Ascolta piccolo, ascolta piccola, fermatevi, e fate, in silenzio, un lungo pellegrinaggio sino in fondo al vostro cuore. Camminate lungo questo vostro amore nuovo, come si risale il ruscello per trovarne la sorgente, e al termine, laggiù in fondo, nell’infinito mistero della vostra anima turbata, Mi incontrerete, perché io mi chiamo l’Amore, piccoli, e non sono che Amore, da sempre, e l’Amore è in voi. Io vi ho fatto per amare, per amare eternamente; e il vostro amore passerà per un’altra, un altro te stesso. Lei stai cercando, Lui sta cercando; Rassicurati è sulla tua strada, in cammino dall’eternità, sulla Via del mio Amore. Bisogna attendere il suo passaggio, Lei si avvicina, Tu ti avvicini, Vi riconoscerete. Perché ho fatto il suo corpo per te, ho fatto il tuo per lei, Ho fatto il tuo cuore per lei, ho fatto il suo per te; E voi vi cercate, nella notte, Nella “Mia” notte, che diverrà Luce se mi date fiducia. Conservati per lei, piccolo, come lei si conserva per te. Io vi custodirò l’uno per l’altra, e, poiché tu hai fame d’amore, ho posto sul tuo cammino tutti i tuoi fratelli da amare. Credimi è un lungo tirocinio l’amore, e non vi sono diverse specie di amore: Amare, è sempre lasciare se stessi per andare verso gli altri…
(tratto da “Preghiere” di
M.Quoist ed.Marietti)
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sabato 28 dicembre 2013
CHIAMATA ALL' AMORE
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M.Quoist
Aggrapparsi alla cordata.....
Ci troviamo, per così
dire, in una cordata con Gesù Cristo – insieme con Lui nella
salita verso le altezze di Dio. Egli ci tira e ci sostiene. Fa parte
della sequela di Cristo che ci lasciamo integrare in tale cordata;
che accettiamo di non potercela fare da soli. Fa parte di essa questo
atto di umiltà, l’entrare nel «noi» della Chiesa; l’aggrapparsi
alla cordata, la responsabilità della comunione – il non strappare
la corda con la caparbietà e la saccenteria.
Benedetto XVI - 2010
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Benedetto XVI
SANTI INNOCENTI MARTIRI
28 dicembre
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SANTI INNOCENTI MARTIRI
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martiri
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La tradizionale celebrazione dei
fanciulli uccisi da Erode alla nascita di Gesù. Gli Innocenti che
rendono testimonianza a Cristo non con la parola, ma con il sangue,
ci ricordano che il martirio è dono gratuito del Signore. Veramente,
la festa degli Innocenti dovrebbe essere celebrata dopo l’Epifania,
perché fu provocata, involontariamente, proprio dai Magi, venuti
dall’Oriente per adorare il Bambino nato nella stalla di Betlemme.
Dai «Discorsi» di san
Quodvultdeus, vescovo (Disc. 2 sul Simbolo; PL 40,655)
Non
parlano ancora e già confessano Cristo
Il grande Re nasce piccolo bambino. I magi vengono da lontano, guidati dalla stella e giungono a Betlemme, per adorare colui che giace ancora nel presepio, ma regna in cielo e sulla terra. Quando i magi annunziano ad Erode che è nato il Re, egli si turba, e per non perdere il regno, cerca di ucciderlo, mentre, credendo in lui, sarebbe stato sicuro in questa vita e avrebbe regnato eternamente nell'altra.
Che
cosa temi, o Erode, ora che hai sentito che è nato il Re? Cristo non
è venuto per detronizzarti, ma per vincere il demonio. Tu, questo
non lo comprendi, perciò ti turbi e infierisci; anzi, per togliere
di mezzo quel solo che cerchi, diventi crudele facendo morire tanti
bambini.
Le
madri che piangono non ti fanno tornare sui tuoi passi, non ti
commuove il lamento dei padri per l'uccisione dei loro figli, non ti
arresta il gemito straziante dei bambini. La paura che ti serra il
cuore ti spinge ad uccidere i bambini e, mentre cerchi di uccidere la
Vita stessa, pensi di poter vivere a lungo, se riuscirai a condurre a
termine ciò che brami. Ma egli, fonte della grazia, piccolo e grande
nello stesso tempo, pur giacendo nel presepio, fa tremare il tuo
trono; si serve di te che non conosci i suoi disegni e libera le
anime dalla schiavitù del demonio. Ha accolto i figli dei nemici e
li ha fatti suoi figli adottivi.
I
bambini, senza saperlo, muoiono per Cristo, mentre i genitori
piangono i martiri che muoiono. Cristo rende suoi testimoni quelli
che non parlano ancora. Colui che era venuto per regnare, regna in
questo modo. Il liberatore incomincia già a liberare e il salvatore
concede già la sua salvezza.
Ma
tu, o Erode, che tutto questo non sai, ti turbi e incrudelisci e
mentre macchini ai danni di questo bambino, senza saperlo, già gli
rendi omaggio.
O
meraviglioso dono della grazia! Quali meriti hanno avuto questi
bambini per vincere in questo modo? Non parlano ancora e già
confessano Cristo! Non sono ancora capaci di affrontare la lotta,
perché non muovono ancora le membra e tuttavia già portano
trionfanti la palma della vittoria.
mercoledì 25 dicembre 2013
VIENI NEL MIO CUORE!
Celeste
Bambino,
fa’ che ti amiamo quanto tu ci ami!
Donaci il tuo amore e ci basta!
Accoglici tutti nel tuo cuore
e ricolmaci del tuo amore.
Vieni a restaurare
ciò che di noi è caduto in rovina,
perché con il tuo aiuto
possiamo vivere in Santità.
Sii buono con le anime
accecate dalle tenebre:
fa’ scendere su di loro
la fiamma del tuo amore.
Vieni nel mio cuore,Celeste Bambino!
Sei il sorriso Divino,
sei pieno di bontà e d'amore,
sei l'aspettato da tutte le genti.
Vieni, Eterno Figlio del Padre,
Amore Celeste
riversato nel nostri cuori!
fa’ che ti amiamo quanto tu ci ami!
Donaci il tuo amore e ci basta!
Accoglici tutti nel tuo cuore
e ricolmaci del tuo amore.
Vieni a restaurare
ciò che di noi è caduto in rovina,
perché con il tuo aiuto
possiamo vivere in Santità.
Sii buono con le anime
accecate dalle tenebre:
fa’ scendere su di loro
la fiamma del tuo amore.
Vieni nel mio cuore,Celeste Bambino!
Sei il sorriso Divino,
sei pieno di bontà e d'amore,
sei l'aspettato da tutte le genti.
Vieni, Eterno Figlio del Padre,
Amore Celeste
riversato nel nostri cuori!
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Preghiere
Maria, donna del pane
Maria, donna del pane
«Lo depose nella mangiatoia».
Nel giro di poche righe, la parola mangiatoia è
ripetuta tre volte. La qual cosa, tenuto conto dello stile di Luca,
insospettisce non poco.
L'evangelista allude: non c'è dubbio. Lui, il
pittore, vuole ritrarre Maria nell' atteggiamento di chi riempie il
cestino vuoto della mensa. Se è vero che nella mangiatoia si mette
il pasto per gli animali, non è difficile leggere in quella
collocazione l' intendimento di presentare Gesù, fin dal suo primo
apparire, come cibo del mondo. Anzi, come il pane del mondo.
Sotto, quindi, la paglia per le bestie.
Sopra la paglia, il grano macinato e cotto per gli
uomini. Sulla mangiatoia, avvolto in fasce come in candida tovaglia,
il pane vivo disceso dal cielo.
Accanto alla mangiatoia, come dinanzi a un
tabernacolo, la fornaia di quel pane.
Maria aveva capito bene il suo ruolo fin da quando si
era vista condotta dalla Provvidenza a partorire lontano dal suo
paese, lì a Betlem: che vuol dire, appunto, casa del pane.
Per questo, nella notte del rifiuto, ha usato la
mangiatoia come il canestro di una mensa. Quasi per anticipare, con
quel gesto profetico, l'invito che Gesù, nella notte del tradimento,
avrebbe rivolto al mondo intero: «Prendete e mangiatene tutti:
questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi». Maria,
portatrice di pane, dunque. E non solo di quello spirituale.
Deformeremmo la sua figura se la sottraessimo alla
preoccupazione umana di chi si affatica per non lasciare vuota la
mensa di casa sua. Sì, ella ha tribolato per il pane materiale. E
qualche volta, quando non riusciva a procurarselo, forse avrà pianto
in segreto. Come quell'altra Maria, povera donna, che abita in un
sottano con una nidiata di figli e col marito disoccupato, e, per
insolvenza, non le fanno più credito neppure al negozio di generi
alimentari.
Gesù deve aver letto negli occhi splendenti di sua
madre il tormento del pane quando manca, e l'estasi del suo aroma
quando, caldo di cenere, si sbriciola sulla tovaglia in un arcipelago
di croste.
Per questo c'è nel Vangelo tanto tripudio di pane,
che dividendosi si moltiplica, e passando di mano in mano sazia la
fame dei poveri adagiati sull'erba, e trabocca nella rimanenza di
dodici sporte.
Per questo, al centro della preghiera da rivolgere al
Padre, Gesù ha inserito la richiesta del pane quotidiano. E ha
lasciato a noi la formula per implorare dalla Madre la grazia di una
sua giusta distribuzione, in modo che nessuno dei figli rimanga a
digiuno.
Santa
Maria, donna del pane, chi sa quante volte all'interno della casa di
Nazaret hai sperimentato pure tu la povertà della mensa, che avresti
voluto meno indegna del Figlio di Dio. E, come tutte le madri della
terra preoccupate di preservare dagli stenti l'adolescenza delle
proprie creature, ti sei adattata alle fatiche più pesanti perché a
Gesù non mancasse, sulla tavola, una scodella di legumi e, nelle
sacche della sua tunica, un pugno di fichi.
Pane di sudore, il tuo. Di sudore, e non di rendita.
Come anche quello di Giuseppe, del resto. Il quale, nella bottega di
falegname, era tutto contento quando dava gli ultimi ritocchi a una
panca che avrebbe barattato con una bisaccia di grano. E nei giorni
del forno, quando il profumo caldo di focacce superava quello delle
vernici, ti sentiva cantare dall'altra parte, mentre Gesù,
osservandoti attorno alla madia, dava anche lui gli ultimi ritocchi
alle sue parabole future: «Il Regno dei Cieli è simile al
lievito che una donna prende e impasta con tre misure di farina...».
Santa Maria, donna del pane, tu che hai vissuto la
sofferenza di quanti lottano per sopravvivere, svelaci il senso dell'
allucinante aritmetica della miseria, con la quale i popoli del Sud
un giorno ci presenteranno il conto davanti al tribunale di Dio. Abbi
misericordia dei milioni di esseri umani decimati dalla fame. Rendici
sensibili alla provocazione del loro grido. Non risparmiarci le
inquietudini dinanzi alle scene di bambini che la morte coglie
tragicamente attaccati ad aridi seni materni. E ogni pezzo di pane
che ci sopravanza metta in crisi la nostra fiducia sull' attuale
ordinamento economico, che sembra garantire solo le ragioni dei più
forti.
Tu, la cui immagine, quasi fosse un amuleto, pietà
di madre o tenerezza di sposa nasconde furtivamente nel bagaglio
dell' emigrante o nella valigia di chi affida al mare la sua vita in
cerca di fortuna, tempera le lacrime dei poveri ai quali è divenuta
troppo amara la terra natale. Alleggerisci la loro solitudine. Non
esporli all'umiliazione del rifiuto. Colora di speranza le attese dei
disoccupati. E raffrena l'egoismo di chi si è già comodamente
sistemato al banchetto della vita. Perché non sono i coperti che
mancano sulla mensa. Sono i posti in più che non si vogliono
aggiungere a tavola.
Santa Maria, donna del pane, da chi se non da te, nei
giorni dell'abbondanza con gratitudine, e nelle lunghe sere delle
ristrettezze con fiducia, accanto al focolare che crepitava senza
schiuma di pentole, Gesù può aver appreso quella frase del
Deuteronomio, con cui il tentatore sarebbe stato scornato nel
deserto: «Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che
esce dalla bocca di Dio»? Ripeticela, quella frase, perché la
dimentichiamo facilmente. Facci capire che il pane non è tutto. Che
i conti in banca non bastano a renderci contenti. Che la tavola piena
di vivande non sazia, se il cuore è vuoto di verità. Che se manca
la pace dell'anima, anche i cibi più raffinati san privi di sapori.
Perciò, quando ci vedi brancolare insoddisfatti
attorno alle nostre dispense stracolme di beni, muoviti a compassione
di noi, placa il nostro bisogno di felicità, e torna a deporre nella
mangiatoia, come quella notte facesti a Betlem, il pane vivo disceso
dal cielo. Perché solo chi mangia di quel pane non avrà più fame
in eterno.
TONINO BELLO
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Tonino Bello
venerdì 20 dicembre 2013
C’è un grande Amico.....
Se vi chiedessi che cosa vi dà gioia, forse la risposta sarebbe: i giochi, lo sport, gli amici, i genitori, che vivono per voi e vi vogliono bene. Sono tanti che vi rendono felici, ma c’è un grande Amico che è l’autore della gioia di tutti e con il quale il nostro cuore si riempie di una gioia che sorpassa tutte le altre e che dura per tutta la vita: è Gesù. Ricordate, cari amici: quanto più imparerete a conoscerlo e a dialogare con Lui, tanto più sentirete nel cuore di essere contenti e sarete capaci di vincere le piccole tristezze che ci sono a volte nell’animo.
Benedetto XVI - discorso 20 12.2012
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Pensieri Spirituali
Nascita del Redentore
L’albero
di Natale arricchisce il valore simbolico del presepe, che è un
messaggio di fraternità e di amicizia; un invito all’unità e alla
pace; un invito a far posto, nella nostra vita e nella società, a
Dio, il quale ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile
figura di un Bimbo, perché vuole che al suo amore rispondiamo
liberamente con il nostro amore. Il presepe e l’albero portano
quindi un messaggio di speranza e di amore, e aiutano a creare il
clima propizio per vivere nella giusta dimensione spirituale e
religiosa il mistero della Nascita del Redentore.
Benedetto
XVI - Discorso 17 Dicembre 2010
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Benedetto XVI,
Pensieri Spirituali
mercoledì 18 dicembre 2013
IL SEGRETO DI DIO RIVELATO A GIUSEPPE di Papa Pio XI
Che cosa era, è stato ed è nel concetto della SS. Trinità:
Padre, Figliolo e Spirito Santo, questo uomo; in che luce era veduto, di quale
fiducia onorato, reputato degno e fatto degno? Fu l'uomo privilegiato da Dio e
fu fatto degno a forza di grazie, di tutti i doni necessari appunto per ricevere
tale fiducia. Fu la grande liberalità di Dio; si tratta di uno di quei casi nei
quali Iddio commisura appunto ai grandi favori che vuoi fare, le sue grazie...
Il santo, il Figlio di Dio, il redentore dell'umano genere è affidato a Giuseppe. Il Figlio di Dio! Ecco la fiducia, ecco il tesoro confidato alla custodia, alla cura, al governo di san Giuseppe. Ed è proprio con l'annuncio di questa patria potestà, per la quale egli sarebbe stato l'impositore di quel nome, ,che Giuseppe custodirà il tesoro della divinità di Gesù Cristo stesso. Era già immensamente grande quello della verginità di Maria, e sembrava che più prezioso di esso non potevasi affidare ad un uomo, eppure - è la semplice, divina, gloriosa verità - un ancor più ricco e vistoso tesoro viene ad aggiungersi alla verginità di Maria ed è la divinità stessa di Gesù...
Che cosa si può aggiungere a queste due fiducie, a questi due depositi di valore infinito? Si può aggiungere ancora qualche ,cosa! ...La fiducia che affida un segreto. In tutti gli umani rapporti non c'è nulla che possa paragonarsi alla fiducia, alla prova di un segreto, specialmente quando si tratta di un segreto intimo che sta proprio in fondo al cuore e all'animo, e ne esprima le più alte aspirazioni. Nessun tesoro può essere posto a confronto di quella ricchezza morale che è costituito dal segreto. Esso ha tanto maggiormente valore quanto più indica un'anima che passa in un'altra anima, un cuore che si trasfonde in un altro cuore, svelando ciò che vi può essere di più custodito e di più intimo. Quale dunque il valore del segreto che viene confidato da una parte altissima! Qui il segreto è cominciato dalla SS. Trinità, qui si contiene il segreto di Dio nascosto nelle profondità della divinità, della Trinità, negli infiniti, negli impenetrabili misteri del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: è il mistero, il segreto della divina Incarnazione, della redenzione che la divina Trinità rivela all'uomo.
Veramente più in alto non si può andare. Siamo nell'ordine della redenzione, dell'Incarnazione, nell'ordine della ipostatica unione, della personale unione di Dio con l'uomo! E' in quest'attimo che il cenno di Dio ci invita a considerare l'umile e grande Santo, è in quest'attimo che egli detta la parola che spiega tutto nei rapporti tra San Giuseppe e tutti i grandi profeti e tutti gli altri grandi santi, anche quelli che hanno avuto elevati uffici pubblici come gli apostoli: nessun'altra celebrità può superare quella di aver avuto la rivelazione dell'unione ipostatica del Verbo divino.
Il santo, il Figlio di Dio, il redentore dell'umano genere è affidato a Giuseppe. Il Figlio di Dio! Ecco la fiducia, ecco il tesoro confidato alla custodia, alla cura, al governo di san Giuseppe. Ed è proprio con l'annuncio di questa patria potestà, per la quale egli sarebbe stato l'impositore di quel nome, ,che Giuseppe custodirà il tesoro della divinità di Gesù Cristo stesso. Era già immensamente grande quello della verginità di Maria, e sembrava che più prezioso di esso non potevasi affidare ad un uomo, eppure - è la semplice, divina, gloriosa verità - un ancor più ricco e vistoso tesoro viene ad aggiungersi alla verginità di Maria ed è la divinità stessa di Gesù...
Che cosa si può aggiungere a queste due fiducie, a questi due depositi di valore infinito? Si può aggiungere ancora qualche ,cosa! ...La fiducia che affida un segreto. In tutti gli umani rapporti non c'è nulla che possa paragonarsi alla fiducia, alla prova di un segreto, specialmente quando si tratta di un segreto intimo che sta proprio in fondo al cuore e all'animo, e ne esprima le più alte aspirazioni. Nessun tesoro può essere posto a confronto di quella ricchezza morale che è costituito dal segreto. Esso ha tanto maggiormente valore quanto più indica un'anima che passa in un'altra anima, un cuore che si trasfonde in un altro cuore, svelando ciò che vi può essere di più custodito e di più intimo. Quale dunque il valore del segreto che viene confidato da una parte altissima! Qui il segreto è cominciato dalla SS. Trinità, qui si contiene il segreto di Dio nascosto nelle profondità della divinità, della Trinità, negli infiniti, negli impenetrabili misteri del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo: è il mistero, il segreto della divina Incarnazione, della redenzione che la divina Trinità rivela all'uomo.
Veramente più in alto non si può andare. Siamo nell'ordine della redenzione, dell'Incarnazione, nell'ordine della ipostatica unione, della personale unione di Dio con l'uomo! E' in quest'attimo che il cenno di Dio ci invita a considerare l'umile e grande Santo, è in quest'attimo che egli detta la parola che spiega tutto nei rapporti tra San Giuseppe e tutti i grandi profeti e tutti gli altri grandi santi, anche quelli che hanno avuto elevati uffici pubblici come gli apostoli: nessun'altra celebrità può superare quella di aver avuto la rivelazione dell'unione ipostatica del Verbo divino.
Discorso del 19 Marzo 1935
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Papa Pio XI
sabato 14 dicembre 2013
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