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giovedì 16 aprile 2015

Riflessione di Eugenio Pramotton - Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 3, 16-21 - Dio ha mandato il Figlio nel mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.



Gv 3, 16-21

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Riflessione

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Questo significa che se Dio non avesse mandato il suo Figlio nel mondo noi saremmo tutti perduti, la nostra vita non avrebbe alcun senso, noi brancoleremmo nelle tenebre combinando disastri, guai, ingiustizie, violenze, abomini… Ma i guai, le ingiustizie, le violenze, gli abomini ci sono stati, ci sono e ci saranno anche se il Figlio unigenito di Dio è venuto nel mondo; quindi, bisogna dire che non basta che il Figlio di Dio sia presente nel mondo, ma occorre anche che noi lo ascoltiamo e lo accogliamo, è necessario che noi crediamo in Lui. Non basta che ci sia la luce nel mondo, bisogna che noi la desideriamo e la cerchiamo, perché la luce ci è necessaria più di qualunque altro bene sulla terra. Cosa ci serve infatti avere molti beni, cosa ci serve poterne avere sempre di più, cosa servono le nostre relazioni, le nostre attività, i nostri divertimenti, se non sappiamo che senso dare a tutto il nostro agitarci?
Non solo, ma per poco che ci fermiamo a riflettere, possiamo sapere in maniera certissima che tutto quello che abbiamo ci verrà tolto. Se, fra un impegno e l'altro ci fermiamo a riflettere, non possiamo non vedere, non possiamo non sentire che qualcosa non va in noi e nel mondo, non possiamo non sentire un certo disagio, una certa inquietudine… è come se sulla nostra vita e su quella del mondo pesasse una maledizione, una condanna. Ma noi facciamo di tutto per non pensare a queste cose, facciamo di tutto per non ammettere che siamo dei disgraziati, poveri, ciechi, nudi, cattivi… ecco perché il vangelo non ci dice niente, ecco perché Gesù non è conosciuto e non è amato, perché Lui e le sue parole si rivolgono a coloro che sentono che c'è qualcosa che non va, sentono che stanno andando verso la perdizione, verso il non senso, l'assurdità e la morte; ma chi non bara, chi non si tappa le orecchie, chi non resiste alla Luce, che in un primo tempo mostra in maniera inequivocabile e implacabile la nostra poco brillante situazione, è nelle disposizioni giuste per sentire l'annuncio di una “buona novella”: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
E la prima cosa da credere è che, per quanto la nostra situazione possa apparire tragica, senza vie d'uscita, senza speranza, Gesù vuole e può salvarci, Gesù può impedire che le tenebre e la morte abbiano l'ultima parola, Lui può sollevare il nostro sguardo e aprire il nostro cuore per accogliere una vita che non è di questo mondo, Gesù vuole donarci una vita che Lui solo possiede ed è una vita eterna. Ma se non crediamo in Lui la condanna che pesa su di noi farà il suo corso, se non crediamo che Lui solo può donarci la vita eterna, quello che ci attende è la morte eterna perché non abbiamo creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
 
Eugenio Pramotton