24
ottobre 1944. (...)
Vedo
Gesù che entra con Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, Filippo e
Bartolomeo, nel recinto del Tempio. Vi è grandissima folla entro e
fuori di esso. Pellegrini che giungono a frotte da ogni parte della
città. Dall'alto del colle, su cui il Tempio è costruito, si
vedono le vie cittadine, strette e contorte, formicolare di gente.
Pare che fra il bianco crudo delle case si sia steso un nastro
semovente dai mille colori. Sì, la città ha l'aspetto di un
bizzarro giocattolo, fatto di nastri variopinti fra due fili bianchi
e tutti convergenti al punto dove splendono le cupole della Casa del
Signore. Nell'interno poi è... una vera fiera. Ogni raccoglimento
di luogo sacro è annullato. Chi corre
e chi chiama, chi contratta
gli agnelli e urla e maledice per il prezzo esoso, chi spinge le
povere bestie belanti nei recinti (sono rudimentali divisioni di
corde o di pioli, al cui ingresso sta il mercante, o proprietario che
sia, in attesa dei compratori). Legnate, belati, bestemmie, richiami,
insulti ai garzoni non solleciti nelle operazioni di adunata e di
cernita delle bestie e ai compratori che lesinano sul prezzo o che se
ne vanno, maggiori insulti a quelli che, previdenti, hanno portato,
di loro, l'agnello. Intorno ai banchi dei cambiavalute, altro vocìo.
Si capisce che, non so se in ogni momento o in questo pasquale, si
capisce che il Tempio funzionava da... Borsa, e borsa nera. Il valore
delle monete non era fisso. Vi era quello legale, di certo vi sarà
stato, ma i cambiavalute ne imponevano un altro, appropriandosi di un
tanto, messo a capriccio, per il cambio delle monete.
E
le assicuro che non scherzavano nelle operazioni di strozzinaggio!...
Più uno era povero e veniva da lontano, e più era pelato. I
vecchi più dei giovani, quelli provenienti da oltre Palestina più
dei vecchi. Dei poveri vecchierelli guardavano e riguardavano il loro
peculio, messo da parte con chissà che fatica in tutta l'annata, se
lo levavano e se lo rimettevano in seno cento volte, girando dall'uno
all'altro cambiavalute, e finivano magari per tornare dal primo, che
si vendicava della loro iniziale diserzione aumentando l'aggio del
cambio... e le grosse monete lasciavano, tra dei sospiri, le mani del
proprietario e passavano fra le grinfie dell'usuraio e venivano
mutate in monete più spicciole. Poi altra tragedia di scelte, di
conti e di sospiri davanti ai venditori di agnelli, i quali, ai
vecchietti mezzi ciechi, appioppavano gli agnelli più grami.









