Rendiamo grazie a Dio, perché voi
eravate schiavi del peccato,
ma avete obbedito di cuore a
quell'insegnamento
che vi è stato trasmesso e così,
liberati dal peccato,
siete diventati servi della Giustizia.
(Rom. 6, 17)
1 - I peccati cercano
perdono
“Sono perdonato”.
La prima volta che ho potuto dire
questa parola ero piccolo. Ero così piccolo che certamente non
supponevo nemmeno di quale importanza fosse stato carico quel
momento.
Non ricordo molto di quell'incontro.
Ricordo solo il luogo, una piccola sagrestia d'una delle più piccole
chiese che abbia visto; e ricordo il prete, vecchio e buono, buono e
semplice.
Ricordo ancora che subito dopo, uscito
all'aria aperta, saltavo di gioia. Quella gioia la ricordo bene
perché si è ripetuta centinaia e centinaia di volte: erano altri
luoghi, erano altri preti che incontravo, ma la gioia era quella.
Ero cosciente di non essermi incontrato
solo con un prete. Il prete era solamente un segno d'una Presenza,
che agiva con le sue parole e coi suoi gesti, ma che lo superava e
rendeva addirittura indifferenti le caratteristiche della sua persona
e della sua personalità.
M'incontravo con Dio.
M'incontravo con quel Dio che s'è
fatto uomo.
M'incontravo con quel Dio che s'è
fatto uomo per amare gli uomini e farsi accogliere da loro.
Era un Dio capace di perdonare e di
riaccogliere me, che avevo ignorato o rifiutato o rinnegato la sua
Volontà e disatteso il Suo Amore.
Ora mi accorgo d'essermi spiegato male:
ho usato il tempo passato - “m'incontravo”, “era”, “avevo”-
perché ho cominciato col guardare all'indietro, ma devo confessare
che tutto questo vale anche ora; ho la speranza e la gioia di sapere
che durante tutti gli anni della mia vita - se Dio me ne concederà -
potrò continuare ad incontrarmi col mio Dio, pieno di amore e ben
disposto al perdono, attraverso l'incontro con un prete, con un prete
peccatore e misero come me.
In fondo mi accorgo di esser rimasto un
bambino. Sono, come un bambino, bisognoso di tutto, bisognoso
soprattutto di perdono. Credo sia la cosa più costante di tutta la
mia vita. Quante cose sono cambiate dalla mia infanzia! questa no:
sono bisognoso di perdono. Vivo di perdono. Ho bisogno che gli uomini
mi perdonino ed ho bisogno che Dio mi perdoni.
Sono cambiate le occasioni, le
circostanze e i modi del mio peccato: i miei peccati son divenuti via
via più coscienti, più liberi, maggiormente influenti sulla vita
degli altri, più nocivi alla mia attività, più grossi. È
aumentata pure la dimostrazione di amore del mio Dio, che mi perdona.
Il suo modo di perdonarmi però non cambia: egli usa ancora le parole
squillanti o raffreddate, consolatrici o aride di un qualsiasi prete,
uomo di questo mondo.
Nonostante la mia età, nonostante le
scoperte delle scienze umane, nonostante l'aumentata conoscenza di me
stesso e degli altri, non ho trovato altri modi per riconciliarmi con
Dio, per trovare pace nel cuore e ritrovare l'amore e l'amicizia
degli uomini. Anzi, ho scoperto con sempre maggior chiarezza quanta
umanità, quanto rispetto della psicologia dell'uomo, quanta carica
spirituale, quanta forza di cambiamento possieda l'incontro dell'uomo
peccatore col suo Dio attraverso la mediazione del prete. Lo posso
dire da due prospettive diverse: da quella di colui che chiede il
perdono e da quella di colui che lo concede.
Non posso certamente pretendere che la
mia esperienza abbia valore universale: ma lo presumo, perché la mia
esperienza si ritrova pienamente corrispondente a quella di
un'infinità di altre persone d'ogni lingua e razza e popolo, e
ancora di ogni età ed estrazione sociale.
So perciò che le cose che dirò
troveranno un'eco anche in te, se sei credente e se hai esperienza
del perdono di Dio. E se non lo sei, se non hai esperienza e non vivi
nella fede... ancora sono sicuro di... farti venire l'acquolina in
bocca con un grande desiderio di provare finalmente la cosa più
bella che un uomo peccatore possa desiderare: la liberazione.
Ne sono sicuro, anche se non sei
credente, perché almeno uomo sei.