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sabato 8 novembre 2014

La cacciata dei mercanti dal Tempio. Tratto da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta. Libro I capitolo 53.



24 ottobre 1944. (...)

Vedo Gesù che entra con Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, Filippo e Bartolomeo, nel recinto del Tempio. Vi è grandissima folla entro e fuori di esso. Pellegrini che giungono a frotte da ogni parte della città. Dall'alto del colle, su cui il Tempio è costruito, si vedono le vie cittadine, strette e contorte, formicolare di gente. Pare che fra il bianco crudo delle case si sia steso un nastro semovente dai mille colori. Sì, la città ha l'aspetto di un bizzarro giocattolo, fatto di nastri variopinti fra due fili bianchi e tutti convergenti al punto dove splendono le cupole della Casa del Signore. Nell'interno poi è... una vera fiera. Ogni raccoglimento di luogo sacro è annullato. Chi corre e chi chiama, chi contratta gli agnelli e urla e maledice per il prezzo esoso, chi spinge le povere bestie belanti nei recinti (sono rudimentali divisioni di corde o di pioli, al cui ingresso sta il mercante, o proprietario che sia, in attesa dei compratori). Legnate, belati, bestemmie, richiami, insulti ai garzoni non solleciti nelle operazioni di adunata e di cernita delle bestie e ai compratori che lesinano sul prezzo o che se ne vanno, maggiori insulti a quelli che, previdenti, hanno portato, di loro, l'agnello. Intorno ai banchi dei cambiavalute, altro vocìo. Si capisce che, non so se in ogni momento o in questo pasquale, si capisce che il Tempio funzionava da... Borsa, e borsa nera. Il valore delle monete non era fisso. Vi era quello legale, di certo vi sarà stato, ma i cambiavalute ne imponevano un altro, appropriandosi di un tanto, messo a capriccio, per il cambio delle monete.
E le assicuro che non scherzavano nelle operazioni di strozzinaggio!... Più uno era povero e veniva da lontano, e più era pelato. I vecchi più dei giovani, quelli provenienti da oltre Palestina più dei vecchi. Dei poveri vecchierelli guardavano e riguardavano il loro peculio, messo da parte con chissà che fatica in tutta l'annata, se lo levavano e se lo rimettevano in seno cento volte, girando dall'uno all'altro cambiavalute, e finivano magari per tornare dal primo, che si vendicava della loro iniziale diserzione aumentando l'aggio del cambio... e le grosse monete lasciavano, tra dei sospiri, le mani del proprietario e passavano fra le grinfie dell'usuraio e venivano mutate in monete più spicciole. Poi altra tragedia di scelte, di conti e di sospiri davanti ai venditori di agnelli, i quali, ai vecchietti mezzi ciechi, appioppavano gli agnelli più grami.

Signore, non sono capace!


 



Credo, Signore, che sarei capace di compiere una volta,
qualche atto straordinario.

Un’azione che impegnerebbe tutto me stesso,
se fossi sconvolto da una sventura, da un’ingiustizia,
se uno dei miei cari fosse in pericolo...

Ma ciò che mi umilia e spesso mi scoraggia,
è che non sono capace di donare la mia vita pezzo a pezzo,
giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto,

donare, sempre donare... e darmi!

Questo non posso farlo e tuttavia,

è certamente ciò che Tu mi chiedi...

Ogni giorno mille frammenti di vita da donare,
in mille possibili gesti d’amore,

che più non si vedono tanto sono abituali,

e più non si notano tanto sono banali,

ma di cui Tu mi dici di aver bisogno,
per mettere insieme un’offerta

e perché un giorno io possa dire in verità:

ai miei fratelli io ho donato tutta la mia vita.

E’ ciò che desideri, Signore, ma non ne sono capace...

Non posso farlo, lo so, ed ho paura.

Figliolo, io non ti chiedo di riuscire sempre,
ma di provarci sempre!

E soprattutto ascoltami,

ti chiedo di accettare i tuoi limiti,
di riconoscere la tua povertà e di farmene dono,

perché donare la propria vita
non vuol dire donare soltanto le proprie ricchezze,
ma anche la propria povertà, i propri peccati.

Fa’ questo, figliolo,
e con i pezzi di vita sciupata, da te sottratti

a tutti coloro che aspettano,

colmerò i vuoti, dandoti in cambio la durata,

perché nelle mie mani la tua povertà offerta,
diventerà ricchezza per l’eternità.”

( Michel Quoist )

venerdì 7 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 16, 9-15 - Se non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera?




In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole».

Parola del Signore
Riflessione
I soldi non sono cattivi in sé... ma Gesù continua a spiegarci che bisogna farne buon uso. Gesù ci parla di “ricchezza disonesta” perché, purtroppo, i soldi ci distolgono dai veri valori: l'amore per il Signore e per i nostri fratelli.
Tanti pensano che con il denaro si compri tutto, ma non è così, ci sono infatti cose che non si possono comprare semplicemente perché non sono in vendita... e l'Amore non si vende.
Nella società di oggi si vive per i soldi e si fa di tutto per avere più soldi... può anche accadere che qualcuno venda l'anima al diavolo pur di non rimanere al “verde”. Il problema è sempre lo stesso: non siamo mai soddisfatti e vogliamo sempre di più .
Se però vogliamo essere veri discepoli del Signore dobbiamo cercare di vivere cercando un tesoro che nessuna tarma può rosicchiare... per questo tesoro l'antitarme del supermercato non serve a niente, è l'Amore infatti la medicina giusta... Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Lc 12, 34).
Dobbiamo fare una scelta netta e coraggiosa scrollandoci di dosso questa zavorra che appesantisce il cammino verso Dio. Solo così ci libereremo da questa dipendenza che ci rende ansiosi e isterici... Chi possiede di più, grazie al buon Dio, deve dare e condividere con i fratelli meno fortunati la famosa "ricchezza disonesta"... Così ti preparerai un bel tesoro per il giorno del bisogno, poiché l'elemosina libera dalla morte e salva dall'andare tra le tenebre” (Tb 4, 9-10).
Proviamo allora a essere saggi nell'uso dei tanti beni che il buon Dio ci ha dato, non solo beni materiali, forze fisiche e salute, disponibilità di tempo, ma anche capacità e doti spirituali... Questi doni li dobbiamo mettere a disposizione per collaborare con il Signore nel salvare e santificare il maggior numero di fratelli. Investire i nostri beni nella “Jesus's Bank International” ci assicurerà un futuro da migliardari in Cielo. Lassù le azioni non scendono e salgono a seconda del momento, ma sono sempre in rialzo... e chi decide di affidare la propria vita nelle mani di Dio non diventerà ricco, ma ricchissimo... C'è chi fa il ricco e non ha nulla; c'è chi si fa povero e ha molti beni” (Pr 13, 7).
Gesù mio, rafforza la mia fede così che non mi faccia prendere dall'angoscia nei momenti di “magra”... Ma Ti volevo dire anche un'altra cosa... la scelta che ho fatto tre anni fa è stata la più azzeccata della mia vita, e anche se ora non ho niente in mano, continuo a guardare avanti e a credere in Te, perché Tu mi aiuterai... ho la certezza assoluta che anche nei momenti in cui tutto sembra andare per il verso sbagliato Tu sei con me, e manterrai le Tue promesse... come mi hai guidato e aiutato finora sono sicura che continuerai a farlo... grazie per la fiducia che hai posto in me.
Pace e bene

Disonesta ricchezza?!!!


Nel Vangelo di Luca cap. 16 versetto 9 troviamo queste parole di Gesù: Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.
Come mai la ricchezza viene chiamata disonesta? Sembra un'espressione un po' strana. In realtà, a ben vedere, è un'espressione molto giusta. Infatti, come una persona che non mantiene le promesse è disonesta, così la ricchezza promette benessere, felicità, amori, amici, sicurezza, ma prima o poi si smentisce e non mantiene quanto ha promesso.
Allora il Signore ci dice che non è dalla ricchezza che dobbiamo sperare la felicità; la felicità la potremo raggiungere in pienezza solo nelle dimore eterne. La ricchezza non va utilizzata per accrescere i beni e gli amici della terra, ma per acquistare i beni e gli amici del Cielo. Ogni atto di generosità, di bontà, di carità, anche se è nascosto o non ottiene la riconoscenza degli uomini, è visto, apprezzato e ci procura l'amicizia di quanti in Cielo non vivono che di reciproco amore. 

Eugenio Pramotton          dal sito http://www.medvan.it/

INTERVISTA CON MELID (DEMONIO IMPURO) di Don Giuseppe Tomaselli

Sua Eminenza, il Cardinale CORRADO URSI, Arcivescovo di Napoli ha dato il suo giudizio sul presente libretto: E’ uno scritto che non contiene errori. E’ interessante. Si diffonda che farà tanto bene. Napoli, 24. 5. 84


INTRODUZIONE

Il Sommo Pontefice Paolo VI, in uno dei suoi illuminanti discorsi, il 15 novembre 1972, accennò al demonio ed al male che esso produce nel mondo. Contro il detto Papa ci fu una levata di scudi, certamente da parte di ignoranti e degli irreligiosi: ma ancora la Chiesa parla del demonio? Ancora si crede a certe dicerie dei secoli scorsi? Il demonio, come persona non esiste; è la semplice personificazione ideale del male in genere.

E’ in circolazione un libretto, dal titolo “Interviste col maligno”. Ho pensato che potrei scrivere anch’io un libretto sul delicato argomento, in quanto da cinquant’anni in qua (1934 – 1984) ho esercitato il compito di esorcista ed anzi ho avuto non poche volte l’occasione di vedere il demonio, in forma umana, di lottare direttamente con lui, anzi di essere stato preso più volte per il collo e maltrattato. Ho potuto studiarlo, come si vedrò in questo scritto, nelle varie manifestazioni. Inoltre sono stato e sono Direttore Spirituale di anime mistiche, le quali sogliono essere bersaglio diretto e terribile del demonio in persona e come Direttore di tali anime ho potuto constatare fatti, che sembrerebbero inimmaginabili, eppure io sono stato testimonio per decine e decine di volte. Per svolgere il tema ho dovuto impostare l’intervista in forma ideale, né potrebbe farsi diversamente; però quanto si verrà esponendo corrisponde ai detti ed ai fatti, di cui io sono stato testimonio oculare, auricolare e parte direttamente interessata.


MELID

- Melid, intratteniamoci in conversazione, per fare un’intervista.

- So per studio e per esperienza che tu operi sempre per il male, poiché sei confermato nel male e non puoi volere altro che il male. Ma so anche che pur volendo sempre il male, indirettamente, contro tua voglia, per disposizione divina puoi cooperare al bene, così avviene che tante volte tenti al male e chi vince le tue tentazioni si arricchisce di meriti eterni.

- Quest’intervista potrà operare molto bene, ed io prego Dio che ti costringa a rispondere ai quesiti che ti presento.

- Ebbene, Pretaccio, cosa chiedi? Non dimenticare che tu parli con Melid! E dimmi: come sai che io mi chiamo Melid?

- Me lo dicesti tu stesso al nostro primo incontro tanti anni or sono. Anzi allora eravate in due, tu ed il tuo aiutante Ofar. Allora ti chiesi: Come mai siete in due? Voi di solito andate in giro per il mondo o in uno o in tre o in sette e tu mi rispondesti indispettito: Cosa sai tu di questi numeri? – Prima di andare avanti con l’intervista, ti rivolgo una domanda in apparenza inutile, anzi piuttosto sciocca: Tu, Melid, in qualità di demonio, esisti o no?

- Ignorante! E come potrei non esistere?

- Bugiardo! Quando ti conviene, dici che esisti; in caso contrario fai dire sfacciatamente che non esisti. Quando in quella seduta spiritica i curiosi chiamano l’anima di un defunto e dicesti: Il demonio non esiste. Sono i Preti che v’insegnano queste corbellerie.

- Dimmi Melid, prima di essere demonio chi eri?

- Ero un alto ufficiale della Corte Angelica, un Cherubino, ed ora sono un ufficiale di Satana.

mercoledì 5 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 15, 1-10 - Vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte.


 
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Parola del Signore
Riflessione

Certo che se Gesù avesse frequentato la scuola dei “ragionieri” sarebbe stato un alunno sempre rimandato a settembre!!! La matematica mi sa, non era il suo forte! E io dico: meno male!!!
Le parabole della pecorella smarrita e della donna che perde la monetina ci offrono un messaggio molto rassicurante. Noi tutti agli occhi di Gesù siamo unici e preziosi, e Lui non permetterà mai che nessuno di noi vada perduto senza prima aver tentato il possibile e l'impossibile per salvarci. Grazie Gesù...
La misericordia del buon Dio però, non dobbiamo tenercela per noi, ma, seguendo il Suo esempio, dobbiamo usare la stessa misericordia con il prossimo che Lui ci mette accanto. Solo così potremo cambiare una società in cui i disprezzati e i dimenticati sono messi al margine, e chi soffre nello spirito viene etichettato come “esagerato”.
E' molto comodo frequentare le persone simili a noi, che pensano come noi, che vivono come noi e che si vestono come noi... Se ci reputiamo bravi cristiani dobbiamo fare molta più attenzione alle persone che, per motivi che noi non conosciamo, hanno comportamenti, idee e situazioni diversi.
Ma nella realtà, cosa succede tra i cristiani? Oltre a puntare il dito verso le pecorelle “perdute”, si è gelosi del fatto che il buon Dio abbia messo gli occhi proprio su di loro e le abbia colmate di grazie. E allora si mormora come facevano gli scribi e i farisei... «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Succede poi che chi pensa di essere giusto si dà la zappa sui piedi... perchè Gesù dice: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori" (Mc 2, 17). Quindi... a buon intenditor poche parole!!!
Il nostro crederci chissà chi non fa altro che impedire al buon Dio di agire. Gesù ha bisogno di amici che si facciano piccini, piccini... di grande, c'è già Lui... basta e avanza!!! La Sua grande specialità è quella di fare dei Santi da delle pietre toste...
Proviamo allora, noi cristiani, a essere più uniti ed evitiamo di sbarrare la porta di Cristo ai nostri fratelli più deboli, perché, come guardiano, Dio ha già assunto San Pietro... cerchiamo di stare al nostro posto, che è meglio!!! San Paolo scriveva: “...amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda” (Rm 12, 10).
Tutti siamo peccatori... tutti siamo pieni di miserie e tutti abbiamo bisogno di molta Misericordia. Tutti...
Io continuo a ringraziare il mio amico Gesù perché è stato un pastore premuroso e, grazie alla Sua lacuna in matematica, mi ha salvato la vita; questo mi ha insegnato che ora ho una grande responsabilità, perché non posso più esimermi dall'andare anch'io alla ricerca della pecorella smarrita... devo essere sempre pronta ad accogliere tutti e amabile con tutti, devo evitare di etichettare senza carità i fratelli meno fortunati di me; devo impegnarmi a pregare perché Lui continui a cercare e a salvare altre pecorelle che si trovano ora dove un tempo ero io.
Pace e bene

PARLA O SIGNORE – di Don Liborio Tambè


AMORE MISERICORDIOSO


Noi abbiamo creduto all'Amore”

1. Figlio mio diletto, credi fermamente al mio immenso Amore, che è tutto Misericordia... che ama non la tua miseria, ma te, che ne sei vittima.

Anche dei miserabili, come te, Io voglio fare un "sacramento" (cioè un segno e uno strumento) di questo mio Amore senza limiti.

Hai ragione: non c'è nessuno più misero di te...

Ma, è proprio questa tua abissale miseria che attira il mio Amore e la mia Misericordia.

Perchè ti stupisci?... E' il mio Amore smisurato (che tu non riuscirai mai a capire) che mi rende così: desideroso di consolarti, felice di perdonarti!

Per questo Io cerco, amo, prediligo i miserabili come te­! e non mi stanco mai di perdonare! Solo Io posso amare fino a tal punto!... Solo Io so amare con un Amore assolutamente gratuito: Ti amo senza alcun tuo merito.

Ti amo, non perchè tu hai qualcosa di buono da donare a Me, ma perchè sono il Sommo Bene che vuole donarsi a te:

Più tu sei misero e bisognoso di amore e più Io mi dono!

Ti amo, anche quando tutti ti odiano e ti condannano.



LO SCAPOLARE DELLA MADONNA DEL CARMELO




Introduzione


Nelle apparizioni della Madonna a Fatima, nel 1917, sono state confermate le due principali devozioni mariane che hanno resistito alla prova del tempo: quella del Rosario e quella dello Scapolare. Donate agli uomini durante il Medioevo, queste devozioni concedono privilegi inestimabili in relazione alla perseveranza, alla salvezza dell'anima e alla conversione del mondo. Esse furono sempre importanti e attuali, ma con le rivelazioni di Fatima sono diventate ancor più necessarie e urgenti.

Alla conclusione delle apparizioni, il giorno 13 ottobre, mentre avveniva il grande miracolo del Sole, visto da più di cinquantamila persone, la Madre di Dio si mostrò ai tre pastorelli nelle vesti della Madonna del Monte Carmelo, presentando nelle loro mani, lo Scapolare. E' certo che, avve­nendo in concomitanza con il fenomeno più alto fra tutti quelli accaduti nella Cova da Iria, la presentazione dello Scapolare durante quest'apparizione finale non fu un dettaglio senza importanza. Si può affermare che i privilegi inestimabili legati allo Scapolare sono parte integrante del Messaggio che ci ha lasciato la Madre di Dio a Fatima, unitamente al Rosario ed alla devozione al Cuore Immacolato di Maria.

Infatti, i riferimenti all'Inferno e al Purgatorio, la necessità della penitenza e l'intercessione di Nostra Signora contenuti nel Messaggio sono in assoluta consonanza con le promesse collegate allo Scapolare.

Chi pone l'attenzione sul vero significato delle apparizioni, concluderà facilmente che 1'esaudimento delle richieste della Madonna di Fatima impone che si conosca l'importanza del dono dello Scapolare, e che questo sia diffuso il più ampiamente possibile. Infatti l'abbandono nel quale è caduta a poco a poco la devozione allo Scapolare è stato concomitante al crescente disconoscimento del significato profondo del Messaggio della Madre di Dio.

I devoti della Madonna di Fatima sono invitati a lavorare con zelo al fine di ristabilire l'uso di questo sacramentale che l'incommensurabile bontà della Madre di Dio ci ha lasciato. Sarà un altro grande passo verso il compimento della missione che la Santissima Vergine ci ha affidato a Fatima: stabilire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria.

martedì 4 novembre 2014

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési - Fil 2, 12-18 - Dedicatevi alla vostra salvezza. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare.


 
Miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore.
Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita.
Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

Parola di Dio
Riflessione

Paolo, in questa lettera, condivide con noi la sua gioia nel sapere che i fratelli di Filippi, nonostante la sua assenza, si comportano in maniera degna di essere chiamati figli di Dio.
Questo ottimismo dell'apostolo, forse è dettato dal fatto che i Filippesi erano davvero delle persone sincere. Generalmente quando il gatto non c'è... i topi ballano... ma in questo caso Paolo è convinto che siccome è stato Dio ha operare nei loro cuori, non lascerà incompiuta la Sua opera. Dio ha un disegno stupendo per tutti noi e una volta che ha iniziato le fondamenta non lascerà che il “cantiere” fallisca... a meno che noi decidiamo di licenziarci. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo” (Ef 2, 10). E' anche vero che lavorare nel cantiere del buon Dio è un po' faticoso... non solo, con tutto il materiale che si trova sparso dappertutto, molto spesso ci troviamo a terra e siamo costretti a metterci in infortunio... E' proprio in questi momenti che non dobbiamo mollare, la preghiera fiduciosa deve essere la nostra medicina. Senza la mano di Dio infatti, noi siamo spacciati perché, oltre a non avere la forza, molto spesso non comprendiamo... L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito” (1 Cor 2, 14). Siamo forse dei somari? Ebbene sì... Gesù mio... ma chi te l'ha fatto fare? Non stavi bene da solo? Eri in paradiso... tutto bello... tutto beato... Dì la verità: ti annoiavi?
Paolo però esorta tutti noi a dedicarci alla salvezza con impegno e anche con qualche sforzo. E se non riusciremo a vedere la luce la responsabilità sarà solo nostra. Dio infatti mette nei nostri cuori il volere e l'agire, ma ci rende liberi di dire di si o di dire di no... Lui non può salvarci senza il nostro consenso e di conseguenza la nostra salvezza sarà data dalla risposta affermativa al Suo amore.
Chi cerca di avere amico Gesù deve stare lontano dall'amicizia degli uomini che amano solo le cose terrene. Deve avere insomma il coraggio di andare nella direzione opposta, anche se si troverà da solo; deve guardare la monetina dalla parte opposta a quella di “Cesare”!!!
Nella società in cuoi viviamo non è facile e Gesù conosce le nostre difficoltà. Ma Lui, se noi lo vogliamo, ci darà la Sua forza rendendo i Suoi comandamenti meno gravosi. Evitiamo allora di essere sicuri di noi stessi o pensare di essere a posto con il Signore, perché lungo il cammino, che non conosciamo, potremmo avere delle amare sorprese.
Paolo ci esorta quindi ad essere obbedienti prendendo come esempio i Filippesi, ci esorta a non brontolare troppo, a tenere a freno la lingua, ma soprattutto a essere coerenti con il Vangelo. Infatti, solo l'esempio di cristiani coerenti potrà far brillare una pietra grezza. E se la pietra non si trasformerà in un diamante forse sarà perché noi non abbiamo dato una bella testimonianza... Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5, 16).
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede, in modo da essere delle pietre autentiche e non delle belle opere di bigiotteria... belle da vedere, ma finte... Gesù mio, non metterò più il mio reggiseno magico... te lo prometto.
Pace e bene

Beata Teresa Manganiello - 1 gennaio 1849 - 4 novembre 1876 - “Pietra Angolare” e “Madre Spirituale” “Prima Terziaria di Montefusco”




Fanciullezza e adolescenza

La Beata Teresa Manganiello, undicesima di dodici figli, nasce a Montefusco, antica "città regia" del Principato Ultra, oggi Provincia di Avellino, il 1° gennaio 1849; i suoi genitori erano Romualdo Manganiello e Rosaria Lepore, "onesti concittadini" pieni di fede e di profonda pietà cristiana.  Il giorno dopo riceve il Battesimo nella Chiesa Palatina di San Giovanni del Vaglio.
La sua fanciullezza fu come il fiore del campo che si alimenta di innocenza e di grazia. Certo non ebbe agi e comodità nella casa colonica in mezzo a occupazioni e preoccupazioni di ogni giorno; aiutava la numerosa famiglia sempre con dedizione e generosità, sia nei lavori domestici che in quelli dei campi.
I biografi informano che "bella di aspetto, sorridente e affabile con tutti, parlava e agiva con soavità e mitezza".  Priva di ogni malizia, in continua unione con Dio, fin da giovinetta non si disperdeva in discorsi vani o peccaminosi; invitava dolcemente anche le sue compagne a coltivare purezza e amore verso Dio e verso i fratelli.  Suoi prediletti i bambini, di cui si prendeva cura come una madre premurosa.  A chi le chiedeva come facesse a tenere docili tra faccende e difficoltà i vivaci nipotini, rispondeva: "Me li quiete la Madonna". Amava tutti in Dio, ma soprattutto i poveri, i malati di ogni specie di cui non temeva i contagi; gli sventurati, i carcerati, gli orfani, che le strappavano lacrime di sofferenza e che ricordava sovente nella preghiera.
Per Teresa i bisognosi, i sofferenti erano immagini di Dio e personificazioni di Gesù, per cui amava soccorrerli tutti.  Particolare attenzione aveva per i malati.  Per essi aveva "creato" nella sua casa la "farmacia", con medicinali ricavati dalle erbe che lei stessa coltivava.  La "Farmacia" di Teresa non conosceva turni o chiusura, sempre aperta, luogo dove Teresa vive nell'abbraccio giubilante con la povertà; si sente in comunione autentica con chi soffre e fra le varie faccende, svolge anche quella di infermiera: leniva il dolore, lavava con acqua tiepida le lesioni, con delicatezza le medicava con una pozione particolare preparata da lei stessa; curava micosi, scabbia, eczemi, malattie come le tigne, che figuravano nell'800 tra "quelle più sordide della specie umana".
Affidarsi alle cure di Teresa significava non cadere in balia del cieco empirismo dei medicastri del tempo. Nonostante la  sua giovane età, ella metteva a repentaglio la sua reputazione e si esponeva al continuo rischio di contrarre le affezioni della pelle di cui erano portatori i poveri infermi che mendicava ed assisteva.  Teresa aveva un modo tutto suo, pieno di umanità, per assistere gli infermi.  Non solo li accoglieva nella sua casa, ma li cercava, sapeva dove essi si trovavano e andava da loro per dispiegare la sua azione curativa e caritativa.  Meraviglioso anticipo del "Volontario" dei nostri giorni.
Aveva un particolare riguardo per i sacerdoti.  In ognuno di essi vedeva e rispettava il Sommo Sacerdote Gesù.  Per essi, come del resto per tutti i fratelli in Cristo, offriva tutto quello che poteva:  riparazione, penitenza, testimonianza e, se necessario, ammoniva con coraggio e fermezza.