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giovedì 3 marzo 2016

Il padre misericordioso e il figlio prodigo - Seconda parte - Meditazioni sul Vangelo di Eugenio Pramotton


Lc 15, 11-32
Avevamo lasciato in sospeso la domanda: In che cosa consiste il privilegio dei peccatori rispetto ai giusti? Per cercare un po' di luce proviamo a riflettere sulla vicenda del figlio maggiore.
Così come suo fratello, anche lui riceve un bel giorno la sua parte di eredità ma, a differenza di lui, decide di rimanere nella casa paterna. Quali considerazioni avranno contribuito a fargli prendere questa decisione? Probabilmente, quella felicità che suo fratello sperava di trovare altrove, lui sperava di trovarla nella casa del padre. E non aveva tutti i torti, suo padre era ricco, aveva molti servi che lavoravano per lui, ed anche lui con il suo lavoro contribuiva ad aumentare questa ricchezza; oltre ad essere ricco, il padre era anche saggio, giusto e magnanimo, ai servi dava infatti pane in abbondanza, ed aveva diviso l'eredità fra lui e suo fratello senza aver fatto torto a nessuno. Continuando a vivere nella casa paterna avrebbe beneficiato di una solida situazione economica che lo avrebbe tenuto al riparo da eventuali momenti difficili o da attacchi di avversari invidiosi.
Fu così che, mentre suo fratello partiva per un paese lontano, lui decideva di ubbidire e servire nella casa paterna. Con il passare del tempo però, incomincia a rendersi conto che qualche cosa non sta andando secondo le sue previsioni, una certa insoddisfazione serpeggia nel suo cuore, il servizio e l'ubbidienza che rende al padre incominciano a pesargli, ma soprattutto, quello che più lo rattrista è che non riesce ad intravedere la possibilità di un momento di festa, sempre ubbidire e servire, servire e ubbidire, e la festa!? E la gioia!? Quando arrivano la festa e la gioia?

Lui, veramente, una soluzione ce l'ha in mente: se solo suo padre gli desse di tanto in tanto un capretto per far festa con i suoi amici! Allora sì la sua vita avrebbe gusto. Ma suo padre da questo orecchio sembra non sentire, e il figlio maggiore ha un forte presentimento che non accoglierebbe volentieri la sua richiesta. Si rende allora conto di non comprendere bene i comportamenti e i disegni di suo padre, così, un certo timore ed una certa tensione incominciano a sorgere in lui. Ha l'impressione che suo padre sia troppo duro e ingiusto nei suoi confronti, giunge anche a pensare che sono più fortunati i suoi coetanei che hanno un padre meno austero e che forse aveva ragione suo fratello, almeno lui può far festa quando vuole.
La sua ubbidienza ed il suo servizio li compie allora sempre più di mala voglia, ciò che fa, lo fa per forza e per abitudine, sempre pensando alla festa con gli amici che gli è negata; così, il suo cuore tende ad indurirsi ed inaridirsi sempre più, anche se esteriormente non gli si può rimproverare nulla.
La grande ingiustizia
Il suo animo si trova più o meno in questo stato quando un giorno, di ritorno dalle sue fatiche quotidiane, sente che in casa ci sono musica e danze. Quando gli dicono che è stata allestita una festa per il ritorno di suo fratello, il suo cuore incomincia a ribollire, si sente vittima di un'enorme ingiustizia e non vuole assolutamente entrare in casa.
In questa occasione, il padre manifesta nuovamente la sua grande saggezza e bontà. Esce infatti non per rimproverare la durezza di cuore di suo figlio, ma per pregarlo di entrare a prendere parte anche lui alla festa. Il figlio però, risponde alla sua bontà dando libero sfogo ai suoi risentimenti e alla sua contrarietà per il trattamento ingiusto che viene riservato al fratello. Secondo il suo parere infatti, se c'era qualcuno che meritava una festa questo era lui, suo fratello meritava invece di essere trattato duramente, ora, la cosa incomprensibile era che lui si sentiva trattato duramente, mentre a suo fratello veniva riservata ogni benevolenza.
Domande imbarazzanti
Penso sia un errore schierarsi troppo presto dalla parte del fratello minore e del padre, senza prima cercare di affrontare i problemi che i rapporti fra il padre ed il primogenito sollevano. Perché quest'ultimo non dovrebbe arrabbiarsi? Perché suo padre non gli ha dato mai un capretto per far festa con i suoi amici? Che cosa pretendeva o che cosa si aspettava da lui? Se ogni tanto gli avesse dato un capretto, i loro rapporti non sarebbero stati migliori? Se ha sbagliato, quando è avvenuto il suo errore? In che cosa è consistito? Poteva evitare di cadervi? Quale è in realtà il progetto del padre?
Proviamo ad avventurarci nella ricerca di qualche risposta iniziando a riflettere sul momento critico in cui il figlio si rende conto che le cose non stanno andando secondo le sue aspettative. Le sue aspettative erano che il padre, considerando la sua ubbidienza ed il suo servizio, gli avrebbe concesso prima o poi un momento di festa con i suoi amici, ora questo non stava avvenendo, di qui il suo disagio e l'incrinatura dei rapporti con il padre. Conviene anche considerare che a questo punto la sua situazione è simile a quella di suo fratello nel paese lontano durante la carestia.
Anche lui infatti, nonostante la sua eredità, nonostante l'ambiente favorevole in cui vive, nonostante il suo impegno, non riesce a risolvere il suo problema, non riesce ad ottenere quella festa a cui il suo cuore aspira, così, come suo fratello, si ritrova a patire la fame e la sete, fame e sete di felicità e di gioia. Ed anche per lui l'orgoglio e l'umiltà sono lì a suggerire come dovrà gestire il momento critico in cui è venuto a trovarsi.
Visto che il suo schema mentale e le sue attese non coincidevano con la realtà, rendendosi conto che nonostante il suo impegno non riusciva ad intravedere vie d'uscita, la cosa più semplice che gli rimaneva da fare era di riconoscere umilmente la sua impotenza, andare da suo padre, parlargli del suo problema ed accogliere le sue direttive.
Evidentemente l'orgoglio gli ha impedito di adottare questa soluzione, ha preferito rimanere attaccato ai suoi schemi, gli costava troppo mettere in discussione le sue vedute, cedere le armi ed ammettere di non capirci più niente. Preferiva accusare segretamente il padre di durezza e di ingiustizia, magari compiacendosi di essere più giusto e più saggio di lui. Vediamo così che il primogenito, pur vivendo nella casa del padre, aveva in realtà il cuore molto lontano da lui, mentre suo fratello, pur essendo fisicamente lontano, pur avendo sbagliato tutto, aveva saputo trovare la strada che lo aveva infine condotto fra le braccia paterne.
Il privilegio dei peccatori
Potremmo a questo punto tentare una risposta a una delle domande che abbiamo lasciato in sospeso, quella relativa al privilegio e al vantaggio dei peccatori rispetto ai giusti. Conviene intanto fare questa osservazione: sia il percorso di un giusto, sia quello di un peccatore comportano dei vantaggi e dei pericoli; il più grave pericolo a cui va incontro un peccatore è una forma di orgoglio che conduce alla disperazione, quello a cui va incontro un giusto è una forma di orgoglio che conduce alla superbia, entrambe queste forme impediscono di ricorrere con fiducia alla comprensione ed alla saggezza del padre.
Abbiamo anche notato come entrambe le vie giungano prima o poi ad un punto morto, alla presa di coscienza di un fallimento o di un'impotenza. Ora, il vantaggio del peccatore è che il suo fallimento, riducendo in frantumi i suoi progetti e le sue illusioni, riduce anche in frantumi il suo orgoglio, l'umiltà trova così un terreno migliore per germogliare e orientare il suo cuore verso quella confidenza che sola gli permetterà di fare l'unica cosa che gli rimane da fare, ossia affidare il proprio fallimento e la propria miseria nelle mani esperte del padre.
Se il peccatore saprà sfruttare questo vantaggio, giungerà a beneficiare di un enorme privilegio, il privilegio di una profonda comprensione del cuore misericordioso del padre, gli sarà dato di avere un amore più grande proprio a causa del molto che gli verrà perdonato. È il Signore stesso che lo dice: Quello a cui si perdona poco, ama poco (Lc 7, 47), da cui segue che quello a cui si perdona molto, ama molto. Ecco la meta a cui il Signore vuole condurci, ecco l'approdo a cui è giunto il figlio prodigo.
L'impossibile dialogo
Potremmo a questo punto domandarci qual era l'atteggiamento del padre verso il suo primogenito. Perché, ad esempio, vedendolo in difficoltà non gli ha offerto i suoi consigli o non ha cercato di dialogare? Probabilmente il comportamento del padre dipendeva dalle seguenti ragioni: la prima e più profonda è che, se lasciava suo figlio nella tribolazione, era per provare cosa c'era effettivamente nel suo cuore; la seconda è che probabilmente le condizioni del dialogo erano venute meno. Per dialogare infatti bisogna trovare un cuore disposto al dialogo, allo stesso modo per dare consigli bisogna trovare un cuore disposto ad accoglierli. Ora, queste disposizioni erano venute meno a causa della diffidenza, della durezza di cuore e dell'orgoglio che ad un certo punto avevano preso il sopravvento. Per comprendere un po' la cosa potremmo pensare a certe persone che, pur sollecitate ed incoraggiate a crescere nella conoscenza e nella carità hanno paura di risponde a tali sollecitazioni, si chiudono in se stesse, rimangono attaccate ai loro inadeguati giudizi e alle loro inadeguate maniere. Allora, un cuore che ama veramente non potrà che rispettare la loro libertà e rimanere in attesa di tempi migliori. Potremmo ancora pensare a certe persone che sbagliano in modo manifesto su molti punti; queste persone sono tuttavia così sicure di sé, così convinte di sapere come bisogna comportarsi in tutti i campi e in tutte le circostanze, sono inoltre così pronte ad offendersi e a risentirsi che è praticamente impossibile suggerire loro alcunché, soprattutto se questi suggerimenti tendessero a mettere in discussione le posizioni a cui sono più radicalmente attaccate.
Così, al padre non rimaneva che attendere e scrutare se prima o poi fossero comparsi sul volto e nei modi di suo figlio i segni del disgelo e dell'apertura. Il tempo non giocava però a suo favore, perché più passava più il cuore di suo figlio si induriva e meno lui poteva intervenire. Chi o che cosa poteva tentare di rompere questo circolo vizioso? Bisognava aspettare qualche evento sconvolgente. Ed ecco che il ritorno del fratello viene a scombussolare una situazione che si andava sempre più deteriorando.
La misericordia e la durezza si affrontano
Questo ritorno è l'occasione in cui si manifestano chiaramente la durezza di cuore del primogenito da una parte e la misericordia del padre dall'altra. Tutto accade come se fosse giunto il giorno della resa dei conti, il giorno in cui durezza e misericordia dovevano affrontarsi in campo aperto per la battaglia decisiva.
Vediamo dunque una prima manifestazione della misericordia del padre nel momento in cui il secondogenito, di ritorno col suo carico di umiliazione, di sofferenza e di fallimento, viene accolto con benevolenza; questo scatena però l'ira e l'indignazione del primogenito che si indurisce rifiutandosi di entrare in casa. Vediamo allora il padre compiere ancora un gesto di estrema umiltà e benevolenza, esce infatti incontro al primogenito non per rimproverarlo, ma per mendicare da lui sentimenti di bontà e di comprensione verso suo fratello. Lui però non si lascia commuovere per così poco e risponde esprimendo tutta la sua rabbia e la sua disapprovazione.
Incomincia esponendo la sua fedeltà e i suoi meriti: Ecco che io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, passa poi a rimproverare il padre per la sua severità e ingiustizia: Tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici; questa ingiustizia è secondo lui ancor più grave considerando il trattamento che è stato riservato a suo fratello. Fratello da cui vuole prendere le distanze e di cui si preoccupa di sottolineare aspramente le mancanze dicendo: Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
E ancora una volta, sorprendentemente, a questa durezza la misericordia del padre non risponde con la durezza ma con una bontà ancor maggiore; non rimprovera infatti quest'uomo dal cuore indurito ma lo chiama teneramente figlio (altre traduzioni hanno figlio mio). Tenta poi di richiamargli alla mente due aspetti su cui aveva poco riflettuto, prosegue infatti dicendo: tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo, come a ricordargli un grandissimo privilegio e un grandissimo vantaggio, privilegio e vantaggio di cui lui non si rende bene conto e non sa apprezzare. Infatti, quale privilegio e quale vantaggio se non ha avuto mai nemmeno un capretto per far festa con gli amici, eppure quel capretto avrebbe dato gusto alla sua vita, perché gli è stato negato? O ancora, quale privilegio essere stato sempre con il padre se questo ha significato per lui solo servizio e ubbidienza?
Ingiustizia o privilegio?
Ora, è possibile scorgere in questo stato di cose i segni di una durezza e di un'ingiustizia odiosi, come aveva fatto il primogenito, oppure scorgervi i segni di un grande privilegio come ci suggerisce la risposta del padre. Questo secondo modo di vedere è meno evidente, richiede una certa riflessione e la decisione di privilegiare un certo spirito di fiducia e di pazienza, piuttosto che uno spirito di contestazione e di diffidenza. Lo spirito di fiducia è fondamentale per giungere a scoprire ed apprezzare i motivi di questo privilegio. La sua importanza dipende dal fatto che è mediante questo spirito che è possibile superare il momento critico in cui si ha effettivamente l'impressione di subire delle ingiustizie e di essere trattati troppo duramente da parte del padre, è per questo spirito che, nonostante le apparenze, nonostante non si comprendano le decisioni ed i piani del padre, si decide di fargli credito, si decide di avere pazienza e di aspettare, certi che a suo tempo ogni cosa andrà al suo posto, ogni oscurità sarà chiarita, ogni debito sarà saldato ed il padre darà a tutti molto più di quanto ognuno avrà saputo desiderare.
Col passare del tempo si incominciano poi a intravedere diversi motivi che rendono plausibile considerare un privilegio rimanere nella casa del padre a quelle condizioni. Ad esempio, si intuisce che, se non viene concesso il capretto per far festa con gli amici, è perché il padre vuole educare a desiderare un'altra festa, una festa in cui si godrà una pienezza ed una gioia che uno non riuscirebbe mai a raggiungere se si fermasse a desiderare una festa e una gioia di minor pregio. Accade poi che ci si renda sempre più conto che una festa in cui non sia presente anche il padre non può essere una vera festa e non può che lasciare l'amaro in bocca, ora, proprio questo errore stava compiendo il primogenito desiderando una festa in cui c'erano sì il capretto e gli amici, ma non era invitato il padre suo.
Si giunge poi anche a comprendere che ciò che il padre ha in mente è proprio la preparazione di una festa, una festa meravigliosa, la festa dell'amore. Ora, non è bene entrare subito in possesso di una cosa pregiata, ma bisogna che questa sia desiderata e costi qualche sforzo, perché più una cosa si desidera e ci costa, più grande sarà il godimento quando ne entreremo in possesso. Così, se il padre ritarda il momento del godimento e della festa lasciando il figlio a faticare nel suo servizio, è perché vuole riservargli un onore maggiore e una felicità più grande. Per comprendere questo aspetto potremmo pensare a quanti decidono di salire in vetta ad un'alta montagna, non potranno farlo senza grande fatica, lungo la salita potranno anche pentirsi di aver deciso l'ascensione, ma quando arrivano in vetta godono di uno spettacolo e di una gioia che non possono certo godere coloro che dopo le prime asperità si fermano e tornano indietro.
Altro aspetto essenziale in un rapporto d'amore è questo: se da un lato colui che ama vuole provare alla persona amata quanto è grande il suo amore, dall'altro ha anche la necessità di provare quanto vale l'amore della persona amata, ma questo non può avvenire senza che ci sia un tempo in cui la persona amata sia lasciata in situazione di difficoltà, di fatica e di tentazione. Infatti, se la persona amata non incontrasse nessuna difficoltà, nessuna contrarietà, nessuna incertezza, ma godesse sempre di ogni consolazione e di ogni favore, non si potrebbe sapere quanto vale effettivamente il suo amore e così non sarebbe possibile premiarla con il dono di un amore ancora più intimo e più bello. Accade così che colui che vuole dare molto deve chiedere anche molto, se non chiedesse e non ottenesse molto sarebbe impossibilitato a dare il molto che il suo cuore desidera dare.
Richiamo alle esigenze dell'amore fraterno
Proviamo a considerare adesso la seconda parte della risposta del padre. Questa tende a richiamare alla mente del primogenito il fatto che lui non è l'unico figlio, ma ha anche un fratello nei confronti del quale dovrebbe avere sentimenti di amore e di comprensione. Il fatto poi che suo fratello abbia sbagliato, non lo dispensa dal dovere di continuare ad amarlo, quando poi lo vede tornare sui suoi passi pentito e pronto a subire una giusta punizione, dovrebbe rallegrarsi e far festa per l'eccezionalità di un simile evento. Ma la durezza di cuore a cui è ormai giunto il primogenito non gli consente di entrare in sintonia con il cuore del padre e di prendere parte alla festa che è appena stata allestita; così, a forza di pensare alla festa con il capretto e gli amici, quando arriva la vera festa con il vitello grasso, la musica e le danze, si trova impossibilitato a parteciparvi.
Possiamo ancora notare come questo desiderio di far festa con gli amici era segno di una certa insensibilità e ottusità rispetto alla situazione che era venuta a crearsi in casa dopo la partenza del secondogenito. Infatti, mentre il padre soffriva e si preoccupava ogni giorno per la sorte di un figlio costantemente in pericolo di morte, sarebbe stato abbastanza indelicato andargli a chiedere il permesso e le risorse per organizzare una festa con gli amici, sarebbe stato come dire: Mio fratello può pure soffrire e morire, l'importante è che io possa far festa. Anche se probabilmente questa richiesta non è mai stata espressa esplicitamente, costituiva tuttavia un tormento costante per il cuore del primogenito. Questi avrebbe dimostrato di avere un cuore molto più nobile se avesse manifestato preoccupazione per la sorte del fratello condividendo almeno un po' le ansie ed il dolore di suo padre.
Se sul momento proprio non riusciva ad avere molta simpatia nei confronti di suo fratello, avrebbe almeno potuto pensare quello che ha pensato Santa Teresa di Gesù Bambino, la quale si esprimeva più o meno in questi termini: Se il Padre si è dimostrato così buono e comprensivo nei confronti di questo figlio che ha errato a lungo lontano da lui, non lo sarà altrettanto con me che non ho mai abbandonato la sua casa?
Ecco cosa il padre si aspettava dal figlio dopo i molti anni trascorsi insieme, si aspettava che fosse maturata in lui la ferma convinzione che lui non era ingiusto, e se trattava così il figlio che gli aveva dato solo preoccupazioni, cosa non avrebbe fatto per chi lo aveva sempre servito?
Poteva il primogenito evitare di indurirsi?
La domanda alla quale potremmo tentare di rispondere a questo punto è se il primogenito poteva evitare di cadere in errore e di indurirsi. Potremmo rispondere che avrebbe senz'altro potuto se avesse deciso di privilegiare lo spirito di confidenza e di pazienza, rispetto a quello di contestazione e di diffidenza.
Ma quali erano gli elementi che avrebbero potuto indurlo a fare la scelta giusta? Questi elementi erano la sua ragione da una parte ed il comportamento del padre suo dall'altra. Ora, se suo padre era uno che in casa aveva instaurato una certa disciplina e sobrietà, se disponeva che tutti dovessero lavorare, era però anche intelligente, giusto, magnanimo e buono; se non fosse stato intelligente la sua casa sarebbe andata in rovina, invece lui poteva constatare che si stava arricchendo sempre più, se non fosse stato giusto non avrebbe diviso con giustizia i beni fra lui e suo fratello, se non fosse stato giusto e magnanimo non avrebbe dato pane in abbondanza ai suoi servi, ma soprattutto il padre era buono, poteva infatti scorgere ogni giorno sul suo volto i segni della preoccupazione per il figlio lontano, ogni giorno lo vedeva scrutare in lontananza nella speranza di scorgere il ritorno del fratello, questo significava che nonostante tutto gli voleva ancora bene, gli importava di lui, non lo dimenticava e desiderava rivederlo.
Ora, se suo padre amava così suo fratello, non c'era ragione perché non amasse altrettanto anche lui. Ma a lui toccava servire e ubbidire; la sua ragione però poteva dirgli che il servizio e l'ubbidienza non erano fini a se stessi e non era fine a se stesso anche l'accumulare ricchezze, poteva quindi prevedere che sarebbe arrivato un giorno in cui avrebbe cessato di faticare ed avrebbe incominciato a godere i beni accumulati insieme al padre.
Da queste considerazioni possiamo ancora ricavare che è molto pericoloso credere troppo in fretta di aver capito come stanno le cose. Dietro le apparenze infatti, si nasconde sempre un disegno la cui bellezza verrà rivelata solo a chi umilmente persevera nella ricerca della verità. In questa ricerca ci è di esempio e di incoraggiamento Maria, la quale si è trovata più volte a non comprendere certe vie di Dio e certe parole di Gesù ma, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore (Lc 2, 19; 51), e aspettava il giorno in cui tutto si sarebbe chiarificato.
La parabola termina lasciandoci incerti sull'esito della battaglia fra la misericordia del padre e la durezza di cuore del primogenito. Può essere questo un invito a riflettere sul fatto che la salvezza, l'ingresso alla festa eterna, non è qualcosa di automaticamente concesso a tutti, ma dipende dalla risposta che ognuno darà ad una misericordia che esce in campo aperto e si manifesta. Non sappiamo la risposta che ha dato il primogenito. Potrebbe anche aver detto: A queste condizioni io non ci sto, questa volta sono io che prendo quanto mi è dovuto e me ne vado, condannandosi così ad una infelicità senza rimedio. Oppure, potrebbe aver infine ceduto alla bontà del padre, rinunciando ai suoi schemi e alle sue esigenze di giustizia per rivestirsi di quell'abito senza il quale nessuno può partecipare alla festa eterna. Alla festa dell'amore non si può entrare se non si ha un cuore capace di amare.

Tratto dal libro  "Alla ricerca dell'acqua viva" di Eugenio Pramotton (editore Parva)