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mercoledì 25 dicembre 2013

"Minuit chrétiens - Armonizzazione di Claudia Favaro" . Concerto di Natale con i Cori - Coro Viva Voce

VIENI NEL MIO CUORE!



Celeste Bambino,
fa’ che ti amiamo quanto tu ci ami!
Donaci il tuo amore e ci basta!
Accoglici tutti nel tuo cuore
e ricolmaci del tuo amore.
Vieni a restaurare
ciò che di noi è caduto in rovina,
perché con il tuo aiuto
possiamo vivere in Santità.
Sii buono con le anime
accecate dalle tenebre:
fa’ scendere su di loro
la fiamma del tuo amore.
Vieni nel mio cuore,Celeste Bambino!

Sei il sorriso Divino,
sei pieno di bontà e d'amore,
sei l'aspettato da tutte le genti.
Vieni, Eterno Figlio del Padre,
Amore Celeste
riversato nel nostri cuori!

Maria, donna del pane


Maria, donna del pane
«Lo depose nella mangiatoia».
Nel giro di poche righe, la parola mangiatoia è ripetuta tre volte. La qual cosa, tenuto conto dello stile di Luca,
insospettisce non poco.
L'evangelista allude: non c'è dubbio. Lui, il pittore, vuole ritrarre Maria nell' atteggiamento di chi riempie il cestino vuoto della mensa. Se è vero che nella mangiatoia si mette il pasto per gli animali, non è difficile leggere in quella collocazione l' intendimento di presentare Gesù, fin dal suo primo apparire, come cibo del mondo. Anzi, come il pane del mondo.
Sotto, quindi, la paglia per le bestie.
Sopra la paglia, il grano macinato e cotto per gli uomini. Sulla mangiatoia, avvolto in fasce come in candida tovaglia, il pane vivo disceso dal cielo.
Accanto alla mangiatoia, come dinanzi a un tabernacolo, la fornaia di quel pane.
Maria aveva capito bene il suo ruolo fin da quando si era vista condotta dalla Provvidenza a partorire lontano dal suo paese, lì a Betlem: che vuol dire, appunto, casa del pane.
Per questo, nella notte del rifiuto, ha usato la mangiatoia come il canestro di una mensa. Quasi per anticipare, con quel gesto profetico, l'invito che Gesù, nella notte del tradimento, avrebbe rivolto al mondo intero: «Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi». Maria, portatrice di pane, dunque. E non solo di quello spirituale.
Deformeremmo la sua figura se la sottraessimo alla preoccupazione umana di chi si affatica per non lasciare vuota la mensa di casa sua. Sì, ella ha tribolato per il pane materiale. E qualche volta, quando non riusciva a procurarselo, forse avrà pianto in segreto. Come quell'altra Maria, povera donna, che abita in un sottano con una nidiata di figli e col marito disoccupato, e, per insolvenza, non le fanno più credito neppure al negozio di generi alimentari.
Gesù deve aver letto negli occhi splendenti di sua madre il tormento del pane quando manca, e l'estasi del suo aroma quando, caldo di cenere, si sbriciola sulla tovaglia in un arcipelago di croste.
Per questo c'è nel Vangelo tanto tripudio di pane, che dividendosi si moltiplica, e passando di mano in mano sazia la fame dei poveri adagiati sull'erba, e trabocca nella rimanenza di dodici sporte.
Per questo, al centro della preghiera da rivolgere al Padre, Gesù ha inserito la richiesta del pane quotidiano. E ha lasciato a noi la formula per implorare dalla Madre la grazia di una sua giusta distribuzione, in modo che nessuno dei figli rimanga a digiuno.
Santa Maria, donna del pane, chi sa quante volte all'interno della casa di Nazaret hai sperimentato pure tu la povertà della mensa, che avresti voluto meno indegna del Figlio di Dio. E, come tutte le madri della terra preoccupate di preservare dagli stenti l'adolescenza delle proprie creature, ti sei adattata alle fatiche più pesanti perché a Gesù non mancasse, sulla tavola, una scodella di legumi e, nelle sacche della sua tunica, un pugno di fichi.
Pane di sudore, il tuo. Di sudore, e non di rendita. Come anche quello di Giuseppe, del resto. Il quale, nella bottega di falegname, era tutto contento quando dava gli ultimi ritocchi a una panca che avrebbe barattato con una bisaccia di grano. E nei giorni del forno, quando il profumo caldo di focacce superava quello delle vernici, ti sentiva cantare dall'altra parte, mentre Gesù, osservandoti attorno alla madia, dava anche lui gli ultimi ritocchi alle sue parabole future: «Il Regno dei Cieli è simile al lievito che una donna prende e impasta con tre misure di farina...».
Santa Maria, donna del pane, tu che hai vissuto la sofferenza di quanti lottano per sopravvivere, svelaci il senso dell' allucinante aritmetica della miseria, con la quale i popoli del Sud un giorno ci presenteranno il conto davanti al tribunale di Dio. Abbi misericordia dei milioni di esseri umani decimati dalla fame. Rendici sensibili alla provocazione del loro grido. Non risparmiarci le inquietudini dinanzi alle scene di bambini che la morte coglie tragicamente attaccati ad aridi seni materni. E ogni pezzo di pane che ci sopravanza metta in crisi la nostra fiducia sull' attuale ordinamento economico, che sembra garantire solo le ragioni dei più forti.
Tu, la cui immagine, quasi fosse un amuleto, pietà di madre o tenerezza di sposa nasconde furtivamente nel bagaglio dell' emigrante o nella valigia di chi affida al mare la sua vita in cerca di fortuna, tempera le lacrime dei poveri ai quali è divenuta troppo amara la terra natale. Alleggerisci la loro solitudine. Non esporli all'umiliazione del rifiuto. Colora di speranza le attese dei disoccupati. E raffrena l'egoismo di chi si è già comodamente sistemato al banchetto della vita. Perché non sono i coperti che mancano sulla mensa. Sono i posti in più che non si vogliono aggiungere a tavola.
Santa Maria, donna del pane, da chi se non da te, nei giorni dell'abbondanza con gratitudine, e nelle lunghe sere delle ristrettezze con fiducia, accanto al focolare che crepitava senza schiuma di pentole, Gesù può aver appreso quella frase del Deuteronomio, con cui il tentatore sarebbe stato scornato nel deserto: «Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»? Ripeticela, quella frase, perché la dimentichiamo facilmente. Facci capire che il pane non è tutto. Che i conti in banca non bastano a renderci contenti. Che la tavola piena di vivande non sazia, se il cuore è vuoto di verità. Che se manca la pace dell'anima, anche i cibi più raffinati san privi di sapori.
Perciò, quando ci vedi brancolare insoddisfatti attorno alle nostre dispense stracolme di beni, muoviti a compassione di noi, placa il nostro bisogno di felicità, e torna a deporre nella mangiatoia, come quella notte facesti a Betlem, il pane vivo disceso dal cielo. Perché solo chi mangia di quel pane non avrà più fame in eterno.

TONINO BELLO

venerdì 20 dicembre 2013

C’è un grande Amico.....



 
Se vi chiedessi che cosa vi dà gioia, forse la risposta sarebbe: i giochi, lo sport, gli amici, i genitori, che vivono per voi e vi vogliono bene. Sono tanti che vi rendono felici, ma c’è un grande Amico che è l’autore della gioia di tutti e con il quale il nostro cuore si riempie di una gioia che sorpassa tutte le altre e che dura per tutta la vita: è Gesù. Ricordate, cari amici: quanto più imparerete a conoscerlo e a dialogare con Lui, tanto più sentirete nel cuore di essere contenti e sarete capaci di vincere le piccole tristezze che ci sono a volte nell’animo.
Benedetto XVI - discorso 20 12.2012

Nascita del Redentore




L’albero di Natale arricchisce il valore simbolico del presepe, che è un messaggio di fraternità e di amicizia; un invito all’unità e alla pace; un invito a far posto, nella nostra vita e nella società, a Dio, il quale ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo, perché vuole che al suo amore rispondiamo liberamente con il nostro amore. Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di speranza e di amore, e aiutano a creare il clima propizio per vivere nella giusta dimensione spirituale e religiosa il mistero della Nascita del Redentore.



Benedetto XVI - Discorso 17 Dicembre 2010

mercoledì 18 dicembre 2013

IL SEGRETO DI DIO RIVELATO A GIUSEPPE di Papa Pio XI



 


Che cosa era, è stato ed è nel concetto della SS. Trinità: Padre, Figliolo e Spirito Santo, questo uomo; in che luce era veduto, di quale fiducia onorato, reputato degno e fatto degno? Fu l'uomo privilegiato da Dio e fu fatto degno a forza di grazie, di tutti i doni necessari appunto per ricevere tale fiducia. Fu la grande liberalità di Dio; si tratta di uno di quei casi nei quali Iddio commisura appunto ai grandi favori che vuoi fare, le sue grazie...
Il santo, il Figlio di Dio, il redentore dell'umano genere è affidato a Giuseppe. Il Figlio di Dio! Ecco la fiducia, ecco il tesoro confidato alla custodia, alla cura, al governo di san Giuseppe. Ed è proprio con l'annuncio di questa patria potestà, per la quale egli sarebbe stato l'impositore di quel nome, ,che Giuseppe custodirà il tesoro della divinità di Gesù Cristo stesso. Era già immensamente grande quello della verginità di Maria, e sembrava che più prezioso di esso non potevasi affidare ad un uomo, eppure - è la semplice, divina, gloriosa verità - un ancor più ricco e vistoso tesoro viene ad aggiungersi alla verginità di Maria ed è la divinità stessa di Gesù...
Che cosa si può aggiungere a queste due fiducie, a questi due depositi di valore infinito? Si può aggiungere ancora qualche ,cosa! ...La fiducia che affida un segreto. In tutti gli umani rapporti non c'è nulla che possa paragonarsi alla fiducia, alla prova di un segreto, specialmente quando si tratta di un segreto intimo che sta proprio in fondo al cuore e all'animo, e ne esprima le più alte aspirazioni. Nessun tesoro può essere posto a confronto di quella ricchezza morale che è costituito dal segreto. Esso ha tanto maggiormente valore quanto più indica un'anima che passa in un'altra anima, un cuore che si trasfonde in un altro cuore, svelando ciò che vi può essere di più custodito e di più intimo. Quale dunque il valore del segreto che viene confidato da una parte altissima! Qui il segreto è cominciato dalla SS. Trinità, qui si contiene il segreto di Dio nascosto nelle profondità della divinità, della Trinità, negli infiniti, negli impenetrabili misteri del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: è il mistero, il segreto della divina Incarnazione, della redenzione che la divina Trinità rivela all'uomo.
Veramente più in alto non si può andare. Siamo nell'ordine della redenzione, dell'Incarnazione, nell'ordine della ipostatica unione, della personale unione di Dio con l'uomo! E' in quest'attimo che il cenno di Dio ci invita a considerare l'umile e grande Santo, è in quest'attimo che egli detta la parola che spiega tutto nei rapporti tra San Giuseppe e tutti i grandi profeti e tutti gli altri grandi santi, anche quelli che hanno avuto elevati uffici pubblici come gli apostoli: nessun'altra celebrità può superare quella di aver avuto la rivelazione dell'unione ipostatica del Verbo divino.


Discorso del 19 Marzo 1935

sabato 14 dicembre 2013

15 MINUTI CON GESU' - (PARTE 3) - FINE

15 MINUTI CON GESU' - (Parte 1) - (Audio)

15 MINUTI CON GESU' - (PARTE 2) - AUDIO)

Ecco la tua madre !

Ecco la tua madre!” Gesù rivolge queste parole a ciascuno di voi, cari amici. Anche a voi chiede di prendere Maria come madre “nella vostra casa”, di accoglierla “tra i vostri beni”, perché “è Lei che, svolgendo il suo ministero materno, vi educa e vi modella fino a che Cristo non sia formato in voi pienamente”

Giovanni Paolo II - 13 aprile 2003