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venerdì 5 maggio 2017

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo - 1Pt 2, 20-25 - Siete tornati al pastore delle vostre anime.



1Pt 2, 20-25

Carissimi, se, facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché
anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio,
perché ne seguiate le orme:
egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca;
insultato, non rispondeva con insulti,
maltrattato, non minacciava vendetta,
ma si affidava a colui che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
sul legno della croce, perché,
non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete stati ricondotti al pastore
e custode delle vostre anime.

Parola di Dio
Riflessione personale

Gesù oggi ci chiama ad affrontare le sofferenze ingiuste con pazienza e a non stupirci se, pur comportandoci bene, soffriamo ingiustamente.
A volte mi viene da chiedere a Gesù il senso della sofferenza, ma poi guardando Lui sulla Croce penso: "Invece di fare domande a una persona morta per me, forse dovrei cercare di partecipare alle Sue sofferenze". Lui infatti ha voluto morire per salvare me, ecco la risposta alle mie sofferenze ingiuste! L’unica via della mia salvezza è nel seguire le Sue orme.
Sopportando con pazienza e serenità le sofferenze che di tanto in tanto bussano alla mia porta, partecipo alla passione di Gesù, sia per il mio bene sia per la salvezza di tante anime disperate. Soffrendo con amore mi faccio in qualche modo carico del mio peccato e di quello del mondo, naturalmente nella misura che posso e che Dio permette.
In questo tempo così difficile in cui Dio sembra quasi non esistere o è ignorato e offeso, c’è bisogno di persone che soffrano per amore di Cristo. La Croce, portata in modo silenzioso, porta più anime in Cielo di tante belle parole dette con troppa facilità da molti che di Cristo hanno solo l’abito; la fede si trasmette soprattutto con la vita di chi, seguendo Gesù, diventa un Vangelo vivente!
Soffrire!!!… sembra che i cristiani per essere considerati amici di Gesù debbano per forza soffrire; diciamo pure che più o meno è proprio cosi… Lo dicono i Santi: "Soffri per la povertà? Soffri per malattia? Soffri per le calunnie? Soffri per le maldicenze?… Perfetto! Allora sei sulla strada che porta al Paradiso."! Certo che con queste prospettive molti se la danno a gambe levate, ma io dico che non sanno quello che si perdono!
Attenzione… non ha nessun senso annunciare un Gesù diverso, un Gesù tutto “miele”, ignorando il Vangelo della sofferenza solo per incontrare il favore del mondo o solo per avere qualche amico in più e qualche sofferenza in meno. Un giorno dovremo rendere conto al Signore delle anime che, per il nostro comportamento, per il nostro buonismo, sono rimaste scandalizzate e forse si sono dannate.
Quindi, le sofferenze ingiuste accettate con amore sono delle opportunità che il buon Dio ci da per amare di più e per amare come Lui ha amato. Padre Serafino, un monaco a me tanto caro, un giorno mi ha scritto queste parole: Le contraddizioni possono servire per amare di più e meglio. Occorre viverle con grande fede e prenderle dalle mani di Dio. Allora si sperimenta davvero che “tutto è grazia”… “l’imperfezione degli altri ci fa esercitare la pazienza, la misericordia, la pietà. In fondo noi cresciamo veramente solo a causa delle imperfezioni degli altri, perché dovendo esercitare la carità siamo costretti ad uscire da noi stessi. Coloro che ci fanno soffrire sono, in ultima “ratio” coloro che ci fanno crescere nella dimensione della carità. Se andassimo d'accordo alla perfezione con tutti e se tutti ci lodassero e stimassero al cento per cento, forse resteremmo chiusi nel nostro senso di perfezione e rimarremmo ingannati da noi stessi”. Stupendo!!!
Nella sofferenza accettata diventiamo persone mature spiritualmente, ma sopratutto siamo molto vicini a Gesù, anche se, in quel momento, non lo sentiamo. E sapete perché non lo sentiamo? Semplice… perché nella sofferenza Gesù riposa in noi, sta abbracciato a noi in silenzio. Perché dunque avere paura?
Noi, purtroppo, siamo un pochetto restii ad accettare le sofferenze ingiuste subite per contribuire alla salvezza del mondo in unione con Cristo. Portare la Croce tutti i giorni è faticoso e molto spesso diciamo: "Perché devo desiderare la salvezza di quella persona che ogni giorno mi mortifica, che mi insulta, che usa prepotenza, che mi fa tanto male?". La verità è che per noi potrebbe anche andare all'inferno, altro che soffrire per lei! Sta fresca!!! Ma questo non è un atteggiamento molto cristiano. E’ un atteggiamento da cancellare; dobbiamo riavvolgere il nastro e registrare altro… Guardiamo di più il nostro Gesù crocifisso. Lui non ha fatto che del bene a tutti, tuttavia è stato, ed è tuttora, respinto dagli uomini e inchiodato ad una croce. Guardiamo l’innocente Gesù e cerchiamo di riempire il nostro cuore dei suoi stessi sentimenti di amore, di misericordia, di comprensione, di perdono; cerchiamo di fare nostri i sentimenti che aveva Gesù quando, inchiodato sulla croce, offriva la Sua vita per noi. Imitiamo dunque Gesù, perché solo chi muore con Gesù potrà risorgere con Lui. Se partecipiamo alle Sue sofferenze saremo degni del Regno di Dio. Non solo, ma con i nostri sacrifici, piccoli o grandi, offerti con amore, contribuiremo alla salvezza di tante anime e in Cielo gioiremo di questo. Se queste cose ci danno fastidio e non le vogliamo assimilare, vuol dire che la nostra vita cristiana lascia molto a desiderare.
E’ anche vero che non è sempre così semplice seguire Gesù, molto spesso nelle situazioni in cui si è trovato Lui noi ci comportiamo esattamente all'opposto… Lui: “Insultato, non rispondeva con insulti”, noi quando ci insultano abbiamo immediatamente la risposta pronta e neanche molto carina… maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia”, noi invece quando ci maltrattano non vediamo l’ora di fargliela pagare e aspettiamo il momento giusto per vendicarci. A parole siamo dei fenomeni, ma nei fatti lasciamo molto a desiderare! Soprattutto quando la Croce si presenta nei momenti e nei modi che non ci aspetteremmo. Che il Signore abbia pietà di noi!
Eppure di esempi la Chiesa ce ne offre tanti. Diceva bene Benedetto XVI: “Come per la preghiera, così per la sofferenza la storia della Chiesa è ricchissima di testimoni che si sono spesi per gli altri senza risparmio, a costo di duri patimenti. Più è grande la speranza che ci anima, tanto maggiore è anche in noi la capacità di soffrire per amore della verità e del bene, offrendo con gioia le piccole e grandi fatiche di ogni giorno e inserendole nel grande com-patire di Cristo” (6 febbraio 2008).
Ci danno un bell’esempio anche la Mamma e San Giuseppe. Loro hanno capito molto bene la Croce, non sono fuggiti , ma hanno accettato tante sofferenze per amore del loro Figlio. Quando uno ama veramente soffre, perché l'amore ci spinge a compatire le sofferenze dei fratelli, a dar loro sollievo facendoci carico dei loro problemi, delle loro miserie, delle loro ferite… e se li amiamo e vogliamo con tutto il cuore la loro salvezza, noi soffriamo.
Chiediamo al buon Dio di aumentare la nostra fede e di aiutarci a essere più umili, perché se dinanzi alle sofferenze noi borbottiamo, ci lamentiamo o ci ribelliamo, significa che abbiamo una umiltà solo apparente. Non scoraggiamoci però se non sempre riusciamo a soffrire con gioia, perché già esercitarci ad accettare le sofferenze è un buon inizio… offrirle al Signore è un’altro passo in avanti, e, camminando camminando, riusciremo davvero a crescere e a stare vicini a Gesù sofferente.
Termino questa mia povera riflessione con un pensiero di padre Paisios. Quando subiamo qualche ingiustizia proviamo a dire:
"Per gli orfani e malati, per i vecchi, per tutti ci sono dei ricoveri. Per il torto, poveretto, non c’è nessun ricovero: ognuno lo prende e lo tira sulle spalle dell’altro perché lo vede pesante e brutto. Però il torto è così dolce, come niente altro al mondo! I momenti più belli che io abbia vissuto sono i momenti dell’ingiustizia. Chi accetta il torto accetta Cristo, che ha subito il torto nel suo cuore".
Pace e bene.