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lunedì 5 ottobre 2015

Beato Bartolo Longo - Latiano, Brindisi, 10 febbraio 1841 - Valle di Pompei, Napoli, 5 ottobre 1926 - Tema: Rosario - Escatologia - Demonologia - Satanismo - Spiritismo - Esoterismo



" Quali sono oggi i bisogni più importanti della Chiesa? Che la nostra risposta, che potreste trovare semplicistica, se non addirittura superstiziosa o irreale, non vi stupisca: uno dei suoi più grandi bisogni è quello di difendersi contro quel male che chiamiamo il demonio" (Paolo VI, 15 novembre 1972). Infatti, il diavolo non è un'invenzione del Medioevo, ma un «essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore... Coloro che rifiutano di riconoscere la sua esistenza, si allontanano dall'insegnamento della Bibbia e della Chiesa» (Ibid.). Fra i numerosi interventi diabolici narrati nelle vite dei Santi, eccone uno riferito da Sulpicio Severo, discepolo di San Martino (IV secolo).
«Sono Cristo»
Un giorno, il diavolo, splendido d'aspetto, vestito regalmente, con il volto sereno, sorridente, in modo tale che nulla lascia trasparire la sua identità, sta in piedi, accanto a San Martino in preghiera. Il santo, come stordito dal di lui aspetto, mantiene un profondo silenzio. «Apri gli occhi, Martino, dice il demonio, sono Cristo; avendo deciso di venire sulla terra, mi son voluto manifestare a te». Il santo non risponde. Allora il diavolo continua: «Martino, perchè esiti a credere ciò che vedi? Sono Cristo». Il santo, illuminato dall'alto, gli risponde: «Gesù non ha affatto detto che sarebbe venuto vestito di porpora e cinto di un diadema. Per quanto mi riguarda, crederò a Cristo soltanto se Egli mi si mostrerà tale quale ha sofferto per me e con le stimmate della sua Passione». A queste parole, il diavolo sparisce come fumo e riempie la cella di un odore insostenibile. «Ho saputo questo fatto da San Martino medesimo», aggiunge il narratore.

Cerco il tuo volto
Quale è mai l'obiettivo del diavolo? Distogliere in suo favore l'aspirazione dell'uomo verso il proprio Creatore, e far rendere a se stesso gli onori dovuti a Dio solo. Perchè, come ha ricordato Papa Giovanni Paolo II ai giovani riuniti a Parigi il 24 agosto 1997, «l'uomo cerca Dio. L'uomo giovane capisce, in fondo a se stesso, che questa ricerca è la legge interiore della sua esistenza. L'essere umano cerca la propria strada nel mondo visibile; e, attraverso il mondo visibile, cerca l'invisibile lungo il suo viaggio spirituale. Ciascuno di noi può ripetere le parole del Salmista: Il tuo volto io cerco, o Signore: non mi nascondere la tua faccia (Sal. 26, 8-9). Ciascuno di noi ha la sua storia personale e porta in sè il desiderio di vedere Dio, un desiderio che si prova nello stesso tempo in cui si scopre il mondo creato». Tale ricerca di Dio corrisponde alla ragione d'essere della nostra vita terrena, perchè «Dio ci ha creati per conoscerLo, servirLo ed amarLo, e così giungere in Paradiso» (Catechismo della Chiesa Cattolica, CCC, 1721).
Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, prescrive il primo comandamento. Questo comandamento «comprende la Fede, la Speranza e la Carità. Infatti, chi dice Dio, dice un essere costante, immutabile, sempre uguale a se stesso, fedele, perfettamente giusto. Ne consegue l'obbligo di accogliere le sue Parole, e di avere in Lui una fede ed una fiducia illimitate. È Onnipotente, clemente, infinitamente portato a beneficare. Chi potrebbe non riporre in Lui tutte le sue speranze? E chi potrebbe non amarLo, contemplando i tesori di bontà e di tenerezza che ha riversato su di noi?» (CCC, 2086).
Una tentazione permanente
L'uomo riconosce la sovranità del suo Creatore, in primo luogo, attraverso l'adorazione. Adorare Dio, vuol dire riconoscerLo come Dio, come il Creatore e il Salvatore, il Signore ed il Padrone di tutto ciò che esiste, l'Amore infinito e misericordioso... L'adorazione del Dio unico libera l'uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dall'idolatria del mondo.
Adorerai il Signore Dio tuo, e Lui solo servirai (Luca, 4, 8), dice Gesù, citando il Deuteronomio (Deut. 6, 13). L'adorazione del solo vero Dio esclude il culto di altri dei. Venerare altre divinità all'infuori dell'Unico, significherebbe cadere nell'idolatria. L'idolatria non concerne solo i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio, per esempio i demoni (satanismo), il potere, il piacere, la razza, gli antenati, lo Stato, il denaro, ecc. Non potete servire a Dio e a Mammona, afferma Gesù (Matt. 6, 24). Non si può conciliare l'idolatria con la vita della grazia. Molto spesso gli uomini, ingannati dal Maligno, si perdono nei loro ragionamenti e scambiano la verità di Dio con la menzogna. Servono la creatura piuttosto che il Creatore, o allora, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, si espongono alla disperazione ed alla perdita eterna.
Ma il cristiano sa che conserva in sè la capacità di sventare le astuzie del demonio: le verità della fede lo illuminano sul bene e sul male. La vittoria di Gesù, attraverso la Croce e la Risurrezione, comporta la disfatta definitiva di Satana. È vero che il diavolo ha ancora una grande influenza su questa terra. Ma, come dice San Cesario, sono «i tiepidi, i negligenti, coloro che non temono veramente Dio, che egli domina. È legato come un cane trattenuto da catene, che non può mordere nessuno, se non colui che, in una sicurezza mortale, gli si avvicina troppo... Può abbaiare, può eccitarsi, ma mordere, proprio non puó, a meno che uno non voglia farsi mordere».
La grazia di Dio fa partecipare l'uomo alla vittoria di Cristo e gli dà il potere di vincere i demoni. Per fortificarci in questa convinzione, Papa Giovanni Paolo II ha beatificato, il 26 ottobre 1980, Bartolo Longo «l'uomo della Vergine», che è stato, per parecchi mesi, schiavo di Satana.
I dieci Comandamenti, tranne uno
Nel 1841, vicino a Brindisi, nell'Italia meridionale, nasce un bambino che viene battezzato con il nome di Bartolomeo, diminutivo Bartolo. Il suo cognome è Longo. Molto presto, si rivela intelligente, pio, pieno di vita. «Ero, dice, un diavoletto vivace e impertinente, un po' birichino». Fino all'età di sedici anni, viene educato in un convitto religioso. A scuola, le monellerie gli procurano numerose punizioni, ed è per lui un supplizio dover restar fermo durante le lezioni! Eccezionalmente, il giorno della prima comunione, rimane immobile per un'ora e mezzo, rendendo grazie! Dotato di una memoria stupefacente, Bartolo comincia a studiare Legge presso l'università di Napoli, a sedici anni, con ottimi risultati.
Nello stesso tempo, segue le lezioni di filosofia di uno spretato. Colpito e abbagliato dallo spirito anticlericale, si allontana, a poco a poco, dai sacramenti e non prega più. Una questione lo assilla: «Cristo è o non è Dio?» Un amico, reso partecipe dei suoi tormenti spirituali, gli propone allora: «Vieni con me. Ti condurrò in un posto in cui tutti i tuoi dubbi saranno risolti». E il 29 maggio 1864, egli viene iniziato ai segreti del magnetismo e dello spiritismo: tavolini parlanti, risposte e divinazioni dei veggenti. Bartolo chiede allo «spirito»: «Gesù Cristo è Dio?» – «Sì», risponde il medium. «I comandamenti del Decalogo sono veri? – Sì, tranne il sesto (Non commettere atti impuri). – «Quale delle due religioni, cattolica e protestante, è quella vera? – Sono entrambe false», proferisce sentenziosamente lo spirito.
Curiosità malsana
Bartolo sta perdendo la fede. Invece di ascoltare la voce della verità che ci viene da Cristo e dalla Chiesa, si lascia abbindolare dal demonio stesso, che sa mescolare il vero ed il falso, per ingannare le anime e condurle al peccato. La ricusazione del sesto comandamento porta il giovane a tutti gli eccessi dell'immoralità, mentre il dubbio sulla verità del cattolicesimo, lo porta all'indifferentismo religioso. Affascinato dalla magia, Bartolo si dà alla divinazione ed allo spiritismo; diventa un medium di prim'ordine, e addirittura un «prete spiritista».
La divinazione ha la pretesa di predire l'avvenire, a partire da segni tratti dal mondo della natura, o grazie a mezzi o arti particolari. Ne fanno parte l'astrologia (pretendere di discernere negli astri o nell'ordinamento delle stelle, l'avvenire libero degli uomini), la cartomanzia (farsi predire il futuro per mezzo delle carte), la chiromanzia (lettura delle linee della mano), ecc. L'espressione peggiore della divinazione, e la più grave, è la negromanzia o lo spiritismo, vale a dire l'evocazione degli spiriti dei morti per entrare in contatto con essi e divinare il futuro.
Il cristiano non può ammettere che la sua vita sia dominata da forze occulte manipolabili a volontà attraverso riti magici, o che il suo avvenire sia già scritto nei movimenti stellari o altre forme di presagi. «Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia, il giusto atteggiamento cristiano consiste nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della Provvidenza per ciò che concerne il futuro, ed a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo» (CCC, 2115).
Culto esclusivo
«Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che «svelino» l'avvenire. La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium... sono in contraddizione con l'onore ed il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo» (CCC, 2116).
Il battezzato rifiuta tutte le pratiche magiche, nella misura stessa in cui esse sono contrarie alla fede in Dio Creatore e al culto esclusivo che Gli è dovuto. Esse si oppongono al riconoscimento di Gesù Cristo quale unico Redentore dell'uomo e del mondo, ed al dono del suo Spirito. Sono pericolose per la salvezza eterna. «Tutte le pratiche di magia o di stregoneria, con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo – fosse anche per procurargli la salute -, sono gravemente contrarie alla virtù della religione... Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima nè l'invocazione di potenze cattive, nè lo sfruttamento della credulità altrui» (CCC, 2117).
«Aprire una porta»
Del pari, gruppi esoterici ed occultistici, di antica origine o nati di recente (Teosofia, New Age, ecc.), pretendono di «aprire una porta», per immettere nella conoscenza di verità occulte ed acquisire poteri spirituali particolari. Essi ingenerano un grande smarrimento nello spirito degli uomini, e particolarmente dei giovani, e conducono a comportamenti gravemente pregiudizievoli dal punto di vista cristiano. Al posto della ricerca di Dio e della vita sacramentale, introducono sistemi di pensiero e di vita totalmente incompatibili con la verità della fede.
La ricerca di fenomeni straordinari, come le visioni a distanza, i «viaggi» nell'aldilà o la produzione di «fluido», può essere anch'essa un pericolo per il giusto equilibrio umano e per la vita autentica della fede. Colui che ha scoperto Gesù Cristonon ha bisogno di andar a cercare altrove la salvezza. «Dal momento in cui Dio ci ha donato il Figlio suo, che è la sua Parola, ci ha detto tutto in una sola volta in questa sola Parola» (San Giovanni della Croce). Credere in Gesù, convertirsi alla sua parola e seguirlo, in comunione con tutta la Chiesa, questa è la via la seguire, senza lasciarsi fuorviare da false concezioni e da comportamenti inani (ved. Lettera pastorale dei vescovi toscani sulla Magia e la Demonologia, 15 aprile 1994; Documentazione Cattolica, n. 2104).
Penetrare il mistero
Bartolo, spossato ben presto dai digiuni prolungati che gli richiede il demonio e da ogni specie di fenomeni allucinatori, perde la salute. Scriverà: «Lo spirito maligno che mi assisteva, voleva impossessarsi della mia anima formata alla pietà fin dai primi anni di vita e chiedermi l'adorazione e l'ubbidienza cieca. Si spacciava per l'arcangelo Michele, imponendomi la recitazione dei salmi e digiuni rigorosi. Esigeva che il suo nome, quale segno di potenza e di protezione, fosse scritto nell'intestazione di tutte le mie carte e che lo portassi sul cuore, impresso a lettere rosse in un triangolo di pergamena».
Ma, per il momento, il giovane, preoccupato dal soprannaturale e dall'aldilà, è sempre spinto dal desiderio di penetrare il mistero dell'altro mondo. Infatti, nessuno può evitare totalmente di interrogarsi sull'enigma della vita e della morte. «L'uomo viene al mondo, dice Papa Giovanni Paolo II, nasce dal seno materno, cresce e diventa maturo; scopre la propria vocazione e sviluppa la propria personalità nel corso degli anni di attività; poi, si avvicina il momento in cui deve lasciare questo mondo. Più la sua vita è lunga, più l'uomo sente la propria precarietà, più si interroga sull'immortalità: che cosa c'è al di là dei confini della morte?» (Parigi, 24 agosto 1997).
L'influenza dell'angelo buono
Ma l'angelo buono di Bartolo veglia su di lui. Gli fa incontrare un vecchio amico, il Professor Vincenzo Pepe, di cui ha stima e rispetto. Informato delle pratiche spiritiche di Bartolo, gli consiglia di pentirsi e di confessarsi. «Vuoi per caso morire in un manicomio, e, per di più, essere dannato?» gli chiede. Il colpo va a segno. «Si parla raramente e poco, dice Papa Paolo VI, dei fini ultimi (morte, giudizio, inferno, paradiso). Ma il Concilio Vaticano II ci ricorda queste verità solenni che ci riguardano, ivi compresa la terribile verità di un possibile castigo eterno che chiamiamo l'inferno, di cui Cristo parla senza reticenze (ved. Matt. 22, 13; 25, 41)... C'è di che tremare. Ascoltiamo la voce profetica di San Paolo:Attendete alla vostra salvezza con timore e tremore (Fil. 2, 12). La gravità e l'incertezza della nostra sorte finale è sempre stata abbondante oggetto di meditazione ed una fonte di energie senza pari per la morale ed anche per la santità della vita cristiana» (8 settembre e 28 aprile 1971). Fortificato dalle parole del Professor Pepe, Bartolo si presenta al confessionale di don Radente.
In presenza di quello strano tizio, dalla faccia adorna di una barba da moschettiere, il sacerdote pensa prima di tutto di aver a che fare con un malfattore che sta preparando un tiro mancino! Ma quando, dopo aver esitato a lungo, il giovane si avvicina e gli parla, il prete sa trovare le parole che fanno aprire gli occhi al penitente. La confessione è sincera e profonda. In seguito, Bartolo affermerà a coloro che non credono all'azione del demonio nello spiritismo: «L'ho sperimentato, ed è grazie ad un miracolo della Santissima Vergine che ne sono stato liberato». Una nuova vita, al servizio della Santa Vergine, comincia per lui. Si mette a recitare ogni giorno il Rosario, preghiera cui rimarrà fedele fino alla fine della vita. Bartolo entra a far parte del Terz'Ordine domenicano, con il nome di «fratel Rosario» (fra Rosario). Ha 31 anni. Sotto la direzione di don Radente, si accosta allo studio delle opere di San Tommaso d'Aquino.
Pioggia di miracoli
Durante tutto questo tempo, continua ad esercitare la professione di avvocato. Ma la salute rovinata non gli permette più un lavoro regolare. Certe persone caritatevoli si preoccupano per lui. La contessa Marianna de Fusco, diventata vedova, lo invita ad andare a stabilirsi a casa sua in qualità di precettore dei suoi figli. Essa possiede, accanto ai ruderi dell'antica Pompei, vicino a Napoli, terre di cui non ha la possibilità di occuparsi. Per farle un favore, «fratel Rosario» le propone di amministrarle. Si rende allora conto della spaventosa miseria spirituale e materiale della regione. Che fare di fronte a tante necessità? Comincia col fondare una confraternita del Santissimo Rosario; percorre la campagna, entrando nelle fattorie per insegnare alla gente a pregare, distribuendo medagliette e rosari. A poco a poco, la pratica religiosa riprende. Poi, seguendo i consigli del vescovo, costruisce una chiesa, che fa consacrare a Maria. Pone sopra all'altar maggiore un quadro della Santa Vergine, che non tarda a far cadere dal cielo una vera pioggia di miracoli. Leone XIII dirà: «Dio si è servito di quell'immagine per concedere innumerevoli grazie che hanno commosso il mondo intero».
«Verso l'ideale della civiltà»
Con l'affluire dei pellegrini al nuovo santuario, arrivano gli ex voto per grazie ricevute ed anche le elemosine. Bartolo ne approfitta per fondare un orfanatrofio, in cui accoglie orfani e figli di detenuti, assicurando così loro un'educazione, un mestiere ed un'istruzione religiosa. Tre anni dopo la fondazione, scrive ai criminologi dell'epoca, secondo cui i figli di criminali diventeranno sicuramente criminali: «Cosa avete fatto, voi, togliendo Cristo dalle scuole? Avete prodotto nemici dell'ordine sociale, sovversivi... Al contrario, cosa abbiamo guadagnato, noi, mettendo Cristo nelle scuole dei figli di detenuti? Abbiamo trasformato in giovani onesti e virtuosi quei disgraziati che voi volevate abbandonare alla loro triste miseria o rinchiudere in un manicomio!».
«Non vi è vera civiltà, senza civiltà morale, nè vera civiltà morale senza vera religione, scriveva Papa San Pio X... Se si vuol giungere al massimo benessere possibile per la società e per ciascuno dei suoi membri, attraverso la fratellanza, o come si dice anche, attraverso la solidarietà universale, è necessaria l'unione degli spiriti nella verità, l'unione delle volontà nella morale, l'unione dei cuori nell'amore di Dio e di suo Figlio, Gesù Cristo. Ora, tale unione non è realizzabile se non attraverso la carità cattolica, la quale, sola, di conseguenza, può condurre i popoli nella marcia del progresso verso l'ideale della civiltà» (Lettera sul Solco, 25 agosto 1910).
Tuttavia, la collaborazione di Bartolo con la contessa de Fusco fa sparlare la gente e provoca una vera campagna di calunnie contro l'uno e l'altra. Consultano Leone XIII che risponde loro: «Sposatevi. E nessuno avrà più nulla da ridire». Così, il 19 aprile 1885, l'Avvocato Bartolomeo Longo sposa la contessa de Fusco. Tale matrimonio rimane verginale, come quello di Maria e di Giuseppe, il che non impedirà ai due coniugi di amarsi profondamente in Dio. Grazie ad essi, l'opera di Pompei continua e si estende. Ben presto, una trentina di case vengono costruite attorno al santuario, poi un ospedale, una tipografia, una stazione, un osservatorio, un ufficio postale, ecc. La miseria di una volta ha ceduto il posto ad una prosperità laboriosa. «Si è ben costretti a parlare di miracolo», esclama un giorno colui che aveva un tempo iniziato Bartolo allo spiritismo.
«Morire tranquillo»
Ma le rose non sono senza spine: nel 1905, il primogenito della contessa, incauto negli affari, si trova sull'orlo del fallimento. Viene sporta querela presso Papa San Pio X: «Le offerte delle messe finiscono nelle tasche del figlio della moglie di Bartolomeo Longo». Per aggiustare questa brutta faccenda, inventata di sana pianta, Bartolo rinuncia spontaneamente a tutte le sue opere, in favore della Santa Sede. «Santo Padre, dice al Papa, adesso, posso morire tranquillo? – Oh, no! ribatte il Papa, voi non dovete morire, ma lavorare, caro il nostro Bartolo!» Per ubbidienza, dunque, lavorerà fino alla spossatezza.
Gli ultimi giorni di Bartolo si svolgono nel raccoglimento e nella preghiera. Colpito da una polmonite doppia, si spegne il 5 ottobre 1926, all'età di ottantasei anni. La Santissima Vergine accoglie l'anima del suo servitore fedele: «Il mio unico desiderio è quello di vedere Maria, che mi ha salvato e mi salverà dalle grinfie di Satana». Sono queste le sue ultime parole.
«Con il Rosario in mano, il beato Bartolo Longo dice a ciascuno di noi: «Sveglia la tua fiducia nella Santissima Vergine del Rosario. Santa Madre onorata, metto in Te tutta la mia afflizione, tutta la mia speranza e tutta la mia fiducia!»» (Omelia della beatificazione).
Preghiamo per Lei e per tutti coloro che Le sono cari, vivi e defunti.
Dom Antoine Marie osb
"Lettera mensile dell'abbazia Saint-Joseph, F. 21150 Flavigny- Francia (Website : www.clairval.com)"