Pagine statiche

lunedì 21 dicembre 2015

San Giuseppe viene a sapere della gravidanza di Maria vergine, sua sposa, ed entra in grande apprensione sapendo di non avere in essa alcuna responsabilità..... Tratto da “La mistica citta' di Dio” - Libro IV - di Suor Maria di Gesù ( Venerabile Maria di Gesù di Agreda ) - Singolarissima figura di donna, religiosa, mistica, scrittrice, della Spagna del XVII secolo, la cui fama ha superato i secoli e i continenti.



CAPITOLO 1

375. Era già in corso il quinto mese della divina gravidanza della Principessa del cielo, quando il castissimo Giuseppe suo sposo cominciò a riflettere sull'ingrossamento del suo grembo verginale, perché nella perfezione naturale e nella delicata costituzione della sua sposa umilissima, come ho detto in precedenza, si poteva scoprire agevolmente ogni eventuale cambiamento. Un giorno, mentre Maria santissima usciva dalla sua stanza, san Giuseppe la guardò con particolare attenzione e comprese con maggiore certezza la novità, senza che il ragionamento potesse smentire ciò che agli occhi era già evidente. L'uomo di Dio restò ferito nel cuore con un dardo di dolore, che lo penetrò fin nella sua parte più intima, senza trovare resistenza alla forza delle sue ragioni. La prima era l'amore castissimo, ma molto intenso e vero, che aveva per la sua fedelissima sposa, nella quale fin dal principio il suo cuore aveva più che confidato; inoltre, col piacevole tratto e con la santità senza pari della grande Signora, questo vincolo dell'anima di san Giuseppe si era sempre più confermato nella stima di lei. Siccome ella era tanto perfetta nella modestia e nell'umile maestà, il santo, oltre al diligente riguardo di servirla, aveva un desiderio, quasi connaturale al suo amore, di vedersi corrisposto dalla sua sposa. E il Signore dispose ciò in questo modo, affinché, per essere ricambiato, il santo mettesse una maggiore sollecitudine nel servire e stimare la divina Signora.
376. San Giuseppe soddisfaceva questo compito come fedelissimo sposo e dispensatore del mistero che tuttavia gli era nascosto. Quanto più era intento a servire e a venerare la sua sposa e quanto più il suo amore era purissimo, castissimo, santo e giusto, tanto maggiore era il desiderio di vedersi da lei corrisposto. Ciò nonostante non glielo manifestò mai, sia per la riverenza alla quale lo obbligava l'umile maestà della sua sposa, sia perché quella sollecitudine non gli era mai pesata per la sua piacevole conversazione e la sua purezza più che angelica. Quando però si trovò in questo frangente, venendogli attestata dalla vista la novità che non poteva negare, la sua anima restò divisa per la sorpresa. Tuttavia, per quanto sicuro che nella sua sposa vi era quel nuovo fatto, non diede al giudizio più di quanto non poteva negare agli occhi. Essendo uomo santo e retto, sebbene vedesse l'effetto, sospese il giudizio riguardo alla causa; se, infatti, si fosse persuaso che la sua sposa era colpevole, senza dubbio sarebbe morto di dolore.

377. A questa causa si aggiunse la certezza di non aver parte nella gravidanza che riscontrava con i suoi occhi e di non poter evitare il disonore, quando la cosa si fosse venuta a sapere. Questa preoccupazione era per san Giuseppe tanto più pesante quanto più egli era di cuore generoso ed onesto, e con la sua grande prudenza sapeva misurare il dolore dell'infamia propria e della sua sposa, se fossero giunti a soffrirlo. La terza causa, che procurava maggiore tormento al santo sposo, era il rischio di dover consegnare la sua sposa affinché venisse lapidata secondo la legge, poiché questo era il castigo delle adultere. In mezzo a queste considerazioni, come fra punte di acciaio, il cuore di san Giuseppe si trovò ferito, senza trovare sul momento altro rifugio per risollevarsi, fuorché la consolidata fiducia che aveva nella sua sposa. Poiché tutti i segni attestavano l'impensata novità e al sant'uomo non si offrivano vie d'uscita, né tanto meno egli osava comunicare a persona alcuna la sua afflizione, si trovava circondato dai dolori della morte e provava che la gelosia è tenace come l'inferno.
378. Voleva ragionare tra sé e sé, ma il dolore gli toglieva la capacità di farlo. Se il pensiero voleva andare dietro ai sensi nei sospetti, tutti questi svanivano come il gelo alla forza del sole e come il fumo dinanzi al vento, poiché egli si ricordava della provata santità della sua sposa, che era riservata e prudente; se voleva sospendere l'affetto del suo castissimo amore, non poteva, perché sempre la ritrovava oggetto degno di essere amato, e la verità, benché misteriosa, aveva forze maggiori per allettarlo di quante ne avesse l'inganno apparente dell'infedeltà per sviarlo. Non poteva rompersi quel vincolo assicurato con così solide garanzie di verità, di ragione e di giustizia. Quanto al parlarne con la sua umilissima sposa, non lo trovava conveniente e tanto meno glielo permetteva quella imperturbabilità severa e divinamente umile, che riscontrava in lei. Infatti, sebbene vedesse il cambiamento nel corpo, il suo procedere tanto puro e santo non corrispondeva a tale sconcerto, come si sarebbe potuto presumere, poiché quella colpa non poteva accordarsi con tanta purezza, santità, discrezione e con tutte le grazie unite insieme, l'aumento delle quali, in Maria santissima, era ogni giorno evidente.
379. In mezzo a queste pene, il santo sposo Giuseppe si appellò al tribunale del Signore mediante la preghiera e, postosi alla sua presenza, disse: «Altissimo Dio e Signore eterno, i miei desideri e i miei gemiti non sono nascosti alla vostra divina presenza. Mi vedo combattuto dalle onde impetuose che dai miei sensi sono arrivate a ferire il mio cuore. Io lo consegnai sicuro alla sposa che ricevetti dalla vostra mano. Ho confidato nella sua grande santità e i segni della novità che vedo in lei mi procurano dolore e mi tormenta il timore di vedere deluse le mie speranze. Fra coloro che sinora l'hanno conosciuta, nessuno ha potuto concepire dubbio alcuno sul suo pudore e sulle sue eccellenti virtù, però non posso negare che sia incinta. Giudicare che sia stata infedele e che vi abbia offeso sarebbe temerario alla vista di così rara santità e purezza; negare quello che la vista mi assicura è impossibile, come lo sarà vivere sotto la forza di questa pena, se in tutto questo non si nasconde qualche mistero che io non comprendo. La ragione la scagiona, mentre i sensi la condannano. Ella mi cela la causa della sua gravidanza, ma io intanto vedo il suo stato: che cosa dunque devo fare? Fin dall'inizio concordammo il voto di castità, che tutti e due facemmo per vostra gloria e, se mai fosse possibile che avesse violato la vostra fede e la mia, io difenderei il vostro onore e per amore vostro non mi curerei del mio. Ma come si potrebbe conservare tale purezza e santità in tutto il resto, se ella avesse commesso una così grave scelleratezza? E come mai, essendo santa e tanto prudente, mi nasconde questo fatto? Sospendo il giudizio e mi fermo, ignorando la causa di ciò che vedo. Effondo alla vostra presenza il mio spirito afflitto, o Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe! Ricevete le mie lacrime come sacrificio gradito e, se le mie colpe hanno meritato la vostra indignazione, consideratevi obbligato, o Signore, dalla vostra clemenza e benignità, e non disprezzate pene così aspre. Non credo che Maria vi abbia offeso, ma, essendo io il suo sposo, non posso nemmeno presumere qualche mistero, di cui non sono degno. Guidate il mio intelletto e il mio cuore con la vostra luce divina, affinché io conosca e compia ciò che è più gradito alla vostra volontà».
380. San Giuseppe perseverò in questa orazione, perché, pur essendogli venuto in mente che nella gravidanza di Maria santissima poteva esservi qualche mistero da lui ignorato, non ne era convinto. Riusciva solo a trovare ragioni per evitare il giudizio di crederla colpevole nella sua gravidanza, rispettando in tal modo la santità dell'umilissima Signora. Così non giunse alla mente del santo il pensiero che ella potesse essere Madre del Messia. Alcune volte egli sospendeva i sospetti, altre l'evidenza glieli aumentava e suscitava e, così fluttuando, soffriva impetuose tempeste dall'una e dall'altra parte. Sbattuto e vinto, si fermava spesso in una penosa calma, senza determinarsi a credere cosa alcuna con la quale potesse superare il dubbio, rasserenare il cuore ed operare conformemente alla certezza che, dall'una o dall'altra parte, avesse avuto per regolarsi. Fu perciò così grande il tormento di san Giuseppe, che poté essere un'evidente prova della sua incomparabile prudenza e della sua santità. Egli meritò con questa tribolazione di essere predisposto da Dio al singolare beneficio che gli preparava.
381. Tutto ciò che segretamente passava nel cuore di san Giuseppe era manifesto alla Principessa del cielo, che lo osservava con la conoscenza e la luce divina che aveva. E sebbene il suo cuore santissimo fosse pieno di tenerezza e di compassione per ciò che pativa il suo sposo, non gli diceva parola alcuna su tale situazione, ma lo serviva con somma sottomissione e sollecitudine. L'uomo di Dio, sotto una parvenza di noncuranza, la guardava con attenzione maggiore di quella che qualsiasi altro uomo al mondo abbia mai usato. Inoltre, siccome la gran Signora, servendolo a mensa e in altre mansioni, faceva alcuni movimenti che rendevano più evidente il suo stato, san Giuseppe considerava tutto, e sempre più si accertava della verità con grande afflizione dell'anima sua. Infatti, sebbene fosse santo e retto, dal momento in cui si sposò con Maria santissima si lasciò sempre rispettare e servire da lei, mantenendo in tutto l'autorità di uomo e capo, benché la moderasse con rara umiltà e prudenza. In verità, finché ignorò il mistero della sua sposa, giudicò che doveva mostrarsi sempre superiore, con la dovuta moderazione, a imitazione degli antichi Padri e Patriarchi, dalla parola dei quali non doveva allontanarsi, perché le donne fossero ubbidienti e sottomesse ai loro mariti. Del resto, avrebbe avuto ragione di comportarsi in questo modo se Maria santissima, signora nostra, fosse stata come le altre donne. Eppure, malgrado tanta differenza, nessuna fu o sarà mai, più ubbidiente, umile e soggetta a suo marito, dell'eminentissima Regina. Lo serviva con incomparabile rispetto e prontezza e, benché conoscesse le sue preoccupazioni e l'attenzione che aveva per il suo nuovo stato, non per questo ricusò mai di fare tutte le azioni che le competevano, né si curò di nascondere la novità del suo corpo, perché simile raggiro, artificio o doppiezza contrastava con la verità ed il candore angelico che ella aveva, e con la generosità e grandezza del suo nobilissimo cuore.
382. La gran Signora avrebbe ben potuto addurre come garanzia della verità della sua assoluta innocenza la testimonianza di sua cugina santa Elisabetta e di Zaccaria, perché il tempo in cui ella aveva dimorato con loro era appunto quello in cui san Giuseppe, se avesse sospettato di qualche colpa in lei, avrebbe potuto attribuirgliela, in apparenza, più fondatamente. Quindi ella, così o in altri modi, benché non gli avesse manifestato il mistero, avrebbe potuto discolparsi e liberare dalla preoccupazione san Giuseppe. Tuttavia, la maestra della prudenza e dell'umiltà scartò tale possibilità, perché non si accordava con queste virtù il parlare in proprio favore e il convincerlo di così misteriosa verità con la sua stessa testimonianza. Ella rimise tutto con grande sapienza alla disposizione divina; e sebbene la compassione per il suo sposo e l'amore che gli portava la inducessero a consolarlo e a liberarlo dalle pene, non fece ciò col discolparsi, né col nascondere la sua gravidanza, ma servendolo con maggiori cure e procurando di farlo stare lieto, domandandogli che cosa desiderava e voleva che ella facesse, e dandogli altri segni di sottomissione e di amore. Molte volte lo serviva genuflessa e questo, benché da una parte consolasse alquanto il suo sposo, dall'altra gli procurava maggiori motivi di afflizione. San Giuseppe, infatti, considerava le molte ragioni che aveva per stimare ed amare chi egli non sapeva se lo avesse offeso o meno. La divina Signora pregava di continuo per lui, chiedendo all'Altissimo che lo guardasse e consolasse, e si rimetteva tutta alla volontà di sua Maestà.
383. San Giuseppe non poteva nascondere interamente la sua acerbissima pena, cosicché molte volte era mesto e pensieroso. Trasportato da questo dolore, parlava alla sua divina sposa con più severità di prima; ciò era come un inseparabile effetto del suo cuore afflitto, non sdegno né vendetta, giacché questa non gli venne mai in mente, come si vedrà in seguito. La prudentissima Signora, però, non mutò il suo atteggiamento, né fece dimostrazione alcuna di risentimento, anzi, appunto per questo motivo si preoccupava maggiormente di dare sollievo al suo sposo. Lo serviva a mensa, gli dava la sedia, gli porgeva il cibo, gli serviva da bere, e facendo tutto ciò con incomparabile grazia. Poi san Giuseppe le comandava di sedere e si andava sempre più assicurando nella certezza della gravidanza. Non vi è dubbio che questa vicenda fu una di quelle che più provarono non solamente san Giuseppe, ma anche la Principessa del cielo; in essa si manifestò chiaramente la profondissima umiltà e sapienza della sua anima santissima e il Signore le diede modo di esercitare e mettere alla prova tutte le sue virtù, perché non solo non le comandò di tacere il mistero della sua gravidanza, ma neppure le manifestò la sua divina volontà tanto espressamente come in altri avvenimenti. Per questo pare che Dio avesse rimesso e affidato tutto alla scienza e alle virtù divine della sua diletta sposa, lasciandola operare con esse senz'altra speciale illuminazione o grazia. La divina Provvidenza dava occasione a Maria santissima e al suo fedelissimo sposo Giuseppe di esercitare, ciascuno con atti eroici, le virtù e i doni che aveva loro infuso. Si compiaceva - a nostro modo d'intendere - della fede, della speranza e dell'amore, nonché dell'umiltà, pazienza, quiete e serenità di quei candidi cuori, nel mezzo di un'afflizione tanto grande. Per accrescere la sua gloria, per dare al mondo questo esempio di santità e di prudenza e per ascoltare le dolci implorazioni di Maria santissima e del suo castissimo sposo, che gli erano tanto gradite, Dio si comportava come un sordo, affinché essi le ripetessero, e faceva finta di niente senza rispondere loro sino al tempo opportuno.
Insegnamento della Regina e signora del cielo
384. Figlia mia carissima, altissimi sono i pensieri e i fini del Signore, la sua provvidenza con le anime è forte e soave, ed è ammirabile nel governo di tutte, specialmente dei suoi amici ed eletti. Se i mortali venissero a comprendere l'amorevole sollecitudine con la quale questo Padre delle misericordie si preoccupa di guidarli e condurli, sarebbero maggiormente dimentichi di se stessi e non più preda di tanto molesti, inutili e pericolosi pensieri con i quali vivono affannandosi tanto e procurandosi varie dipendenze dalle altre creature. Si abbandonerebbero sicuri alla sapienza e all'amore infinito, che con dolcezza paterna avrebbe cura di tutti i loro pensieri, come delle loro parole ed opere, e di tutto ciò che è meglio per loro. Non voglio che tu ignori questa verità, ma anzi che tu sappia come il Signore dalla sua eternità tiene presenti nella sua mente divina tutti i predestinati che devono esistere nelle diverse epoche, e con l'invincibile forza della sua infinita sapienza e bontà va disponendo ed indirizzando tutti i beni che sono loro utili, affinché si realizzi ciò che il Signore ha determinato a loro riguardo.
385. Per questo alla creatura razionale importa tanto il lasciarsi guidare dalla mano del Signore, abbandonandosi tutta alla sua volontà divina, perché i mortali ignorano le proprie vie e il fine a cui per esse devono amare, e, nella loro ignoranza, non possono sceglierle da soli se non con grande temerarietà e col pericolo della propria perdizione. Ma se di tutto cuore si mettono in braccio alla provvidenza dell'Altissimo, riconoscendo lui come Padre e se stessi come suoi figli e sue creature, sua Maestà si costituisce loro protettore, rifugio e guida con un amore così grande da volere che il cielo e la terra sappiano come spetti a lui governare i suoi e reggere coloro che in lui confidano e a lui si abbandonano. Se Dio fosse capace di sentire pena o gelosia come gli uomini, la proverebbe nel vedere che un'altra creatura s' intromette nella cura delle anime e che queste ricorrono a cercare quello di cui hanno bisogno in qualcun altro al di fuori di lui, che ha preso tutto ciò su di sé. Inoltre, i mortali non possono ignorare questa verità, se considerano quello che fa un padre per i suoi figli, uno sposo per la sposa, un amico per un altro e un principe per il favorito che egli ama e vuole onorare. Tutto questo è niente in confronto con l'amore che Dio porta ai suoi e con quello che egli vuole e può fare per loro.
386. Sebbene in generale gli uomini credano questa verità, nessuno può arrivare a conoscere l'amore di Dio e i suoi effetti particolari per le anime che si abbandonano e rimettono totalmente alla sua volontà. Anche tu, figlia mia, non puoi manifestare quanto ne conosci, e ciò non è conveniente; conservalo però nel tuo cuore. Sua Maestà dice che non perirà un solo capello dei suoi eletti, perché sono tutti contati. Egli guida i loro passi sulla via della vita e li allontana dalla morte; tiene fisso lo sguardo alle loro opere, corregge i loro difetti con amore, sorpassa i loro desideri, previene i loro sforzi, li difende nel pericolo, li accarezza nella quiete, li conforta nella lotta, li assiste nella tribolazione, li preserva dall'inganno con la sua sapienza, li santifica con la sua bontà, li fortifica col suo potere e, come essere infinito a cui nessuno puo resistere od opporsi, opera ciò che può, può tutto ciò che vuole e vuole darsi tutto al giusto che si trova nella sua grazia e confida solo in lui. Chi mai può misurare quali e quanti saranno i beni che egli diffonde in un cuore disposto in questa maniera a riceverli!
387. Se tu desideri, amica mia, avere questa buona sorte, imitami con vera sollecitudine e da oggi in poi rivolgi tutta la tua solerzia a conseguire con efficacia un vero abbandono alla Provvidenza divina. E se ti invierà tribolazioni e pene, ricevile ed abbracciale con cuore imperturbabile, con tranquillità di spirito, con pazienza, con viva fede e speranza nella bontà dell'Altissimo, che sempre ti darà ciò che è più sicuro e conveniente per la tua salvezza. Non scegliere nulla da sola, perché Dio sa e conosce le tue vie; fidati del tuo Padre e sposo celeste, che con amore fedelissimo ti protegge e difende. Abbi fisso lo sguardo alle mie opere, giacché non ti sono nascoste, e sappi che nella mia vita, dopo i patimenti sostenuti dal mio Figlio santissimo, ciò che più mi fece soffrire furono le tribolazioni del mio sposo Giuseppe, in particolare quelle della circostanza di cui vai scrivendo.