domenica 29 settembre 2013
sabato 28 settembre 2013
FUGA E LOTTA CON DIO...Meditazione di Eugenio Pramotton
Fuga e lotta con Dio ... 1
La gravità del peccato originale e di ogni peccato, è nel fatto che l'uomo, non solo non crede alle parole di Dio, ma stoltamente giudica più credibili le parole del demonio. Questo da origine alla situazione penosa, complicata e paradossale in cui ci troviamo a vivere. Ogni peccato infatti, produce prima o poi tribolazioni e morte a cui è impossibile sfuggire, e il paradosso è che per l'accecamento prodotto dal peccato noi riteniamo che il demonio sia nostro amico e Dio nostro nemico. Allora, quando Dio si avvicina, l'uomo si nasconde e ha paura (Gn 3, 10).
Don Divo Barsotti lapidariamente ed efficacemente dice che ormai: La reazione che ha l'uomo di fronte al Signore è la fuga.
Ma il dramma non finisce qui. Se Dio insiste a cercare l'uomo per
manifestargli nonostante tutto il suo amore e offrirgli un rimedio, una
via di salvezza; la sua reazione può spingersi fino all'estrema
stoltezza di condannare Gesù alla morte di croce. Il che fa esclamare al
santo curato d'Ars: Comprendere che noi siamo l'opera di Dio è facile; quello che è incomprensibile è che la crocifissione di Dio sia opera nostra.
Dio è la perfezione assoluta della conoscenza, dell'amore, della
vita, della gioia, della bellezza… e noi siamo coloro a cui la
conoscenza, l'amore, la vita, la gioia, la bellezza… mancano in modo
assoluto. È inevitabile allora che quando Dio si avvicina emerga il
contrasto fra la gloria del suo essere e la povertà del nostro nulla. La
cosa non sarebbe grave, anzi, sarebbe magnifica se fossimo innocenti,
perché vivremmo qualcosa di simile allo splendore del rapporto fra una
mamma e il suo bambino; un bambino ha bisogno di tutto ed è felicissimo
di ricevere tutto da sua madre. Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli (Mt 18, 3) ...
Fuga e lotta con Dio ... 2/2
Noi non siamo più bambini, siamo in uno stato di rottura con Dio e siamo impegnati nell’impossibile impresa di entrare nel Regno dei Cieli, ossia nel regno della beatitudine, con le sole nostre industrie e senza voler assolutamente dipendere da una madre, senza passare per l’unica via e l’unica porta che introducono nel Regno. Se fossimo umili sarebbe un’altra storia, ma siamo orgogliosi e il nostro orgoglio non vuole riconoscere e ammettere la nostra assoluta povertà, la nostra miseria, la nostra impotenza, il nostro nulla… Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo…(Ap 3, 17).
Allora è inevitabile una dura lotta fra la verità del progetto di Dio e le nostre contraffazioni della realtà, fra la bontà di Dio che ci invita alla riconciliazione e la durezza del nostro cuore che in mille modi respinge il suo invito. La lotta è dura non perché Dio sia duro, esigente, inflessibile, cattivo… ma perché l’orgoglio che è in noi ci rende duri, inflessibili, cattivi… Tanto cattivi da crocifiggere l’Unico che ci ami veramente.
Come spesso accade, noi cediamo le armi, troviamo la via dell’umiltà e della supplica senza arroganza, quando tocchiamo il fondo, quando siamo costretti dagli eventi a prendere atto dei nostri errori e della nostra impotenza nel trovare un rimedio alla situazione di morte in cui siamo finiti.
Un percorso diverso è tuttavia possibile, anche se sono pochi coloro che lo trovano. Questo percorso ci è suggerito e raccomandato in modo particolare da Santa Teresina di Gesù Bambino, la quale assicura che la via della perfezione, ossia della gioia, è assai facile: Basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia di Dio (Lettera 202). E che ciò che rende graditi lei e noi agli occhi di Dio, non sono i nostri atti eroici, ma il vedere che amiamo la nostra piccolezza e la nostra povertà (Lettera 176). Le più piccole azioni, fatte per amore, sono quelle che affascinano il cuore di Dio (Lettera 171). Quando non sento nulla, quando sono incapace di pregare, di praticare la virtù, è quello il momento di cercare delle piccole occasioni, dei nonnulla che piacciono a Gesù più che l’impero del mondo, più del martirio sofferto eroicamente (Lettera 122). Sentire il proprio nulla e rallegrarsi di non essere che un povero piccolo niente, è in realtà una grande grazia (Lettera 100).
Tutti i suoi scritti sono in fondo una spiegazione delle insuperabili parole di Gesù: Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli (Mt 18, 3). Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11, 25).
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Eugenio Pramotton
venerdì 27 settembre 2013
ASCOLTARE.....
Il primo
servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo. Come
l’amore di Dio incomincia con l’ascoltare la sua Parola,
cosi l’inizio dell’amore per il fratello sta
nell’imparare ad ascoltarlo. È per amore che Dio non
solo ci da la sua Parola, ma ci porge pure il suo orecchio.
Altrettanto è opera di Dio se siamo capaci di ascoltare il
fratello.
Chi non sa ascoltare il
fratello ben presto non saprà più ascoltare Dio; anche
di fronte a Dio sarà sempre lui a parlare. Qui ha inizio la
morte della vita spirituale, ed infine non restano altro che le
chiacchiere spirituali, …. Chi non sa ascoltare a lungo e con
pazienza parlerà senza toccare veramente l’altro ed
infine non se ne accorgerà nemmeno lui. Chi crede che il suo
tempo è troppo prezioso per essere perso ad ascoltare il
prossimo, non avrà mai veramente tempo per Dio e per il
fratello, ma sempre e solo per se stesso, per le proprie parole e i
propri progetti.”
DIETRICH BONHOEFFER
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Il gioco disonesto della menzogna - Meditazione di Eugenio Pramotton
Il gioco disonesto della menzogna
Ognuno di noi è naturalmente incline a credere a qualsiasi affermazione proposta da altri. Questo avviene per almeno due motivi: 1 - perché ognuno di noi quando afferma qualcosa desidera essere creduto, ossia che la sua affermazione sia ritenuta vera; da cui segue che nessuno vuole essere considerato bugiardo; è naturale allora pensare che anche negli altri ci sia lo stesso desiderio. 2 - perché nessuno di noi è contento di essere ingannato; da qui nasce il proposito di non ingannare per non fare agli altri ciò che non si vorrebbe venisse fatto a sé, e, ancora una volta, è naturale pensare che anche negli altri ci sia lo stesso proposito. Bisogna considerare inoltre che, immediatamente, qualsiasi affermazione non ha motivi di credibilità se non il fatto che per sua natura ogni affermazione afferma ciò che è vero.
Ora, questo modo di funzionare dell’uomo è sfruttato dai disonesti e dai
malvagi per ricavarne illeciti vantaggi. Dicendo che sono vere cose che
in realtà non lo sono, cercano di piegare gli eventi a loro favore, ad
esempio per arricchirsi senza fatica e a danno degli altri, per
difendere o mostrare un’immagine di onorabilità e di rettitudine che non
corrisponde al vero, per evitare la condanna e il castigo dovuti ad
ogni azione malvagia …
Tutto questo è particolarmente grave e mostruoso perché nella menzogna
c’è il massimo grado di consapevolezza nella scelta di essere contro la
verità; la verità viene tuttavia umiliata e uccisa perché il proprio
tornaconto deve assolutamente prevalere. Ora, la tentazione di
utilizzare la menzogna per ricavarne un qualunque vantaggio, o per
evitare disagi e seccature, riguarda tutti ed è in agguato sia nelle
cose minime come nelle grandi. Disgraziatamente, molto spesso questa
tentazione non è superata, e non è superata perché non ci alleniamo a
vincerla fin da piccoli incominciando dalle cose minime. Il risultato è
il clima di confusione, corruzione e diffidenza che tutti ci affligge.
La menzogna è oggi talmente diffusa e spregiudicata che è difficilissimo
capire chi dice la verità e chi mente. Una ragione profonda di questo
stato di cose è che, secondo quanto afferma Gesù, c’è un “padre della
menzogna” (Gv 8, 44) di nome Satana che nascostamente esercita la sua
influenza sul cuore dell’uomo. Se vediamo allora una società in cui
abbonda la menzogna dobbiamo dire che è una società dominata dal
demonio. L’antidoto, il rimedio e la forza per vincere la menzogna ci
vengono offerti dallo “Spirito di Verità” (Gv 16, 13); per questo Gesù
nel Vangelo ci esorta vivamente a chiedere il dono dello “Spirito Santo”
(Lc 11, 13).
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Eugenio Pramotton
San Vincenzo de Paoli

Vincenzo de' Paoli, nome originale
Vincent de Paul, è stato un sacerdote francese, fondatore e
ispiratore di numerose congregazioni religiose (Congregazione della
Missione i cui membri sono comunemente denominati Lazzaristi,
Figlie della Carità ricordata come le Dame della Carità
e Società San Vincenzo de' Paoli cd. La San Vincenzo).
È stato proclamato santo nel 1737 da papa Clemente XII. È
considerato il più importante riformatore della carità
della Chiesa cattolica.
Nato da un'umile famiglia contadina a
Pouy, un borgo contadino presso Dax. Suo padre Jean de Paul è
un piccolo agricoltore, sua madre Bertrande de Moras, invece,
apparteneva a una famiglia di piccola nobiltà locale.
Vincenzo
è indotto molto presto a fornire assistenza ai genitori che
lottano per la sopravvivenza di tutta la famiglia numerosa. Così
ha trascorso i suoi primi anni come una pastore mantenendo mucche e
maiali. Tuttavia, deve lasciare la sua casa per Dax, dove suo padre
lo iscrive al Ecole des Cordeliers, gestito dai francescani. Il padre
sperava di prepararsi per ottenere alcuni "buoni profitti"
attraverso il quale potevano integrare il reddito familiare.
Vincenzo
vi rimase tre anni e con successo frequentando i corsi di grammatica
e latino. È stato per i suoi compagni un esempio di
abnegazione, tanto che dopo un breve periodo di tempo, il signor
Comet, un amico di famiglia, gli chiese di diventare tutore del
figlio. Da lì a poco, manifestò la vocazione apostolica
e il desiderio di diventare sacerdote.
Grazie ad un ricco avvocato
della zona riuscì a studiare teologia a Tolosa e fu ordinato
sacerdote il 23 settembre 1600 dapprima come secolare poi nella
Compagnia del Santissimo Sacramento. A 16 anni ricevette la tonsura.
Ciò significava entrare nel clero ed indossare la tonaca. Nel
1605, mentre viaggiava su una nave da Marsiglia a Narbona, fu
catturato dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi: fu
liberato due anni dopo dal padrone che, nel frattempo, si era
convertito al Cristianesimo.
Entrò poi nella corte francese
come cappellano ed elemosiniere di Margherita di Valois; fu
successivamente curato a Clichy, dove mise da parte le preoccupazioni
materiali e di carriera e si dedicò intensamente
all'insegnamento del catechismo e soprattutto all'aiuto degli infermi
e dei poveri; fondamentale per la sua maturazione spirituale fu
l'incontro con il grande Francesco di Sales.
Officia diversi mesi
nella parrocchia di Châtillon-sur-Chalaronne in Dombes a
Ars-sur-Formans dove lo farà due secoli dopo, Giovanni Maria
Vianney, cd. Curato d'Ars. Diventa quindi il sacerdote di
Saint-Sauveur Saint-Médard, dove ha ricostruito la chiesa
della comunità dal 1622 al 1630. Nel 1623 ha fondato la
Compagnia delle Dame della Carità, che hanno poi preso il nome
di "Figlie della Carità di San Vincenzo de 'Paoli."
Questo ordine ha avuto sede a Clichy dall'inizio del fino al
1970.
Nel 1613 fu assunto come precettore al servizio dei marchesi
di Gondi; il marchese era governatore generale delle galere. Grazie
al sostegno economico dei suoi mecenati, Vincenzo de' Paoli riuscì
a moltiplicare le iniziative caritatevoli a favore dei diseredati e
dei bambini abbandonati. Su richiesta della marchesa, che intendeva
migliorare le condizioni spirituali dei contadini dei suoi
possedimenti, nel 1625 formò un gruppo di chierici
specializzati nell'apostolato rurale: il primo nucleo della
Congregazione della Missione, i quali membri vennero poi detti
Lazzaristi qui, dove si ordinarono molti membri, crea un seminario
della Missione. Il primo Lazzarista sarà inviato nel
Madagascar a partire dal 1648.
Il 29 novembre 1633, ha fondato la
Città dei Poveri, dove ha avuto origine la congregazione delle
Figlie della Carità sotto la responsabilità di Luisa di
Marillac insieme a Marguerite Naseau. Le Figlie, note anche come
"Suore di San Vincenzo de 'Paoli," si dedicarono al
servizio dei malati e al servizio materiale e spirituale dei poveri.
Questa istituzione è attualmente responsabile per l'Ospedale
degli Innocenti in Parigi.
Le sue opere di carità e
assistenza divennero tanto celebri che Luigi XIII di Francia lo
scelse come suo consigliere: si allontanò dalla corte per
divergenze con il cardinale Mazzarino e continuò a dedicarsi
all'assistenza ai poveri anche durante la lotta della
Fronda.
Vincenzo detiene anche il primato a Parigi per assistere
le vittime della guerre di religione. Anche come membro della
Compagnia del Santissimo Sacramento, invita alla moderazione contro
il movimento protestante ma si oppone al giansenismo.
Nel
1635, fornì sostegno alle persone di Ducato di Lorena e Ducato
di Bar, nonostante le devastazioni degli eserciti nemici.
Luigi
XIII volle essere assistito da lui nei suoi ultimi momenti di vita
fino al 14 maggio 1643.
È stato nominato per il "Consiglio
di Coscienza" (Consiglio per gli Affari Ecclesiastici) da parte
della reggente Anna d'Austria, per la quale era anche il confessore.
Fondò anche un ospizio per gli anziani, che divenne il
Salpêtrière nel 1657. Morto il 27 settembre 1660, fu
sepolto nella chiesa di San Lazzaro, che faceva parte della casa di
Saint Lazare poi di Saint-Denis, 28 settembre 1660, in una cripta
scavata nel bel mezzo del coro della cappella.
La sua opera ispirò
Giuseppe Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della
Divina Provvidenza.
Il culto
Papa Benedetto XIII lo ha
proclamato beato il 13 agosto 1729 e canonizzato da Clemente XII il
16 giugno 1737. Attualmente il suo corpo è esposto in Cappella
dei Lazzaristi, 95, rue de Sèvres a Parigi.
Fino al 1969,
la memoria liturgica di san Vincenzo de' Paoli era celebrata il 19
luglio, ma papa Paolo VI ne ha spostato la festa al 27
settembre.
fonte:wikipedia.org
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Santi e Beati
Lo specchio....
Non devo considerare i poveri dal loro aspetto o dalla loro apparente mentalità: molto spesso non hanno quasi la fisionomia, né l’intelligenza delle persone ragionevoli, talmente sono rozzi e materiali. Ma girate la medaglia e vedrete con la luce della fede che il Figlio di Dio, il quale ha voluto essere povero, c’è in essi raffigurato»
San
Vincenzo de' Paoli
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giovedì 26 settembre 2013
CREDENTI O CREDULONI ? - Meditazione di Eugenio Pramotton
Credenti o creduloni?...
Dato che i cristiani credono a delle cose folli, a delle cose dell’altro mondo, si è tentati di giudicarli come creduloni. Dobbiamo allora chiederci che differenza c’è fra un credente e un credulone. Intanto bisogna dire che l’atto di fede è un fatto inevitabile e quotidiano; nessuno di noi infatti, è in grado di dominare con la sua ragione, fatti, eventi ed enigmi, che ci sconcertano e ci interpellano suscitando interrogativi a cui non è facile rispondere. È inevitabile allora la scelta fra credere o non credere a ciò che altri dicono sugli enigmi in cui ci imbattiamo. E a volte bisogna scegliere non solo se credere o non credere, ma se credere a chi dice una cosa e chi ne dice un’altra. La scelta poi diventa particolarmente grave e vitale quando si tratta di cose che riguardano il senso della nostra vita e il suo fine ultimo. In questo caso, credere o non credere, credere a ciò che dicono gli uni o a ciò che dicono gli altri, è una questione di vita o di morte.
Ora, per effettuare questa scelta, il credente utilizza correttamente e a
fondo la ragione, il credulone invece mostra sia una scarsa sensibilità
nel cogliere gli aspetti paradossali e sorprendenti che si incontrano
nella vita, sia uno scarso impegno nell’inevitabile fatica che comporta
il discernere se è credibile oppure no chi propone qualcosa da credere.
Per imparare a fare questa distinzione, oltre al corretto uso della
ragione, dobbiamo diventare noi stessi credibili. L’impegno per
diventare credibili e l’attitudine interiore che questo comporta, ossia
l’amore per la verità e l’orrore per ogni forma di menzogna, di
ipocrisia o di simulazione, permette di riconoscere per simpatia, per
connaturalità, tutti coloro che posseggono la stessa attitudine.
Chi è abituato a mentire, pensa che tutti più o meno mentano, e gli è
difficile pensare che ci sia qualcuno che dice solo la verità. Chi
invece è abituato a cercare e a dire solo la verità, riesce in qualche
modo a capire o intuire, chi dice il vero e chi mente perché riconosce o
non riconosce nell’altro la sua stessa attitudine. L’amore e l’impegno
nel cercare in ogni cosa la verità, fanno del credente una persona
credibile, affidabile, umile, molto più incline a tacere che a parlare.
Difficilmente si potranno trovare questi tratti in un credulone. Questo
permette anche di giudicare l’albero dai frutti: quando vediamo delle
persone credibili e affidabili, sarebbe stolto dire che sono dei
creduloni e disprezzare le cose in cui credono. Chi avesse difficoltà a
trovare tali persone, cerchi dalla parte dei santi e troverà ciò che di
più bello può sorgere dalla terra.
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Eugenio Pramotton
C'E MALE E MALE.....Meditazione di Eugenio Pramotton
C'è male e male 1...
Tutti, per natura, fuggiamo il male; c'è però un guaio o una complicazione, ed è che il male si può dividere in due categorie: nella prima possiamo mettere i mali che subito percepiamo come tali per il dolore che ci procurano; nella seconda quelli che subito non ci procurano dolore, o almeno non troppo. Corriamo allora il rischio di non ritenerli tali, di non percepirne la gravità e quindi di non combatterli adeguatamente.
Quando ci scottiamo toccando qualcosa
di caldo, subito ci ritraiamo dalla fonte di calore, quando ci tagliamo,
subito medichiamo la ferita. Se qualcuno ci insulta ne proviamo dolore.
Se inavvertitamente facciamo torto a qualcuno ci dispiace; se vediamo
commettere delle atrocità ci addoloriamo.
Ci sono però diversi piccoli mali dai quali non ci difendiamo e
non combattiamo adeguatamente. Una frase classica è la spia che dovrebbe
renderci consapevoli del pericolo. E' la frase con cui cerchiamo di
giustificarci quando, dopo qualche scrupolo o perplessità, concludiamo:
"in fondo che male c'è". Che male c'è a dire una piccola bugia per
cavarmi d'impiccio, che male c'è a guardare certi spettacoli, leggere
certi libri, frequentare certi amici. A dire qualche parolaccia, che
male c'è. Che male c'è a indossare la minigonna, non voglio mica essere
retrogada, imbranata, inibita... Nello studio e nell'impegno
professionale se con qualche sotterfugio riesco a prendere un bel voto o
a fare bella figura, che male c'è ... Se con la complicità di un
dottore compiacente posso sfruttare l'assistenza sanitaria per rimanere a
casa dal lavoro, che male c'è ...
C'è male e male 2...
Che male c'è a mettersi un po' in mostra, a desiderare di essere al centro dell'attenzione ... che male c'è ad eccedere un po' nel mangiare, nel bere, nel fumare ... Il guaio è che i piccoli mali, se li trascuriamo, creano in noi sia un'abitudine al male che un'insensibilità e un'allergia nei confronti del bene; ci conducono così inevitabilmente verso mali più gravi e più grandi. Il grande male, che subito non fa male, anzi, ci procura gioia, sollievo, emozione, è quando più o meno consapevolmente decidiamo di vivere secondo un nostra visione della vita svincolata da regole ed obblighi morali troppo rigidi, svincolata da ogni riferimento alle leggi e al progetto di Dio, convinti scioccamente di potercela cavare con il sostegno ed il conforto provenienti dai tanti che hanno fatto la nostra stessa scelta: la scelta di Adamo ed Eva, la scelta del figlio più giovane nella parabola del figliol prodigo.
Ma non è possibile che un grande male prima o poi non faccia male, anzi, molto male, tanto male da ridurci in fin di vita, in bilico fra la vita e la morte, sull'orlo dell'abisso della disperazione. Questo vale sia per i singoli che per le comunità nazionali e internazionali. Quante corruzioni, calamità, guerre e atrocità si sono abbattute e si abbattono sull'umanità a causa del suo allontanamento da Dio!
"Stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione.", "Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che deve accadere".
Meditazione
di Eugenio Pramotton Tratto
dal sito http://www.medvan.it
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Eugenio Pramotton
mercoledì 25 settembre 2013
C'è misericordia e Misericordia - Meditazione di Eugenio Pramotton
C'è un'idea di misericordia
secondo lo spirito del mondo e c'è la Misericordia secondo lo
Spirito di Dio.
Molti, partendo dal fatto che
Dio è buono e perdona, si sentono autorizzati e pretendono
autorizzare tutti a fare quello che vogliono, tanto alla fine non ci
potranno essere conseguenze gravi e irrimediabili, altrimenti Dio non
sarebbe più buono e misericordioso. Così con sorprendente facilità
e ingenuità si sente dichiarare pubblicamente che la tale o tal
altra persona deceduta è ormai felice, ha finito di soffrire, gode
senz'altro della visione di Dio... L'ingenuità e la stoltezza di
simili affermazioni sta nel fatto di non comprendere la formidabile
profondità e grandezza del libero rapporto d'amore che il Creatore
vuole instaurare con la sua creatura. Dio vuole che liberamente noi
possiamo dirgli di si o di no, e farà il possibile e l'impossibile
perché gli diciamo di si, ma se ostinatamente insistiamo a dirgli di
no fino all'ultimo istante utile concesso alla scelta, è come se la
Giustizia di Dio si vedesse costretta a dire basta alla Misericordia,
perché spingersi oltre un certo limite significherebbe violare le
regole del gioco ossia la nostra libertà. Può così accadere che
Dio sia costretto a lasciare che l'uomo, irrimediabilmente deciso nel
suo rifiuto, sperimenti l'eterna e dolorosa conseguenza della sua
scelta.
La pericolosità dell'idea di
misericordia secondo lo spirito del mondo sta nel fatto di illudere
l'uomo sulla natura fondamentale del suo rapporto con Dio, nel senso
che gli fa erroneamente credere che le sue scelte non siano da
interpretare come un si o un no all'amore di Dio e che queste scelte
non comporteranno alla fine un si o un no definitivo la cui
conseguenza sarà la beatitudine o l'inferno.
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