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martedì 12 gennaio 2016

I vari tipi di amicizia: i tre baci di Sant' Aelredo (Etelredo) di Rievaulx ( Hexham (Northumberland, Inghilterra), 1109/10 - 12 gennaio 1166/7)


L’amico, dunque, che nello spirito di Cristo entra in sintonia con un altro amico, diventa con lui un cuor solo e un’anima sola, e così, salendo insieme i diversi gradini dell’amore fino all’amicizia di Cristo, diventa un solo spirito con lui in un unico bacio. Questo era il bacio che un’anima santa desiderava quando diceva: “Mi baci con il bacio della sua bocca”. Consideriamo adesso le caratteristiche di questo bacio carnale, per poter passare dalle cose carnali a quelle spirituali, da quelle umane a quelle divine. La vita dell’uomo si sostenta con due alimenti: il cibo e l’aria. Senza il cibo si può sopravvivere per un po’, ma senza l’aria neanche un’ora. Per vivere, con la bocca inspiriamo aria e la espiriamo. E ciò che viene inspirato o espirato lo chiamiamo “spirito”, o “fiato”. Per questo diciamo che in un bacio due fiati si incontrano, si mischiano e si uniscono. Da qui nasce una sensazione gradevole che stimola il sentimento di quelli che si baciano e li stringe l’uno all’altro. C’è dunque un bacio corporale, un bacio spirituale e un bacio intellettuale. Il bacio corporale si fa unendo le labbra, il bacio spirituale unendo gli animi, il bacio intellettuale con l’infusione della grazia mediante lo Spirito di Dio.
Il bacio corporale

Il bacio corporale si deve dare e ricevere solo a certe condizioni che lo rendono onesto: per esempio, come segno di riconciliazione, quando due che prima erano nemici ridiventano amici; come segno di pace, quando coloro che stanno per ricevere l’Eucaristia esprimono esternamente col bacio la pace che hanno nel cuore; come segno di amore, tra lo sposo e la sposa, oppure tra amici che si incontrano dopo una lunga assenza; come segno dell’unità cattolica, come si usa fare quando si riceve un ospite. Ma come molti usano cose buone per natura   come l’acqua, il fuoco, il ferro, il cibo e l’aria  per farne strumento della propria cattiveria o della propria voluttà, così persone perverse e turpi si servono di questo bene, voluto dalla legge naturale per esprimere le cose di cui abbiamo parlato, per addolcire in qualche modo i loro misfatti, sporcando il fatto stesso del baciare in modo così vergognoso che un bacio del genere non è che adulterio. Ogni persona onesta si rende conto di quanto sia detestabile e odioso un simile bacio, che deve essere evitato e rifiutato.
Il bacio spirituale
Viene ora il bacio spirituale, caratteristico di quegli amici che sono legati dalla vera legge dell’amicizia. Non è un contatto della bocca, ma un sentimento del cuore; non è un congiungere le labbra, ma un fondere gli spiriti, e lo Spirito di Dio che rende pura ogni cosa infonde con la sua presenza il gusto delle realtà celesti. Non troverei sconveniente chiamare questo bacio il bacio di Cristo, perché in realtà è lui che lo dà, non direttamente con la sua bocca, ma con quella dell’amico, ed è lui che ispira in quelli che si amano quell’infinito affetto che li fa sentire uniti al punto da sembrar loro che in corpi diversi abiti una sola anima, fino a dire con il Profeta: “Come è bello e gioioso stare insieme come fratelli”.
Il bacio intellettuale
Allora l’animo abituato a questo bacio, sapendo che tutta questa dolcezza viene da Cristo, si trova a riflettere e a dire: “Se venisse lui, in persona!”, e così desidera il bacio intellettuale, e con tutto la forza del desiderio dice: “Baciami con i baci della tua bocca”, e allora, calmati gli affetti terreni, e assopiti gli affanni e i desideri di questo mondo, troverò la mia gioia solo nel bacio di Cristo, e mi riposerò nel suo abbraccio, e dirò al colmo della felicità: “La sua sinistra mi sostiene il capo, e la sua destra mi abbraccia”.
Tratto da “l'amicizia spirituale” di AELREDO DI RIEVAULX
 
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Aelredo di Rievaulx, nacque a Hexham (Northumbria) nel 1110 , fu un santo anglo-sassone, abate della Abbazia cistercense di Rievaulx dal 1147.
Suo padre, un prete sposato, passò molti anni presso la corte del re di Scozia Davide I. Aelredo era diventato Maestro di Palazzo quando lasciò la corte per entrare come monaco cistercense nella Abbazia di Rievaulx (oggi non più esistente) nello Yorkshire, verso il 1134. Nel 1141 fu inviato assieme ad altri dodici compagni nella nuova casa del suo Ordine religioso a Revesby in Lincolnshire, con la carica di abate, il primo della nuova abbazia, da poco fondata e dipendente da quella di Rievaulx. Più tardi, nel 1147, divenne abate della stessa abbazia di Rievaulx, ove aveva iniziato il suo noviziato. Qui passò tutto il resto della sua vita. Sotto la sua direzione l'abbazia giunse ad un organico di circa seicento monaci. Egli visitò molte altre case dell'Ordine cistercense in Inghilterra ed in Scozia, in quanto tutte le abbazie inglesi e scozzesi di allora dipendevano da Rievaulx. Viaggiò anche in Francia ove visitò le abbazie di Citeaux e di Clairvaux. Rifiutò più volte il vescovado. Nel 1164 partì in missione per convertire i Pitti del Galloway: la missione fu coronata da successo al punto che in quello stesso anno a Kirkcudbright il loro capo entrò in monastero. Passò gli ultimi anni della sua vita afflitto da gotta e calcoli.
Egli scrisse numerosi testi di spiritualità fra i quali Speculum charitatis (Lo specchio della Carità, probabilmente dietro sollecitazione di San Bernardo di Chiaravalle), De spirituali amicitia liber (L'amicizia spirituale) e il trattato di mistica cisterciense De Jesu puero duodenni (Gesù a dodici anni), nel quale dà un'interpretazione inedita e sostanzialmente differente dalle classiche letture allegoriche dei tre giorni di Gesù fanciullo a Gerusalemme narrati nel Vangelo di S.Luca.
Egli scrisse anche sette libri storici, due dei quali indirizzati ad Enrico II, re d'Inghilterra, consigliandolo su come essere un buon sovrano e dichiarandolo il vero discendente dei re anglo-sassoni.
Per le sue attività di scrittore ed amministratore fu chiamato il San Bernardo di Chiaravalle del nord. Egli fu descritto da David Knowles, uno storico del monachesimo inglese, come «… una figura singolarmente attraente …. Nessun altro monaco inglese del dodicesimo secolo lascia un così duraturo ricordo nella memoria.»
Morì a Rievaulx (Yorkshire) il 12 gennaio 1167)
Canonizzato nel XIII secolo nel 1476, il suo nome viene celebrato dalla Chiesa cattolica il 12 gennaio.