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domenica 31 gennaio 2016

AMORE INVINCIBILE - Chi ama Gesù Cristo, lo ama anche nelle prove più dure - Capitolo XVII – Tratto da “Pratica di amar Gesù Cristo” di Sant'Alfonso Maria de Liguori



La carità tutto sopporta (1 Cor 13, 7)

Le prove che in questa vita maggiormente tormentano le persone che amano Dio non sono tanto la povertà, le malattie, i disprezzi, le persecuzioni, quanto le tentazioni e le desolazioni di spirito.
Infatti a una persona che gode dell'amorosa presenza di Dio, tutte le sofferenze, infermità e maltrattamenti degli uomini, più che affliggerla, le sono motivo di consolazione, perché le offrono l’occasione di testimoniare a Dio il proprio amore; sono come legna per alimentare il fuoco dell’amore.
Le tentazioni, invece, spingono alla perdita della grazia e le desolazioni creano il timore di averla già perduta. E, dunque, sono prove, queste, troppo dure per chi ama veramente Gesù Cristo.
Tuttavia, lo stesso amore dà la forza di sopportarle con pazienza e di proseguire nel cammino della perfezione.
Le tentazioni
Per una persona che ama Gesù Cristo non c’è tormento più atroce delle tentazioni. Mentre, infatti, tutte le altre prove, accettate con rassegnazione la uniscono maggiormente a Dio, le tentazioni la spingono a peccare, a separarsi da Cristo.
Dobbiamo però precisare subito che, sebbene tutte le tentazioni che inducono al peccato non vengano mai da Dio, ma dal demonio o dalle nostre cattive inclinazioni: «Dio, infatti, non tenta nessuno» (cf. Gc 1, 13), tuttavia il Signore, a volte, permette che le persone sue predilette siano fortemente tentate. Perché?


In primo luogo, perché con le tentazioni riconoscano di più la loro debolezza e la necessità dell'aiuto di Dio per non cedere. . . Quando una persona è premiata da Dio con divine consolazioni; si sente come ormai abilitata a superare tutti gli assalti del nemico, come anche a realizzare qualsiasi opera che sia per la gloria di Dio. Quando invece è fortemente tentata e si vede sull'orlo del Precipizio, riconosce ancora più chiaramente le sue miserie e l’incapacità di resistere, se Dio non le viene in aiuto. Una simile esperienza fece appunto l'apostolo san Paolo: oso ho avuto grandi rivelazioni – scrive nella seconda lettera ai Corinzi -, Ma proprio per questo, perché non diventassi orgoglioso, mi è stata inflitta una sofferenza che mi tormenta come una scheggia nel corpo, come un messaggero di Satana che mi colpisce per impedirmi di diventare orgoglioso» (2 Cor 12, 7). In secondo luogo, Dio permette le tentazioni perché ci distacchiamo da questa terra e bramiamo, con sempre più ardore, di andare a contemplarlo in paradiso. La persona buona, vistasi combattuta giorno é notte da tanti nemici, comincia a provare un certo tedio per la vita: vorrebbe volare a Dio, ma è trattenuta su questa terra da un laccio che non si spezza se non con la morte, Ecco dunque che le persone buone sospirano la morte, che le libera dal pericolo di perdere Dio. Inoltre Dio permette che siamo tentati per arricchirci di meriti, come dice la Scrittura: «...sono stato mandato date, per metterti alla prova» (Tb 12, 13). | Dunque una persona, non perché è tentata deve ritenersi in disgrazia di Dio; anzi deve convincersi che è ancor più amata da Dio. E una insinuazione del demonio credere che la tentazione sia peccato. Non è peccato il cattivo pensiero, ma il consenso... Per quanto forti siano le suggestioni del demonio, per quanto impudiche siano le immagini che attraversano la nostra mente, se noi le rifiutiamo , né poi ne mai potranno macchiare la nostra anima, anzi la rendono più pura, più forte, più cara a Dio. Dice san Bernardo che Ogni vittoria sulle tentazioni è una nuova corona di gloria.
Dice l’apostolo Paolo: «... Dio mantiene le sue promesse e non permetterà che siate tentati al di là della vostra capacità di resistenza. Nel momento della tentazione Dio vi dà la forza di resistere e di vincere» (1Cor 10, 13). Chi dunque resiste alla tentazione non solo non perde, ma ci guadagna. Il Signore permette che le persone sue predilette siano più tentate perché acquistino più meriti in questa vita e gloria nel cielo. L’acqua stagnante imputridisce. Così la persona... in ozio, senza tentazioni, senza combattimenti, si mette in pericolo di perdersi, perché, compiacendosi dei propri meriti e pensando forse di aver raggiunto la perfezione, ha scarso timore del pericolo, prega poco, e poco pensa alla salvezza eterna. Mentre quando la persona è agitata dalle tentazioni e si vede in pericolo di peccare, subito ricorre a Dio, alla Madonna; rinnova il proposito la morte ma non il peccato, si umilia, si abbandona tra le braccia della divina misericordia, acquista più forza e si stringe di più a Dio, come, del resto, ci conferma l’esperienza.
Con questo non voglio dire che dobbiamo desiderare le tentazioni, anzi dobbiamo pregare Dio che ce ne liberi, soprattutto da quelle che forse potrebbero batterci – come appunto diciamo nella preghiera del Padre Nostro: E non ci indurre in tentazione —; ma se Dio le permette, non dobbiamo inquietarci o avvilirci, bensì confidare in Gesù Cristo, chiedergli aiuto, e lui certamente ci darà una mano. Scrive sant'Agostino: «Abbandonati a Dio e non aver paura: anche se ti lancia nella lotta, non ti lascerà solo per farti cadere».
Mezzi per vincere le tentazioni
Ma vediamo ora di quali mezzi dobbiamo servirci per superare le tentazioni.
I maestri di vita spirituale ne suggeriscono molti, ma il più necessario e sicuro, e di cui qui tratteremo, è ricorrere subito a Dio con grande umiltà e confidenza, dicendo: «O Dio, vieni in mio aiuto; Signore, vieni presto a salvarmi» (Sal 70, 2).
Basta questa sola preghiera a farci superare tutti gli assalti dei demoni dell’inferno, perché Dio è infinitamente più forte di loro. Scrive il card. L. Gotti che Dio sa benissimo che noi non abbiamo la forza di resistere a tutte le tentazioni e quindi, quando siamo nel pericolo di essere battuti, egli è in obbligo di darci l’aiuto sufficiente a resistere, a condizione però che glielo chiediamo . E come possiamo temere che Dio non ci aiuti, se nella Bibbia ci ha fatto tante promesse? Ecco cosa ci dice: «Venite a me, tutti voi che siete stanchi e oppressi: io vi farò riposare» (Mt 11, 28); «Invocami nei giorni difficili! Io ti salverò, e tu mi darai gloria» (Sal 50, 15); «A te, mia forza, mi rivolgo: tu, o Dio, sei il mio rifugio sicuro» (Sal 59, 10); «Pensate alle generazioni passate e riflettete: c’è qualcuno che si è fidato di Dio, e Dio l’ha deluso? Che ha invocato Dio, e Dio ha fatto finta di niente?» (Sir 2, 10). Il profeta Davide era sicuro che con la preghiera poteva battere tutti i nemici: «Lode al Signore! Io l'ho invocato ed egli mi ha salvato dai nemici» (Sal 18, 4), perché: «Non delude le attese di chi gli è fedele, ascolta il loro grido e li salva» (Sal 145, 19). E san Paolo aggiunge: «... il Signore è lo stesso per tutti, immensamente generoso verso tutti quelli che lo invocano» (Rm 10, 12). Oh, se tutti ricorressero a Dio quando sono tentati! Molti cedono, perché barattano il sommo bene, Dio, con un piacere sensibile, immediato. Mentre l’esperienza ci dimostra che, specialmente nelle tentazioni impure, chi ricorre a Dio non pecca. Simili tentazioni, come anche quelle contro la fede, non conviene prenderle di petto, ma aggirarle, scacciandole indirettamente con atti di amore verso Dio o di dolore dei peccati, o anche dirottando la mente in altre occupazioni. Appena ci rendiamo conto di qualche pensiero cattivo, non stiamo lì a sottilizzare cosa significhi o cosa pretenda, ma sbattiamogli la porta in faccia; scuotiamocene subito, come si scuotono di dosso le scintille di fuoco. Se poi la tentazione ha fatto il suo ingresso e spinge al consenso, come dice san Girolamo, dobbiamo ricorrere subito a Dio, dicendo: Signore, aiutami, invocando i nomi di Gesù e di Maria, particolarmente efficaci nella fuga delle tentazioni, proprio come fanno i bambini che, alla vista di un animale feroce, corrono tra le braccia del padre o della madre. Ho detto ricorrere subito, senza mettersi, cioè, a discutere con la tentazione. Si racconta di San Pacomio che un giorno venne a sapere di certe confidenze che i demoni si facevano tra loro a proposito di due monaci, di cui uno dava ascolto alla tentazione, non pregava e cadeva in peccato, mentre l’altro immediatamente ricorreva a Dio e risultava sempre vincente . Se poi la tentazione dovesse persistere, stiamo attenti a non inquietarci o arrabbiarci: il demonio potrebbe servirsi di tale turbamento per farci peccare. Piuttosto rassegniamoci umilmente alla volontà di Dio, dicendo: «Signore, io giustamente merito di essere tormentato da questi pensieri, per i peccati che ho commesso... Ma soccorrimi e liberami tu». Dunque, più persiste la tentazione, più invochiamo i nomi di Gesù e di Maria; rinnoviamo la promessa: la morte ma non il peccato e non lasciamo di pregare. Ma se la tentazione fosse proprio così forte da metterci in grave pericolo di acconsentirvi, allora raddoppiamo le preghiere, ricorriamo a Gesù sacramentato, buttiamoci ai piedi di un crocifisso o di una immagine della Madonna e preghiamo con più fervore, gemendo, piangendo, cercando aiuto. E vero che Dio è pronto a esaudire chi lo prega, tuttavia, a volte, vuole da noi questo sforzo per poi soccorrere la nostra debolezza e assicurarci la vittoria. Inoltre, in caso di tentazione, giova molto segnarsi col segno della croce e confidare la tentazione al proprio padre spirituale, perché, secondo San Filippo Neri, la tentazione scoperta è mezzo vinta 6. Ma qui ci tengo a dire che è sentenza comune tra i teologi anche più rigidi che le persone di provata vita spirituale, molto timorate di Dio, se stanno in dubbio di aver acconsentito o meno a una colpa grave, stiano pur certe che non hanno perduto la grazia di Dio. E moralmente impossibile che una volontà da molto tempo confermata nel bene, poi, improvvisamente cambi e consenta al peccato mortale, senza averne avuto una piena avvertenza. Il peccato mortale è un mostro così orribile che non può penetrare in una persona, che da tempo ormai l'ha aborrito, senza farsi riconoscere. Tutto questo l'ho ampiamente ,dimostrato nella mia Teologia morale, al libro VI, n. 476.
Dice santa Teresa che nessuno si danna senza esserne cosciente, come nessuno è ingannato senza voler essere ingannato .
Dalle persone particolarmente delicate di coscienza, ma di solida virtù, farà bene il direttore spirituale a non farsi neppure confidare tali tentazioni, soprattutto se contro la fede o la castità, perché il tornarci sopra potrebbe eccitare la fantasia e provocare inquietudine. Quindi, se il confessore è moralmente certo che la persona da lui diretta non consente a tali suggestioni , le dia pure ľ ubbidienza di non parlarne affatto. Santa Giovanna Chantal racconta di sé che per molti anni si era trovata in una tremenda tempesta di tentazioni ma non aveva mai acconsentito né mai se n'era confessata, attenendosi appunto alla regola datale dal suo direttore. Certo, qualche scrupolo a riguardo lo aveva, ma si rimetteva al suggerimento di non confessare tali dubbi. Però, di norma, conviene, come abbiamo detto,precedentemente, confidare tutto al confessore.
Comunque, ripeto che, fra tutti i rimedi contro le tentazioni, il più necessario ed efficace resta la preghiera, e la preghiera incessante finché dura la tentazione, perché può essere che il Signore non ci voglia esaudire alla prima, ma alla seconda, terza o quarta preghiera.
Insomma, convinciamoci una volta per sempre che dalla Preghiera dipende ogni nostro bene; il cambiamento di vita, la vittoria sulle tentazioni, l’amore di Dio, la perfezione, la perseveranza, la salvezza eterna.
A qualcuno, forse, che avrà letto i miei libri ascetici, saranno sembrate noiose le mie continue raccomandazioni sull’importanza e la necessità della preghiera... Eppure, a me sembra di averne parlato non troppo, ma troppo poco! Io so che tutti, giorno e notte siamo assaliti dalle tentazioni e che il demonio non perde occasione per farci peccare. E so anche che senza l'aiuto di Dio non possiamo resistere. Ecco perché l'apostolo Paolo ci invita a rivestirci dell'armatura di Dio: «Prendete le armi che Dio vi dà, per poter resistere contro le manovre del diavolo. Infatti noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, contro autorità e potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebro (Ef 6, 11-12).
E quali sono queste armi? Ferventi e continue preghiere a Dio: «Pregate sempre – continua l'apostolo Paolo – chiedete a Dio il suo aiuto in ogni occasione e in tutti i modi, guidati dallo Spirito Santo. Perciò state svegli e non stancatevi mai di pregare...» (Ef 6, 18). Ma, del resto, tutta la Sacra Scrittura, Antico e Nuovo Testamento, non fa che ammonirci sulla preghiera: «Invocatemi nei giorni difficili! Io ti salverò, e tu mi darai gloria» (Sal 50, 15); «...bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1); «Chiedete e riceverete. Cercate e troverete. Bussate e la porta vi sarà aperta...» (Mt 7, 7); «State svegli e pregate per resistere nel momento della prova...» (Mt 26, 4); «Pregate continuamente, e in ogni circostanza ringraziate il Signore...» (1 Ts 5, 17),
Quindi, per tornare al discorso di prima, non mi pare di aver parlato troppo della preghiera, ma – insisto - troppo poco.
Io desidererei che tutti i predicatori non parlassero d’altro che della preghiera; che tutti i confessori non raccomandassero ai penitenti altro che la preghiera; che tutti gli autori di opere ascetiche non trattassero d’altro che della preghiera. Ma purtroppo – e credo che sia un castigo dei nostri peccati —, tutti poco ne parlano! Non dubito che giovano molto alla vita spirituale le prediche, le meditazioni, le comunioni, le mortificazioni... Ma se, quando vengono le tentazioni, non ci raccomandiamo a Dio, noi cadremo lo stesso, nonostante tutte le prediche, le meditazioni, le Comunioni, le penitenze e i buoni propositi.
Dunque, se vogliamo salvarci, raccomandiamoci al nostro Redentore Gesù Cristo, specialmente quando siamo tentati. E non chiediamogli solo la santa perseveranza, ma anche la grazia di pregarlo sempre.
E raccomandiamoci, sempre, anche alla divina madre Maria, la dispensatrice di tutte le grazie, come ci suggerisce san Bernardo: «Chiediamo la grazia e chiediamola per Maria» , giacché come ci conferma lo stesso Santo: «Dio non vuol darci alcuna cosa che non passi per le mani di Maria»
PREGHIERA
Gesù mio Redentore, per i meriti del tuo sangue spero che tu mi abbia perdonato i peccati commessi e spero anche di venire a ringraziartene per sempre in paradiso (cf Sal 89, 2). E vero che sono caduto e ricaduto nel peccato, perché ho trascurato di chiederti la grazia della santa perseveranza... Ma ora ti chiedo: «Non permettere che mi separi date!». E propongo di chiederti sempre questa grazia, specialmente nelle tentazioni. Questo propongo e questo prometto.
Ma a che serviranno propositi e promesse se non mi darai la grazia di ricorrere ai tuoi piedi?
Deh, per i meriti della tua passione concedimi la grazia di raccomandarmi a te in tutti i miei bisogni!
Regina e madre mia Maria, ti prego, per quanto ami Cristo tuo Figlio, ottienimi la grazia di poter ricorrere a lui e a te in tutta la mia vita. Amen.