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giovedì 8 ottobre 2015

SENTIRE IN PROFONDITÀ QUELLO CHE CRISTO HA SOFFERTO PER NOI - Beato John-Henry Newman




Se non abbiamo un vero amore per Cristo, non siamo suoi veri discepoli; non possiamo amarlo senza nutrire una profonda e sentita gratitudine nei suoi confronti; ma non potremmo provare una vera gratitudine se non sentissimo in profondità quello che lui ha sofferto per noi. Dico che ci sembra impossibile, considerando attentamente le cose, che qualcuno possa giungere all'amore di Cristo senza provare nessuna pena, nessuna angoscia, al pensiero dei crudeli dolori che lui ha sofferto, senza sentire nessun rimorso per aver contribuito a causarli con i propri peccati.
So benissimo  e vorrei che voi, fratelli, non lo dimenticaste mai - che il sentimento non basta; che non basta semplicemente sentire senza far altro; che provare dolore per le sofferenze di Cristo, e tuttavia non giungere fino a obbedirgli, non significa amarlo veramente, ma farsi beffa di lui. Il vero amore sente rettamente e agisce rettamente; ma come l'ardore dei sentimenti non accompagnato da una condotta religiosa è una sorta di ipocrisia, così un onesto comportamento privo di sentimenti profondi è, sì, una forma di religione, ma molto imperfetta...
Nell'Apocalisse si dice: Ecco, viene con le nubi; e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che l'hanno trafitto; e su di lui faranno lamento tutte le tribù della terra (1, 7). Un giorno, fratelli miei, noi risorgeremo: ciascuno di noi sorgerà dalla sua tomba e vedrà Gesù Cristo. Vedremo colui che fu appeso alla croce, vedremo le sue ferite, vedremo 'le piaghe delle sue mani, dei suoi piedi, del suo costato. Vogliamo essere tra quelli che, allora, piangeranno e si lamenteranno, o tra quelli che proveranno gioia? Se non vogliamo piangere quando lo vedremo, dobbiamo rattristarci ora al pensiero di lui. Prepariamoci a incontrare il nostro Dio; tutte le volte che possiamo farlo, mettiamoci alla sua presenza; cerchiamo con l'immaginazione di vedere la croce, di vedere lui appeso alla croce. Avviciniamoci, supplichiamolo di guardarci come ha guardato il ladrone pentito; diciamogli: Signore, ricordati di me, quando sarai giunto nel tuo regno (Lc. 23,42)..., cioè: «Ricordati di me, Signore, nella tua misericordia. Non ricordare i miei peccati, ma la tua croce: ricordati delle tue sofferenze, ricordati che hai sofferto per me, peccatore. Nell'ultimo giorno ricordati che io, durante la mia vita, ho sentito le tue sofferenze, che ho sofferto sulla mia croce accanto a te. Ricordati di me allora, e fa' che adesso io mi ricordi di te».