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giovedì 21 novembre 2013

Le lacrime....


Le lacrime sono
 lo sciogliersi del 
ghiaccio dell'anima. 
E a chi piange, tutti gli 
angeli sono vicini.
Hermann Hesse

mercoledì 20 novembre 2013

Un paio di scarpe nuove, un medico, una conversione - Tratto da: “ I fioretti di Don Orione



Un gesto di carità può servire nei disegni di Dio quale invito ad una sincera conversione. Racconta don Sparpaglione: «Una sera d'inverno del 1900, mentre infuriava una bufera di neve, don Orione di ritorno a piedi da una missione predicata in un paese di montagna, bus­sò alla porta del parroco di Borgoratto Mormorolo (PV) e fu ospite gradito quanto inaspettato. Era fradi­cio e stanco.
Fu cambiato d'abito, ristorato e regalato di un bel paio di scarpe nuove che subito calzò in sostituzione delle vecchie, al solito sfondate.
Si trovava in canonica il dottor Alberto Bernar­delli e avendo don Orione espresso il desiderio di proseguire al più presto, si offrì di accompagnarlo sul proprio calesse fino a Casteggio.
Partirono la mattina e giunti alla Fornace di Staghiglione ci fu una sosta perché il medico era impe­gnato in una visita. Nel frattempo un mendicante male in arnese si avvicinò a don Orione, che rimane­va solo sul calesse, e domandò l'elemosina.
Don Orione non stette su a pensarci: si slacciò una dopo l'altra le scarpe nuove che aveva ai piedi e le consegnò al povero rimettendosi quelle logore an­cora marcie di acqua; e dei due non si saprebbe dire chi fosse più felice.
Il dottore arrivò in tempo ad assistere a quella scena insolita e lì per lì disapprovò il gesto di don Orione. Ma Dio l'aveva condotto a quell'incontro perché l'immagine del sacerdote caritatevole tornasse alla sua mente in un'ora grave della vita.
Una mattina dell'ottobre 1924, mentre a cavallo e disarmato si recava in visita, un pazzo criminale lo assalì proditoriamente e gli scaricò addosso due colpi di fucile. Ricevuti i primi soccorsi, fu trasportato al­l'ospedale di Voghera dove per parecchi giorni versò in pericolo di vita. I congiunti, le suore e il cappella­no cercavano di insinuargli l'idea dei sacramenti da molti anni negletti; ma egli nicchiava. Finalmente espresse il desiderio di vedere don Orione.
Il giorno dopo ad ora tardissima don Orione giun­geva al suo capezzale, viaggiando direttamente da Roma a Voghera. Baciò il ferito tra lacrime di com­mozione e gli raccontò di essere accorso per aver let­to il fatto sui giornali. Dopo averlo confortato ne ascoltò la confessione, lo comunicò ed ebbe in segui­to la gioia di saperlo fuori pericolo.
Nell'economia della Provvidenza anche un paio di scarpe, donate, possono valere la conquista di un'ani­ma » (Sp 192 s.).

Tratto da: “ I fioretti di Don Orione

lunedì 18 novembre 2013

La Provvidenza.....CURATO D’ARS


  


 
Non temiamo mai che la santa Messa comporti ritardi nei nostri affari temporali; succede tutto il contrario: stiamo certi che tutto andrà meglio, e che anzi i nostri affari riusciranno meglio che se avessimo la disgrazia di non assistervi. Eccone un esempio ammirevole. Viene riferito di due artigiani, che esercitavano lo stesso mestiere e che dimoravano nel medesimo borgo, che uno di essi, carico di una grande quantità di bambini, non mancava mai di ascoltare ogni giorno la santa Messa e viveva assai agevolmente con il suo mestiere; mentre l'altro, che pure non aveva bambini, lavorava parte della notte e tutto il giorno, e spesso il santo giorno della domenica, e a mala pena riusciva a vivere. Costui, che vedeva gli affari dell'altro riuscirgli così bene, gli chiese, un . giorno che lo incontrò, dove poteva prendere di che mantenere così bene una famiglia tanto grande come la. sua, mentre lui, che non aveva che sé e sua moglie, e lavorava senza posa, era spesso sprovvisto di ogni cosa.
L'altro gli rispose che, se voleva, l'indomani gli avrebbe mostrato da dove gli proveniva tutto il suo guadagno. L'altro, molto contento di una così buona notizia, non vedeva l'ora di arrivare all'indomani che doveva insegnargli a fare la sua fortuna. Infatti, l'altro non mancò di andare a prenderlo. Eccolo che parte di buon animo e lo segue con molta fedeltà. L'altro lo condusse fino alla chiesa, dove ascoltarono la santa Messa. Dopo che furono tornati: «Amico, gli disse colui che stava bene a suo agio, torni pure al suo lavoro ». Fece altrettanto l'indomani; ma, essendo andato a prenderlo una terza volta per la stessa cosa: «Come? - gli disse l'altro. Se voglio andare alla Messa, conosco la strada, senza che lei si prenda la pena di venirmi a prendere; non è questo che volevo sapere, bensì il luogo dove trova tutto questo bene che la fa vivere così agiatamente; volevo vedere se, facendo come lei, posso trovarvi il mio tornaconto ». - «Amico, gli rispose l'altro, non conosco altro luogo oltre la chiesa, e nessun altro mezzo fuorché l'ascoltare ogni giorno la santa Messa; e quanto a me, le assicuro che non ho adoperato altri mezzi per avere tutto il bene che la stupisce. Ma lei non ha letto ciò che Gesù Cristo ci dice nel Vangelo, di cercare anzitutto il regno dei cieli, e che tutto il resto ci sarà dato in soprappiù? ».
Forse vi stupisce fratelli? Me, no. E' ciò che ve diamo ogni giorno nelle case dove c'è devozione: coloro che vengono spesso alla santa Messa fanno i loro affari molto meglio di quelli ai quali la loro poca fede fa pensare che non ne hanno mai il tempo. Ahimè! se avessimo riposto tutta la nostra fiducia in Dio, e non contassimo affatto sul nostro lavoro, quanto saremmo più felici di quanto lo siamo!
- Ma, mi direte, se non abbiamo niente, non si dà niente.
- Cosa volete che vi dia il buon Dio, quando non contate che sul vostro lavoro e per niente su di lui? Visto che non vi concedete neanche il tempo per fare le vostre preghiere al mattino né alla sera, e vi accontentate di venire alla santa Messa una volta alla settimana.
Ahimè! non conoscete le ricchezze della provvidenza del buon Dio per colui che si fida in Lui. Volete una prova evidente? Essa sta dinanzi ai vostri occhi; guardate il vostro pastore e considerate questo dinanzi al buon Dio.
- Oh! mi direte, è perché a lei viene dato. - Ma chi mi dà se non la provvidenza del buon Dio? Ecco dove sono i miei tesori, e non altrove.
CURATO D’ARS

sabato 16 novembre 2013

Per il nostro difficile "oggi"

Per il nostro difficile "oggi"
o Maria, parla a tuo Figlio!
Parla al Figlio del nostro difficile "oggi",
a questo Cristo,
che siamo venuti a invitare
per tutto il nostro avvenire.
Quest'avvenire incomincia oggi,
ed esso dipende da come sarà il nostro "oggi".
O Madre, aiutaci a passare
con il Vangelo nel cuore,
attraverso il nostro difficile "oggi"
verso quell'avvenire nel quale
abbiamo invitato anche Cristo,
il Principe della Pace.
Così sia.
GIOVANNI PAOLO II

martedì 12 novembre 2013

....allo stesso disegno

Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l'amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei (6,19).
Per noi questa notizia suona un po' curiosa, quasi straordinaria. Come si può amare una persona, che non si è neanche conosciuta? E certamente un amore che non ha niente a che fare con la definizione corrente. Infatti, l'amore di Tobia per Sara si definisce come obbedienza ad una medesima vocazione: questo amore è in grado di riconoscere la sposa, in quanto sa cogliere la realtà di un unico disegno, a cui si appartiene in due. "È tua consanguinea", dice l'angelo; o, meglio: "È tua sorella", ossia fa parte della tua stessa vocazione, entra nel tuo stesso disegno, è donata a te da Dio. Pensata nella sua sapienza e chiamata da lui, che è l'origine di ogni vocazione, è stata collocata dinanzi a te e accanto a te in virtù della sua provvidenziale iniziativa d'amore. Nell'obbedienza al dono che viene da tale iniziativa di Dio, Tobia ama Sara, così da "non poter più distogliere il cuore da lei". Non l'ha ancora incontrata, non l'ha ancora vista, non la conosce, eppure l'ama, sentendosi già legato a lei da un vincolo indissolubile: è il vincolo che congiunge due creature nella stessa obbedienza alla stessa Parola, allo stesso disegno, alla stessa vocazione.

Pino Stancari S.J.

Vuoi onorare il corpo di Cristo ?

"Vuoi onorare il corpo di Cristo? Non permettere che sia oggetto di disprezzo nelle sue membra cioè nei poveri, privi di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa con stoffe di seta, mentre fuori lo trascuri quando soffre per il freddo e la nudità.. . Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno dei più piccoli tra questi, dice il Signore, non l'avete fatto neppure a me(cfr Mt25,45)
S. Giovanni Crisostomo Vescovo

lunedì 11 novembre 2013

La leggenda di San Martino

La leggenda di San Martino

Martino, figlio di un tribuno romano, nacque a Sabaria, in Pannonia (ai confini dell’Ungheria con l’Austria), verso fra il 315 e 317. Suo padre gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Fu educato nella città di Pavia, dove passò la sua infanzia fino all'arruolamento nella guardia imperiale, all'età di quindici anni La legge romana lo obbligava a entrare nell' esercito come suo padre, così, malgrado fosse un tipo molto pacifico, dovette diventare soldato. A scuola Martino prese i primi contatti con i cristiani e, all'insaputa dei genitori, si fece catecumeno e prese a frequentare con assiduità le assemblee cristiane. Si narra che avesse appena dodici anni quando, contro la volontà dei suoi genitori, che credevano negli dei di Roma, si fece battezzare e divenne cristiano.

La sua umiltà e la sua carità hanno dato vita ad alcune leggende. La più famosa è quella in cui, mentre era ancora soldato, in una grigia giornata d’autunno, mentre usciva da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, Martino vide un povero vecchio, mezzo nudo e tremante per il freddo. Preso da pietà sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero per coprirsi e scaldarsi. Subito il sole spuntò nel cielo proprio come in una calda giornata estiva. Per questo si chiama “estate di S. Martino” quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso la temperatura è più mite.
Quella notte, in sogno, Martino vide Gesù avvolto in quel mezzo mantello che gli sorrideva riconoscente e gli restituiva la metà di mantello che aveva condiviso. Udì Gesù dire ai suoi angeli: "Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito." Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia, ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei Re Merovingi dei Franchi. Il termine latino per "mantello corto", cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di San Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.
 Il sogno ebbe un tale impatto su San Martino, che si fece battezzare il giorno seguente e divenne cristiano. Ottenuto dall'imperatore l'esonero dal servizio militare, Martino si recò a Poitiers presso il vescovo Sant'Ilario, che completò la sua istruzione religiosa e in seguito divenne un monaco nei pressi della città di Tours.
Un’altra leggenda narra della sua volontà di abbattere un albero che i pagani avevano trasformato in un idolo. Questi lo sfidarono: "Mettiti sotto l'albero mentre cade e vedremo se il 'tuo' Dio ti salverà". Martino rimase in piedi sotto l'albero mentre le scuri dei boscaioli incidevano il tronco, proprio nella direzione in cui sarebbe dovuto cadere; al momento dello schianto, l'albero si drizzò su se stesso e cadde dalla parte opposta...

Stremato dalle fatiche e dalle penitenze, pregava il Signore dicendo: " Se sono ancora necessario non mi rifiuto di soffrire, altrimenti venga la morte." Morì a Candes e volle essere disteso sulla nuda terra, cosparso di cenere e cinto da un cilicio: era l' 11 novembre del 397, sepolto nella cattedrale di Tours, la sua tomba divenne oggetto di molti pellegrinaggi e su di essa venne eretta una straordinaria basilica.

Ama di più....

Quando pensi di aver fatto abbastanza nell'esercizio della carità, spingiti più avanti: ama di più. Quando sei tentato di arrestarti di fronte alle difficoltà con gli altri, sforzati di superare gli ostacoli: ama di più.
San Pio da Pietrelcina

domenica 10 novembre 2013

Ave Maria

Ave Maria
L'ave Maria è una preghiera che non stanca mai. Quando si parla delle cose della terra, del commercio, della politica, ci si stanca: ma quando si parla della Madonna, è sempre nuovo...
Tutti i santi hanno una grande devozione alla Madonna; nessuna grazia viene dal cielo senza passare per le sue mani. Quando si vuole offrire qualche osa ad un grande personaggio, si fa presentare questo dono dalla persona che egli preferisce, affinché l’omaggio gli sia gradito.
Così, le nostre preghiere, presentate dalla Santa Vergine, hanno tutt'altro merito, perché la Santa Vergine è l'unica creatura che non abbia mai offeso Dio. Soltanto la Madonna ha compiuto il primo comandamento: un solo Dio adorerai e amerai perfettamente. Ella l'ha compiuto nella sua totalità... Tutto quello che il Figlio chiede al Padre gli è concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le è similmente concesso.
Quando le nostre mani hanno toccato degli aromi, profumano tutto ciò che toccano; facciamo passare le nostre preghiere per le mani della Madonna: lei le profumerà. Penso che alla fine del mondo, la Madonna sarà ben tranquilla, ma finché il mondo dura, è tirata da tutte le parti. La Madonna è come una madre che ha molti figli. E' continuamente occupata ad andare dall'uno all'altro.
CURATO D’ARS - PASSI SCELTI DEI SERMONI