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sabato 26 ottobre 2013

Se qualche volta trovi chiusa la porta del mio cuore.....




Se qualche volta trovi chiusa la porta del mio cuore, sfondala ed entra nel mio animo,
non tornare indietro, o Signore.
Se qualche giorno le corde del flauto non fanno risuonare il tuo caro nome, per pietà, aspetta un poco, non tornare indietro, o Signore.
Se qualche volta la tua voce non rompe il mio sonno profondo, risvegliami con i colpi del tuo tuono, non tornare indietro, o Signore.
Se qualche giorno faccio sedere altri sul tuo trono, o Re di tutti i giorni della mia vita, non tornare indietro, o Signore.


TAGORE

giovedì 24 ottobre 2013

PARLAMI, O DIO, NEL MIO SILENZIO!

PARLAMI, O DIO, NEL MIO SILENZIO!
O Dio,
parla con dolcezza nel mio silenzio,
quando il chiasso dei rumori esteriori
di ciò che mi circonda
e il chiasso dei rumori interiori delle mie paure
continuano ad allontanarmi da te,
aiutami a confidare che tu sei ancora qui,
anche quando non riesco ad udirti.
Dammi orecchi per ascoltare
la tua sommessa, dolce voce, che dice:
"Venite a me,
voi che siete affaticati ed oppressi,
ed io vi darò riposo...
perché io sono mite ed umile di cuore!".
Che questa voce amorevole
sia la mia guida…
Amen!

mercoledì 16 ottobre 2013

Non giudicare

Non giudicare
Ma ditemi, su che cosa sono fondati tutti questi giudizi e queste apparenze? Ahimè! è su deboli apparenze e, per lo più, su un «si dice ». Forse mi direte che avete visto e sentito. Ahimè! potete sbagliarvi lo stesso, vedendo e sentendo, lo vedrete...
Ecco un esempio che vi dimostrerà nel modo migliore che possiamo facilmente sbagliarci, e che ci sbagliamo quasi sempre. Ditemi, cosa avreste fatto se aveste vissuto al tempo di san Nicola, e l'aveste visto venire, in piena notte, girare attorno alla casa di tre giovani signorine, esaminando bene, e facendo attenzione affinché nessuno lo vedesse. Ecco un vescovo, avreste pensato subito, che disonora la sua dignità, è un bell'ipocrita. In chiesa sembra essere un santo ed eccolo, in piena notte, alla porta di tre signorine che non hanno troppo buona riputazione. Però quel vescovo che sicuramente sarebbe condannato, era un grande santo e molto amato da Dio. Ciò che faceva era la migliore opera del mondo. Per evitare a quelle giovani persone la vergogna di chiedere, veniva di notte e gettava loro denaro dalla finestra, temendo che la povertà le inducesse ad abbandonarsi al peccato.
Questo vi deve spingere a non giudicare mai azioni del nostro prossimo senza aver prima riflettuto bene. E inoltre, solo allorché siamo incaricati della condotta di quelle persone, come i padri e le madri, i maestri e le maestre. Per qualsiasi altra persona, facciamo quasi sempre male... Ditemi, abbiamo noi un miglior fondamento per i giudizi che portiamo sulle azioni del nostro prossimo di quelli che avessero visto san Nicola che si aggirava attorno a quella casa, e che si sforzava di trovare la porta della camera di quelle tre signorine?
Non è a noi che gli altri devono rendere conto della loro vita, ma soltanto a Dio. Sarebbe volerci costituire giudici di ciò che non ci riguarda... Il buon Dio non ci chiederà conto di ciò che gli altri hanno fatto, bensì di ciò che avremo fatto noi. Stiamo ben attenti a noi stessi e non tormentiamoci tanto degli altri, pensando o dicendo quello che hanno fatto o detto. Tutto questo è affanno inutile che non può venire che da un fondo di orgoglio, simile a quello di quel fariseo che era soltanto occupato a pensare e a giudicare male il suo prossimo, invece di occuparsi di se stesso e di piangere sulla sua povera vita. No, lasciamo la condotta del prossimo da parte, accontentiamoci di dire, come il santo re David: «Mio Dio, fammi la grazia di conoscermi così come sono, affinché io veda ciò che può dispiacerti, perché possa correggermi, pentirmi e ottenere il perdono».
No, fratelli, finché una persona si diverte ad esaminare la condotta degli altri, né conoscerà se stessa, né sarà del buon Dio.
CURATO D’ARS - PASSI SCELTI DEI SERMONI

venerdì 11 ottobre 2013

Grazie perché, o Dio, ami i piccoli



Grazie perché, o Dio, ami i piccoli
Padre, ti benediciamo,
perché hai nascosto i tuoi segreti
«ai sapienti e agli intelligenti»,
e li hai rivelati a questa «piccola» santa,
Teresa di Lisieux.
Grazie per la sapienza che le hai donato,
facendone per tutta la Chiesa
una singolare testimone e maestra di vita!
Grazie per l'amore che hai riversato in lei,
e che continua a illuminare
e riscaldare i cuori, spingendoli alla santità!
Grazie, o Padre,
perché oggi a nuovo titolo ce la rendi vicina,
a lode e gloria del tuo nome nei secoli.
Amen!
GIOVANNI PAOLO II

giovedì 10 ottobre 2013

Nelle difficoltà di ogni giorno



Maria, Donna vestita di sole,
davanti alle immancabili sofferenze
e alle difficoltà di ogni giorno,
aiutaci a fissare lo sguardo su Cristo.
 
Aiutaci a non temere di seguirlo sino in fondo, anche quando la Croce
ci sembra pesare eccessivamente.
Facci comprendere che questa sola è la via che conduce alla vetta dell'eterna salvezza.
 
E dal cielo, dove risplendi Regina e Madre di misericordia,
veglia su ciascuno dei tuoi figli.
 
Guidali ad amare, adorare e servire Gesù, il frutto benedetto del tuo seno,
o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!
 
GIOVANNI PAOLO II

GRAZIE...ANGELO DI DIO

sabato 28 settembre 2013

FUGA E LOTTA CON DIO...Meditazione di Eugenio Pramotton

 

Fuga e lotta con Dio ... 1


La gravità del peccato originale e di ogni peccato, è nel fatto che l'uomo, non solo non crede alle parole di Dio, ma stoltamente giudica più credibili le parole del demonio. Questo da origine alla situazione penosa, complicata e paradossale in cui ci troviamo a vivere. Ogni peccato infatti, produce prima o poi tribolazioni e morte a cui è impossibile sfuggire, e il paradosso è che per l'accecamento prodotto dal peccato noi riteniamo che il demonio sia nostro amico e Dio nostro nemico. Allora, quando Dio si avvicina, l'uomo si nasconde e ha paura (Gn 3, 10).
Don Divo Barsotti lapidariamente ed efficacemente dice che ormai: La reazione che ha l'uomo di fronte al Signore è la fuga. Ma il dramma non finisce qui. Se Dio insiste a cercare l'uomo per manifestargli nonostante tutto il suo amore e offrirgli un rimedio, una via di salvezza; la sua reazione può spingersi fino all'estrema stoltezza di condannare Gesù alla morte di croce. Il che fa esclamare al santo curato d'Ars: Comprendere che noi siamo l'opera di Dio è facile; quello che è incomprensibile è che la crocifissione di Dio sia opera nostra.
Dio è la perfezione assoluta della conoscenza, dell'amore, della vita, della gioia, della bellezza… e noi siamo coloro a cui la conoscenza, l'amore, la vita, la gioia, la bellezza… mancano in modo assoluto. È inevitabile allora che quando Dio si avvicina emerga il contrasto fra la gloria del suo essere e la povertà del nostro nulla. La cosa non sarebbe grave, anzi, sarebbe magnifica se fossimo innocenti, perché vivremmo qualcosa di simile allo splendore del rapporto fra una mamma e il suo bambino; un bambino ha bisogno di tutto ed è felicissimo di ricevere tutto da sua madre. Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli (Mt 18, 3) ...


Fuga e lotta con Dio ... 2/2


Noi non siamo più bambini, siamo in uno stato di rottura con Dio e siamo impegnati nell’impossibile impresa di entrare nel Regno dei Cieli, ossia nel regno della beatitudine, con le sole nostre industrie e senza voler assolutamente dipendere da una madre, senza passare per l’unica via e l’unica porta che introducono nel Regno. Se fossimo umili sarebbe un’altra storia, ma siamo orgogliosi e il nostro orgoglio non vuole riconoscere e ammettere la nostra assoluta povertà, la nostra miseria, la nostra impotenza, il nostro nulla… Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla, ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo…(Ap 3, 17).
Allora è inevitabile una dura lotta fra la verità del progetto di Dio e le nostre contraffazioni della realtà, fra la bontà di Dio che ci invita alla riconciliazione e la durezza del nostro cuore che in mille modi respinge il suo invito. La lotta è dura non perché Dio sia duro, esigente, inflessibile, cattivo… ma perché l’orgoglio che è in noi ci rende duri, inflessibili, cattivi… Tanto cattivi da crocifiggere l’Unico che ci ami veramente.
Come spesso accade, noi cediamo le armi, troviamo la via dell’umiltà e della supplica senza arroganza, quando tocchiamo il fondo, quando siamo costretti dagli eventi a prendere atto dei nostri errori e della nostra impotenza nel trovare un rimedio alla situazione di morte in cui siamo finiti.
Un percorso diverso è tuttavia possibile, anche se sono pochi coloro che lo trovano. Questo percorso ci è suggerito e raccomandato in modo particolare da Santa Teresina di Gesù Bambino, la quale assicura che la via della perfezione, ossia della gioia, è assai facile: Basta riconoscere il proprio nulla e abbandonarsi come un bambino nelle braccia di Dio (Lettera 202). E che ciò che rende graditi lei e noi agli occhi di Dio, non sono i nostri atti eroici, ma il vedere che amiamo la nostra piccolezza e la nostra povertà (Lettera 176). Le più piccole azioni, fatte per amore, sono quelle che affascinano il cuore di Dio (Lettera 171). Quando non sento nulla, quando sono incapace di pregare, di praticare la virtù, è quello il momento di cercare delle piccole occasioni, dei nonnulla che piacciono a Gesù più che l’impero del mondo, più del martirio sofferto eroicamente (Lettera 122). Sentire il proprio nulla e rallegrarsi di non essere che un povero piccolo niente, è in realtà una grande grazia (Lettera 100).
Tutti i suoi scritti sono in fondo una spiegazione delle insuperabili parole di Gesù: Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli (Mt 18, 3). Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli (Mt 11, 25).

Meditazione di Eugenio Pramotton - Tratto dal sito http://www.medvan.it