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mercoledì 18 dicembre 2013

IL SEGRETO DI DIO RIVELATO A GIUSEPPE di Papa Pio XI



 


Che cosa era, è stato ed è nel concetto della SS. Trinità: Padre, Figliolo e Spirito Santo, questo uomo; in che luce era veduto, di quale fiducia onorato, reputato degno e fatto degno? Fu l'uomo privilegiato da Dio e fu fatto degno a forza di grazie, di tutti i doni necessari appunto per ricevere tale fiducia. Fu la grande liberalità di Dio; si tratta di uno di quei casi nei quali Iddio commisura appunto ai grandi favori che vuoi fare, le sue grazie...
Il santo, il Figlio di Dio, il redentore dell'umano genere è affidato a Giuseppe. Il Figlio di Dio! Ecco la fiducia, ecco il tesoro confidato alla custodia, alla cura, al governo di san Giuseppe. Ed è proprio con l'annuncio di questa patria potestà, per la quale egli sarebbe stato l'impositore di quel nome, ,che Giuseppe custodirà il tesoro della divinità di Gesù Cristo stesso. Era già immensamente grande quello della verginità di Maria, e sembrava che più prezioso di esso non potevasi affidare ad un uomo, eppure - è la semplice, divina, gloriosa verità - un ancor più ricco e vistoso tesoro viene ad aggiungersi alla verginità di Maria ed è la divinità stessa di Gesù...
Che cosa si può aggiungere a queste due fiducie, a questi due depositi di valore infinito? Si può aggiungere ancora qualche ,cosa! ...La fiducia che affida un segreto. In tutti gli umani rapporti non c'è nulla che possa paragonarsi alla fiducia, alla prova di un segreto, specialmente quando si tratta di un segreto intimo che sta proprio in fondo al cuore e all'animo, e ne esprima le più alte aspirazioni. Nessun tesoro può essere posto a confronto di quella ricchezza morale che è costituito dal segreto. Esso ha tanto maggiormente valore quanto più indica un'anima che passa in un'altra anima, un cuore che si trasfonde in un altro cuore, svelando ciò che vi può essere di più custodito e di più intimo. Quale dunque il valore del segreto che viene confidato da una parte altissima! Qui il segreto è cominciato dalla SS. Trinità, qui si contiene il segreto di Dio nascosto nelle profondità della divinità, della Trinità, negli infiniti, negli impenetrabili misteri del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: è il mistero, il segreto della divina Incarnazione, della redenzione che la divina Trinità rivela all'uomo.
Veramente più in alto non si può andare. Siamo nell'ordine della redenzione, dell'Incarnazione, nell'ordine della ipostatica unione, della personale unione di Dio con l'uomo! E' in quest'attimo che il cenno di Dio ci invita a considerare l'umile e grande Santo, è in quest'attimo che egli detta la parola che spiega tutto nei rapporti tra San Giuseppe e tutti i grandi profeti e tutti gli altri grandi santi, anche quelli che hanno avuto elevati uffici pubblici come gli apostoli: nessun'altra celebrità può superare quella di aver avuto la rivelazione dell'unione ipostatica del Verbo divino.


Discorso del 19 Marzo 1935

sabato 14 dicembre 2013

15 MINUTI CON GESU' - (PARTE 3) - FINE

15 MINUTI CON GESU' - (Parte 1) - (Audio)

15 MINUTI CON GESU' - (PARTE 2) - AUDIO)

Ecco la tua madre !

Ecco la tua madre!” Gesù rivolge queste parole a ciascuno di voi, cari amici. Anche a voi chiede di prendere Maria come madre “nella vostra casa”, di accoglierla “tra i vostri beni”, perché “è Lei che, svolgendo il suo ministero materno, vi educa e vi modella fino a che Cristo non sia formato in voi pienamente”

Giovanni Paolo II - 13 aprile 2003

Rispondere alla Sua chiamata ....aderendo con la nostra vita, alle verità da Lui rivelate.



Dio ci propone la sua amicizia. Possiamo dirgli di si e possiamo dirgli di no. L'inferno non è che la conseguenza estrema del rispetto che Dio ha per la nostra libertà: rispetto eterno di fronte ad un rifiuto eterno 

(M. D. Molinié).

L' anima che cammina nell'amore non annoia gli altri né stanca sé stessa. San Giovanni della Croce


Dio Solo


Dio Solo

 





DIO CI HA DETTO TUTTO NEL CRISTO


DIO CI HA DETTO TUTTO NEL CRISTO
        San Giovanni della Croce *
Nato nel 1542 nella Vecchia Castiglia, Giovanni di Yepes compi i suoi studi dai Gesuiti di Medina ed entrò tra i Carmelitani di questa città. Nel 1567 incontrò S. Teresa d'Avila e fu conquistato dal suo programma di riforma del Carmelo. Prese allora il nome di Giovanni della Croce e diede origine al ramo maschile di tale riforma. Questa però non fu subito compresa da tutti e il Santo dovette sopportare molte prove, che completarono la purificazione della sua anima di mistico. Alla fine della vita fu allontanato da ogni carica e, privato dell'affetto e della comprensione anche dei frati della riforma, morì in un convento dell'Andalusia nel 1591. Aveva confermato con la vita la dottrina delle sue opere: «La salita al monte Carmelo», «La notte oscura», «ll cantico spirituale».
Il motivo principale per cui nell'antica Legge erano lecite le domande che si rivolgevano a Dio e conveniva che i profeti e i sacerdoti chiedessero visioni e rivelazioni divine, deriva dal fatto che, in quei tempi, la fede non era ancora ben fondata, né la Legge evangelica stabilita. Era quindi necessario che essi interrogassero Dio e che Egli parlasse, ora con parole, ora con visioni e rivelazioni, ora con figure e similitudini, ora con molte altre manifestazioni. Perché tutto quel,lo che egli rispondeva, diceva e rivelava, erano misteri della nostra fede e cose a lei attinenti o indirizzate ad essa...
Ma ora, in questo tempo di grazia in cui la fede in Cristo è fondata e la legge evangelica è promulgata, non c'è motivo di interrogare Dio in quel modo e nemmeno occorre più che egli parli e risponda come allora. Poiché nel darci, come ci diede, suo Figlio. ,che è la sua Parola unica e definitiva, ci disse tutto - insieme e in una sola volta - in quest'unica Parola, e non ha più nulla da dire. E questo è il significato di quell'autorità con cui San Paolo, cercando di indurre gli ebrei a staccarsi da quei primitivi modi e rapporti con Dio propri della legge di Mosè e a fissare i loro occhi solamente in Cristo, dice: «Quello che Iddio anticamente manifestò per mezzo dei profeti ai nostri padri in molte e varie maniere, ora infine, in questi giorni, ce lo ha detto nel suo Figlio, tutto in una volta» (Ebr. 1, 1-2). E con questo l'Apostolo vuoi far intendere che Dio è restato come muto e non ha più niente da dire, poiché ciò che prima diceva, in parte, ai profeti, ormai lo ha detto interamente in lui, dandoci il Tutto, che è suo Figlio.
Pertanto chi volesse ora rivolgere domande a Dio o chiedere qualche visione o rivelazione, non solo farebbe una sciocchezza, ma anche un affronto a Dio, non fissando gli occhi totalmente in Cristo senza chiedere altre cose o novità. Dio infatti potrebbe rispondere così: «Se ti ho già detto ogni cosa nella mia Parola, che è mio Figlio e non ho altro, cosa posso ancora rispondere o rivelare più di quello? Poni il tuo sguardo solo in lui, perché in lui ti ho detto e rivelato tutto e troverai in lui ancor più di quello che chiedi o desideri... Fin dal giorno in cui sul monte Tabor discesi sopra di lui col mio Spirito, dicendo: Questi è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto, ascoltatelo (Mt. 17, 5), già da allora io levai la mia mano, lasciando tutte le antiche pratiche di insegnamenti e di risposte, e la porsi a lui. Ascoltatelo, dunque, perché io non ho più fede ,da rivelare, né altre cose da manifestare. Infatti, se prima parlavo, era promettendo il Cristo; e se mi interrogavano, le domande erano dirette alla petizione e alla speranza di Cristo, nel quale avrebbero trovato ogni bene, come proclama tutta la 'dottrina degli evangelisti e degli apostoli».
* Subida al Monte Carmelo, libro Il, c. XXII - in «Obras de S. Juan de la Cruz» - Madrid 1958 - pp. 197-199