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venerdì 15 gennaio 2016

Sant'Antonio abate - Coma, Egitto, 250 ca. – Tebaide (Alto Egitto), 17 gennaio 356 - Le Lettere





Prima Lettera

1. Prima di ogni cosa, cari figli, Antonio vi sa­luta nel Signore. Credo che uomini e donne, che la grazia di Dio chiama alla predicazione per mezzo del Verbo, appartengano a tre generi di persone. Il primo è costituito da coloro che sono chiamati dalla legge naturale dell’amore posta fin dalla creazione nella loro anima. Quando so­no stati toccati dalla parola di Dio, senza alcun indugio, l’hanno seguita sollecitamente. Così ac­cadde per il nostro progenitore Abramo. Quando Dio vide che egli l’amava per la legge naturale dell’amore, gli apparve e gli disse: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo pa­dre, verso il paese che io ti indicherò» (Gen 12,1). Abramo senza alcuna esitazione si mostrò pronto alla chiamata. Egli è stato la figura della prima vita di questa istituzione che ancora oggi dura in quanti seguono le sue orme: se si adoperano con zelo cercando il timore di Dio nella pazienza e nella pace, ricevono lode per il loro comporta­mento perché disposti a seguire l’amore di Dio. Questo è il primo genere di vocazione.
Ecco il secondo: alcuni sentono che la legge scritta afferma che vi sono supplizi di ogni specie per i peccatori e sante promesse per coloro che portano frutto nel timore di Dio. Questa testimo­nianza della legge desta in loro il pensiero di ob­bedire alla vocazione. Così attestò Davide: «La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima» (Sal 18,8) e ancora: «La tua parola nel rivelarsi illumina, do­na saggezza ai semplici» (Sal 118,130). Non mancano molti altri passi, ma non possiamo citarli tutti.
Infine, il terzo genere di vocazione. Alcuni dapprima sono stati duri di cuore e hanno perse­verato nel peccato, ma Dio, per la sua misericor­dia, manda loro delle prove per emendarli per­ché, vinti da queste prove, abbiano coscienza delle loro colpe, si pentano, si convertano, ascol­tino la parola, se si sono pentiti sinceramente, e compiano anch’essi opere meritevoli come quelli di cui abbiamo parlato prima. Questi sono i tre modi con cui gli uomini si incamminano sulla strada della conversione fino a ottenere la grazia e la vocazione di figli di Dio.


2. Credo che alcuni hanno intrapreso il cam­mino con tutto il cuore e si sono disposti ad af­frontare tutte le lotte del nemico fino a sconfig­gerlo; lo Spirito Santo li chiama in precedenza per rendere leggera la battaglia e dolci le fatiche della conversione e impone loro una misura sta­bilita per la penitenza del corpo e dell’anima fi­no a insegnare loro la via che porta a Dio creato­re. E Dio fa violenza, per così dire, all’anima e al corpo perché entrambi siano puri e degni allo stesso modo di diventare eredi.
Il corpo diventa puro mediante molti digiuni e veglie, l’anima mediante la preghiera e ogni al­tra cosa che stronca il desiderio della carne. Lo Spirito di conversione guida costoro e li mette alla prova perché il nemico non li faccia retroce­dere. Lo Spirito, poi, che guida le anime comin­cia ad aprire gli occhi dell’anima perché anch’es­sa si converta e diventi pura. Allora l’intelletto discerne l’anima dal corpo e lo Spirito gli inse­gna la purificazione dell’anima e del corpo per mezzo della penitenza. L’intelletto è istruito dal­lo Spirito e guida ogni nostro moto dell’anima e del corpo e lo rende puro. Lo Spirito discerne tutti i frutti della carne, caratteristici di ogni membro, e che furono la causa della prima tra­sgressione e riporta ogni membro del corpo alla primitiva condizione. Lo Spirito non ha nulla di estraneo che gli derivi dal nemico. E il corpo è sottomesso all’intelletto e istruito dallo Spirito, come afferma l’apostolo Paolo: «Tratto dura­mente il mio corpo e lo trascino in schiavitù» (1 Cor 9,27). L’intelletto, infatti, si è purificato dai cibi, dalle bevande, dal sonno e per sempre da tutte le pas­sioni e, in virtù della sua purezza, si è liberato da ogni rapporto naturale.

3. Nel corpo, secondo me, ci sono tre tipi di passioni. Vi è quel moto conforme per naturale disposizione al corpo che agisce solo dietro vo­lontà dell’anima ed è ben noto. Vi è poi un altro moto che si ha quando si alimenta il corpo con abbondanti cibi e bevande; il sangue, riscaldato da quanto si è ingerito, eccita il corpo e quel primo moto viene sollecitato dalla concupiscenza.
Per questa ragione l’Apostolo dice: «Non ubriacatevi di vino, il quale porta alla sfrenatezza» (Ef 5,18). E il Signore ordina ai discepoli nel vangelo: «State bene attenti che i vostri cuori non si appesanti­scano in dissipazioni e ubriachezze» (Lc 21,34) soprattutto con la voluttà. A coloro che cercano la misura della purezza dobbiamo dire: «Tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù» (1Cor 9,27). Infine, il terzo moto deriva dagli spiriti malvagi che, invi­diosi, tentano di distrarre quanti aspirano alla propria santificazione.
Se l’anima si mantiene salda di fronte a que­sti tre moti nel testimoniare ciò che lo Spirito in­segna all’intelletto, allora sia la stessa anima che il corpo sono esenti dai suddetti tre mali. Ma se l’intelletto indugia nel testimoniare quanto lo Spirito attesta, allora gli spiriti malvagi semina­no nel suo corpo e gli muovono guerra finché l’a­nima sia spossata e si chieda donde verrà l’aiuto, si converta, si sottometta alla testimonianza del­lo. Spirito e riabbia la vita. Allora l’anima crede che il suo riposo consiste nel dimorare con Dio e che Dio stesso è la sua pace.

4. Vi ho detto queste cose in merito alla con­versione dell’anima e del corpo e in che modo oc­corre purificarli. Quando l’intelletto è così com­battuto, allora si rivolge allo Spirito e comincia a discernere le passioni animalesche che gli derivano dalla sua volontà. Allora l’intelletto, osser­vando i precetti dello Spirito, diviene partecipe dello stesso Spirito e questo gli insegna a sanare ogni malattia dell’anima e a discernere le passio­ni conformi per naturale disposizione al corpo e le altre che derivano dall’esterno e sono state mescolate con il corpo dalla testa fino ai piedi a causa della propria volontà.
Lo Spirito fissa un limite agli occhi, perché vedano in modo retto e puro, perché non abbia­no nulla di estraneo. Lo Spirito indirizza le orec­chie ad ascoltare con pace ed esse non vogliono più sentire le maledizioni e le ingiurie degli uo­mini, ma soltanto parole di bontà e di misericor­dia per tutte le creature. Una volta, infatti, sia la vista che l’udito erano ammalati.
Poi lo Spirito insegnerà la purezza alla lin­gua; è infatti per causa sua che l’anima si è gra­vemente ammalata ed è mediante la lingua che l’anima palesa la sua malattia e ad essa ne attri­buisce la colpa. La lingua è un organo dell’anima e questa per essa si è maggiormente ammalata. Dice in proposito l’apostolo Giacomo: «Se qual­cuno pensa di essere religioso, ma non frena la lingua e inganna così il suo cuore, la sua religio­ne è vana» (Gc 1,26). In un altro passo dice pure: «La lin­gua è un piccolo membro e può vantarsi di gran­di cose e contamina tutto il corpo» (Gc 3,5‑6). Ci sono pure molti altri passi ma io non posso ricordarli tutti. Se l’intelletto è illuminato dallo Spirito, prima ne è purificato e allora ricerca e affida alla lin­gua parole che non hanno alcuna malvagità, né alcuna volontà del cuore. Si compie allora quel che dice Salomone: «Tutte le parole della mia bocca sono giuste; niente vi è in esse di fallace o perverso» (Pro 8,8). E in un altro passo aggiunge: «La lingua dei saggi risana» (Pro 12,18) e non mancano molte altre cose.
Lo Spirito sana anche le mani che un tempo, seguendo la volontà dell’intelletto, compivano cose sconvenienti; ora invece lo Spirito dona loro quel vigore necessario per raggiungere la purez­za attraverso le preghiere e le opere di misericor­dia e le esorta a compiere queste opere. Così in esse si realizza quell’espressione detta a proposi­to della preghiera: «Le mani alzate come sacrifi­cio della sera» (Sal 140,2), e ancora: «La mano operosa ar­ricchisce» (Pro 10,4).
Lo Spirito purifica il ventre per quanto con­cerne i cibi e le bevande senza essere mai sazio (una volta la volontà sollecitava tale passione) e i demoni lo avevano vinto. Perciò lo Spirito Santo afferma per bocca di Davide: «Con chi aveva uno sguardo superbo e un cuore insaziabile, io non mangiavo» (Sal 100,5). Ma a coloro che chiedono la purez­za anche nel cibo, lo Spirito stabilisce un limite sufficiente, adeguato al corpo, in modo che non si provi più la concupiscenza. Perciò Paolo attesta: «Sia che mangiate, sia che beviate, sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la glo­ria di Dio» (1Cor 10,31). A causa del ventre sazio i pensieri sono messi in movimento dalla fornicazione, al­lora lo Spirito istruisce l’intelletto che discerne tre diversi moti e gioisce di essere purificato.
Lo Spirito col suo aiuto e con la sua potenza spegne le passioni; lo stesso Spirito dà pace a tutto il corpo e frena i moti passionali. E quanto dice Paolo: «Mortificate quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi» (Col 3,5) e via di seguito. Poi l’intelletto, unificato dalla potenza dello Spirito, costringe i piedi, se non procedevano sulla via della salvezza che porta a Dio, a camminare se­condo la volontà dello Spirito perché compiano opere migliori e tutto il corpo sia trasformato e sottomesso alla potenza dello Spirito. E quel cor­po, secondo me, ha già ricevuto parzialmente quel corpo spirituale che riceverà nella risurre­zione dei giusti. Ho trattato delle malattie dell’a­nima che, penetrate nel corpo, lo sconvolgono perché l’anima ha fatto da guida agli spiriti ma­ligni facendoli operare nelle membra del corpo.
Ma l’anima, secondo me, ha anche altre pas­sioni che le derivano dall’esterno; quali siano, le esamineremo ora. La superbia, per esempio, trae la sua origine dall’esterno, come la presunzione, l’orgoglio, l’odio, l’invidia, l’ira, la pusillanimità, l’impazienza e altre passioni di minor conto. Chi con tutto il cuore si affida a Dio, riceverà dal Si­gnore, che è bontà, lo Spirito di conversione e lo Spirito, a sua volta, gli farà conoscere i suoi mali perché si possa pentire. I nemici però si adopera­no per impedirgli di far penitenza, lo tentano e non gli consentono di pentirsi: ma se egli si man­tiene saldo e obbedisce allo Spirito che lo istrui­sce sul modo di far penitenza, allora il Creatore ha misericordia delle sue fatiche fisiche, dei suoi prolungati digiuni, delle sue lunghe veglie, delle sue meditazioni sulla parola divina, delle sue continue preghiere, della sua rinuncia al mondo e alle opere umane, della sua umiltà, della sua povertà di spirito. Allora il Dio di bontà, veden­do la sua perseveranza in tutte queste cose e la sua pazienza nelle tentazioni, ha pietà di lui e lo aiuta.



Seconda lettera


1. Antonio vi saluta nel Signore, cari e stima­ti fratelli. Dio non ha visitato le sue creature una sola volta, ma con la sua bontà, la sua grazia e il suo spirito, ha seguito quanti fin dal principio del mondo hanno camminato verso il Creatore secondo la legge dell’alleanza. Gli esseri raziona­li, messi a morte nell’anima e nei se1si del loro cuore dalla legge dell’alleanza, no sono più in grado di far uso della loro intelligenza come nel­la condizione primitiva della creazione e, privati ormai della ragione, si fanno schiavi della crea­tura e non servi del Creatore. Il Creatore dell’u­niverso per la sua grande bontà ci ha visitato per mezzo della legge dell’alleanza. Infatti la nostra natura è immortale. E tutti quelli che per mezzo della legge dell’alleanza sono stati istruiti dallo Spirito Santo e hanno ricevuto lo spirito di figli, hanno potuto adorare il loro Creatore in modo conveniente. Di questi l’apostolo Paolo dice: «Eppure tutti costoro non conseguirono la pro­messa» (Eb 11,39).

2. Il Creatore per il suo costante amore verso tutti voleva visitarci nelle nostre infermità e nel­le nostre dissoluzioni e fece apparire il legislato­re Mosè che ci consegnò la legge scritta e gettò le basi della casa della verità, cioè della chiesa cat­tolica che creò l’unità fra tutti. Dio infatti voleva farci ritornare alla nostra primitiva condizione. Mosè iniziò la costruzione della casa, ma non la portò a termine, l’abbandonò e morì. Dio poi per mezzo del suo Spirito fece apparire l’assemblea dei profeti e anch’essi costruirono sulle fonda­menta di Mosè, ma non poterono completare il lavoro; anch’essi l’abbandonarono e morirono.
Tutti, rivestiti dello Spirito, videro che la feri­ta era insanabile perché non c’èra creatura capa­ce di curarla se non il Figlio unigenito, vero in­telletto del Padre, immagine di colui che creò a sua immagine ogni creatura razionale. Essi sape­vano che il Salvatore è il grande medico, si radu­narono tutti insieme e pregarono per noi, mem­bra del loro corpo. Dicevano esclamando: «Non v’è forse balsamo in Galaad? Non c’è più nessun medico? Perché non si cicatrizza la ferita del mio popolo?» (Ger 8,22) e «Abbiamo curato Babilonia, ma non è guarita. Lasciatela e andiamo ciascuno al proprio paese» (Ger 51,9).
Dio poi per il suo infinito amore venne da noi e per mezzo dei suoi santi profeti diceva: «Tu, fi­glio dell’uomo, fa’ il tuo bagaglio da deportato, preparati a emigrare» (Ez 12,3). Egli infatti, «immagine di Dio» (2Cor 4,4), «non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assu­mendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro no­me; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre» (Fil 2,6‑11). Dunque, miei cari, ora vi sia chiaro il senso di queste parole, cioè che il Pa­dre buono «non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32), «schiacciato per le nostre iniquità; per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5). Con la sua potente parola ci ha radu­nati da tutte le nazioni, dai confini della terra ai confini del mondo, ha fatto risorgere i nostri in­telletti, ha rimesso i nostri peccati, ci ha insegna­to che siamo membra gli uni degli altri.

3. Vi prego, fratelli, nel nome di nostro Si­gnore Gesù Cristo, di capire questo grandioso piano di salvezza; egli si è fatto «come noi, esclu­so il peccato» (Eb 4,15). Ogni intelletto razionale, per il quale il Salvatore è venuto, deve comprendere come è stato plasmato, conoscere se stesso, di­stinguere il bene dal male, perché possa essere li­berato per la sua venuta. Infatti coloro che sono stati liberati, grazie al suo disegno di salvezza, sono stati chiamati semi di Dio; questa non è an­cora la perfezione, ma soltanto la giustizia del momento che conduce all’adozione filiale.

4. Ma il nostro Salvatore capì che questi sono vicini a ricevere lo spirito di figli; essi lo hanno conosciuto grazie all’insegnamento dello Spirito Santo e Gesù disse loro: «Non vi chiamo più ser­vi; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). Così divennero audaci nello spirito, conobbero se stessi e la loro natura spiritual ed esclamarono: «Anche se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così» (2Cor 5,16). Rice­vettero lo spirito di figli, come esclama Paolo: «Voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gri­diamo: Abbà, Padre» (Rm 8,15). Ora, Signore, noi sappia­mo che tu ci hai concesso di essere: «Figli di Dio, eredi di Dio, coeredi di Cristo» (Rm 8,17). Vi sia ben chia­ro questo, miei cari: chi trascura la sua crescita spirituale e non dedica ogni suo impegno in que­sta fatica, la venuta del Salvatore sarà il giorno del giudizio. Il Signore è: «per gli uni odore di morte per la morte e per gli altri odore di vita per la vita» (2Cor 2,16) perché «egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contrad­dizione» (Lc 2,34).
Vi prego, miei cari, in nome di Gesù Cristo di non trascurare la vostra salvezza, ma ciascuno di voi si laceri il cuore e non le vesti (Gi 2,13), perché non ci capiti di indossare invano l’abito esteriore e di prepararci alla condanna. Ora, infatti, è vicino il tempo in cui si manifesteranno le opere di ognu­no di noi. Molte altre cose si dovrebbero dire su punti di minor conto, ma sta scritto: «Da’ consi­gli al saggio e diventerà ancora più saggio» (Pro 9,9). Saluto tutti voi nel Signore, dal piccolo al gran­de (At 8,10). Il Dio della pace custodisca voi tutti, miei cari. Amen.



Terza lettera


1. Antonio saluta voi, cari figli d’Israele, se­condo la vostra natura spirituale. Poiché siete fi­gli d’Israele, non è necessario che io ricordi tutti i vostri nomi. I nomi, infatti, appartenendo alle cose della terra, sono temporanei. Figli miei, il mio amore per voi non deriva dalla carne, ma dallo spirito che è opera di Dio. Perciò non mi stanco di pregare Dio per voi giorno e notte per­ché possiate conoscere la grazia che il Signore vi ha donato. Dio non visita una sola volta le sue creature, ma le assiste fin dalla creazione del mondo e in ogni generazione risveglia ciascuno con i doni della sua grazia.
Ora, figli, non trascurate di invocare Dio gior­no e notte e di far violenza, per così dire, alla bontà del Padre ed egli dal cielo vi manderà co­lui che vi insegnerà a riconoscere ciò che è bene per voi. Figli, in verità noi abitiamo nella nostra morte, dimoriamo nella casa del ladro, siamo le­gati dai ceppi della morte. Dunque, non concede­te sonno ai vostri occhi, né riposo alle vostre pal­pebre (Sal 131,4), ma offritevi vittime a Dio in tutta purez­za, quella purezza che nessuno può ereditare se non ne sia già in possesso. Figli cari nel Signore, abbiate ben chiare queste parole: se farete il be­ne, sarete causa di consolazione per i santi, di fe­licità per gli angeli nel loro ministero, di gioia per Gesù nella sua venuta. Fino a quell’ora i san­ti e gli angeli non si daranno pace pensando a noi. E darete gioia anche alla mia anima, a me misero che abito in questa casa di fango.
In verità, cari figli, questa nostra infermità e questa nostra spiacevole condizione è motivo di dolore per tutti i santi, i quali piangono e gemo­no per noi davanti al Creatore di tutte le cose. Per questo, per il gemito dei santi Dio si adira per le nostre azioni malvagie. Ma se faremo pro­gressi nella giustizia, daremo gioia all’assemblea dei santi ed essi con letizia e con gioia innalzano preghiere al Creatore. E il Creatore dell’universo gioisce per le nostre azioni, testimoniate dai suoi santi, e ci concede doni grandissimi.

2. Sappiate che Dio ama sempre le sue crea­ture: la loro natura è immortale e non è destina­ta a dissolversi insieme col corpo. Dio ha visto la natura spirituale precipitare nell’abisso e trovar­vi morte totale. La legge dell’alleanza si è inari­dita ma Dio nella sua bontà ha visitato le creatu­re per mezzo di Mosè (cf. II lettera 2). Mosè gettò le fondamen­ta della casa della verità e desiderò sanare la grande ferita, ma non vi riuscì e partì. Poi di nuovo ci fu l’assemblea dei profeti, i quali co­struirono sulle basi di Mosè, ma anch’essi non riuscirono a sanare la grande ferita del genere umano e si riconobbero impotenti. Poi si riunì l’assemblea dei santi che pregarono il Creatore dicendo: «Non v’è forse balsamo in Galaad? Non c’è più nessun medico? Perché non si cicatrizza la ferita della figlia del mio popolo?» (Ger 8,22) e «Abbia­mo curato Babilonia, ma non è guarita. Lasciate­la e andiamo ciascuno al proprio paese» (Ger 51,9).
Tutti i santi imploravano la bontà del Padre riguardo al Figlio unigenito. Se non fosse venuto, nessuna creatura avrebbe potuto sanare la gran­de ferita dell’uomo e così il Padre, nella sua bon­tà, disse: «Tu, figlio dell’uomo, fa’ il tuo bagaglio da deportato, preparati a emigrare» (Ez 12,3). Il Padre «non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32), «schiacciato per le nostre iniquità; per le sue piaghe noi siamo stati guari­ti» (Is 53,5). Ci ha radunati dai confini della terra, ha fat­to risorgere il nostro intelletto dalla terra, ci ha insegnato che siamo membra gli uni degli altri.

3. Figli, fate attenzione perché non, si dica di noi ciò che Paolo afferma: «Dichiarano di cono­scere Dio, ma lo rinnegano con i fatti» (Tt 1,16). Ognuno di voi laceri il suo cuore, pianga davanti a Dio e dica: «Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?» (Sal 115,12). Temo, o figli, che si applichi a noi la frase: «Quale vantaggio dalla mia morte, dalla mia discesa nella tomba?» (Sal 29,10). In verità, fi­gli, a voi «parlo come a persone intelligenti» (1Cor 10,15) perché comprendiate quel che attesto: se ognuno di voi non odia tutto ciò che appartiene alla ter­ra, se non rinuncia ad essa e a tutte le sue opere con tutto il cuore, se non innalza al cielo verso il Padre le mani del suo cuore, ebbene costui non potrà essere salvo.
Se uno, invece, farà come ho detto, Dio avrà misericordia della sua fatica, gli concederà il fuoco invisibile (= il dono dello Spirito), annienterà tutte le sue impu­rità e renderà puro lo spirito. Anche lo Spirito Santo abiterà con noi, Gesù starà accanto a noi e noi potremo adorare Dio come si conviene. Ma finché siamo legati alle cose del mondo, siamo nemici di Dio, dei suoi angeli e di tutti i suoi santi.

4. Ora, miei cari, in nome di nostro Signore Gesù Cristo vi prego di non trascurare la vostra salvezza. Questo breve tempo non vi faccia smar­rire il tempo eterno, il corpo corruttibile non vi offuschi il regno della luce ineffabile, il luogo do­ve subite il castigo non vi faccia smarrire il trono degli angeli del giudizio. In verità, figli, il mio cuore si meraviglia e la mia anima è atterrita perché noi tutti ci dilettiamo come se fossimo ubriachi. Ognuno di voi ha venduto se stesso se­guendo la propria volontà, noi ci lasciamo do­minare da essa e non vogliamo volgere il nostro sguardo al cielo per cercare la gloria celeste, l’opera di tutti i santi per camminare sulle loro orme.
Dunque, capite: gli angeli del cielo, gli arcangeli, i troni, le dominazioni, i cherubini, i serafi­ni, il sole, la luna, le stelle, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, il diavolo, Satana, gli spiriti del ma­le, il principe dell’aria, insomma, uomini e don­ne, fin dalla creazione appartengono a un’unica sostanza. Al di fuori di questa c’è soltanto la per­fetta e beata Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Per il malvagio comportamento di alcune creature, Dio fu costretto a imporre loro un nome a seconda delle loro opere. Ma a quelle che maggiormente hanno progredito, darà gloria in abbondanza.


Quarta lettera


1. Antonio saluta nel Signore tutti i suoi cari fratelli di Arsinoe e delle vicinanze e tutti quel­li che stanno con loro. Saluto nel Signore voi tut­ti, miei cari, che vi siete preparati a andare verso Dio, voi piccoli e grandi (At 8,10), uomini e donne, figli d’Israele per la vostra natura spirituale. Figli, ve­ramente è grande la beatitudine che avete rice­vuto perché grande è la grazia che è stata conces­sa a questa vostra generazione. Poiché siete santi visitati da Dio, è bene che nella lotta non vi la­sciate prendere dal peso della fatica fino al mo­mento in cui offriate voi stessi come vittime in tutta purezza a Dio. Senza purezza, infatti, nes­suno è degno dell’eredità.
È importante, miei cari, che voi vi interro­ghiate sulla natura spirituale nella quale non vi è più né maschio né femmina, ma soltanto quella natura immortale che ha un inizio, ma mai una fine. Bisogna conoscere perché essa è precipitata a tal punto di bassezza e di vergogna da colpire tutti noi. Conta molto sapere questo perché la nostra natura è immortale e quindi non destina­ta a dissolversi col corpo.

2. Dio vide la gravità della ferita dell’uomo e nella sua misericordia visitò le sue creature. Dopo un certo tempo, per la sua bontà, diede loro la legge, venne in loro aiuto, si servì di Mosè (II Lettera, 2; III Lettera, 2) perché questi consegnasse la legge. Mosè per loro gettò le fondamenta della casa della verità e voleva sanare la grande ferita ma non poté terminare la costruzione della casa. Poi si radunò l’assemblea di tutti i santi e questi chiesero al Padre per la sua bontà di inviare il nostro Salvatore per la salvezza di tutti. Egli è il nostro grande, fedele sacerdote, il vero medico in grado di curare la nostra profonda ferita. Per volontà del Padre, egli fu senza gloria: «Pur essendo di natura divina, spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo (Fil 2,6‑7) e consegnò se stesso per i nostri peccati. I nostri peccati lo hanno umiliato, ma «per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5).

3. Per questo, miei cari figli nel Signore, vo­glio che sappiate che egli per la nostra stoltezza ha assunto la forma della stoltezza, per la nostra debolezza la forma della debolezza, per la nostra povertà la forma della povertà, per la nostra morte la forma mortale; per noi ha sopportato tutte queste cose. Perciò, miei cari nel Signore, non dobbiamo concedere sonno ai nostri occhi, né riposo alle nostre palpebre (Sal 131,4), ma preghiamo e invochiamo con forza la bontà del Padre finché non ci soccorra e possiamo così dare consolazio­ne a Gesù nel giorno della sua venuta, dare effi­cacia al ministero dei santi che per noi si adope­rano supplendo (Gv 4,36) alla nostra negligenza sulla terra ed esortarli a venirci in aiuto nel tempo delle no­stre afflizioni. Così godranno «insieme chi semi­na e chi miete» (1Cor 10,15).

4. Figli, voglio che sappiate quale grande af­flizione ho per voi. Vedo infatti la grande vergo­gna che si abbatte su tutti noi e considero la gran­de fatica dei santi e i loro gemiti davanti a Dio perché essi vedono tutta la fatica del Creatore e tutti i piani malvagi del demonio e dei suoi servi che meditano sempre il male per la nostra perdi­zione. I demoni riceveranno la loro eredità all’in­ferno e per questo vogliono la nostra perdizione perché così aumenta il numero dei dannati.
Diletti nel Signore, a voi «parlo come a perso­ne intelligenti» perché conosciate tutto il di­segno della salvezza che il nostro Creatore ha disposto per noi e che ci è stato rivelato median­te la predicazione pubblica e nascosta. Si dice che noi siamo esseri razionali, ma in realtà ab­biamo uno spirito irrazionale. Voi non sapete quali siano le numerose macchinazioni e arti del diavolo; egli ci invidia da quando ha saputo che noi abbiamo cercato di riconoscere la nostra ver­gogna e abbiamo anche cercato il modo di sfug­gire a quelle opere che ci rendono suoi complici. E noi non solo non vogliamo obbedire ai malvagi consigli che i demoni seminano nei nostri cuori, ma molti di noi si beffano delle loro macchina­zioni. I demoni poi sanno che il Creatore ci ha concesso il suo perdono, che Egli rappresenta la loro morte in questo mondo e che per loro eredi­tà ha preparato la Geenna a causa della loro malvagità.

5. Figli, desidero che sappiate che io prego in­cessantemente, giorno e notte, Dio per voi affin­ché egli apra gli occhi del vostro cuore perché ve­diate i molti mali occulti che i demoni giorno do­po giorno seminano in noi in questo nostro tempo. Voglio che Dio vi conceda la sapienza del cuore e lo spirito di discernimento, perché pos­siate offrire i vostri cuori quali vittime pure al Padre con molta purezza, senza macchia. In veri­tà, figli, i demoni a ogni occasione danno prova della loro invidia nei nostri riguardi con i loro cattivi disegni, con le loro occulte persecuzioni, con azioni maliziose, con attività seduttrici, con pensieri blasfemi, e inoltre ogni giorno seminano l’infedeltà nei nostri cuori, sollecitano la nostra ammirazione e il nostro stupore per le loro opere.
Seminano poi, giorno dopo giorno, la soffe­renza in noi, ci avviliscono per fiaccare il nostro vigore, ci insegnano ad essere iracondi l’un l’al­tro, a maledirci a vicenda, a giustificare le nostre azioni, a condannare quelle degli altri e, anche quando siamo soli, ci sollecitano a giudicare il nostro prossimo. Seminano nei nostri cuori il di­sprezzo per mezzo della superbia. Per causa loro noi diventiamo duri di cuore, a vicenda ci di­sprezziamo, nutriamo amarezza gli uni per gli altri, ci scambiamo parole dure, siamo sempre afflitti, accusiamo sempre gli altri e mai noi stes­si. Pensiamo che le nostre sofferenze siano causa­te dal nostro prossimo, e lo giudichiamo dalle apparenze, mentre il ladro ha fissato la sua di­mora in casa nostra. Per le contese e le divisioni che ci sono tra di noi cerchiamo la giustificazio­ne nelle parole per apparire giusti davanti a noi stessi.
I demoni ci spingono a compiere opere supe­riori alle nostre possibilità e poi ci impediscono quelle che potremmo fare e chef ci sarebbero di vantaggio. Perciò ci fanno ridere quando do­vremmo piangere e ci fanno piangere quando do­vremmo ridere; cercano in tutti i modi di allon­tanarci dalla via della purezza e si servono di molti altri inganni per ridurci in loro schiavitù. Ma non è questo il momento per manifestarvi tutto ciò che riguarda i demoni.
Quando i nostri cuori sono pieni di tutti que­sti pensieri che costituiscono il nostro alimento, allora Dio, dopo aver sopportato a lungo la no­stra malvagità, ha pietà di noi e viene a visitarci per convertirci e farci abbandonare questo nostro grave corpo. Allora il male che abbiamo commesso si manifesterà nel nostro corpo perché
esso sia tormentato con disprezzo e poi noi di nuovo rivestiremo questo corpo per la bontà di Dio e così la nostra condizione sarà peggiore della prima (Lc 11,26). Non cessate, dunque, di invocare la bontà del Padre perché il suo aiuto ci accompagni e vi insegni quali cose siano migliori per voi.

6. Figli miei, in verità vi dico che questo cor­po nel quale abitiamo è per noi perdizione, è ca­sa dove domina la guerra. Io vi dico che gli spiri­ti maligni come riempiono l’aria così alberghe­ranno nell’anima di chi si sarà compiaciuto della propria volontà, si sarà sottomesso ai suoi pen­sieri, accoglierà ciò che viene seminato nel suo cuore e ne godrà, e qui riporrà la speranza del suo cuore come se si trattasse di un grande mi­stero e se ne servirà per giustificare le sue azioni. La sua anima gli consiglierà il male e mediante il corpo custodirà i mali segreti che tiene celati in se stesso. Su un uomo simile, grande è il pote­re dei demoni, perché egli non ha voluto disono­rarli davanti a tutti.
Non conoscete le loro molteplici macchina­zioni? Se le conosceremo, potremo evitare i de­moni. Anche se vai in cerca, non troverai il loro peccato, né la loro iniquità è materialmente tan­gibile perché essi non hanno un corpo visibile. Siamo invece noi che offriamo loro i nostri corpi; la nostra anima accoglie la loro malvagità e l’a­nima, accogliendo i demoni, li introduce nei no­stri corpi. Perciò, figli, non concediamo loro spa­zio, altrimenti provocheranno l’ira di Dio contro di noi e i demoni prenderanno dimora nelle no­stre case e ci scherniranno. Infatti essi sanno che la nostra perdizione viene dal prossimo e dal prossimo ci viene la vita. Chi mai ha visto Dio? Chi gioirà con lui e lo terrà accanto a sé perché non fugga via da lui, ma lo assista nella sua dolo­rosa condizione? Chi mai ha visto il diavolo farci guerra, impedirci di compiere il bene, aggredir­ci, assumere un corpo materiale perché lo temia­mo e fuggiamo da lui? I demoni agiscono segre­tamente, siamo noi che li manifestiamo attraver­so le loro opere.

7. Tutti quei demoni hanno un’identica so­stanza. Quando si separarono da Dio, si formò di loro una grande varietà per la diversità del loro comportamento. Per questa ragione hanno nomi diversi a seconda della loro attività. Alcuni sono stati chiamati arcangeli, altri troni, dominazio­ni, principati, potestà, cherubini. Hanno avuto questi nomi perché hanno obbedito alla volontà del loro Creatore. Per quanto riguarda gli altri, per il loro malvagio comportamento, sono stati chiamati, e non poteva essere diversamente, ca­lunniatore, Satana; altri furono chiamati demo­ni, spiriti malvagi e impuri, spiriti seduttori, principi di questo mondo. Di loro vi sono molte altre specie.
Alcuni uomini, nonostante il peso del corpo nel quale abitiamo, hanno fatto loro resistenza. Di questi alcuni hanno ricevuto il nome di pa­triarchi, altri di profeti, re, sacerdoti, giudici, apostoli e molti altri sono stati eletti per le loro rette azioni. Tutti questi nomi furono dati a uo­mini come a donne, a seconda delle loro azioni, perché tutti hanno una stessa origine. Perciò chi pecca contro il suo prossimo, pecca contro se stesso; chi fa del male al prossimo, fa del male a se stesso; e così chi fa del bene al prossimo, fa del bene a se stesso. In verità, chi può fare del male a Dio? Chi è in grado di nuocergli o di offrirgli ri­poso? Chi potrebbe servirlo oppure benedirlo co­me se gli fosse necessaria la sua benedizione? Chi può tributargli l’onore che gli è dovuto? Chi può glorificarlo secondo la sua grandezza?
Per questo, finché siamo rivestiti del peso di questo corpo, destiamo Dio in noi stessi esortan­doci reciprocamente e consegnandoci alla morte per la salvezza delle nostre anime e per amore l’uno dell’altro; in tal modo manifesteremo quel­la misericordia che è stata usata per noi. Chi co­nosce se stesso, conosce tutti; perciò è scritto: «Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza» (Sap 1,14). Queste parole della Scrittura ci istruiscono sulla natura spirituale racchiusa in questo corpo cor­ruttibile. E questa natura spirituale, che non fa parte del corpo fin dall’inizio, un giorno gli verrà tolta. Chi sa di amare se stesso, ama tutti.

8. Miei cari figli, vi prego di non considerare fatica, né di avere a noia l’amore reciproco. Pren­dete questo corpo di cui siete rivestiti e fatene un altare; su quest’altare collocate tutti i vostri pen­sieri e davanti a Dio abbandonate ogni malvagio proposito: «Alzate le mani verso il tempio» (Sal 133,2) di Dio, vale a dire innalzate il vostro spirito e im­plorate da Dio il suo grande fuoco invisibile per­ché scenda dal cielo su di voi e distrugga l’altare e quanto sopra vi è posto; e tutti i profeti di Baal, i vostri nemici e le loro opere inique, abbiano timore e fuggano davanti a voi come davanti al profeta Elia (1Re 18,38‑40). Allora vedrete sul mare come delle orme di uomo che vi porteranno una piog­gia spirituale, la consolazione dello Spirito Pa­raclito.
Miei cari figli nel Signore, stirpe d’Israele, non occorre proclamare la beatitudine o menzio­nare i nomi del vostro essere corporeo perché questo è destinato alla morte. Voi ben sapete l’a­more che nutro per voi: non è un amore carnale, ma spirituale, opera di Dio. Perciò sono sicuro che la vostra grande beatitudine consiste nel fat­to che avete cercato sia di conoscere la vostra miseria che di rinsaldare la vostra natura invisi­bile che non è destinata a morire col corpo. Per­ciò credo che vi sia stata concessa la beatitudine in questa vita. Vi sia ben chiaro questo: non cre­diate che l’intraprendere l’opera di Dio e il pro­gredire in essa sia opera vostra, ma dipende da una certa potenza che sempre vi soccorre.
Cercate sempre di offrire voi stessi come vitti­me a Dio (Rm 12,1) e accogliete con amore la potenza che vi aiuta. Consolerete così Gesù nel suo ritorno, tutta l’assemblea dei santi e anche me, povero uomo che sono rivestito di questo corpo fatto di fango e di tenebra. Vi dico queste cose per con­fortarvi e vi prego perché noi tutti siamo stati creati da un’unica natura invisibile che ha un principio, ma non una fine. Quelli che conoscono se stessi, sanno che la natura che ci unisce è im­mortale.

9. Voglio che sappiate che il nostro Signore Gesù Cristo è il vero intelletto del Padre. Da lui sono state create tutte le nostre nature spirituali a immagine della sua immagine, perché egli è il capo di tutto il creato e del corpo che è la chie­sa (Col 1,18). Perciò noi tutti siamo membra, gli uni degli altri «corpo di Cristo» (1Cor 12,27), e «la testa non può dire ai piedi: non ho bisogno di voi» (1Cor 12,11) e «se un mem­bro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1Cor 12,26). E così se un membro si rende estraneo al corpo e non comunica con la testa, ma si compiace delle passioni del corpo, riceve una ferita incurabile e ha dimostrato quale è il suo principio e quale la sua fine.
Perciò il Padre della creazione ebbe pietà per questa nostra ferita che non poteva essere sanata da nessuna creatura, ma soltanto dalla bontà dello stesso Padre. Ci mandò allora il suo Figlio unigenito che ha assunto «la condizione di ser­vo» (Fil 2,7) per la nostra schiavitù e ha consegnato se stesso per i nostri peccati. Le nostre iniquità lo hanno umiliato, ma «per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5). Ci ha radunati da tutte le nazioni per far risorgere dalla terra i nostri cuori e per insegnarci che noi tutti abbiamo un’unica natura e siamo membra gli uni degli altri. Perciò dob­biamo amarci a vicenda perché chi ama il suo prossimo, ama Dio e chi ama Dio, ama la propria anima.

10. Vi sia ben chiaro, miei cari figli nel Si­gnore, santa stirpe d’Israele, che voi vi preparate ad andare verso il Signore e ad offrire voi stessi come vittime a Dio in tutta purezza, quella pu­rezza che nessuno può ereditare senza già posse­derla. Non sapete forse, miei cari, che i nemici della virtù meditano il male contro la verità? Perciò siate vigili, non concedete sonno ai vostri occhi, né riposo alle vostre palpebre (Sal 131,4), invocate il vostro Creatore giorno e notte perché dall’alto vi soccorra e preservi in Cristo i vostri cuori e i vostri pensieri.
Noi, o figli, abitiamo nella gasa del ladro e siamo legati dai ceppi della morte. In noi c’è ne­gligenza, bassezza, estraneità al bene e tutto questo non solo ci danneggia, ma è causa di sof­ferenza per tutti gli angeli e i santi di Cristo per­ché per noi sono afflitti. Questa nostra deplore­vole condizione, figli cari, rattrista tutti i santi; invece la nostra salvezza e la nostra glorificazio­ne li rende gioiosi. Sappiate ancora che la bontà del Padre, fin dal suo inizio a tutt’oggi, non cessa di farci del bene, perché sfuggiamo alla morte che abbiamo meritato. Siccome siamo stati crea­ti liberi, i demoni continuamente ci cercano. Ecco perché sta scritto: «L’angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva» (Sal 33,8).

11. Ora voglio, figli, che sappiate che da quando Dio si è mosso in nostro soccorso fino ad oggi, tutti quelli che si sono allontanati dal bene e hanno compiuto le opere malvagie dei demoni sono considerati figli degli stessi demoni. Lo san­no coloro che appartengono al loro numero e per questo hanno tentato di far sì che ciascuno di noi segua la propria volontà. Sanno che il diavolo è precipitato dal cielo a causa della superbia e per questa ragione aggrediscono soprattutto coloro che hanno raggiunto un notevole grado di santi­tà perché essi si servono del nostro orgoglio e della nostra vanagloria. Sanno che in questo mo­do ci hanno allontanati da Dio, sanno che chi ama il prossimo ama Dio, e così i nemici della virtù piantano la loro fonte di divisione nei no­stri cuori perché fra di noi ci sia un’inimicizia ta­le da non consentirci di parlare, neppure a di­stanza, col nostro prossimo.
Voglio, o figli, che sappiate che ci sono stati molti altri che nella loro vita hanno sostenuto grandi fatiche, ma, perché privi di discernimen­to, sono periti. In verità, figli, non credo che ci si debba stupire se per negligenza e per mancanza di discernimento, voi cadrete al livello del diavo­lo per aver pensato di essere vicini a Dio e in at­tesa della luce finirete avvolti dalle tenebre. Per­ciò Gesù ha voluto che voi vi cingiate di un pan­no e laviate i piedi ai più piccoli di voi (Gv 13,4‑5). Egli stesso ci ha dato l’esempio per insegnarci a non dimenticare la nostra origine. La superbia infatti ha segnato l’inizio della nostra caduta; la super­bia è apparsa per prima. Disponetevi, dunque, alla più grande umiltà con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra mente, con tutta la vostra ani­ma, con tutto il vostro corpo: solo così ereditere­te il regno di Dio.

12. In verità, figli miei nel Signore, io prego giorno e notte il mio Creatore dal quale ho rice­vuto lo Spirito di aprire gli occhi del vostro cuo­re perché conosciate l’amore che nutro per voi e di aprire le orecchie del vostro cuore perché pos­siate intendere la vostra miseria. Chi comprende il suo disonore, cerca subito la grazia alla quale è chiamato, chi comprende la sua condizione mor­tale, comprende pure la vita eterna. Figli miei, vi «parlo come a persone intelligenti» (1Cor 10,15). In verità temo che lungo la strada siate colpiti dalla fame proprio in un luogo in cui dovreste essere ben forniti. Avrei voluto vedervi di persona, faccia a faccia, ma aspetto il tempo in cui ci potremo ve­dere l’un l’altro, quando non ci saranno più «né lutto, né lamento, né affanno» (Ap 21,4), quando «felicità perenne splenderà sul capo» (Is 35,10) di tutti. Avrei vo­luto dirvi ancora altre cose, ma «Da’ consigli al saggio e diventerà ancora più saggio» (Pro 9,9). Vi salu­to tutti, figli dilettissimi, uno per uno.



Quinta lettera


1. Figli, «conoscete la grazia del Signore no­stro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto pove­ro per voi, perché voi diventaste ricchi per mez­zo della sua povertà» (2Cor 8,9). Così, con la sua schiavitù ci ha liberato, con la sua debolezza ci ha confor­tato, con la sua stoltezza ci ha fatto sapienti. E poi con la sua morte ci darà la risurrezione e ad alta voce potremo dire: «Se abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così. Le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove» (2Cor 5,16‑17). In verità, miei cari nel Si­gnore, se dovessi dettagliatamente parlarvi della parola della libertà con la quale siamo stati libe­rati, dovrei dirvi molte altre cose, ma non è an­cora il tempo di parlarne.
Per ora, miei cari figli nel Signore, stirpe san­ta di Israele, vi saluto tutti secondo la vostra natura spirituale. E bene che voi, che vi siete avvicinati al vostro Creatore, cerchiate la salvez­za della vostra anima nella legge dell’alleanza. Per i numerosi peccati, per la cattiveria del no­stro animo, per la concupiscenza delle passioni, la promessa si è inaridita e le nostre anime sono cadute. Perciò, per la morte nella quale siamo precipitati, non possiamo comprendere la nostra gloriosa natura spirituale. Ecco perché nelle Sa­cre Scritture è scritto: «Come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cri­sto» (1Cor 15,22). Cristo, infatti, è la vita di ogni intelligen­za spirituale fra le creature fatte a immagine dell’immagine, che è Cristo stesso, perché egli è il vero intelletto del Padre, è la sua immagine immutabile. Le creature, fatte a sua immagine, hanno una natura mutevole; per questo ci ha colpito quella sventura nella quale tutti incon­triamo la morte e perdiamo la nostra natura spirituale.
Perciò, per tutte le cose che sono estranee alla natura, abbiamo acquistato una casa tenebrosa dominata dalla guerra. Sappiate che noi non avevamo alcuna conoscenza della virtù. Dio, no­stro Padre, vide la nostra debolezza e, poiché non potevamo abbracciare la verità, per la sua bontà, venne a visitare le sue creature mediante il ministero dei santi.

2. Prego tutti voi, miei cari nel Signore, di ca­pire quel che scrivo perché nutro per voi un amo­re spirituale, opera di Dio, e non un amore car­nale. Preparatevi ad andare dal vostro Creatore, «laceratevi il cuore e non le vesti» (Gi 2,13), sappiate co­sa possiamo offrire al Signore per la grazia che ha fatto a noi che qui miseramente abitiamo. Nella sua grande bontà e nel suo infinito amore il Signore si ricorda di noi e non ci ha ripagato, come meritavamo, per le nostre colpe. Egli è sta­to con noi così buono che ci ha donato il sole in questa valle di tenebre e così pure la luna e le stelle perché confortassero noi, destinati alla morte, per la nostra vanità.
Ci sono pure molte altre potenze che egli ha posto al nostro servizio, ma sono nascoste e noi non siamo in grado di vederle con i nostri occhi dei sensi. Cosa daremo noi in cambio al Signore nel giorno del giudizio? Quale dono non ci ha fat­to? I patriarchi non hanno forse sofferto per noi? I sacerdoti non ci hanno dato i loro insegnamen­ti? I giudici e i re non combattevano per noi? I profeti non sono morti per noi? Gli apostoli non sono stati perseguitati per noi? Il Figlio diletto non è morto per noi tutti? Dobbiamo ora prepa­rarci ad andare dal nostro Creatore con purezza. Egli vide che nessun santo o piuttosto nessuna creatura poteva sanare la grande ferita inferta alle sue membra.
Perciò il Padre, conoscendo la debolezza dello spirito delle sue creature, ha donato loro la sua misericordia e il suo amore e «non ha risparmia­to il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32), per i nostri peccati. Le nostre iniquità lo hanno umiliato, ma «per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,5). Con la potenza della sua parola egli ci ha radunato da tutte le nazioni, ha fatto risorgere il nostro spirito dalla terra e ci ha inse­gnato che siamo membra gli uni degli altri.

3. È opportuno perciò che noi tutti, che sia­mo andati verso il Creatore, adoperiamo la no­stra intelligenza e i nostri sensi per discernere il bene dal male e per riconoscere il piano di sal­vezza di Gesù grazie alla sua venuta. Egli, infat­ti, si è fatto «come noi, escluso il peccato» (Eb 4,15). Per la nostra grande malvagità, per il turbamento causato dal male, per la nostra grave incostanza, la venuta di Gesù è stata tentazione per alcuni, profitto per altri, per alcuni sapienza e poten­za (1Cor 1,23‑24), per altri risurrezione e vita. Vi sia ben chia­ro che la sua venuta è stata giudizio per tutto il mondo. Infatti si legge: «Ecco, verranno giorni – dice il Signore – in cui tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscete il Signore» (Ger 31,31.34) nome del Signore è arrivato fino ai confini della terra «perché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio» (Rm 3,19).
Gli uomini, infatti, «pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria» (Rm 1,21), come al loro Creatore a causa della loro stoltezza che non ha concesso loro di capire la sua sapienza. Ognuno di noi ha venduto se stesso alla propria volontà facendo il male e diventandone schiavo. Perciò Gesù si è privato della sua gloria, si è fatto servo per ren­derci liberi mediante la sua schiavitù. Noi siamo diventati stolti e per la nostra stoltezza abbiamo fatto ogni specie di male; Cristo si è rivestito di stoltezza per farci sapienti mediante la sua stol­tezza. Siamo diventati poveri e per la nostra po­vertà ogni forza ci è venuta meno; perciò egli si fece povero per farci ricchi di ogni sapienza e di ogni intelligenza mediante la sua povertà.
Ma non basta. Egli si è rivestito anche della nostra debolezza per consolarci con la sua debo­lezza. E al Padre si fece «obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fil 2,8) per darci, con la sua morte, la risurrezione e per distruggere colui che aveva il potere della morte, cioè il diavolo. Se veramente libereremo noi stessi con la sua ve­nuta, saremo riconosciuti discepoli di Gesù ed entreremo in possesso dell’eredità di Dio.

4. Ma, miei cari nel Signore, il mio spirito è molto scosso e turbato. Abbiamo l’abito e il no­me dei santi, ce ne vantiamo di fronte ai non cre­denti, ma temo che la parola di Paolo si riferisca proprio a noi: «Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti» (Tt 1,16). Per l’amore che nutro per voi, prego Dio per voi perché meditiate sulla vostra vita e sulla vostra invisibile eredità. In ve­rità, figli, anche se impegneremo tutte le nostre forze per cercare Dio, non faremo nulla di ecce­zionale; infatti cerchiamo la nostra mercede che ci appartiene per natura. Ogni uomo che cerca Dio o lo serve, cerca secondo la sua natura. Il peccato invece di cui siamo responsabili è al di fuori della nostra natura.
In verità, cari figli nel Signore, a vi che vi siete preparati per offrirvi quali vittime a Dio in purezza, noi non abbiamo tenuto nascosta alcu­na cosa giovevole ma «testimoniamo quel che abbiamo veduto» (Gv 3,11). Il perché i nemici del bene me­ditano sempre il male contro la verità. Sappiate che «colui che era nato secondo la carne perse­guitava quello nato secondo lo spirito» (Gal 4,29) e «tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Ge­sù saranno perseguitati» (2Tm 3,12). Anche Gesù sapeva delle sofferenze e delle tentazioni che avrebbero colpito gli apostoli sulla terra e sapeva pure che con la loro pazienza avrebbero annientato tutte le potenze del nemico, cioè l’idolatria. Perciò li confortava dicendo loro: «Voi avrete tribolazio­ne nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). E li istruiva dicendo: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili al­la gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8,18) e «Se hanno perseguitato me, perseguite­ranno anche voi» (Gv 15,20). Se dovessi riferire dettaglia­tamente ogni parola, dovrei dilungarmi molto, ma sta scritto: «Da’ consigli al saggio e diventerà ancora più saggio» (Pro 9,9).
I santi e i giusti, rivestiti di Spirito Santo, pregano sempre per noi perché ci umiliamo da­vanti a Dio e riacquistiamo la nostra primitiva gloria e indossiamo quell’abito di cui ci siamo spogliati e che è conforme alla nostra natura spi­rituale. Spesso da parte di Dio Padre arriva una voce a coloro che sono stati rivestiti di Spirito: «Consolate, consolate il mio popolo, dice il vo­stro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme» (Is 40,1‑2).
Dio infatti visita le sue creature e mostra loro la sua bontà. In verità, miei cari, se dovessi ancora dettagliatamente parlarvi di questa parola di li­bertà, grazie alla quale siamo stati liberati, do­vrei aggiungere molte altre cose ma sta scritto: «Da’ consigli al saggio e diventerà ancora più saggio» (Pro 9,9).
Il Dio della pace vi conceda la grazia e lo spi­rito di sapienza perché intendiate le cose che scrive: sono comandamenti del Signore. Il Dio di ogni grazia vi custodisca santi nel Signore fino alla vetta dell’ascensione spirituale. Io prego sempre Dio per la vostra salvezza, miei cari nel Signore, e «la grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi» (2Cor 13,13). Amen.



Sesta lettera


1. L’essere razionale che si è preparato ad es­sere libero per l’avvento di Gesù, conosce se stes­so secondo la propria natura spirituale. Chi co­nosce se stesso, conosce il disegno di salvezza del Creatore e quanto egli compie per le sue creatu­re. Miei cari nel Signore, nostre membra e coere­di dei santi, nel nome di Gesù Cristo prego Dio perché vi conceda il dono dello spirito di sapien­za per discernere e conoscere tutto l’amore che nutro per voi. Non è un amore della carne, ma dello Spirito, opera di Dio. Non è necessario che io vi scriva i vostri nomi secondo la carne perché essi sono corruttibili; quando un uomo ha cono­sciuto il suo vero nome, conoscerà allora anche il nome di verità. Per questo anche Giacobbe (Gn 32,23-31), quando lottò una notte intera con un angelo, conservò il nome di Giacobbe, ma quando spun­tò la luce, ebbe il nome di Israele. Il senso di que­sto nome è spirito che vede Dio.
Penso che non ignoriate che nemici del bene meditano sempre il male contro la verità. Per questo motivo Dio non ha visitato le sue creature una sola volta, ma fin da principio alcuni per mezzo della legge dell’alleanza si sono preparati a venire dal loro Creatore. Da essa sono stati istruiti sul modo di adorarlo. La legge dell’al­leanza si è inaridita per la sua grande debolezza, per la pesantezza del corpo, per le cattive pre­occupazioni e le attività dell’anima si sono fiac­cate. Non era possibile il ritorno al primitivo sta­to della creazione. E poiché la natura è immorta­le e non si distrugge insieme col corpo, non può essere liberata per i meriti della giustizia; per questa ragione Dio, nella sua bontà, sì è mosso a compassione di lei, e mediante la legge scritta, le ha insegnato come adorare Dio. Dio è uno e la natura spirituale poggia sull’unità. Vi sia ben chiaro questo, miei cari: dove non c’è concordia, la guerra è in agguato.

2. Il Creatore vide la gravità della ferita uma­na e che era necessaria l’opera del medico. Gesù stesso, Creatore degli uomini, è il medico che li ha guariti, ma ha mandato davanti a sé dei pre­cursori. Mosè che ci ha dato la legge, non avremo timore di affermarlo, è stato uno dei suoi profeti. Lo Spirito che era con Mosè aiutò pure l’assem­blea dei santi: tutti hanno pregato Dio perché in­viasse il suo Figlio unigenito. Pure Giovanni è uno dei suoi profeti; per questo è scritto: «la Leg­ge e i profeti fino a Giovanni» (Lc 16,16) e «il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroni­scono» (Mt 11,12). Coloro che erano rivestiti di Spirito vi­dero che nessuna fra le creature poteva sanare la profonda ferita, ma soltanto la bontà del Padre, cioè il suo Figlio unigenito che il Padre ha man­dato come Salvatore di tutta l’umanità. Egli è il grande medico che può sanare la grande ferita. Perciò pregarono Dio e la sua bontà.

3. Il Padre delle creature per la salvezza di noi tutti «non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32). Le nostre iniquità lo hanno umiliato, ma «per le sue piaghe noi sia­mo stati guariti» (Is 53,5). Con la potenza della sua pa­rola ci ha radunati da tutte le nazioni, da un con­fine all’altro del mondo, ha fatto risorgere dalla terra, i nostri cuori e ci ha insegnato che siamo membra gli uni degli altri. Vi prego, miei cari nel Signore, di capire che queste cose che vi ho scritto sono comandamenti di Dio. Dobbiamo ca­pire la condizione che Gesù ha assunto per noi: si è fatto simile a noi in tutto, «escluso il pecca­to» (Eb 4,15).
Dobbiamo pure accettare di essere liberati con la sua venuta. Egli infatti è venuto per farci sapienti con la sua stoltezza, per farci ricchi con la sua povertà, per consolarci con la sua debolez­za, per dare a noi tutti la risurrezione e annienta­re colui che aveva il potere sulla morte. Allora cesseremo di invocare Gesù secondo la carne perché la sua venuta ci sorregge nel retto servi­zio fino a distruggere le nostre iniquità. Allora Gesù ci dirà: «Vi ho chiamati amici» (Gv 15,15) e non più servi. Quando gli apostoli giunsero ad accogliere lo spirito di figli, allora lo Spirito Santo insegnò loro ad adorare il Padre in modo conveniente.
A me, povero e maledetto di Cristo, l’età cui sono giunto mi ha portato gioia, gemito e pianto.
Infatti molti della nostra generazione hanno indossato la veste di Dio, ma hanno negato la sua potenza. Quelli che si sono preparati ad essere liberati per l’avvento di Gesù, mi arrecano gioia. Ma quelli che trafficano sul nome di Gesù e fanno la volontà del proprio cuore e del proprio corpo, mi arrecano afflizione. Io piango su coloro che hanno considerato la lunghezza del tempo, si sono scoraggiati, si sono privati della veste di Dio e sono diventati simili a bestie. Sappiate che per uomini simili la venuta di Gesù è grande condanna. Ma voi, miei cari nel Signore, sappiate conoscere voi stessi e discernere i tempi e preparatevi ad offrirvi come vittime gradite a Dio.

4. Io scrivo a voi «come a persone intelligen­ti» (1Cor 10,15) perché voi siete capaci di capire voi stessi. Voi sapete che chi conosce se stesso, conosce Dio è il suo disegno di salvezza per le sue creature. Vi sia ben chiaro che l’amore che nutro per voi non è carnale, ma spirituale, opera di Dio che «è tre­mendo nell’assemblea dei santi, grande e terribi­le tra quanti lo circondano» (Sal 88,8). Finché abbiamo degli intercessori presso Dio, preparatevi ad of­frire ai vostri cuori quel fuoco che Gesù è venuto a portare sulla terra (Lc 12,49). Esercitate i vostri cuori e i vostri sensi a discernere il bene dal male, la de­stra dalla sinistra, la saldezza dalla debolezza. Gesù sapeva che la materia di questo mondo è in potere del diavolo. Perciò chiamò i suoi di­scepoli e disse loro: «Non accumulatevi tesori sulla terra. Non affannatevi per il domani perché il domani avrà già le sue inquietudini» (Mt 6,19.34). In ve­rità, miei cari, il timoniere di una nave si vanta quando i venti sono calmi, ma la perizia del ti­moniere si vede quando soffiano venti violenti e contrari. Cercate ora di capire il tempo nel quale siamo giunti. Se dovessi parlarvi dettagliata­mente della libertà, dovrei aggiungere molte al­tre cose ma «Da’ consigli al saggio e diventerà ancora più saggio» (Pro 9,9). Vi saluto, cari figli nel Si­gnore, «piccoli e grandi» (At 8,10). Amen.



Settima lettera


1. Antonio vi saluta nel Signore, cari fratelli. Gioite! Non mi stancherò di ricordarmi di voi, membri di questa chiesa cattolica. Voglio che sappiate che l’amore che nutro per voi non è car­nale, ma spirituale, opera di Dio. L’amore carna­le, infatti, è debole, instabile, sconvolto da venti estranei. Tutti quelli che temono Dio e osservano i suoi comandamenti, sono servi di Dio; non c’è ancora perfezione in questo servizio ma giustizia che conduce allo spirito di figli. Per questo anche i profeti, gli apostoli e tutta l’assemblea dei san­ti, quelli che sono stati eletti da Dio e ai quali è affidata la predicazione apostolica, furono inca­tenati da Gesù Cristo per la bontà del Padre. Di­ce infatti l’apostolo Paolo: «Io Paolo, il prigionie­ro di Cristo» (Ef 3,1).
La legge scritta vi sorregga in questo buon servizio fino a che siamo in grado di vincere tut­te le passioni del corpo e di raggiungere la perfe­zione nella virtù secondo l’insegnamento aposto­lico. A chi è vicino a ricevere la grazia Gesù dirà: «Vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15).
Quelli che si sono avvicinati alla grazia e sono stati istruiti dallo Spirito Santo, hanno conosciu­to la loro natura spirituale. Perciò Paolo dice lo­ro: «Voi non avete ricevuto uno spirito da schia­vi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: “Abbà, Padre”» (Rm 8,15). Così riconoscono il dono che hanno ricevuto da Dio. Noi infatti «sia­mo figli, eredi di Dio, coeredi di Cristo» (Rm 8,17).

2. Fratelli cari, voi siete partecipi dell’eredità dei santi e tutte le virtù vi appartengono, sono vostre. Non vi lasciate contaminare dalla vita se­condo la carne, ma siate sempre presenti davanti a Dio: «La sapienza non entra in un’anima che opera il male né abita in un corpo schiavo del peccato. Il santo spirito, che ammaestra, rifugge dalla finzione» (Sap 1,4‑5). In verità, miei cari, scrivo a voi «come a persone intelligenti» (1Cor 10,15). Voi siete ca­paci di conoscere voi stessi e chi conosce se stes­so conosce Dio, e chi ha conosciuto Dio deve adorarlo in modo conveniente. Miei cari nel Si­gnore, conoscete voi stessi. Chi infatti ha cono­sciuto se stesso, conosce anche il tempo in cui vi­ve; e chi ha imparato a conoscere il tempo, resta ben saldo e non si lascia deviare da insegnamen­ti diversi.
Circa Ario che in Alessandria levò la sua voce per sostenere dottrine estranee all’Unigenito po­nendo un tempo a colui che è fuori del tempo e un limite, come a una creatura, a colui che non ha limiti e un movimento a chi è fuori del movi­mento, io dico queste parole: «Se un uomo pecca contro un altro uomo, Dio potrà intervenire in suo favore, ma se l’uomo pecca contro il Signore, chi potrà intercedere per lui?» (1Sam 2,25). Quest’uomo si è accinto ad una grande impresa, ma la sua feri­ta è incurabile. Se costui avesse conosciuto se stesso, la sua lingua non avrebbe detto cose che ignorava. Ma per quel che è accaduto, è evidente che egli non ha conosciuto se stesso.


Ottava lettera
(A Teodoro)


Antonio saluta nel Signore il diletto figlio Teodoro!
Sapevo che Dio non avrebbe fatto alcuna cosa se non per rivelare ai profeti suoi servi la sua sal­vifica dottrina. Credevo perciò di non doverti manifestare quanto il Signore da tempo mi ave­va rivelato. Ma, dopo che ho visto i tuoi confra­telli che erano con Teofilo e con Copre, ho ritenu­to di comunicarti la rivelazione: molti di coloro che adorano il Cristo secondo verità peccano an­che dopo essere stati battezzati, e questo accade un po’ da per tutto. Ma se implorano la miseri­cordia divina e con animo contrito si pentono, il Signore cancella tutti i loro peccati. Nel giorno in cui questa mia lettera ti sarà consegnata, leg­gila dunque ai tuoi confratelli perché essi ne pos­sano trarre giovamento. Salutali da parte mia, così come i miei salutano te. Ti auguro ogni bene nel Signore.