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giovedì 11 maggio 2017

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA… di Marie Dominique Moliniè op – Tratto da “Beati gli umili”


 

Un'esigenza d'amore
Dei tre sacramenti che ci danno, o restituiscono, la grazia, il Battesimo è conferito una sola volta, l'Unzione non è data che ai malati gravi, la Penitenza invece può essere ricevuta più volte.
Questo sacramento si iscrive nella linea dell'amicizia con Dio: è un passaggio di questa amicizia. Bisogna dunque approfondire la nozione di amicizia: l'Amicizia con la A maiuscola, che raggiunge l'Amore con la A maiuscola. Oggi si parla molto di riconciliazione: ho sentito dire, a Lourdes, che se la Madonna tornasse, si aggiornerebbe anche Lei e invece di dire: «Fate penitenza!», direbbe: «Riconciliatevi!».
Mi va bene che si sostituisca alla penitenza la riconciliazione, a condizione di comprendere che la riconciliazione è una deflagrazione interiore. Quando l'amore e l'amicizia raggiungono certi livelli, non ci si lascia per un nonnulla, e non ci si riconcilia con superficialità. A questo livello l'amore è una vita, lasciarsi una morte, riconciliarsi una risurrezione. Niente di tutto questo è in nostro potere.
Facendo il sacerdote ho constatato con sorpresa che i più rinunciano presto all'Amore: non ci credono neanche più. E facile credere all'innamoramento. E più difficile credere all'amicizia. Ma l'Amore che è nello stesso tempo un'Amicizia, non credo d'averlo trovato all'infuori dei mistici. Sto pensando in particolare alle famiglie cristiane: ci può essere in esse molto affetto e anche molta passione, ma l'amicizia è una cosa talmente profonda che nei migliori dei casi se ne sospettano a mala pena le esigenze.
Quando nasce una vera amicizia, essa suscita le stesse ansie, lo stesso timore di perdere tutto ad ogni istante, come nella vita mistica, la quale è, come canta San Giovanni della Croce, «ardente di un amore pieno di angosce». Non c'è grande amore senza ansietà, e questo ci riporta al viaggio, perché il viaggio non è turismo, è Ulisse che ritorna a Itaca.
L'amicizia

Per continuare la nostra meditazione sull'amicizia, passiamo all'altro estremo, il più banale: l'amicizia dei giocatori di biliardo. Non hanno granchè in comune, tranne il biliardo; ma in questo c'è una grande verità filosofica: non ci può essere amicizia senza un bene comune. Questo bene può essere povero come un biliardo, altissimo come Dio, intimo come l'amore che unisce due persone, ma deve comunque esserci un bene comune.
«Perché era lui, ed io ero io», diceva Montaigne per spiegare la sua amicizia con La Boétie. Io direi piuttosto: «Perché era l'Amicizia che li univa». In questa luce si comprende l'affermazione - forse esagerata - di Alfred Musset: «L'uomo e la donna sono due esseri abominevoli, ma niente è più bello della loro unione». Un amico può perdere tutte le sue qualità e il suo fascino: finchè ameremo l'amore, però continueremo ad amarlo.
Ma che cos'è l'Amicizia considerata come un bene? Che cosa porta di nuovo? La risposta è: lo scambio.
Spiegare filosoficamente perché lo scambio è così importante non è possibile, ma è così. Sally Trench, l'autrice del libro «Seppellitemi con i miei stivali», ha avuto la vocazione di amare e servire i barboni di Londra. Ha tenuto la mano di uno di loro per due giorni di seguito, per aiutarlo a morire. Ecco uno scambio! Capite che non c'è nessun mezzo per giustificarne il valore filosofico, ma se non sentite il valore di questo mistero, che cosa posso dirvi?
Riconosco che è più facile intuirne l'importanza nella religione cristiana, perché nel Vangelo c'è questa frase, e molte altre analoghe: «Che siano una sola cosa come noi lo siamo». Anche se un cristiano ha dei dubbi sul dogma trinitario, egli può sapere che l'incontro tra due persone ha un valore infinito: ciò che è interessante in una persona non sono le sue doti, ma la sua capacità di apertura all'altro. Il sale dell'amore e dell'amicizia consiste proprio nel desiderio ardente di raggiungere l'altro nella sua alterità. Non si tratta solo di vivere insieme provando sentimenti d'affetto; si tratta di essere affascinati da questo bene comune che è la penetrazione reciproca di due persone.
L'amore passionale vuole possedere, mentre l'amicizia vuole rispettare; e il fondersi di questi due atteggiamenti è una freccia, una ferita, e insieme un presentimento dell'intimità divina. Se non c'è questo sapore d'infinito (con tutti i rischi che questo comporta), non è più il grande mistero dell'amore e dell'amicizia.
Prigione e liberazione
Un uomo in stato di peccato mortale può desiderare questa specie di fusione, ma non può né darla né riceverla. Perché abbia luogo una tale circolazione, non bisogna evidentemente essere centrati su se stessi, il che definisce appunto il peccato mortale. Chi ha deciso di vivere dicendo: «Prima io!», non potrà mai conoscere la vera intimità, a meno di convertirsi. Potrà sognarla o darsi l'illusione di viverla, e allora sarà l'erotismo, perché l'erotismo non è in fondo che una ricerca folle e disperata delle profondità metafisiche dell'intimità, come la droga del resto. In fondo a queste strade c'è l'inferno; la Chiesa lo dice chiaramente, e si può già verificarlo sulla terra.
Per liberarsi bisogna decentrarsi, con un atto di umiltà che è già una specie di estasi, anche se non la si sperimenta come tale: basta decidere di interessarsi più a Dio che a se stessi.
È qui che interviene il sacramento della Penitenza, canale del Sangue di Cristo: dire che il Cristo ha il potere di salvarci, è dire che ha il potere di decentrarci e di risuscitarci all'amore. Ma la cosa meravigliosa di questo sacramento, è che non è necessario essere convertiti per riceverlo; basta essere sufficientemente tormentati dal desiderio della conversione, averne il fermo proposito, pur essendo incapaci di arrivarci. Si rimane centrati su di sé e non è in nome di un vero amore che si vuole uscirne, ma perché si scopre l'infelicità e l'orrore di essere chiusi in questo cerchio.
Nella dottrina protestante e giansenista, bisogna essere già convertiti per gridare veramente a Dio, ciò è perfettamente disperante. Al protestantesimo sembra troppo facile che Un peccatore in quanto tale possa gettarsi nel Sangue di Cristo per essere purificato. Tale è, però, il potere di questo sacramento: non c'è bisogno di amare per chiedere l'amore, basta comprendere quanto si è infelici a non amare e soffrirne, non con il dolore perfetto della contrizione (che ci verrà donata assieme all'amore), ma con quello della contrizione imperfetta, di cui i protestanti non vogliono sentir parlare.
Basta questa contrizione imperfetta per essere accolti dalla Misericordia di Cristo, ed essere lavati nel suo Sangue. Si può soffrire autenticamente di non amare e desiderare di uscire da questo inferno: desiderio impotente e tuttavia soprannaturale! La Trinità non abita in un'anima in stato di peccato mortale, ma lo Spirito Santo non manca di attirarla verso il Sangue di Cristo in cui riceverà, se non mette ostacoli, il dono gratuito della contrizione perfetta, con la vita divina.

Marie Dominique Moliniè op – Tratto da “Beati gli umili”