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domenica 22 maggio 2016

Beata Maria Domenica Brun Barbantini - Lucca, 17 gennaio 1789 - Lucca, 22 maggio 1868


ALL'INSEGNA DELL'AMORE

Maria Domenica nasce a Lucca il 17 gennaio 1789. Il padre, Pietro Brun, di origine elvetica, dal cantone di Lucerna, è a servizio nelle guardie svizzere di stanza a Lucca; la madre, Giovanna Granucci, è nativa  di Pariana, un piccolo centro della provincia lucchese.
La famiglia Brun vive modestamente: le paghe delle guardie svizzere non sono certamente alte; hanno però il privilegio di abitare un quartierino all'interno del palazzo ducale.
Di Pietro Brun non si conosce molto; qualcosa di più si sa della madre, Giovanna: una donna saggia, piena di iniziative, capace di condurre avanti la famiglia anche dopo la prematura morte del marito.
Gli anni dell'adolescenza
Maria Domenica è una ragazza di carattere aperto e intelligente, che trascorre felicemente la prima infanzia tra le cure della madre e la rigida educazione paterna, di stampo militaresco. I biografi ufficiali riferiscono della sua particolare devozione alle Beata Vergine Maria. Anzi, parlano addirittura di un fatto straordinario che sarebbe accaduto durante la celebrazione della Messa alla quale assisteva Maria Domenica nella Chiesa dei Miracoli (davanti al palazzo Ducale); al momento della consacrazione, Maria Domenica avrebbe visto sangue uscire dal calice elevato dal celebrante. La ragazzina, logicamente, venne sopraffatta dall'emozione; salda di carattere com'era, però, non rivelò l'accaduto a nessuno, salvo che al suo confessore. Ma da quel momento divenne ancora più docile e virtuosa.


La sua l'infanzia tutto sommato trascorre "normale". Come già in parte anticipato, la sua adolescenza invece è segnata dal dolore: la morte del padre e quella di tre fratellini a breve distanza l'uno dall'altro.
La morte del padre sembra toccarla in modo particolare, segnandone lo sviluppo emotivo-affettivo. Di lui non vi è traccia nei suoi scritti successivi, quasi volesse serbarne un ricordo "segreto" nel cuore. A tre anni dalla morte del padre, poi, Maria Domenica ha un'oscura e sconcertante crisi psicologica, dalla quale esce presumibilmente grazie alla forte educazione ricevuta negli anni dell'infanzia e con l'aiuto della paziente guida materna. Maria Domenica supera, così, il dramma dei lutti ed entra nella giovinezza carica di sogni e di speranze, tutta impegnata nello studio delle discipline umanistiche e religiose, proprie del ceto medio borghese della sua epoca e della sua città.
Fino all'incirca a quindici anni, Maria Domenica sembra voler abbracciare una vita austera, dedita allo studio, aliena dai piccoli piaceri della giovinezza. Poi il suo stile di vita cambia. È diventata una ragazza molto graziosa e i corteggiatori sono molti.
Giovane sposa
A diciott'anni, Maria Domenica è chiesta in moglie da Salvatore Barbantini, un bravo giovane lucchese, benestante ma non ricco. Salvatore, infatti, aveva ereditato dal padre un negozio di tessuti. Giovanna, la madre di Maria Domenica, che conosce la non brillante situazione finanziaria dei Barbantini, non è contenta di questo matrimonio; per la figlia vorrebbe una posizione più sicura. I due giovani si amano teneramente: il "tira e molla" tra Maria Domenica e la mamma dura ben quattro anni, ma alla fine la giovane vince la sua battaglia: il 22 aprile 1811, nella cattedrale di S. Martino in Lucca, Maria Domenica sposa Salvatore.
I disegni di Dio sulla giovane donna sono però differenti da quello che potrebbe apparire il felice esito di una romantica storia.  Dopo appena cinque mesi dalle nozze, «lo sposo adorato» muore improvvisamente lasciando tragicamente sola Maria Domenica già in attesa di un figlio.
Di fronte alla dolorosa prova, la vedova, appena ventiduenne, piange, ma non si lascia prendere dalla disperazione: il suo forte carattere e la fede profonda nella misericordia divina la sostengono. La notte stessa della immane tragedia s'inginocchia davanti al Crocifisso e, abbracciandolo, dichiara di accettare la volontà del Padre con questa parole: «Oh mio Dio... Dio del mio cuore... mi avete percossa a  sangue... voi solo, Crocifisso mio bene, sarete da qui innanzi il dolcissimo sposo dell'anima mia... il mio unico e solo amore, la mia eterna porzione». Una consacrazione piena, totale ed irrevocabile che nasce sulle ceneri di un lutto precoce e di un dolore immenso e crudele, illuminato però da una fede viva, da una speranza senza confini, da un immenso amore per il Signore.
Inizio di una vita "eroica"
Dopo la morte di Salvatore, Maria Domenica veste sempre un semplice vestito nero che simboleggia, in certo senso, l'austerità della sua vita interiore. È ancora molto giovane e potrebbe risposarsi, ma rifiuta ogni proposta perché vuole dedicarsi unicamente al figlio che sta per nascere ed alle opere di misericordia che via via il Signore le indicherà.
Il 14 febbraio 1812 nasce Lorenzo Pietro, Lorenzino come affettuosamente lo chiama la madre. Da quel momento, Maria Domenica vive solo per il figlio. Le sue condizioni economiche sono tutt'altro che brillanti: Salvatore, alla sua morte, le aveva lasciato scarsi beni. Come la stessa Maria Domenica scriverà nella sua autobiografia, farà tutti i possibili sacrifici per rendere più sicura la vita del figlio.
Lorenzino intanto da gioia alla madre: Maria Domenica afferma, nella citata autobiografia, che il piccolo sembrava essere stato dotato dal Signore di molte mirabili qualità nel corpo e nell'anima, quasi a compensarla in parte della tragica morte del marito. A mano a mano che il piccolo cresce dimostra un acuto senso di discernimento, una straordinaria passione per gli studi... Già all'età di quattro anni, aiutato da un'eccezionale memoria, Lorenzino sa rispondere correttamente alle domande che gli vengono poste sulle Sacre Scritture. A sette anni scrive correttamente in latino e conosce un po' di francese...
Un altro "amore" è nato, intanto, nel cuore di Maria Domenica: quello per le donne malate e povere, senza alcun tipo di assistenza. Benché le cure per il figlio occupino l'intera sua giornata, Maria Domenica, ugualmente riesce ad occuparsi di quelle poverette dedicando loro, eroicamente, alcune ore della notte assistendole nelle loro case.
Ma un'altra prova attende la giovane vedova: Lorenzino, il figlio amatissimo che era tutta la sua consolazione, muore quasi improvvisamente, colpito da grave malattia, all'età di soli otto anni.
La povera madre è sconvolta: «Non so come non perdessi il senno», scrive lei stessa e, mentre il suo cuore straziato piange lacrime di sangue, ancora una volta ella trasforma in offerta quel dramma indicibile: «Guardavo il cielo - afferma - e oppressa dal dolore, replicavo l'offerta di quell'unico amato  figlio e dell'eccessivo mio dolore».
La donazione ai malati
Due storie d'amore spezzate tragicamente e prematuramente. Ci si potrebbe attendere una reazione disperata, di ribellione verso la crudeltà del destino, perfino verso Dio...  Maria Domenica non cade in questa terribile tentazione e incanala il fiume d'amore che sta dentro il suo animo verso Dio "incarnato" nei poveri che incontra. D'ora in poi, il suo cuore brucerà d'amore, di tenerezza e di cure per i malati poveri e soli, per gli abbandonati, per i morenti.
Di giorno e di notte, sotto il sole cocente o la pioggia dirompente, percorre, con la lanterna accesa, le vie strette e buie della città di Lucca per raggiungere al capezzale le inferme più gravi e sole. Una notte, assalita da un uragano, le si spegne il lumicino; brancolando a lungo nel buio, arriva  finalmente al domicilio desiderato e, con gli abiti intrisi d'acqua, compie assistenza per tutta la notte non curandosi affatto di sé ma di Gesù, presente "nelle membra inferme" di quella persona malata.
Spesso, dopo una intera notte di servizio, fa seguire anche il giorno senza prendere cibo. Talvolta assalita da un sonno terribile, mentre presta assistenza, arriva a mettersi del tabacco negli occhi; tate rimedio le procura una sofferenza grave, ma efficace per tenerla sveglia e non privare le inferme del  suo aiuto e conforto.
Non tutti accolgono con favore la sua opera misericordiosa: si racconta che qualcuno abbia messo sapone sui gradini che Maria Domenica deve salire per arrivare da una malata,  in modo da farla scivolare e cadere. Lei stessa annoterà che forse il demonio, irritato per le perdite a lui causate dalla sua opera di assistenza non soltanto ai corpi ma anche alle anime, cerca in qualsiasi maniera di ostacolarla.
Talvolta, mentre si muove nel cuore della notte nelle buie e insicure strade della periferia cittadina, è inseguita da ignoti male intenzionati; donna forte e coraggiosa non si fa intimidire da nessuno; ha in cuore una fiamma che niente e nessuno può spegnere.
E non si prende cura solo di corpo e anima: spesso lascia - lei povera - quel poco che può in denaro alle malate per alleviare la loro miseria.
"Fioretti" di Maria Domenica
Di questo periodo della vita di Maria Domenica si raccontano alcuni "fioretti". Un giorno mette sul corpo di una povera donna incinta, che sembra sul punto di morire, un fiore preso dall'altare sul quale era esposto il Santissimo Sacramento. La donna partorisce due gemelli e si ristabilisce in salute.
Un'altra donna malata non poteva nutrire il suo neonato. Maria Domenica prega la Beata Vergine venerata presso l'altare di una chiesa a lei familiare. Alla fine della preghiera, la Brun Barbantini corre dalla donna, le dice di pregare la Madonna e di portare il bimbo al seno. La donna obbedisce e, con sua grande sorpresa, può nutrire il suo bambino.
Ad un'altra malata, disperata di dover lasciare orfana la sua piccola bambina, Maria Domenica dice di non aver paura: «Ti prometto che quando Dio ti chiamerà mi prenderò cura di tua figlia e le farò da madre»...
Maria Domenica obbedisce al suo cuore. Dal momento del suo radicale cambiamento esistenziale, Gesù e i malati diventano vita della sua vita, con una dedizione senza sconti. È "il buon Samaritano" che non si cura di sé ma soltanto di chi ha bisogno di lui, vincendo ogni ripugnanza ed ogni rispetto umano.
È il semplice "carisma" che un giorno trasmetterà alle giovani donne che la seguiranno su questa strada di amore senza misure. Dovranno superare ripugnanze, cercare Dio nelle case dei poveri, spesso più maleodoranti di stalle, sui loro corpi devastati da piaghe ed ulcerazioni. «È dove l'aria è contaminata dal puzzo, dove ogni sorta di insetti è la sola compagnia dello sfortunato sofferente, è lì, io dico, dove Dio spesso vuole essere trovato e servito...».
LE MINISTRE DEGLI INFERMI
A mano a mano che il tempo passa, Maria Domenica si accorge di non poter affrontare da sola il mondo dei malati, che le appare sempre più vasto. Comincia così a pensare ad una nuova forma di assistenza che abbracci il campo della carità. Come lei stessa scrive nel 1817, esisteva già in Lucca una piccola congregazione di religiose che aveva per scopo di assistere i malati non accettati negli ospedali e le famiglie cadute in miseria che non avevano il coraggio di portare all'ospedale i propri cari.
Le sue capacità organizzative e la sua intelligenza pratica, le fanno formare un gruppo di donne, ispirate evangelicamente, che si dedicano alla cura dei malati poveri. Un piccolo gruppo per uno scopo enorme: ma, in fondo, tutte le grandi opere di carità cominciano così! E quel piccolo gruppo è anche la forte radice da cui un giorno nasceranno le Ministre degli Infermi.
È il 1819: è nata la "Pia Unione delle Sorelle della Carità",  immediatamente posta sotto l'alto patronato di Nostra Signore dei Dolori. L'arcivescovo Sardi approva ufficialmente la "Pia Unione" per la quale un altro santo sacerdote, Monsignor Del Prete, confessore e padre spirituale di Maria Domenica, scrive alcune "regole".
La vita della Brun Barbantini sta per avere una nuova svolta. Monsignor Del Prete le affida due donne, molto devote, che vogliono «lasciare il mondo» per vivere insieme, in comunità, «dedicandosi alla preghiera e all'apostolato». Ovviamente avevano bisogno di una dimora dove abitare abitare. Del Prete ne parla a Maria Domenica e le chiede di «cooperare alla gloria di Dio» acquistando la casa dove le due "postulanti" avrebbero potuto vivere.
È anche questo l'inizio di una nuova opera: la fondazione delle Oblate di S. Francesco di Sales.
Fondazione del Monastero della Visitazione a Lucca
La ricchezza delle doti umane e spirituali della giovane vedova Barbantini, tra cui intelligenza, creatività, coraggio e intraprendenza, non sfuggono sicuramente all'attenzione dell'Arcivescovo e del clero della sua città. Dopo le due prime "fondazioni", infatti, le affidano il compito di stabilire in Lucca un "Monastero della Visitazione" per l'educazione della gioventù.
Maria Domenica, docile alla voce dei pastori e sensibile alle istanze della Chiesa, accetta l'impegno con generosità e determinazione.
Il suo amore per il Signore la rende ancora una volta capace di affrontare ogni difficoltà. Dopo circa sei anni intensi di lavoro irto di ostacoli, riesce nell'intento di dare alla città di Lucca il monastero desiderato, ancor oggi esistente e ricco di vitalità spirituale e apostolica.
Il nuovo Istituto per i malati
Compiuta l'opera della Visitazione, riemerge chiara, prorompente in Maria Domenica la sua autentica "vocazione", ciò per cui si sente davvero chiamata dal Signore: fondare una Congregazione religiosa di Sorelle Oblate Infermiere per servire Cristo nelle membra doloranti dei malati e  sofferenti, a tempo pieno e per tutta la vita.
Il 23 gennaio 1829 Maria Domenica dà inizio alla prima comunità delle Sorelle Oblate Infermiere. Povere e con poca salute, ma ricche di zelo e di amore per Cristo, la Fondatrice e le prime sorelle compiono autentici prodigi di carità al capezzale delle inferme e delle morenti, nelle abitazioni povere, dove giacciono sole e  abbandonate anche le moribonde.
Maria Domenica e le altre donne che nel frattempo si uniscono a lei, hanno un solo ideale, come specifica nelle sue Regole: «Visitare, assistere e servire il Dio umanato agonizzante nell'orto o spirante sulla croce nelle persone delle inferme povere e moribonde». E tutto ciò «con un cuore tutto avvampante della carità di Cristo».
Maria Domenica insegna, inoltre, alle sue "figlie nello Spirito" che la loro vocazione comporta il dono totale della persona nel «servire il malato anche a rischio della vita». Per questo, nelle Regole, ella chiede alle figlie la disponibilità al martirio: «Serviranno Nostro Signore Gesù Cristo nelle persone delle inferme con generosità e purità d'intenzione, pronte sempre ad esporre la propria vita per amore di Cristo morto sopra una croce per noi».
La testimonianza di evangelica carità della Barbantini e delle sue discepole, induce Monsignor Domenico Stefanelli, Arcivescovo di Lucca, ad approvare - finalmente - le Regole e l'Istituto di Maria Domenica. Ciò avviene il 5 agosto 1841. È nata la Congregazione delle Ministre degli Infermi.
La Vergine Addolorata e San Camillo
Maria Domenica affida alla Vergine Addolorata la protezione e la guida del suo Istituto e la chiama espressamente "Superiora nostra".
La Madre dei dolori è da lei indicata come l'icona ispiratrice della missione della Congregazione. Come la Madre di Gesù assiste il figlio Crocifisso e ne condivide il dolore lo strazio e l'abbandono, così la Maria Domenica invita le figlie a vivere la "compassione" accanto ai  malati e ai sofferenti di ogni tempo.
Maria Domenica fa un altro incontro determinante: quello con San Camillo de Lellis. Conosce il primo camilliano quando la sua Opera sta muovendo i primi passi. È un incontro di fondamentale importanza: il padre Antonio Scalabrini ravvisa nel carisma della Barbantini  le singolari somiglianze con quello del proprio fondatore, San Camillo de Lellis. La incoraggia, quindi, e le promette aiuto nelle difficoltà.
Il 23 marzo 1852, Pio IX conferisce all'istituto di Mania Domenica il decretum laudis, il documento pontificio attraverso il quale concede alle Figlie di Maria Domenica il nome di «Ministre degli Infermi» e sancisce ufficialmente la comunione spirituale tra l'Ordine dei religiosi camilliani e la Congregazione di Maria Domenica.
La Fondatrice e le figlie desideravano ardentemente indossare la croce rossa di San Camillo. Tale desiderio, per lungo tempo disatteso, fu esaudito nell'agosto 1855, quando il colera mieteva ancora vittime in tutta la Toscana, e le figlie di Maria Domenica uscirono per la prima volta dalla città di Lucca per andare a curare i colerosi nei lazzaretti delle vicine città, contrassegnate nell'abito dalla croce rossa.
Tutto bene, dunque, tutto facile? Non per Maria Domenica che deve affrontare accuse, maldicenze e forse invidie. C'è una incomprensione fra lei e l'Arcivescovo Giulio Arrigoni, che pure è persona intelligente ed aperta. Deve affrontare perfino un processo. E come al solito troverà riparo nel suo consueto rifugio, l'umiltà.
Gli ultimi anni
Le forze di Maria Domenica vanno poco a poco scemando. Nel 1866 cade gravemente ammalata, ma riesce a superare il male grazie - si dice - all'intercessione di San Camillo de Lellis. Si occupa ancora attivamente della sua congregazione, ma comprende che le forze diminuiscono ogni giorno di più e che la vita sta per lasciarla.
Con questo presentimento, fa in modo di lasciare "tutto in ordine". Non vuole che le sue figlie si debbano preoccupare per alcunché anche dal punto di vista pratico (Maria Domenica è sempre stata donna "con i piedi per terra").
In questo periodo la sua preghiera si fa più intensa. Ha qualche grave preoccupazione per il futuro del suo istituto. Sono i tempi in cui l'Italia unita si sta formando ed in cui si alza anche un'ondata anticlericale ed ostile alle congregazioni religiose.
L'avvicinarsi della fine sembra provocare anche un cambiamento nei suoi tratti somatici: il viso si gonfia, ma rimangono intatte la dolcezza dell'espressione e la trasparenza dello sguardo. Sono cambiamenti testimoniati anche dai ritratti fotografici (la fotografia è appena stata inventata) che le vengono scattati.
Maria Domenica è indebolita dalla malattia della quale, però, non si ha una diagnosi precisa, un male che la farà soffrire fino all'ultimo istante e del quale ella dirà: «Questo è il modo in cui devo morire».
Ciò accade a il 22 maggio 1868. Madre Maria Domenica Brun Barbantini lascia l'Istituto piccolo nel numero, ma forte nello spirito e generoso nel servizio ai malati.
Maria Domenica "beata"
Nella sua lunga vita, Maria Domenica aveva cercato unicamente "la volontà di Dio e la sua maggior gloria". Nel suo cammino di santità aveva assaporato le gioie di tanto amore ed anche l'amarezza della calunnia, che aveva accolto «pregando, perdonando, e amando i suoi persecutori». Aveva dedicato ogni istante del suo tempo e ogni momento delle sue fatiche alla formazione spirituale e carismatica delle Figlie che lo Spirito le aveva affidato.
Il 17 maggio 1995, in piazza San Pietro a Roma, Giovanni Paolo II ha proclamato solennemente "Beata" Maria Domenica Brun Barbantini, indicandola al mondo quale testimone autentica «di un amore evangelico concreto per gli ultimi, gli emarginati, i piagati; un amore fatto di gesti, di attenzione, di cristiana consolazione, di generosa dedizione e di instancabile vicinanza nei confronti degli ammalati e dei sofferenti».