In quanto uomini, lo sapete, dobbiamo
avere umanità gli uni per gli altri. Ma un invidioso, al
contrario, vorrebbe, se potesse, distruggere ciò che scorge di
bene nel suo prossimo. In quanto cristiani, lo sapete anche, dobbiamo
avere una carità senza limiti verso i nostri fratelli. Ma un
invidioso è ben lontano da tutte queste virtù. Vorrebbe
vedere il suo fratello rovinarsi. Ogni segno della bontà di
Dio verso il prossimo è un colpo di lancia che gli strazia il
cuore e lo fa segretamente morire. Poiché siamo tutti un solo
Corpo di cui Gesù Cristo è il capo, dobbiamo
manifestare in tutto l'unione, la carità, l'amore e lo zelo.
Per renderci felici gli uni gli altri, dobbiamo godere, come ci dice
san Paolo, della felicità dei nostri fratelli, e addolorarci
con loro quando hanno qualche pena. Lungi dall'avere questi
sentimenti, l'invidioso non smette di lanciare maldicenze e calunnie
contro il suo vicino. Sembra, facendo questo, che trovi sollievo e
addolcisca un po' il suo dispiacere.
Ahimè! non abbiamo ancora detto
abbastanza. E' questo temibile vizio che rovescia i re e gli
imperatori dal loro trono. Perché, fra questi re, questi
imperatori, questi uomini che occupano i primi posti, gli uni sono
cacciati, gli altri avvelenati, altri infine pugnalati? E' soltanto
per regnare al loro posto. Non è il pane, né il vino,
né l'alloggio che manca agli autori di questi crimini. No, di
sicuro, ma è l'invidia che li divora. D'altra parte, osservate
un negoziante: vorrebbe avere tutta la clientela, e per gli altri
niente. Se qualcuno lo lascia per andare da un altro, cercherà
di dir male quanto più potrà, sia della persona del
negoziante, sia della merce. Adotterà tutti i mezzi possibili
per fargli perdere la sua riputazione, dicendo che la sua merce non è
cosi buona come la sua, o che pesa male. Guardate ancora l'astuzia
diabolica di quest'invidioso: non bisogna dirlo ad altri, aggiunge,
nel timore di nuocergli; mi dispiacerebbe; lo dico soltanto a lei
perché non si lasci ingannare. Osservate un operaio, se un
altro va a lavorare nella casa dove ha l'abitudine di andare, ciò
l'offende; farà tutto il possibile per screditare quella
persona, affinché essa non sia accolta.
Guardate un padre di famiglia, come si
irrita se il suo vicino riesce meglio di lui, nei suoi affari, se le
sue terre producono più delle proprie...
Ahimè! questo vizio si trova
pure fra coloro nei quali non lo si dovrebbe incontrare; mi riferisco
alle persone che vivono la religione. Esse esaminano quanto tempo una
tale rimane a confessarsi, il suo modo di comportarsi nel pregare il
buon Dio. Ne parlano e la biasimano. Pensano che tutte queste
preghiere, queste opere buone sono soltanto per farsi vedere, o, se
volete, sono soltanto finzioni. Non serve ripetere che le azioni del
prossimo concernono lui solo. Si irritano e si sentono offese perché
gli altri agiscono meglio di loro.
Abbiamo detto che questa passione
mostra uno spirito gretto. E' talmente vero che nessuno crede di
averla, almeno non vuole credere di esserne colpito. Si cercherà
di coprirla con mille pretesti per nasconderla agli altri. Se in
presenza nostra si dice bene del nostro prossimo, conserviamo il
silenzio; ci affligge il cuore. Se siamo obbligati a parlare, lo
facciamo in modo freddo. No, non c'è carità in un
invidioso. San Paolo ci dice che dobbiamo gioire del bene che arriva
al nostro prossimo. E' ciò che la carità cristiana deve
ispirarci gli uni per gli altri. Ma i sentimenti di un invidioso sonò
ben diversi. No, non credo che ci sia un peccato più cattivo e
più terribile di quello dell'invidia, perché è
un peccato nascosto e spesso ricoperto da una bella veste di virtù
e di amicizia. Diciamo di più: è un leone al quale si
finge di mettere la museruola, o un serpente coperto da un po' di
foglie, che vi morderà senza che ve ne accorgiate. E' una
peste pubblica che non risparmia nessuno...
Ma come possiamo correggerei di questo
vizio, dal momento che non ci crediamo colpevoli? Sono sicuro che fra
mille invidiosi, esaminandoli per bene, non ce ne sarà uno che
vorrà credere che fa parte di quel numero. Non c'è
peccato che si conosca cosi poco quanto questo...
- Ma, pensate in voi stessi, se lo
conoscessi, cercherei ben di correggermi.
- Per conoscerlo, bisogna chiedere i
lumi dello Spirito Santo. Soltanto Lui vi farà questa grazia.
Anche se ve lo facesse toccare col dito, non vorreste convenirne,
trovereste sempre qualche cosa che vi farebbe credere che non avete
avuto torto di pensare e di agire come avete agito. Sapete ancora ciò
che potrà contribuire a farvi conoscere lo stato della vostra
anima ed a scoprire quel maledetto peccato nascosto nelle pieghe
segrete del vostro cuore? E' l'umiltà. Mentre l'orgoglio 've
lo nasconde, l'umiltà ve lo scoprirà.
CURATO
D’ARS - PASSI SCELTI DEI SERMONI