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domenica 28 agosto 2016

VIVERE NELLA VERITÀ - Tratto dal libro: FRUTTI DI PREGHIERA - Ritagli da un diario - MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA - Fondatrice de L’Opera della Chiesa.



La Madre Trinidad nasce a Dos Hermanas (Siviglia) il 10 febbraio 1929.

    Un giorno –il 7 dicembre 1946– Dio passò potentemente sulla sua anima e la chiamò a Sé. Ella si consegnò a Lui senza riserve. Gesù nel Tabernacolo si costituì suo unico Maestro. È stato per lei la sua verità, la sua via e l’amore soggiogante della sua giovinezza. Così la preparava progressivamente per un incontro trascendentale.

    A partire dal 18 marzo 1959, Dio incominciò a riversarsi sulla sua anima in modo così inimmaginabile, da renderla fonte luminosa per effondersi attraverso di lei nella Chiesa.

    La introdusse nel suo seno e le mostrò il suo mistero. La inondò con la sua luce e la immerse nella sua vita. E, addentrandola in Lui, le fece contemplare le meraviglie del suo amore per l’uomo, che si riassumono in Cristo che si dona a noi per mezzo di Maria nel seno della Chiesa. 
La Madre Trinidad ha conosciuto anche il Getsemani della Chiesa. La vide straziata e vestita a lutto nella notte della sua prostrazione. Dio divenne nella sua anima grido urgente in richiesta di aiuto alla Chiesa. Allora lei si lanciò a cercargli una legione di anime.

    Questa donna sorprendente porta inciso a fuoco nel suo spirito che la vita della Chiesa in tutta la sua verità, ricchezza, profondità e magnificenza è per tutti, e che a tutti bisogna manifestarla e comunicarla. Per questo, la legione di anime che ha cercato per aiutare la Chiesa abbraccia, come la Chiesa stessa, ogni tipo di persone: Sacerdoti e laici, uomini e donne consacrati a Dio con i loro tre voti di castità, povertà ed obbedienza, e coniugi, giovani, adolescenti e bambini.

    Questa sorgente di sapienza divina sta sgorgando viva a fiotti nei quasi 700 discorsi e più di 300 video, dove trasmette con fuoco ed espressione la sua testimonianza, e nei suoi numerosi scritti. Tutto ciò costituisce la ricchezza spirituale e dottrinale necessaria per portare a termine la missione trascendentale de L’Opera della Chiesa.

SEMPLICITÀ EVANGELICA 

1.076. Dio è Amore, e per entrare in Lui occorre un grande amore di fiducia in nostro Padre, che, ardendo nello Spirito Santo, sta aspettando la venuta di tutti i suoi figli. (27-3-59)
1.077. Perché non trovano gli uomini pienezza nelle loro attese? Perché non attendono Dio, unica pienezza dell’uomo. (17-4-70) 
1.078. Gli uomini che non hanno scoperto il cuore di Dio, o abusano di Lui ribellandosi con disprezzo ed indifferenza o si spaventano per le imperfezioni delle loro proprie miserie quando s’avvicinano all’Infinito. Com’è importante conoscere Dio per rispondergli come Egli merita e trovarsi nel centro della sua volontà! (18-8-73)
1.079. Oh, se gli uomini conoscessero il cuore immenso di Dio, che ama, si dà interamente e che in risposta, soltanto chiede la nostra donazione, secondo il modo personale, e talvolta imperfetto, della nostra consegna! (18-8-73)
1.080. Come può Dio ad un figlio che è zoppo chiedergli che non zoppichi? Come può chiedere ad un paralitico che cammini, o ad un cieco che veda? Come può Dio chiedere l’impossibile? Per questo, Egli, che conosce le nostre debolezze, ci chiede soltanto una totale consegna tenendo conto delle deficienze della nostra propria natura. (18-8-73)
1.081. Quando lo scoraggiamento vorrà impadronirsi di te, pensa che è tutta la sapienza del sapientissimo Essere infinito che, conoscendoti, ti amò e ti scelse con predilezione eterna. Davanti a tanto amore di Dio, chi potrà diffidare? (1-3-61)
1.082. Credo che non ci sia mancanza che tanto ferisca il cuore di nostro Padre come la sfiducia, giacché essa va direttamente contro l’amore misericordioso della Misericordia Incarnata. (21-3-61)
1083. Perché mi turbo quando sono delusa dalle creature? Perché riposi in esse la mia fiducia, senza pensare a quel che dice la Scrittura: «Maledetto colui che confida nell’uomo che non può salvare». (12-12-61)
1.084. L’infanzia evangelica consiste nel confidare tutto nel Padre, sapendo che il suo amore farà in noi tutto ciò che, alla nostra piccolezza, è impossibile conseguire. (12-11-63)
1.085. Sii piccolo, vedendo in tutto ciò che ti accade la mano amorosa di Dio che, con cuore di Padre, ti vuole far entrare nel suo seno. (6-1-64)
1.086. Come ci fa bene di tanto in tanto qualche scappellotto da parte di nostro Padre Dio! Più che castighi, sono baci affettuosi che noi non vogliamo vedere. (19-9-66)
1.087. Perché ti preoccupi tanto di te come se non avessi Padre? Mancanza di fede nell’amore che Dio ha per te! (19-9-66)
1.088. Quello che senti, e anche quell’altro, per quanto sia cattivo, se tu non lo vuoi, non spiace a Dio. Confida..., confida; Egli è amore. (21-4-67)
1.089. Molte volte Dio permette diverse difficoltà affinché noi prudentemente cerchiamo di risolverle e, mettendole nelle sue mani con fiducia ed amore, gli chiediamo tutto con umiltà. (3-11-76)
1.090. Il più piccolo tra gli uomini è forse il più grande davanti agli occhi di Dio, giacché Questi conosce il recondito del cuore e si compiace nei semplici, comunicando loro i suoi segreti. (14-12-76)
1.091. Ai piccoli è rivelato il segreto dell’Amore perché lo comunichino. (26-3-59)
1.092. «Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare». Ed il Figlio vuole comunicarlo ai piccoli, adempiendo il desiderio del Padre che lo ha inviato: «Ti rendo grazie, Padre, perché hai nascosto queste cose ai sapienti ed ai prudenti e le hai rivelate ai piccoli». (6-11-63)
1.093. Il Padre ci fa sedere sulle sue ginocchia, ci dice la sua Parola e ci bacia con l’Amore dello Spirito Santo. (6-11-63)
1.094. Come entrerai nei segreti del Regno di Dio se non sei piccolo? Non sai che il Signore resiste ai superbi? Nella misura in cui sarai piccolo, conoscerai il segreto del Padre, che si trova nel seno della Chiesa. (12-11-63)
DIO SI COMUNICA AI PICCOLI
1.095. Nell’umile il Signore riposa, e gli comunica i suoi misteri, anche quelli più occulti. (9-1-67)
1.096. Voglio, più che altro, essere piccola e semplice, perché in questo ho trovato il modo di gradirti, il modo di dirti di sì e il modo di consolarti. (10-12-64)
1.097. Voglio essere piccola e semplice davanti allo sguardo del Padre, per cantargli la canzone, ardente nel fuoco amoroso, che cantano soltanto i piccoli e i puri di cuore. (9-8-59)
1.098. La mia grande ricchezza è non avere nessuna ricchezza umana; la mia grande ricchezza è non essere, non potere, non sapere, non servire; è essere piccola, povera, priva di appoggio e protezione, non avendo né scienza né sapienza umana che disturbi il dono infinito di Dio che deposita nella mia povertà la sua ricchezza, nella mia piccolezza la sua grandezza, nel mio nulla il suo tutto, nella mia morte la sua vita, nella mia ignoranza la sua sapienza e scienza. (19-4-64)
1.099. Come mi attrae una persona sincera e semplice, senza doppiezza, che si manifesta come è, e che è come si manifesta! Per me, questo è uno dei valori più grandi dell’uomo. (13-1-73)
1.100. Come è buono essere semplice, e come è semplice essere buono, quando si è semplice! (24-1-69)
1.101. Quanto mi costa far soffrire coloro che amo! Quanto costa dire di no a ciò che gli altri vedono di sì! Com’è duro essere veritiera! Ma per amore di coloro che mi hai dato, non tacerò, Signore! (28-1-77)
1.102. L’ipocrisia mi repelle terribilmente; cerco cuori semplici per fare di loro dimore dove Dio riposi contento. (13-1-73)
1.103. Gesù, la tortura più grande della mia anima è sempre stata vedere che i tuoi non entravano dentro di te, che anch’essi restavano fuori per mancanza di costanza nella preghiera, di donazione nelle loro vite, di oblio di se stessi e di una vera umiltà. (12-5-64)
1.104. La mia anima non ha consolazione e grida fino a morire, per la grande tragedia in cui si trova la Chiesa mia, perché, nonostante l’abbondanza di culti, lo spirito di molti di coloro che seguono Dio è inaridito; perché il Signore cerca cuori semplici nei quali riposare, per dire loro la sua Parola. (29-4-66)
1.105. Di un cuore puro ho bisogno, di un’anima semplice che si consegni, di un’anima abnegata che si dimentichi, per riposare in essa e darle la mia eterna sapienza. (12-9-63)

UN ABISSO ATTRAE UN ALTRO ABISSO
1.106. Quale riposo! La misericordia si manifesta nella miseria. A
maggior miseria più grande misericordia. Quale gaudio che Dio sia tanto amore, da amarci, non perché noi siamo buoni, ma perché Egli è infinitamente buono! (25-1-75)
1.107. Un abisso attrae un altro abisso; perciò il mio piccolo essere ti rapì. (11-5-61)
1.108. Signore, perché mi ami tanto...? — Sei così piccola, povera e niente, da rapire il mio cuore di Padre. (27-3-62)
1.109. Signore, che cosa ti fece innamorare di me? — La tua povertà, il tuo nulla, la tua piccolezza. (27-3-62)
1.110. Dio mio, la nostra miseria ti rapì in modo tale, che «il Verbo si fece carne» e, attraverso Maria, ci diede a partecipare della sua vita divina durante tutti i tempi nella Chiesa. (28-6-61)
1.111. La grande misericordia di Dio verso l’uomo è Cristo, poiché in Lui l’uomo è Dio e Dio è uomo. E, nella misura in cui l’anima, riconoscendo la sua miseria, si getterà nelle braccia del Padre, saprà dell’infinita misericordia. (20-1-60)
1.112. Tutti gli attributi in Dio Egli se li è in sé, da sé e per sé; ma c’è un attributo nella perfezione dell’Essere increato che, pur essendoselo in sé e da sé, non lo è per sé, ed è l’attributo della misericordia; giacché questa è effusione del potere infinito di Dio in manifestazione amorosa sulla miseria. (6-4-67)
1.113. Dio non può essere per sé misericordia, perché la misericordia implica effusione d’amore sulla miseria; per cui la misericordia sorse nel seno dell’eterno Essersi, il giorno in cui la creatura creata per possedere Dio disse all’Essere sussistente:
«Non ti servirò»; e già Dio si è misericordia, perché l’Amore infinito si è dato all’uomo nella splendidezza magnifica del suo traboccamento. (6-4-67)
1.114. Dio mio, ogni giorno ti conosco di più e, conoscendoti ed amandoti più profondamente, aumenta la conoscenza propria della mia miseria; allora l’eterno invidioso delle anime tenta di scoraggiarmi davanti alla bassezza del mio nulla ed all’altezza del tuo Tutto; e, spinta dall’amore, mi lancio nella corrente divina del tuo amore misericordioso, e lì godo nel fatto che Tu, mio Dio, ti sei per esserti, il «SOLO SANTO». (18-4-61)
1.115. Quando mi inabisso nella bassezza della mia miseria e questa tenta di schiacciarmi, faccio un balzo di gioia, godendo soltanto nel fatto che l’Essere, nella sua vita divina di comunicazione trinitaria, si è la santità immutabile e la perfezione somma. (18-4-61)
1.116. Per quanto cattivo tu sia, sarai finitamente cattivo, e l’infinitamente Buono è tuo Padre, e ti regala, come prova della sua bontà, il suo amore eterno. Confida nel buon amore del Buono! O forse ti credi più grande tu nella tua cattiveria di Dio nella sua bontà? (21-9-59)
1.117. Per quanto sia molta la mia miseria, sempre sarà finita e, gettata nell’abisso dell’Infinito, viene ridotta ad una lode dell’A
more misericordioso. (18-12-60)
1.118. Se non fosse per la fiducia che ho nel tuo amore misericordioso morirei schiacciata dal peso della mia miseria. (18-4-61)
1.119. Mia eterna ed infinita Misericordia!, perché mi ami tanto? La mia miseria accattivò il tuo essere che scoppia in misericordia. (23-4-61)
1.120. Signore, quando ti conobbi, mi facesti innamorare di te, perché la bellezza del tuo volto mi rapì. E Tu, che mi hai sempre conosciuto, com’è stato che, conoscendomi, mi hai amata? La mia miseria rapì il tuo misericordioso cuore! (18-12-60)
1.121. Il mio abisso nel tuo Abisso, la mia miseria nella tua Misericordia, il mio nulla nel tuo Tutto, sono una lode del tuo glorioso amore buono. (18-12-60)
1.122. Amore, quando ti bacio, mi baci; quando ti amo, mi ami; quando ti sento, tutto Tu mi sei esperienza saporosa in comunicazione amorosa... Perché fai così col mio piccolo essere? Perché, effondendoti amorosamente sopra la miseria, ti manifesti in amore misericordioso. A more, come sei buono! Grazie, Signore, grazie! (26-6-61)
1.123. Dio ha compassione dei tribolati, tanto, che volle vivere tutta la nostra vita in amore e dolore, e così ci comprese totalmente. (14-4-67)
1.124. Dio si china su colui che soffre per amore suo, e lo bacia con affetto di Padre, dandogli pazienza per saper aspettare i beni futuri. (14-4-67)
1.125. Lo splendore della tua misericordia abbaglia e schiaccia e, innanzi al tuo amore infinito, l’abisso profondo e recondito della mia miseria, gettandosi nel tuo seno di Padre, aspetta che Tu faccia nella mia anima la tua opera d’amore e, attraverso di me, ciò che per la Chiesa mi hai affidato. (21-3-61)
1.126. Nonostante la nostra miseria, il Signore farà la sua opera in noi e realizzerà la sua volontà amorosa nelle nostre anime. Egli è così potente da fare infinitamente di più di quello che non potremmo neanche arrivare a desiderare. (1-2-64)
1.127. Signore, chiudi l’egoismo con il potere della tua misericordia e sii Tu il possesso di tutti gli uomini che ti vogliano possedere, aprendo ansie di te con lo splendore del tuo volto nelle menti oscurate! (8-1-75)
IL MIO NULLA E IL TUTTO DI DIO
1.128. Quando la mia miseria e piccolezza mi mantengono nella verità del mio nulla, il mio gaudio si accentua nel vedere che soltanto Dio si è. (17-7-62)
1.129. Nel tuo potere si manifesta la mia povertà.È il potere di Cristo quello che effettua tutta l’opera della nostra santificazione, e nel suo potere brilla la sua gloria, come nella nostra debolezza si manifesta il suo potere. (1-2-67)
1.130. Quando ti sembra di non farcela più, pensa che è la Potenza infinita che ti sostiene; e, dinanzi a tale potere, chi dubiterà? (8-3-67)
1.131. Tutto ciò che ho, l’ho ricevuto e, come l’ho ricevuto, lo posso perdere; pertanto, il mio atteggiamento deve essere di confidare che Colui che me lo diede non me lo toglierà, e riconoscere che, da me stesso, nulla sono e nulla ho; cercando di mantenermi in questa verità, che mi fa umile e mi rende capace di ricevere nuovi doni. (8-5-70)
1.132. Dal tanto sprofondarmi nella bassezza del mio nulla, mi persi in Dio, e lì, in una distrazione amorosa di Questi, sorpresi, nel sacro silenzio dell’infinito Essere, la Verginità eterna che erompe in una Sorgente luminosa d’infinita Carità, dove la nascosta e sostanziale Parola sta essendo generata* nell’istante istantaneo dell’essersi Tre di Colui che si È. (18-12-60)
1.133. Quando volli trovare il Tutto, sprofondai nel mio nulla, e lì, nel nulla del mio nulla, inabissata ed adorante, mi persi del tutto nel Tutto. (18-12-60)
1.134. Quando la miseria del mio nulla mi fa cadere soggiogata a terra, adoro, dal mio abisso, l’A bisso insondabile ed infinito del mio Tutto. (18-12-60)
1.135. Grazie, Signore, perché io sono il nulla e Tu sei il Tutto. (18-5-61)
UMILTÀ
1.136. Dio è la Luce che è venuta per rendere testimonianza della Verità; l’umiltà è la verità, e la verità è luce. (21-1-65)
1.137. La sapienza dell’uomo ha le radici nell’umiltà. A cosa gli serve sapere tutte le cose se, insuperbendosi, il suo spirito s’impoverisce? (10-9-63)
1.138. Umiltà, dammi tu il sapere le cose divine, poiché soltanto in te si trova, giacché Dio, nelle anime che ti possiedono, riposa e dice loro il suo eterno segreto. (12-9-63)
1.139. A mo l’umiltà più di tutte le ricchezze, più di tutte le grazie, perché so che soltanto l’umile rapisce il cuore di Dio. (9-1-67)
1.140. L’umiltà è il frutto più ambìto della carità,che è la regina di tutte le virtù. (9-1-67)
1.141. Colui che è nella carità è umile. Per questo, guarda come vai nel tuo amore a Dio e al prossimo, e vedrai come vai nell’umiltà; carità vera però, quella che si sente nella verità del suo nulla senza scoraggiarsi. (9-1-67)
1.142. Senza umiltà, per quante cose facciamo, non piaceremo a Dio. Colui che cerca d’apparire, d’essere stimato, di fare bella figura, ha già ricevuto la sua ricompensa. E colui che cerca queste cose in maniera da far restare male gli altri, è stato già giudicato per la sua propria azione, perché ha operato contro la carità. (21-1-65)
1.143. Quanto sono poche le anime umili!, e quante credono di esserlo, senza sapere neppure le sue più elementari esigenze. (9-1-67)
1.144. Umiltà!, umiltà! Perché sei così desiderata e così poco posseduta? (15-11-59)
1.145. A nima mia, non ti guardare...! Guarda Dio nascosto nel tuo intimo che ti dice: Figlio, dammi il tuo cuore. Siccome Egli sa che è quel che più ti costa, perciò te lo chiede. (24-5-62)
1.146. Perché ciò che tu pensi, vedi o dici ti sembra il meglio? È segno che ti apprezzi molto. (24-5-62)
1.147. Perché ti inquieti o ti turbi quando ti considerano meno? Non sai che meriti l’inferno? (24-5-62)
1.148. Chi sono io, per pensare che tutto mi si deve, per soffrire quando non mi considerano? (24-5-62)
1.149. Hai tempo per pensare che non ti conoscono? Peccato!, poiché devi occupare tutti gli istanti nel cercare il modo di far conoscere Dio. (30-12-59)
INCOMPRENSIONE, SCUSE...: MANCANZA DI UMILTÀ!
1.150. L’anima che incomincia a trovarsi sola ed a credersi incompresa, facilmente è avvolta nella superbia. (30-12-59)
1.151. Pur essendo segno dei santi, non tutti quelli che si credono disprezzati lo sono. Il santo cerca ed assapora questa solitudine che, quando giunge all’oblio di sé, nemmeno percepisce. (30-12-59) 1.152. Un’anima indispettita, pensa sempre d’essere incompresa; e dall’anima che si lamenta di essere incompresa, Dio mi liberi! (30-12-59)
1.153. Ti credi solo e incompreso quando ti riprendono? Incomincia ad essere umile e vedrai che è meno di quanto meriti. (30-12-59)
1.154. Dici che vivi soltanto per la gloria di Dio e soffri perché ti credi incompreso... Rifletti, non sia che tu viva per la tua gloria. (30-12-59)
1.155. Ti preoccupi molto perché non ti comprendono? Perché non occupi questo tempo nel comprendere Gesù e farlo comprendere, facendolo conoscere ed amare? (30-12-59)
1.156. Perché trovi una scusa per te ogni volta che ti riprendono? Perché non fai altrettanto con gli altri...? Questo spirito che cerchi in tutte le tue azioni è amor proprio ed adulazione del tuo io. (17-11-63)
1.157. Figlio, non discolparti senza bisogno, se vuoi godere di una gioia profonda, che Dio dà a coloro che si umiliano per Lui. (17-11-63)
1.158. La solitudine è prodotta dall’incomprensione e l’incomprensione è un regalo che Dio dà all’uomo perché cerchi soltanto Lui. (14-8-74)
LA SUPERBIA È IL GRIDO DI «SOLO IO!»
1.159. Quanto è subdola la superbia, che non si lascia vedere da coloro che la posseggono! Per il superbo tutto sono scuse, interiori ed esteriori. È il difetto in cui più lavora il subcosciente. Il superbo non si conosce perché è cieco. (1-11-67)
1.160. Il superbo pensa di fare tutto bene; per questo è molto difficile che si corregga, perché non riceve consiglio da nessuno, ritenendosi sufficiente; e, nella sua oscurità, arriva a costituirsi maestro della confusione. (29-6-70)
1.161. Colui che crede di sapere tutto è colui che non sa niente, poiché non sa che la più grande sapienza non è quello che sappiamo, bensì ciò che ci rimane da sapere. (29-6-70)
1.162. Colui che si afferra al proprio criterio, difficilmente riceve Dio, che si comunica attraverso il criterio dei superiori. (29-6-70)
1.163. Chi non è capace di sottomettere il suo criterio agli altri, neppure è capace di sottometterlo a Dio, che ci si comunica tramite la Chiesa. (29-6-70)
1.164. Vuoi sapere come vive una persona? Guarda come pensa. Colui che difende appassionatamente una causa, si affanna per sé... Per questo metti Dio nel tuo cuore, ed Egli sarà la tua propria causa. (29-6-70)
1.165. Dio mio, com’è orribile l’invidia! Essa è la causa di grandi mali, perché l’invidia è la superbia portata ai frutti più amari. Essa è il grido di «solo io!», ottenuto come sia. (21-1-65)
1.166. La superbia è: «Solo io!»; e l’invidia, la disperazione di non poterlo ottenere; ed allora si corrode in amarezze d’inferno, essendo ciò che è più contrario alla carità, che è: «Solo Dio in me e in tutti!». (21-1-65)
1.167. Non offendono Dio né le nostre imperfezioni involontarie né gli scatti del nostro temperamento; l’offende la nostra cattiva volontà. Chi è offeso dai tuoi scatti involontari è il tuo amor proprio, che non resiste al vedersi imperfetto. (17-4-70)
1.168. La mia dipendenza da Dio è così totale che, se in qualsiasi momento Dio smettesse di guardarmi in volontà di farmi permanere, resterei ridotto al nulla; perciò, com’è assurdo colui che si credesufficiente con ciò che è, ha o sa! (8-5-70)

LA MORTE, DIMOSTRAZIONE DEL FATTO CHE SOLO DIO SI È

1.169. La morte è la resa dell’uomo davanti a Dio, che, con la distruzione del suo essere, gli dice: Tu solo sei da te stesso, e quello che non sei Tu non è altro che quello che Tu vuoi che sia, in tempo, in realtà e in essere. (8-5-70)
1.170. Un uomo morto sta dicendo a Dio con la propria distruzione, in dimostrazione della sua totale impotenza: Tu solo sei. (8-5-70)
1.171. La superbia dell’uomo finisce con e nella propria distruzione il giorno della morte, sottomettendosi a Colui che È, in manifestazione del suo nulla davanti al Tutto, che per essere tutto, si è in sé, la Risurrezione e la Vita da se stesso. (8-5-70)
1.172. Grazie, Signore, per il riposo che mi dai nel sapere che un giorno, con la mia morte, io sarò una dimostrazione visibile del fatto che Tu solo sei, e che io non sono. (8-5-70)
1.173. Il giorno in cui l’uomo disse a Dio di «no», morì; e con la sua morte, in resa totale, gridò in maniera rabbrividente:
Tu solo sei, e tutto quello che non sei Tu a te è sottomesso. Io oggi lo dimostro con la mia distruzione e fallimento totale, poiché, se Tu non mi risusciti, nulla ormai sono capace d’essere o di fare. (8-5-70)
1.174. Signore, Tu che sei la risurrezione e la vita, dammi te stesso perché io possa ritornare ad essere in te, da te e per te. (8-5-70) 1.175. La morte è la conseguenza del «non ti servirò» e la resa dell’uomo che dice con la sua distruzione: «Soltanto Tu sei di per Te, ed io dipendo totalmente ed esclusivamente dalla tua volontà; lo riconosco, in Te spero». (8-5-70)


* È la forma passiva del corrispettivo attivo: il Padre sta generando la nascosta e sostanziale Parola.

NOTA
Chiedo veementemente che tutto ciò che esprimo attraverso i miei scritti, per crederlo volontà di Dio e per fedeltà a quanto lo stesso Dio mi ha affidato, quando nella traduzione ad altre lingue non si capisca bene o si desideri chiarimento, si ricorra all’autenticità di quanto dettato da me nel testo spagnolo; giacché ho potuto comprovare che alcune espressioni nelle traduzioni non sono le più adatte per esprimere il mio pensiero.

L’autrice: Trinidad de la Santa Madre Iglesia

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Imprimatur: Mons. Pietro Garlato Vicariato di Roma, 6-2-1985 1a Edizione: Febbraio 1985 
Titolo originale: FRUTOS DE ORACIÓN
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