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domenica 20 novembre 2016

Tu es Sacerdos in aeternum - Considerazioni sulla grandezza e sui doveri sacerdotali - di don Dolindo Ruotolo



L'unione dell'anima sacerdotale al centro della Chiesa. Il San Pietro di Roma. -
E' purtroppo facile sentir mormorare contro coloro che guidano la Chiesa Cattolica. Spesso anche anime che si dicono pie, e persino qualche ministro dell'Altare, non se ne fanno scrupolo, illudendosi di separare le persone dall'ufficio che compiono e di parlare per amore di giustizia.
E' una suggestione diabolica, che tende a sottrarre le anime dei fedeli, e molto più quelle dei Sacerdoti dal centro della vita, dal cuore stesso della Chiesa. La mormorazione è di per sé un peccato; anche quando è dissimulata sotto l'orpello della deplorazione del male e dello zelo, non può venire che dal nemico: è zizzania soprasseminata al grano per soffocarne la vita.
Nel Clero superiore e dirigente ci possono essere anche delle persone censurabili; ci sono state, ci saranno, perché la Chiesa è formata anche Essa da viatori fragili e capaci di colpe; il censurarle però non significa migliorarle, ma sottrarsi invece ai raggi benefici della loro potestà, per immergersi nella fuligginosa nube delle loro debolezze; è un errore gravissimo che porta la morte ed intacca l'unità del Corpo Mistico del Redentore. Sarebbe mortale per un bambino che avesse una certa percezione delle cose, badare al naso lungo o adunco della mamma e staccarsi dal suo petto vivificante sol perché il naso gli ripugna; non è il naso che lo nutre ma il latte, ed il latte viene dalle profondità della vita materna, non dalle sue particolari fattezze.
E' un errore staccarsi dalla vivificante unione coi capi del Corpo Mistico di Gesù, per mormorare delle loro miserie personali; è un errore, perché essendo essi canali di grazie e di vita, non ce la trasmettono se noi non l'attingiamo, come la mamma non nutre il piccino se egli stesso non succhia. La storia ci mostra che anche superiori non santi hanno potuto guidare ed alimentare anime sante anzi le hanno santificate, perché queste attingevano da essi la vita della quale erano canali ed istrumenti, senza badare alle loro debolezze personali.
Più si mormora dei capi e più si chiudono le fonti vivificanti della loro potestà; più si rifugge da essi come capi, e meno si attinge dalle ricchezze di cui sono depositari; spesso anzi la sterilità dei capi è dovuta proprio alle membra infette; sono esse che producono il disorientamento nell'azione ed impediscono il fluire delle grazie di Dio. Se un Sacerdote capisse che mormorando dei suoi Superiori sottrae ad essi la cooperazione che dovrebbe dare con le sue preghiere e la sua obbedienza al loro retto governo, invece di mormorare pregherebbe, e pregherebbe non con l'idea di... salvare un colpevole, ma con la fiducia di far scaturire dalla fonte le acque della vita.
Che importa a noi che vi siano persone censurabili nella Chiesa ? Questo non distrugge la sua vita, anzi la fa emergere, e fa toccare con mano che Gesù Cristo la guida in tutto. Tu guardi una lampada: la fiamma non dipende dalla sua elegante fattura, né dal terso cristallo che la raccoglie, la fiamma si forma sul lucignolo ed e alimentata dall'olio; che importa a te che il lucignolo sia nero ? Guarda la luce e fatti guidare nelle tue tenebre. La Chiesa è una sorgente di grazie che circolano per mezzo di elementi umani, e vanno a rifluire in una fiamma di verità e di bene che non ha nulla da vedere con l'istrumento che la porta. Non puoi distinguere praticamente il lucignolo dalla fiamma, benché teoricamente siano distinti, non puoi calpestare il lucignolo perché ti pare fatto carbone, e pretendere che la fiamma continui ad illuminarti. La Chiesa è tutta accesa e vivificata dallo Spirito Santo; la corrente divina dei meriti di Gesù Cristo, depositati in Lei, rifluisce nelle persone che la governano, ed esse, nel loro ufficio, sono illuminate ed accese dallo Spirito Santo.
Quando si forma il carbone o il fungo sul lucignolo, lascialo snocciolare da chi deve averne cura, tu non puoi rimanere nelle tenebre o ardire di voler spegnere la fiamma, con la scusa del lucignolo difettoso. Questo fecero e fanno gli eretici, e non s'accorgono che non è il lucignolo che dà loro fastidio, ma la luce, perché il loro occhio è cisposo e tracomatico. Rifuggono dalla fiamma ch'è sempre pura, anche quando il lume è sporco, rimangono nelle tenebre, e danno con la testa nel muro ! La Chiesa è come un sole che appare all'orizzonte e forma le ombre là dove trova un ostacolo alla sua luce. Non ti spaventare delle ombre, quasi fossero spettri di morte, le ombre non sono certo il sole, ma servono per farti meglio conoscere ed apprezzare la luce smagliante che ti abbaglierebbe. Se poi vuoi scaldarti nel tuo assideramento, cerca la luce ed il calore. La Chiesa è piena di luce fulgente, e la raccoglie sulle anime che debbono rifletterla per proiettarla lontano, non ti mettere alle spalle del riflettore e non dire ch'è opaco e non dà luce; mettiti nei raggi che diffonde, e pensa ch'erri tu a pretendere che sia fonte totalitaria di luce chi deve rifletterla da una faccia sola, dalla superficie concava, ossia per quel che riguarda i Capi della Chiesa, dalla loro altissima potestà spirituale. Le ombre poi ti dicono che quella luce non è illusione, viene dall'alto, e ti parlano eloquentemente dell'amore e della bontà di Dio.
Chi va in una ricchissima banca per esigerne i tesori, non bada se per circostanze particolari, sia allogata in un fabbricato scalcinato, o servita da impiegati di aspetto poco piacevole; guarda solo le ricchezze che deve esigere. Non badare ai difetti personali di chi deve darti i tesori di Dio, e non ti preoccupare di giudicarli; ricevi con fede quei mezzi di grazia di cui essi ti sono tramite.
La contrarietà che l'anima a volte prova, sia pure con qualche ragione, verso le persone che reggono la Chiesa, è una suggestione prettamente diabolica che in realtà diventa a poco a poco distacco dalla Chiesa medesima; dal giudizio fatto su di una persona particolare, si passa al giudizio su tutte, anche su quelle che non si conoscono, come fanno gli eretici; il giudizio diventa avversione e si può giungere sino al fondo dell'abisso. Lo spirito di Dio porta nelle anime la soggezione filiale alla Chiesa, e lo spirito diabolico vi porta l'avversione e la ribellione. Il demonio cerca in tutti i modi di farti venire in disgusto la fonte, per non farti bere l'acqua salutare; Dio invece logicamente ti accosta di più alla fonte ch'Egli stesso fa zampillare.
Il Sacerdote dev'essere sempre unito per i suoi superiori al centro della Chiesa, dev'essere il custode della sua unità ed esserne geloso come uno sposo lo è della sua sposa. Invece d'indulgere alle mormorazioni dei laici, o peggio provocarle con discorsi e critiche per lo meno imprudenti, deve mostrare che il massimo suo dolore è il sentir mormorare di chi regge la Chiesa. Due amori devono rifulgere in lui continuamente, come il fuoco sacro del Tempio- Dio con tutto ciò che a Lui si riferisce, e la Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana.
La Chiesa Cattolica è come il cuore di Dio aperto all'umanità, è il cuore di Dio ! E' Gesù Cristo vivente nel Suo Corpo Mistico, è la città di Dio ! Il Sacerdote ne è sentinella vigilante, non può stare sugli spalti delle sue mura e patteggiare con i suoi nemici. Egli non va nel Tempio che gli è assegnato per le funzioni del Ministero quasi come in una sua particolare ridotta; ogni Cattedrale, ogni Chiesa, ogni Cappella è parte della Chiesa Cattolica, è come legata al centro dove risiede il Papa; si potrebbe dire ch'è una cappella di quel Tempio immenso. Ogni Chiesa è un fortilizio avanzato negli angoli più remoti della terra, un fortilizio che richiede il collegamento spirituale col centro, diversamente si muta in un covo di ammutinati.
Nella Chiesa Cattolica l'ammutinamento è un delitto di lesa patria e di lesa unità; non è possibile transigere con la propria coscienza in questo, e mutare le sagrestie in ritrovi di mormorazioni dissolventi l'unità; esse sarebbero ritrovi di congiurati. Che importano le beghe particolari? Che importano gl'interessi di parte? -Quale valore può avere un personale tornaconto od una personale velleità di promozioni e di onori, di fronte alle supreme esigenze del combattimento contro satana ed il mondo, di fronte alla gloria di Dio ed alla salvezza delle anime? Davanti ai capi militari il soldato sta sull'attenti, pronto agli ordini; non può discutere, non può ribellarsi senza compromettere da parte sua l'esito della lotta. Il Sacerdote dev'essere sempre pronto al cenno dell'obbedienza senza mormorare, sull'attenti dell'anima e del cuore, nell'eroismo della dedizione e del sacrificio, per Dio solo ! Non si può rimanere nel proprio ambiente quasi fosse isolato dal centro, credendosi arbitri di sé stessi, e tanto meno vi si può rimanere congiurando contro il centro.
La Cattedrale del mondo è S. Giovanni in Laterano; sede del Papa, ma il centro dal quale irradia la vita della Chiesa in tutto il mondo è S. Pietro, il massimo Tempio dell'umanità. E' necessario che l'anima si trasporti almeno idealmente in questo centro per rinnovarsi nell'amore alla Chiesa ed alla sua unità. E' un segreto per vivere nel proprio piccolo ambiente, collegati al Pastore supremo. Quel Tempio è come un gran cuore misterioso, avvolto da fiamme di amore universale; è un cuore ricco dei meriti della Passione di Gesù Cristo, dei meriti della Madonna e dei Santi. Pulsa, e da esso scaturiscono fonti di sangue vivificante: i Sacramenti e la grazia. La porta di questo Tempio è di bronzo, e dà l'idea della saldezza tetragona della Chiesa, incrollabile innanzi agli assalti nemici; contro di lei non prevalgono le potenze infernali, perché Essa è poggiata, anzi è incardinata sopra una pietra massiccia: Tu es Petriis et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam.
Accostati silenzioso a questa pietra angolare, intorno alla quale si compagina e si eleva l'edificio dei secoli; entraci, prostrati nella polvere, adora Dio che vi è assiso come Verità Eterna, poiché è qui che non viene mai meno la Fede, per il ministero di Pietro, secondo la parola di Gesù Cristo. Qui è il trono e la cattedra della verità, questo è il faro del mondo che nessuno ha potuto spegnere, e nessuna tempesta ha potuto abbattere, questa è la bussola che orienta le anime pellegrine al porto eterno. Entraci tremando per lo stupore, e pieno di filiale fiducia; non guardare a qualche po'di polvere portata qui dal vento del mondo, non essere tanto stolto da scandalizzartene, poiché questa polvere non muta le massicce arcate ed i pilastri giganteschi, né mette in pericolo la salda compagine di quella Cattedra di verità ch'è di bronzo temprato. Entraci adorando, poiché qui c'è la maestà del Signore partecipata all'uomo mortale.
Il Papa sta nel Vaticano quale Vicario di Gesù Cristo, come in un tabernacolo di luce. E' un piccolo uomo, ma ha nelle mani il deposito infallibile dell'immutabile verità, veste di bianco quasi per simboleggiare lo splendore divino della potestà che lo trasfigura, è il Pastore supremo che conduce al pascolo le pecorelle, e che stende le braccia della sua paternità a tutto il mondo. Entra dunque in San Pietro, e prostrandoti inabissati nella luce dell'Eterna Verità ed esclama: Io credo ciò che crede la Chiesa. Quale sapienza in quest'atto di fede, quale elevazione magnifica dell'umana piccolezza ! Il povero atomo, pieno di tenebre, fallibile, facile preda dei capricci dei sensi e delle oscure nebbie della fantasia, è d'un tratto avvolto dalla luce eterna, è saldo sulla fermezza della pietra angolare della Chiesa, è sicuro nel suo cammino anche quando non vede la via, poiché dà la mano alla madre, maestra di verità che lo guida: Io credo ciò che crede la Santa Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana. Tu sei certo che ogni pensiero, anche se orpellato di scienza, è stoltezza se contrasta con questa Fede, tu elimini allora dalla tua mente l'errore con criterio sicurissimo di verità e vivi di celeste sapienza: Io credo ciò che crede la Chiesa, cioè io so, ammetto, sono certo, son persuaso, sono convinto di ciò che credo, nella fede stessa della Chiesa indefettibile, io vivo dell'eterna ed infallibile verità.
Chi non vive di questa fede è come estraneo alla casa paterna, è come l'assetato Ismaele abbandonato nell'arido deserto del mondo, è già preda di satana che può illuderlo come vuole e trascinarlo dove vuole.
[...]
Beato colui che non sarà scandalizzato di me, disse Gesù, alludendo agli obbrobri della sua Passione. Questo può dirsi anche della Chiesa, la quale ha la sua passione nelle persecuzioni del mondo e nell'indegnità di alcuni suoi figli. Che importa che sia disprezzata, o che importa che i suoi membri risentano dell'umana fralezza ? Non ci stacchiamo mai dalla sua unità, e serviamola come figli devoti. Alcuni si scandalizzano del fasto di certi suoi abiti, e dimenticano che le insegne di qualunque suo grado gerarchico, sono come abito sacerdotale, non sono segni di vanità. Esse del resto sono accidentali alla vita della Chiesa, e servono solo a quelle distinzioni esterne che sono armonie di ordine in ogni corpo organizzato.
Altri restano perplessi nel vedere spesso l'umiliazione di alcuni buoni e certe apparenti ingiustizie che si commettono a danno di chi opera il bene. Essi ignorano che la Chiesa ha lumi speciali per guidare le anime, e che spesso è crivellatrice ammirabile delle loro virtù - separa il grano dal loglio, e getta via la scoria dal cuore dei suoi medesimi figli con le prove dolorose. Quello che sembra una svista è invece uno sguardo più profondo ed acuto nel fondo stesso delle anime che hanno bisogno di purificazione. Noi guardiamo superficialmente e non intendiamo che certi cuori hanno bisogno di essere temprati, altri hanno tanti debiti nascosti da pagare, per essere più in grado di elevarsi dalla terra al Cielo.
Chi può essere così presuntuoso da indagare o criticare le disposizioni della Chiesa? I Santi hanno cantato il Magnificat nelle loro prove ed hanno baciato la mani della Mamma che li mondava di ogni umana debolezza, e noi pretenderemmo mormorare di quello ch'è misterioso lavorio della grazia nei cuori più belli? Quando il S. Ufficio mandava S. Giuseppe da Copertino sul monte, in un convento isolato come un nido di aquila sulle valli strapiombanti, era strumento della grazia vivificante che isolava sempre più dal mondo un'anima che doveva vivere di mirabili estasi soprannaturali. Che importa che i giudici abbiano preso umanamente una cantonata? Essi non furono ministri di un'ingiustizia, ma servi di una dolce armonia di grazia, perché la Chiesa è sempre ammirabile nella sua vita!
Gesù! Gesù! Dall'alto della Croce, con le mani espanse nella tua misericordia, volgi gli sguardi a noi tuoi Sacerdoti, ricolmaci di grazie, scuoti da noi ogni polvere umana e rendici gloria della tua Chiesa. Stacca una mano dalla tua Croce, abbracciaci, serraci al tuo Cuore ferito, e nel tuo Cuore stringici tutti nell'unità della Chiesa, affinché siamo un sol cuore e un'anima sola nel grande combattimento che ingaggiamo col mondo e con l'inferno, e serviamo fedelmente alla Chiesa. Al buon ladro che dalla sua croce ti supplicava a ricordarti di lui, Tu rispondesti: Oggi sarai con me in Paradiso! Era un peccatore ed era crocifisso con Te. O Gesù, guardami; anch'io sono peccatore e sono crocifisso da tante tribolazioni; non ti domando onori o grandezze terrene, ma domando il tuo regno, il tuo perdono, la tua misericordia: Ricordati di me... nel tuo regno! Oggi sarai con me in Paradiso, così rispondesti al ladro supplicante. Rispondimi così, o Gesù; voglio essere con Te, con Te nella tua Chiesa, poiché questa è la mia vita e la mia felicità. Chiudimi la mente, perché io non giudichi, aprimi il cuore perché io ami, dilata le mie labbra perché io lodi Dio, rendimi tuo servo nell'unità della Chiesa e nella sua ammirabile disciplina. Senza la tua grazia non posso nulla, e perciò ti ripeto ancora una volta: Ricordati di me, ricordati di me ! Conquidi la mia natura ed il mio carattere, perché io non contrasti mai con l'Autorità; dissipa le mie velleità, affinché, non presuma di far valere il mio giudizio e la mia volontà, e sia come Te, umiliato e fatto obbediente sino alla Croce; disperdi col tuo soffio di vita ogni mia vanità, affinché non desideri onori, ma aspiri solo al supremo onore di essere con Te nel tuo regno e di salvarmi l'anima. Con Te, nel Paradiso, e con le anime che mi hai affidate, con quelle che ho il dovere di cercare col mio zelo, abbracciato dalla tua misericordia, purificato dal tuo Sangue, coronato dai tuoi meriti, illuminato dalla tua luce, beato nella tua felicità, per sempre, in eterno.