Ma ditemi, su che cosa sono fondati
tutti questi giudizi e queste apparenze? Ahimè! è su deboli
apparenze e, per lo più, su un «si dice ». Forse mi direte che
avete visto e sentito. Ahimè! potete sbagliarvi lo stesso, vedendo e
sentendo, lo vedrete...
Ecco un esempio che vi dimostrerà nel
modo migliore che possiamo facilmente sbagliarci, e che ci sbagliamo
quasi sempre. Ditemi, cosa avreste fatto se aveste vissuto al tempo
di san Nicola, e l'aveste visto venire, in piena notte, girare
attorno alla casa di tre giovani signorine, esaminando bene, e
facendo attenzione affinché nessuno lo vedesse. Ecco un vescovo,
avreste pensato subito, che disonora la sua dignità, è un
bell'ipocrita. In chiesa sembra essere un santo ed eccolo, in piena
notte, alla porta di tre signorine che non hanno troppo buona
riputazione. Però quel vescovo che sicuramente sarebbe condannato,
era un grande santo e molto amato da Dio. Ciò che faceva era la
migliore opera del mondo. Per evitare a quelle giovani persone la
vergogna di chiedere, veniva di notte e gettava loro denaro dalla
finestra, temendo che la povertà le inducesse ad abbandonarsi al
peccato.
Questo vi deve spingere a non giudicare
mai azioni del nostro prossimo senza aver prima riflettuto bene. E
inoltre, solo allorché siamo incaricati della condotta di quelle
persone, come i padri e le madri, i maestri e le maestre. Per
qualsiasi altra persona, facciamo quasi sempre male... Ditemi,
abbiamo noi un miglior fondamento per i giudizi che portiamo sulle
azioni del nostro prossimo di quelli che avessero visto san Nicola
che si aggirava attorno a quella casa, e che si sforzava di trovare
la porta della camera di quelle tre signorine?
Non è a noi che gli altri devono
rendere conto della loro vita, ma soltanto a Dio. Sarebbe volerci
costituire giudici di ciò che non ci riguarda... Il buon Dio non ci
chiederà conto di ciò che gli altri hanno fatto, bensì di ciò che
avremo fatto noi. Stiamo ben attenti a noi stessi e non tormentiamoci
tanto degli altri, pensando o dicendo quello che hanno fatto o detto.
Tutto questo è affanno inutile che non può venire che da un fondo
di orgoglio, simile a quello di quel fariseo che era soltanto
occupato a pensare e a giudicare male il suo prossimo, invece di
occuparsi di se stesso e di piangere sulla sua povera vita. No,
lasciamo la condotta del prossimo da parte, accontentiamoci di dire,
come il santo re David: «Mio Dio, fammi la grazia di conoscermi così
come sono, affinché io veda ciò che può dispiacerti, perché possa
correggermi, pentirmi e ottenere il perdono».
No, fratelli, finché una persona si
diverte ad esaminare la condotta degli altri, né conoscerà se
stessa, né sarà del buon Dio.
CURATO D’ARS - PASSI SCELTI DEI
SERMONI