con la massima prontezza e docilità!
·    Per questo Tu mi comandi di “diventare piccolo”, “il più piccolo”. Solo Tu, o Gesu, puoi compiere in me questo prodigio! Fammi il dono della “piccolezza” una piccolezza semplice e serena, che rifugge da ogni tensione e agitazione.
·    Fa’ che la mia “piccolezza” progredisca sempre più, col crescere delle difficoltà e delle responsabilità. Rendimi talmente “piccolo” che scompaia ai miei stessi occhi, per “guardare  solo Te”, e perdermi nella tua immensita!
·    Che io possa raggiungere la “piccolezza” totale! “Piccolo” in tutto io voglio essere:
“piccolo” che non si fida di se e non si appoggia alle proprie forze che mette ogni cosa nelle tue mani, affidandosi al tuo Amore, senza mai dubitarne.
“piccolo” che vuole “rimanere in te”, swenza mai staccarsene... che ama stare in silenzio davanti a Te, in ascolto della tua parola e delle tue ispirazioni.
“piccolo” sempre splendente di gioia, della tua gioia; contento di tutto, anche degli insuccessi e dei fallimenti di qualsiasi genere.
“piccolo” che “crede tutto”, che “spera tutto”, che “sopporta tutto”.
Rendimi  “picclo” con Te, “piccolo” con gli altri, “piccolo” con me stesso.
... “Piccolo” sempre:
                            nella lotta e nella tempesta,
nell’aridità e nelle tenebre,
nelle incomprensioni e nelle delusioni,
nelle freddezze e nelle divisioni...
“piccolo” che sa tacere, non vuole avere ragione, si sottomette per primo, corre ad abbracciare, sa “perdere” e donare: come Te, o Gesu !
CONSACRAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
Spirito d’Amore, io mi consacro interamente a te e, in unità con te, al Padre e al Figlio Gesù Cristo.
Con questa mia speciale consacrazione io intendo cedere a te tutto me stesso: mente, cuore, volontà, la vita intera. Tutto ciò che è mio è tuo: Prenditi ciò che vuoi... usami come vuoi, conducimi dove vuoi !
Voglio lasciarmi possedere da te; nulla ci sia più in me che non sia amore tuo: amore che tutto dona , felice di perdermi senza nulla desiderare in contraccambio.
Che io sappia mettermi da parte, per non intralciare la tua azione: che nulla rimanga del mio “vecchio” io ad affievolirne l’ardore!
O “dolce Ospite dell’anima” donami di vivere intimamente unito a Te, con la preghiera: Voglio che la mia vita sia tutta preghiera in cui la mia anima si presenti a Dio in tutta la sua povertà, come un bambino che tutto spera dal Padre. sempre attenta ai tuoi cenni; pronta a piantare tutto per essere disponibile ai tuoi disegni.
Da questa comunione intima con te dovrà scaturire ogni mia parola e ogni mia attività. In tal modo potrò realizzare ciò che più mi identifica con Cristo: l’adesione perfetta alla volontà del Padre Nulla più mi preme se non quello che vuole Lui!
O “Datore dei doni”, questo solo ti chiedo: Tu che hai operato nel seno purissimo di Maria il più grande mistero d’amore, che ha reso Bambino il Verbo eterno, rinnova questo mistero nella mia vita: Fà che il tuo Amore mi faccia “rinascere” e mi renda sempre più “piccolo”, perchè in me “cresca Lui” il Cristo!
CONSACRAZIONE ALLA MADONNA
O Vergine, Madre di Dio, io mi consacro a Te!
Voglio affidarmi a Te, interamente, come si è affidato a Te il Figlio tuo Divino! Voglio essere “tutto tuo”, per appartenere più perfettamente a Lui.
Modella Tu, o Madre, il mio cuore, simile al Tuo, come un cristallo trasparente dove neppure l’ ombra di me stesso possa offuscare lo splendore del suo amore: Che io voglia sempre scomparire, come Te, perchè, attraverso la mia povera azione, passi Lui, come raggio di sole, a illuminare e riscaldare ogni cuore!
So bene, però, che non posso “rivestirmi di Cristo” nè può trionfare in me il suo Amore, “se non divento piccolo” e non mi lascio”spogliare del mio vecchio io”:
Tu sai, o Madre, che non ci riesco.Tu ci sei stata donata come “forma” e modello di “piccolezza evangelica”: In Te, che sei “la piccola serva del Signore”, l’Infinito si è fatto “piccolo”.
 In Te anch‘io potrò farmi sempre più “piccolo “, perchè diventi sempre più grande in me l’Amore! Che io mi lasci amare e mi lasci condurre da Te, senza impazienza e senza resistenza. Voglio vivere in Te, che sei il punto d’incontro tra l’uomo e Dio, perchè lo Spirito d‘Amore possa plasmarmi ad immagine del tuo Figlio.
Con questa mia consacrazione intendo donarmi a Te, così come sono... Nessuna infedeltà, nessuna miseria riescano mai a staccarmi dal tuo Cuore di Madre: in esso potrò nutrirmi di umiltà, fiducia,abbandono.
Con Te mi sarà possibile superare ogni scoraggiamento per ricominciare ogni giorno il meraviglioso cammino della “piccolezza”.
Con Te potrò ripetere, ogni momento e in qualsiasi prova, il Sì dell’amore, che mi farà donare tutto, senza riserva, per la maggior gloria del Padre, per il maggior bene dei fratelli!
Don Liborio Tambè