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martedì 4 novembre 2014

CHI HA VERO AMORE, COME NE DÀ PROVA - Libro III - Capitolo VI - Imitazione di Cristo -


  1. Figlio, ancora non sei forte e saggio nell’amore. Perché, o Signore? Perché, per una piccola contrarietà lasci la strada intrapresa e troppo avidamente cerchi consolazione. Chi è forte nell’amore, regge alle tentazioni e non crede alla suadente furbizia del nemico. Come gli sono caro nella prosperità, così gli sono caro nelle avversità. Chi è saggio nell’amore non guarda tanto al pregio del dono, quanto all’amore di colui che dona. Guarda più all’affetto che al prezzo, e pone tutti i doni al di sotto della persona amata. Chi è nobile nell’amore non si appaga nel dono, ma si appaga in me, al di sopra di qualunque dono. Se talvolta, verso di me, o verso i miei santi, hai l’animo meno ben disposto di quanto vorresti, non per questo tutto è perduto. Quell’amore che talora senti, buono e dolce, è effetto della grazia presente in te; è, per così dire, un primo assaggio della patria celeste. Ma è cosa su cui non bisogna fare troppo conto, perché non è ferma e costante.
  1. Segno di virtù e di grande merito, è questo: lottare quando si affacciano cattivi impulsi dell’animo, e disprezzare le suggestioni del diavolo. Dunque non lasciarti turbare da alcun pensiero che ti venga dal di fuori, di qualsivoglia natura. Saldamente mantieni, invece, i tuoi propositi, con l’animo diretto a Dio. Non è una vana illusione che, talvolta, tu sia d’un tratto portato fino all’estremo rapimento, per poi ritornare subito alle consuete manchevolezze spirituali; queste infatti non dipendono da te, ma le subisci contro tua voglia. Anzi, fino a che tali manchevolezze ti disgustano, e ad esse resisti, questo è cosa meritoria, non già rovinosa per l’anima. Sappi che l’antico avversario tenta in ogni modo di ostacolare il tuo desiderio di bene, distogliendoti da qualsiasi esercizio di devozione; distogliendoti, cioè dal culto dei santi, dal pio ricordo della mia passione, dall’utile pensiero dei tuoi peccati, dalla vigilanza del tuo cuore; infine dal fermo proponimento di progredire nella virtù. L’antico avversario insinua molti pensieri perversi, per molestarti e spaventarti, per distoglierti dalla preghiera e dalle sante letture. Lo disgusta che uno umilmente si confessi; se potesse, lo farebbe disertare dalla comunione. Non credergli, non badargli, anche se ti avrà teso sovente i lacci dell’inganno. Ascrivile a lui, quando ti insinua cose cattive e turpi. Digli: vattene, spirito impuro; arrossisci, miserabile. Veramente immondo sei tu, che fai entrare nei miei orecchi cose simili. Allontanati da me, perfido ingannatore; non avrai alcun posto in me: presso di me starà Gesù, come un combattente valoroso; e tu sarai svergognato. Preferisco morire e patire qualsiasi pena, piuttosto che cedere a te. Taci, ammutolisci; non ti ascolterò più, per quante insidie tu mi possa tendere. «Il Signore è per me luce e salvezza; di chi avrò paura? (Sal 26,1). Anche se fossero eretti contro di me interi accampamenti, il mio cuore non vacillerà (Sal 26,3). Il Signore è il mio alleato e il mio redentore» (Sal 18,15).
  1. Combatti come un soldato intrepido. E se talvolta cadi per la tua debolezza, riprendi forza maggiore, fiducioso in una mia grazia più grande, guardandoti però attentamente dalla vana compiacenza e dalla superbia: è a causa di esse che molti vengono indotti in inganno, cadendo talora in una cecità pressoché incurabile. È questa rovina degli uomini superbi, stoltamente presuntuosi, che ti deve indurre a prudenza e ad indefettibile umiltà.

domenica 2 novembre 2014

DAMMI FIDUCIA, O SIGNORE!


 

Una fiducia infinita in te
anche nelle prove più dure
anche negli strazi più orrendi
anche quando mi sento terribilmente solo
anche quando ho paura
anche quando sono debole, e forse cattivo...
 
Dammi fiducia in te
nel tuo amore infinito
nel tuo perdono illimitato
 
E dammi fiducia nel prossimo
è sempre mio fratello
anche se non lo sa
anche se non ci pensa
anche se non lo vuole.
Fa che io gli creda sempre
e che anch' egli mi creda
 
E dammi fiducia in me o Signore !
Hai messo in noi tesori infiniti di grazia e di bene
ricchezze immense di carità e di amore.
Fammele scoprire
fa che le sappia usare per me e per gli altri.

sabato 1 novembre 2014

SONO PERDONATO di don Vigilio Covi



Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato,
ma avete obbedito di cuore a quell'insegnamento
che vi è stato trasmesso e così, liberati dal peccato,
siete diventati servi della Giustizia.
(Rom. 6, 17)

1 - I peccati cercano perdono


Sono perdonato”.

La prima volta che ho potuto dire questa parola ero piccolo. Ero così piccolo che certamente non supponevo nemmeno di quale importanza fosse stato carico quel momento.

Non ricordo molto di quell'incontro. Ricordo solo il luogo, una piccola sagrestia d'una delle più piccole chiese che abbia visto; e ricordo il prete, vecchio e buono, buono e semplice.

Ricordo ancora che subito dopo, uscito all'aria aperta, saltavo di gioia. Quella gioia la ricordo bene perché si è ripetuta centinaia e centinaia di volte: erano altri luoghi, erano altri preti che incontravo, ma la gioia era quella.

Ero cosciente di non essermi incontrato solo con un prete. Il prete era solamente un segno d'una Presenza, che agiva con le sue parole e coi suoi gesti, ma che lo superava e rendeva addirittura indifferenti le caratteristiche della sua persona e della sua personalità.

M'incontravo con Dio.

M'incontravo con quel Dio che s'è fatto uomo.

M'incontravo con quel Dio che s'è fatto uomo per amare gli uomini e farsi accogliere da loro.

Era un Dio capace di perdonare e di riaccogliere me, che avevo ignorato o rifiutato o rinnegato la sua Volontà e disatteso il Suo Amore.

Ora mi accorgo d'essermi spiegato male: ho usato il tempo passato - “m'incontravo”, “era”, “avevo”- perché ho cominciato col guardare all'indietro, ma devo confessare che tutto questo vale anche ora; ho la speranza e la gioia di sapere che durante tutti gli anni della mia vita - se Dio me ne concederà - potrò continuare ad incontrarmi col mio Dio, pieno di amore e ben disposto al perdono, attraverso l'incontro con un prete, con un prete peccatore e misero come me.

In fondo mi accorgo di esser rimasto un bambino. Sono, come un bambino, bisognoso di tutto, bisognoso soprattutto di perdono. Credo sia la cosa più costante di tutta la mia vita. Quante cose sono cambiate dalla mia infanzia! questa no: sono bisognoso di perdono. Vivo di perdono. Ho bisogno che gli uomini mi perdonino ed ho bisogno che Dio mi perdoni.

Sono cambiate le occasioni, le circostanze e i modi del mio peccato: i miei peccati son divenuti via via più coscienti, più liberi, maggiormente influenti sulla vita degli altri, più nocivi alla mia attività, più grossi. È aumentata pure la dimostrazione di amore del mio Dio, che mi perdona. Il suo modo di perdonarmi però non cambia: egli usa ancora le parole squillanti o raffreddate, consolatrici o aride di un qualsiasi prete, uomo di questo mondo.

Nonostante la mia età, nonostante le scoperte delle scienze umane, nonostante l'aumentata conoscenza di me stesso e degli altri, non ho trovato altri modi per riconciliarmi con Dio, per trovare pace nel cuore e ritrovare l'amore e l'amicizia degli uomini. Anzi, ho scoperto con sempre maggior chiarezza quanta umanità, quanto rispetto della psicologia dell'uomo, quanta carica spirituale, quanta forza di cambiamento possieda l'incontro dell'uomo peccatore col suo Dio attraverso la mediazione del prete. Lo posso dire da due prospettive diverse: da quella di colui che chiede il perdono e da quella di colui che lo concede.

Non posso certamente pretendere che la mia esperienza abbia valore universale: ma lo presumo, perché la mia esperienza si ritrova pienamente corrispondente a quella di un'infinità di altre persone d'ogni lingua e razza e popolo, e ancora di ogni età ed estrazione sociale.

So perciò che le cose che dirò troveranno un'eco anche in te, se sei credente e se hai esperienza del perdono di Dio. E se non lo sei, se non hai esperienza e non vivi nella fede... ancora sono sicuro di... farti venire l'acquolina in bocca con un grande desiderio di provare finalmente la cosa più bella che un uomo peccatore possa desiderare: la liberazione.

Ne sono sicuro, anche se non sei credente, perché almeno uomo sei.

Chi ama vola.....

MIRABILI EFFETTI DELL'AMORE VERSO DIO
 L'Imitazione di Cristo -  Libro III Capitolo V


1. Ti benedico, o Padre celeste, padre del mio Signore Gesù Cristo, perché ti sei degnato di ricordarti della mia miseria. Ti ringrazio, o Padre delle misericordie, Dio di ogni consolazione (2Cor 1,3), che, con il tuo conforto, talora mi ritempri, quantunque io ne sia totalmente indegno. In ogni momento ti benedico e do gloria a te, con l'unigenito tuo Figlio e con lo Spirito Santo Paraclito, per tutti i secoli. Oh!, mio Signore, che sei santo e mi ami, come esulteranno tutte le mie viscere, quando verrai nel mio cuore! "In te è la mia gloria, la gioia del mio cuore, la mia speranza e il mio rifugio nel giorno della tribolazione" (Sal 3,4; 118; 111; 58,17). Poiché, però, il mio amore per te è ancora fiacco, e deboli sono le mie forze, ho bisogno del tuo aiuto e del tuo conforto. Vieni a me, dunque, il più spesso, e istruiscimi nella via della santità; liberami dalle passioni malvage e risana il mio cuore da tutti gli affetti sregolati, cosicché, interiormente risanato e del tutto purificato, io diventi pronto nell'amarti, forte nel patire, fermo nel perseverare.

2. Grande cosa è l'amore. Un bene grande, veramente. Un bene che, solo, rende leggera ogni cosa pesante e sopporta tranquillamente ogni cosa difficile; porta il peso, senza fatica, e rende dolce e gustosa ogni cosa amara. Il nobile amore di Gesù spinge ad operare grandi cose e suscita desideri di sempre maggiore perfezione. L'amore aspira a salire in alto, senza essere trattenuto da alcunché di terreno. Esige di essere libero e staccato da ogni affetto umano, cosicché non abbia ostacoli a scrutare nell'intimo, non subisca impacci per interessi temporali, non sia sopraffatto da alcuna difficoltà. Niente è più dolce dell'amore; niente è più forte, più alto o più grande: niente, né in cielo né in terra, è più colmo di gioia, più completo o più buono: perché l'amore nasce da Dio e soltanto in Dio, al di sopra di tutte le cose create, può trovare riposo. Chi ama vola, corre lietamente; è libero, e non trattenuto da nulla; dà ogni cosa per il tutto, e ha il tutto in ogni cosa, perché trova la sua pace in quell'uno supremo, dal quale discende e proviene tutto ciò che è buono; non guarda a ciò che gli viene donato, ma, al di là dei doni, guarda a colui che dona. Spesso l'amore non consce misura, in un fervore che oltrepassa ogni confine. L'amore non sente gravezza, non tiene conto della fatica, anela a più di quanto non possa raggiungere, non adduce a scusa la sua insufficienza, perché ritiene che ogni cosa gli sia possibile e facile. Colui che ama può fare ogni cosa, e molte cose compie e manda ad effetto; mentre colui che non ama viene meno e cade. L'amore vigila; anche nel sonno, non s'abbandona; affaticato, non è prostrato; legato, non si lascia costringere; atterrito, non si turba: erompe verso l'alto e procede sicuro, come fiamma viva, come fiaccola ardente.

3. Questo mio grido l'intende appieno colui che possiede amore. Un grande grido agli orecchi di Dio è lo slancio stesso ardente dell'anima, che esclama: Dio mio, mio amore, tu sei interamente mio ed io sono interamente tua. Accrescimi nell'amore, affinché io impari a gustare nell'intimo quanto l'amore è soave; impari a sciogliermi nell'amore e ad immergermi in esso. Che io sia tutto preso dall'amore, che mi elevi sopra me stesso, in estasi appassionata, che io canti il canto dell'amore e che mi innalzi con te, o mio diletto; venga meno, nel lodarti, l'anima mia, nella gioia dell'amore. Che io ti ami più che me stesso, e me stesso soltanto per te; che in te io ami tutti coloro che ti amano veramente, come comanda la legge dell'amore, luce che da te proviene.

4. L'amore è sollecito, sincero e devoto; lieto e sereno; forte e paziente; fedele e prudente; longanime; virile e sempre dimentico di sé: ché, se uno cerca se stesso, esce fuori dall'amore. L'amore è attento, umile e sicuro; non fiacco, non leggero, né intento a cose vuote; sobrio, casto, costante, quieto e vigilante nei sensi. L'amore è sottomesso, basso e disprezzato ai suoi propri occhi; devoto e grato a Dio. In Dio confida e spera sempre, anche quando non lo sente vicino, perché non si vive nell'amore senza dolore. Colui che non è pronto a soffrire ogni cosa e ad ubbidire al suo Diletto, non è degno di essere chiamato uomo d'amore; questi deve abbracciare con slancio tutte le avversità e le amarezze per il suo Diletto, senza da ciò deflettere, qualsiasi evidenza si frapponga.



giovedì 30 ottobre 2014

Per andare da Gesù, bisogna sudare “sette camicie”... ma alla fine, Lui ci darà un prezioso aiuto...




Prima di essere esaltata, l'anima viene umiliata e, prima di essere umiliata, è esaltata. Se l'anima vorrà riflettere a ciò, vedrà bene quanti alti e bassi patisce in questo cammino e come dopo aver goduto la prosperità viene qualche tempesta e travaglio, talché  le sembra che quella abbondanza le sia stata data per prepararla e rinforzarla in vista della funzione seguente, come dopo la miseria e la burrasca viene l'abbondanza e la bonaccia per cui all'anima sembra di aver fatto quella vigilia per godere poi di quella festa. Questa è la norma ordinaria dello stato di contemplazione, finché non si raggiunge quello di quiete: non si rimane mai nelle stesse posizioni, ma è tutto un salire e uno scendere.

San Giovanni della Croce - 2N 18, 3

Ascoltare Dio nel silenzio e nei limiti quotidiani


In tutto ciò che ci circonda è inscritto il nostro nome, pronunciato da Gesù    

   

 padre Carlos Padilla


È difficile ascoltare la voce di Dio nel nostro cuore e scoprire i suoi desideri, la missione che ci ha affidato. Lo Spirito Santo parla nel silenzio e noi non lo ascoltiamo, ci sono troppi rumori.

C'è un racconto che parla della leggenda di un monaco e di un tempio su un'isola. Gli dissero che le campane più belle si sentivano su quell'isola: “
Il tempio era stato situato su un'isola, a due miglia dal mare. Aveva un migliaio di campane. Campane grandi e piccole, lavorate dai migliori artigiani del mondo. Quando soffiava il vento o infuriava la tormenta, tutte le campane del tempio suonavano all'unisono, producendo una sinfonia che trascinava quanti la ascoltavano. Nel corso dei secoli, però, l'isola era sprofondata nel mare, e con lei il tempio e le sue campane. Un'antica tradizione affermava che le campane continuavano a suonare senza sosta e che chiunque ascoltasse attentamente poteva sentirle”.

L'unica cosa che desiderava era ascoltare un giorno tutte quelle campane. Una volta lì cercava di sentirle facendo silenzio, astraendosi da tutti i rumori che lo circondavano. Era tutto molto bello, il mare era stupendo: “
Rimase seduto per giorni sulla riva, di fronte al luogo in cui in altri tempi si trovava il tempio, e ascoltò, ascoltò con la massima attenzione. Ma tutto ciò che sentiva era il rumore delle onde che si infrangevano a riva. Fece ogni sforzo possibile per allontanare da sé il rumore delle onde, per poter sentire le campane, ma fu tutto inutile; il rumore del mare sembrava inondare l'universo”.

Un giorno, scoraggiato, desistette dalla sua idea: “
Forse non era destinato ad essere uno di quei fortunati ai quali era dato di sentire le campane. O forse la leggenda era sbagliata. Sarebbe tornato a casa riconoscendo il suo fallimento. Era il suo ultimo giorno sul posto e decise di andare un'ultima volta al suo luogo di osservazione. Si stese sulla sabbia, contemplando il cielo e ascoltando il suono del mare. Quel giorno non oppose resistenza a quel suono, al contrario, gli si consegnò e scoprì che il rumore delle onde era un suono davvero dolce e piacevole. Rimase presto talmente assorto in quel suono da essere appena consapevole di sé. Il silenzio che produceva nel suo cuore era così profondo... E in quel silenzio lo sentì! Il rintocco di una campanella, seguito da quello di un'altra, e di un'altra, e di un'altra ancora. E subito tutte e ciascuna delle mille campane suonavano in una gloriosa armonia, e il suo cuore fu trasportato dallo stupore e dalla gioia”.

Sogniamo di sentire la voce di Dio. Cerchiamo il silenzio e ci ritiriamo dal mondo. Non lo troviamo. I rumori della vita ci infastidiscono e li vogliamo evitare. Vogliamo fare silenzio ma non ci riusciamo, continuano ad esserci rumori, voci, grida. Dentro di noi e nel mondo che ci circonda non c'è silenzio.

Sogniamo di ritirarci in un deserto senza voci e senza uomini per ascoltare Dio. E
giustifichiamo il silenzio di Dio pensando a tanti rumori che ci infastidiscono ogni giorno. Vorremmo che ci fosse un profondo silenzio nella nostra vita per poter sentire le campane dell'anima.

La storia delle campane del monastero ci insegna a
pregare guardando il mondo che ci circonda, senza disprezzarlo, senza volerne fuggire. Quando impariamo ad ascoltare la nostra anima piena di rumori, le onde del nostro interiore, il mare di quelli che sono al nostro fianco, la vita con la sua mancanza di pace, questo giorno pieno di attività, riusciamo ad ascoltare le campane di Dio.
Quante volte, è vero, non vediamo Dio nella quotidianità! Non sappiamo dove sia, né cosa voglia da noi. Dov'è in quel dolore che proviamo, nella routine, nella nostra famiglia o nella tempesta del nostro cuore? Di fronte a una situazione difficile, a una perdita, a un insuccesso...

Piacerebbe a tutti noi che si aprisse il cielo e Dio ci dicesse: “Sono Io, sono qui”. In realtà, se facciamo silenzio, se ci ritiriamo a pregare nel profondo della nostra anima, possiamo arrivare ad ascoltare quella voce di Dio che apre il cielo, che apre le porte chiuse del nostro interiore. A volte è un sussurro. È coperta da tanti rumori della mia vita, da tante attività, alcune anche religiose, dai rumori del mio cuore.
Soffermandoci a guardare la nostra vita con gli occhi di Dio, scopriamo la via migliore per ascoltarlo. A volte la voce di Dio sono gli altri. Qualcuno ci dice qualcosa che lacera il velo e sentiamo che Dio ci ha toccati.

Lì ascoltiamo Dio. Non passando nella vita in punta di piedi, ma prendendola in mano. Non volendo astrarci da tutti i rumori del mondo, ma mettendo il nostro cuore lì, nella realtà in cui Dio ci parla.
In mezzo ai nostri rumori, è possibile ascoltare la voce di Dio che pronuncia il nostro nome, che ci dice quanto ci ama: “Il mio silenzio ha il tuo nome. La mia vita. Il mio mistero. Il mio cammino. Il mio mare. La mia riva. Le mie domande. Gesù. I miei sogni hanno il tuo nome. Il mio cuore. La mia ferita. La mia barca. La mia casa. Le mie mani. La mia professione. Gesù. La mia rinuncia ha il tuo nome. Il mio sguardo. Il mio giardino. Il mio deserto. La mia storia. Il mio oggi. Il mio futuro. Gesù. La mia croce ha il tuo nome. Il mio amore. Il mio ideale. La mia piccolezza. Il mio dono. La mia fragilità. Il mio sorriso. Gesù”.

Sì,
in tutto ciò che ci circonda è inscritto il nostro nome, pronunciato da Gesù. In tutto ciò che ci circonda è inscritto il nome di Gesù e noi lo pronunciamo timidamente. Amando il mondo in cui Cristo si è fatto carne. Proprio lì, tra gli uomini, nella mancanza di amore e di pace. Lì nasce l'eterno. Lì inizia la frontiera dell'eternità. Lì comprendiamo il senso della nostra vita e le campane di Dio nell'anima iniziano a suonare. La sua voce è dolce e chiara. Ascoltiamo Dio che ci parla ogni giorno e ci mostra il cammino.

Articolo tradotto da Aleteia dal sito http://www.aleteia.org/

L'INTIMA AMICIZIA CON GESU' – L'Imitazione di Cristo- Libro II - Capitolo VIII -


 
  1.     Quando è presente Gesù, tutto è per il bene, e nulla pare difficile. Invece, quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non è presente, tutto è difficile. Quando Gesù non parla nell'intimo, ogni consolazione vale assai poco. Invece, se Gesù dice anche soltanto una parola, sentiamo una grande consolazione. Forse che Maria Maddalena non balzò subitamente dal luogo in cui stava in pianto, quando Marta le disse: "C'è qui il maestro, ti chiama?" (Gv 11,28). Momento felice, quello in cui Gesù ci invita dal pianto al gaudio spirituale. Come sei arido e aspro, lontano da Gesù; come sei sciocco e vuoto se vai dietro a qualcosa d'altro, che non sia Gesù. Non è, questo, per te, un danno più grande che perdere il mondo intero? Che cosa ti può mai dare il mondo se non possiedi Gesù? Essere senza Gesù è un duro inferno; essere con Gesù è un dolce paradiso. Non ci sarà nemico che possa farti del male, se avrai Gesù presso di te. Chi trova Gesù trova un grande tesoro prezioso; anzi, trova un bene più grande di ogni altro bene. Chi perde Gesù perde più che non si possa dire; perde più che se perdesse tutto quanto il mondo. Colui che vive senza Gesù è privo di tutto; colui che vive saldamente con lui è ricco di tutto.
  2.     Grande avvedutezza è saper stare vicino a Gesù; grande sapienza sapersi tenere stretti a lui. Abbi umiltà e pace, e Gesù sarà con te; abbi devozione e tranquillità di spirito, e Gesù starà con te. Che se comincerai a deviare verso le cose esteriori, potrai subitamente allontanare da te Gesù, perdendo la sua grazia; e se avrai cacciato lui, e l'avrai perduto, a chi correrai per rifugio, a chi ti volgerai come ad amico? Senza un amico non puoi vivere pienamente; e se non hai come amico, al di sopra di ogni altro, Gesù, sarai estremamente triste e desolato.
  3.     E' da stolto, dunque, quello che fai, ponendo la tua fiducia e la tua gioia in altri che in Gesù. E' preferibile avere il mondo intero contro di te che avere Gesù disgustato di te. Sicché, tra tutte le persone care, caro, per sé, sia il solo Gesù; tutti gli altri si devono amare a causa di Lui; Lui, invece, per se stesso. Gesù Cristo, il solo che troviamo buono e fedele più di ogni altro amico, lui solo dobbiamo amare, di amore particolare. Per lui e in lui ti saranno cari sia gli amici che i nemici; e lo pregherai per gli uni e per gli altri, affinché tutti lo conoscano e lo amino. Non desiderare di essere apprezzato od amato per te stesso, poiché questo spetta soltanto a Dio, che non ha alcuno che gli somigli. Non volere che uno si lasci prendere, nel suo cuore, tutto da te, né lasciarti tutto prendere tu dall'amore di chicchessia. Gesù soltanto deve essere in te, come in ognuno che ami il bene. Sii puro interiormente e libero, senza legami con le creature. Se vuoi essere pienamente aperto a gustare "com'è soave il Signore" (Sal 33,9), devi essere del tutto spoglio e offrire a Dio un cuore semplice e puro.
  4.     Ma, in verità, a tanto non giungerai, se prima non sarà venuta a te la sua grazia trascinandoti, cosicché, scacciata e gettata via ogni cosa, tu possa unirti con Lui, da solo a solo. Quando la grazia di Dio scende sull'uomo, allora egli diventa capace di ogni impresa; quando invece la grazia viene meno, l'uomo diventa misero e debole, quasi abbandonato al castigo. Ma anche così non ci si deve lasciare abbattere; né si deve disperare. Occorre piuttosto stare fermamente alla volontà di Dio e, qualunque cosa accada, sopportarla sempre a lode di Gesù Cristo; giacché dopo l'inverno viene l'estate, dopo la tempesta una grande quiete.

martedì 28 ottobre 2014

PREGHIERA DELLA «MADONNA DELL'AIUTO» DI SUA SANTITÀ PIO XII - 1° Novembre 1954, nella Festa di Tutti i Santi.



Vergine benedetta, Madre di Dio e Madre nostra, che nei titolo di « Madonna dell'aiuto » non cessi di ricordare ai tuoi devoti i prodigi onde ci assicurasti della tua materna protezione, guarda pietosa alle nostre necessità e alle nostre miserie, e vieni ancora una volta in nostro soccorso. 
 
Dal tuo aiuto, o Maria, i poveri aspettano il pane, gl'infermi la salute, i disoccupati il lavoro, tutti la preservazione da nuove calamità e da nuove rovine. 
 
Ma il bene di cui ha soprattutto bisogno la generazione che ti prega, è il tuo Figlio, o Maria, che il mondo vorrebbe bandito dalla vita, dalla famiglia, dalla società, dove tutto si attende dalla materia, dalla forza e dagli umani disegni. 
 
Aiutaci, o Maria, a custodire gelosamente o a ritrovare questo bene, senza il quale ogni altro dono è illusione, inquietudine e veleno. 
 
Per Te, o Madre, rientri Gesù nelle menti traviate per dissiparne gli errori con la luce della sua Persona e del suo Vangelo. Rientri nei cuori pervertiti, con la purezza dei costumi, la modestia della vita, la carità, che vince ogni egoismo. Rientri nelle famiglie e nella società per riprendere i suoi diritti di Signore e di Maestro. 
 
Da Te protetti e assistiti, tutti, o Maria, sperimenteremo l'efficacia del tuo patrocinio: « Madonna dell'aiuto » ti sentiremo in tutti i momenti della nostra vita terrena: nelle avversità per non restarne abbattuti, nelle prosperità per non riuscirne corrotti; nel lavoro per ordinarlo in Dio, nella sofferenza per accettarla con umiltà. 
 
Per Te vivremo con le virtù del Vangelo, nel timor santo di Dio, nel suo amore, nella fraterna carità che benefica, sopporta e perdona. Aiutati dalla tua potente intercessione, questa vita sarà per i tuoi figli vittorioso combattimento, sarà nella fede e nella pietà sincera degna preparazione all'eterna. Così sia. 
 
Dal Vaticano, 1° Novembre 1954, nella Festa di Tutti i Santi.



PIUS PP. XII

Salmi per pregare



Salmo 20 - Preghiera per il re

Una preghiera di benedizione divina verso un re ideale e giusto, il Messia. Ben più importante della cavalleria e dei carri armati. Possiamo recitare questa preghiera a beneficio di tutti coloro che hanno autorià sul popolo, affinché il potere non si formi con la forza delle armi, ma con il diritto e la giustizia.

Ti ascolti il Signore nel giorno della prova, ti protegga il nome del Dio di Giacobbe. Ti mandi l'aiuto dal suo santuario e dall'alto di Sion ti sostenga. Ricordi tutti i tuoi sacrifici e gradisca i tuoi olocausti. Ti conceda secondo il tuo cuore, faccia riuscire ogni tuo progetto. Esulteremo per la tua vittoria, spiegheremo i vessilli in nome del nostro Dio; adempia il Signore tutte le tue domande. Ora so che il Signore salva il suo consacrato; gli ha risposto dal suo cielo santo con la forza vittoriosa della sua destra. Chi si vanta dei carri e chi dei cavalli, noi siamo forti nel nome del Signore nostro Dio. Quelli si piegano e cadono, ma noi restiamo in piedi e siamo saldi. Salva il re, o Signore, rispondici, quando ti invochiamo.

Salmo 7 - Preghiera del giusto perseguitato

lunedì 27 ottobre 2014

UNA TELEFONATA CON DIO



Controlla che il prefisso sia giusto.
Non comporre il numero senza pensarci bene per non rischiare una telefonata a vuoto.

Non irritarti quando senti il segnale di "occupato".
Attendi e riprova. Sei certo di avere composto il numero giusto?

Ricorda che telefonare a Dio non è un monologo.
Non parlare continuamente tu, ma ascolta che cosa ha da dirti Lui.

in caso di interruzione controlla se non sei stato tu stesso
ad interrompere il collegamento.

Non abituarti a chiamare Dio unicamente in casi di emergenza,
scegliendo solo il numero del pronto intervento.

Non telefonare a Dio soltanto nelle ore a tariffa ridotta,
ossia prevalentemente di Domenica.
Anche nei giorni feriali dovrebbe esserti possibile
una breve chiamata a intervalli regolari.

Ricordati sempre che le telefonate con Dio non hanno scatti.