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mercoledì 3 dicembre 2014

IMMERSA NELLA LUCE DI DIO di Karl Rahner




Maria è vissuta come noi sotto il segno del transitorio e dell’effimero. La sua vita come quella di tutti i figli di questa terra è stata una serie ininterrotta di vicissitudini, di cose che nascono e che muoiono. Inizia in un angolo sperduto della Palestina, tranquillo e sconosciuto, e si spegne nel silenzio, senza che il mondo ne sappia nulla. Ella conosce tutti quei mutamenti che sono la legge propria della nostra esistenza, tutta la monotonia quotidiana dei figli di Eva: la preoccupazione per il pane quotidiano, una buona dose di sofferenze e di lacrime, un mazzolino di modeste gioie. La vita di Maria si è svolta, come la nostra, sotto il segno della caducità. Ma in un punto era totalmente diversa. Ciò che dà alla nostra vita l’aspetto doloroso di un enigma indecifrabile, non è tanto il carattere oscuro del nostro destino, quanto la nostra condizione di peccatori. Sì, è questo che rende così assurda e confusa l’esistenza umana. L’eterno è mescolato alla nostra vita, si inserisce nella stessa trama temporale della nostra esistenza, prende talvolta il volto del bene, talvolta quello del male. Un istante di pentimento, frutto esso stesso della grazia divina, invano tenta di cancellare ciò che ore di traviamento hanno creato di funesto per l’eternità nelle profondità della nostra anima; niente potrà colmare il passivo che esse rappresentano: sono morte, totalmente e per sempre. Sono ricadute nel nulla del passato e nessuno potrà farle rivivere, questa volta sotto il segno del bene; sono private per sempre di quel chiarore di cui il bene doveva segnarle come di un’aurora eterna. Olre a Gesù, sappiamo che c’è un solo essere umano la cui vita è stata diversa: Maria, la Vergine, l’Immacolata, la sempre pura.
Ecco un caso in cui si verifica un fatto che il nostro cuore fatica tanto a credere, perché ha sempre davanti a sé le proprie esperienze amare: che un essere umano sia capace di entrare nell’eternità senza doversi pentire di nulla. Ora questo essere umano esiste, è Maria. Non c’è un momento della sua vita che essa debba rinnegare, nemmeno un momento vuoto e sterile. Nessun atto di cui possa arrossire, nessuno che sia avvolto di ombra, nessuno che sia caduto nell’abisso del passato senza aver acceso una luce eterna, senza brillare di uno splendore capace di penetrare tutto ciò che ogni istante di questa vita conteneva in sé di possibilità morali. Così tutta l’esistenza di Maria è entrata nell’eternità: ogni giorno e ogni ora, ogni battito della sua vita profonda, tutte le sue gioie e sofferenze, i più grandi e i più umili momenti della sua vita. Niente di tutto ciò è perduto, tutto continua a vivere, tutto è assunto nella pienezza eterna della sua anima, entrata nella patria beata.

Karl Rahner

lunedì 1 dicembre 2014

Charles de Foucauld - Pensieri



PENSIERI

1
Io vorrei tanto per me, e di conseguenza vorrei per voi, – perché mi sembra davvero una buona cosa – un po’ di solitudine e di silenzio. Da una parte sono molto solitario, perché non ho qui una sola persona che abbia verso di me il minimo attaccamento (se non, forse, un povero, fantaccino, Miloud; pregate per la sua conversione! è un’anima semplice e un buon cuore)… C’è anche un furiere maggiore di fanteria, un francese, che mi dimostra vera amicizia.
Ma dall’altra parte, dalle quattro e mezzo del mattino alle sei e mezzo della sera, non smetto mai di parlare e di veder persone: schiavi, poveri, malati, soldati, viaggiatori, curiosi. Questi, i curiosi, ormai li ho solo raramente, ma gli schiavi, i malati, i poveri aumentano anziché diminuire… Celebro la santa Messa prima del giorno, per non essere troppo disturbato dal rumore e per fare il ringraziamento un po’ tranquillo; è però inutile che lo faccia di buon’ora, durante il ringraziamento vengo sempre chiamato tre o quattro volte…

2
Ecco come fr. Charles esamina la sua vita a Béni-Abbés. Egli si domanda: «In che modo fare l’elemosina meglio che per il passato?» e risponde: «Facendola come la faceva Gesù, in un’imitazione più fedele del Modello Divino. Preoccupandosi meno di dare denaro e dando di più quello che dava Gesù: la nostra fraterna tenerezza il nostro tempo, la nostra pena».
Ancora si domanda: «In che modo praticare l’eguaglianza e la fraternità con gli indigeni?» e risponde: «Lasciandoli avvicinare a me, parlarmi, soprattutto non impiegando i soldati per allontanarli da me, non avendo paura di dedicare loro il mio tempo; anziché evitare le loro lunghe conversazioni, desiderarle, ma spostarle sempre verso Dio: riuscire a guidare io queste chiacchierate, distaccarle dalla terra e farle sempre salire alle cose spirituali. Non temere il contatto degli indigeni, né quello dei loro vestiti, coperte, ecc…
Non avere paura né della loro sporcizia né delle loro pulci… Vivere insieme agli indigeni con la familiarità che aveva Gesù verso i suoi apostoli, i quali erano simili ad essi… Soprattutto, vedere sempre Gesù in loro e, di conseguenza, trattarli non soltanto con senso di eguaglianza e di fraternità, ma anche con l’umiltà, col rispetto, con l’amore, con la dedizione comandate da questa fede».

sabato 29 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 13, 33-37 - Vegliate: non sapete quando il padrone di casa ritornerà.



Mc 13, 33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore

Riflessione

Parto dal presupposto che un vero cristiano dovrebbe vigilare sempre, 365 giorni all'anno, ma nel mese di dicembre il Signore ci mette la sveglia con l'allarme sempre inserito per non farci addormentare... per scuoterci... se per caso fossimo un poco rilassati. Ogni giorno ci sembra di fare le stesse cose: lavoro, casa, amici, divertimento, riposo... ma non è così, perchè ogni Santo giorno è sempre diverso; le persone che il buon Dio ci fa incontrare non sono mai le stesse... e anche il nostro comportamento è condizionato dai diversi incontri che facciamo. Evitiamo allora il classico lamento di fine giornata: "Che barba... che noia... sempre la stessa cosa... non c'è mai niente di nuovo...". Forse non è proprio così...
Che tristezza quando si arriva a questo stato di torpore, niente ci sorprende, niente ci stupisce... è quindi normale che dal nostro cuore non esca per ogni cosa un: “Grazie Gesù”.
Allora... SVEGLIA!!!
Dobbiamo provare a vivere questo avvento come Dio comanda... con tanta speranza, spalancando la porta del nostro cuore perché possa entrarvi una ventata di aria fresca e pulita.
Con l'inizio dell'Avvento la Chiesa presenta la parabola in cui Gesù ci esorta a stare attenti e vigili. E' un invito a vigilare sul nostro desiderio di incontrare il Signore. Dovremmo vivere questi momenti di attesa con gioia, una gioia che non sia posta in primo luogo nel decorare la casa... con l'alberello verde... con l'alberello bianco... con le lucette... per non parlare della corsa all'acquisto del solito regalo scontato e inutile, regalo che molte volte viene pure riciclato... Che brutto!!!
Se dunque qualcuno di noi si era un pochetto assopito, ecco che è arrivato il momento giusto per risvegliarci e prepararci all'incontro con Gesù nostro che, come sappiamo bene, non conosciamo né il giorno né l'ora in cui arriverà; ma proprio a causa di questa incertezza si potrà distinguere chi avrà fatto il possibile per rimanere sveglio e chi no, solo i primi avranno dimostrato di amarlo veramente. Viviamo allora ogni giorno come se fosse l'ultimo, sempre pronti, con le fiaccole accese...
Ma oggi il mondo è molto occupato e preoccupato per altre cose, e insiste a voler vivere come se Dio non esistesse... ma un un bel giorno, “Qualcuno”, ci chiederà conto di tutto, e allora? Che ne sarà di noi? Meglio pensarci prima che sia troppo tardi...
Proviamo a fermarci un attimo... proviamo a fare silenzio... proviamo a fare una sorta di revisione del bilancio della nostra anima... proviamo a pensare all'anno appena trascorso... Questo servirà a farci capire quanto siamo insensibili per le cose di Dio... servirà a farci capire le nostre mancanze, le nostre miserie, la nostra povertà, la nostra impotenza, il non senso della nostra vita, la nostra infelicità... ma anche il nostro desiderio di felicità, il nostro desiderio di senso, il nostro desiderio di vita... c'è forse un modo migliore di prepararsi al natale se non desiderare un salvatore, se non desiderare Gesù!!!...
Penso anche a tutto il baccano che, nonostante la crisi, affligge le nostre città in questo periodo. Gesù??? Chi è??? Chi lo vuole???... I centri commerciali stracolmi fanno invidia all'invasione delle cavallette in Egitto... musica natalizia di ogni genere, bambini che strillano per la macchinetta, la bambola, il giocattolo di ultima generazione di cui non si può fare a meno... Babbi Natale di ogni sesso – anche in questo non c'è più rispetto – che invitano i bimbi a farsi una foto sulle loro ginocchia. Insomma, una confusione megagalattica... ma alla fine è come vivere in un mondo illusorio che ci lascia presto vuoti, come presto si è svuotato il nostro portafoglio. E così, dopo qualche momento di felicità apparente, puntuale come un treno svizzero arriva la delusione, l'amaro in bocca, la depressione...!!!
Allora mi domando: "Che senso ha farsi condizionare dalla pubblicità, dalla moda, dal 'così fan tutti'... e correre dietro a vanità che durano un istante? Perché non cercare di più e di meglio?... Perché accontentarci di un solo attimo?"... Gesù ci vuole dare la felicità eterna!!!
Proviamo allora a cercare di sapere dov'è la fonte di questa gioia... se noi faremo un passo verso la Fonte, la Fonte ne farà dieci verso di noi... e inizierà un'avventura in cui non mancheranno certo le sorprese...
Vigilare significa anche discernere... Se noi vigiliamo infatti, ci sarà dato di distinguere la luce dalle tenebre... se vigiliamo saremo saggi nelle decisioni importanti e prudenti in quelle difficili... se vigiliamo non ci lasceremo prendere dal panico nell'ora della prova... se vigiliamo eviteremo di cadere nelle trappole del demonio che, come sappiamo, è sempre in agguato. Non vigilare nella vita cristiana è come andare in cantina senza accendere la luce... non possiamo poi pretendere di non fracassarci la testa.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede per vivere questa attesa col giusto fervore, contageremo così le persone a noi vicine.
Per quanto mi riguarda, chiedo perdono al mio Gesù di tutte quelle volte che con le mie debolezze, le mie mancanze, i miei peccati, ho contribuito a diffondere nebbia intorno a me. Lo ringrazio però di tutte quelle volte che mi ha aiutato a essere luce per qualcuno. Grazie Gesù per questo anno che hai voluto trascorrere con me... e, anche se è stato un anno difficile, non mi hai abbandonata un attimo, mi hai sempre riempito e soccorso con le Tue grazie. Grazie sopratutto per l'angelo che mi hai mandato a settembre 2013, mi ha sostenuto nei momenti duri e mi ha aiutato a non lasciar spegnere la fiammella della fede. E poi, come non ringraziarti per il regalo anticipato che mi hai fatto per questo natale? Portando infatti le mie gambe fino alla Chiesa del Carmelo mi hai fatto un dono: non speciale, ma specialissimo. Grazie Gesù... e che Tu possa nascere in tanti cuori come sei nato nel mio!!!
Pace e bene

mercoledì 26 novembre 2014

L'anima che non è dimora di Cristo è infelice - Dalle «Omelie» attribuite a san Macario, vescovo (Om. 28; PG 34, 710-711)



Una volta Dio, adirato contro i Giudei, diede Gerusalemme in balia dei loro nemici. Così caddero proprio sotto il dominio di coloro che essi odiavano e si trovarono nell'impossibilità di celebrare i giorni festivi e di offrire sacrifici. Nello stesso modo, Dio, adirato contro un'anima che trasgredisce i suoi precetti, la consegna ai suoi nemici, i quali, dopo averla indotta a fare il male, la devastano completamente. Una casa, non più abitata dal padrone, rimane chiusa e oscura, cadendo in abbandono; di conseguenza si riempie di polvere e di sporcizia. Nella stessa condizione è l'anima che rimane priva del suo Signore. Prima tutta luminosa della sua presenza e del giubilo degli angeli, poi si immerge nelle tenebre del peccato, di sentimenti iniqui e di ogni cattiveria.
Povera quella strada che non è percorsa da alcuno e non è rallegrata da alcuna voce d'uomo! Essa finisce per essere il ritrovo preferito di ogni genere di bestie. Povera quell'anima in cui non cammina il Signore, che con la sua voce ne allontani le bestie spirituali della malvagità! Guai alla terra priva del contadino che la lavori! Guai alla nave senza timoniere! Sbattuta dai marosi e travolta dalla tempesta, andrà in rovina.
Guai all'anima che non ha in sé il vero timoniere, Cristo! Avvolta dalle tenebre di un mare agitato e sbattuta dalle onde degli affetti malsani, sconquassata dagli spiriti maligni come da un uragano invernale, andrà miseramente in rovina.
Guai all'anima priva di Cristo, l'unico che possa coltivarla diligentemente perché produca i buoni frutti dello Spirito! Infatti, una volta abbandonata, sarà tutta invasa da spine e da rovi e, invece di produrre frutti, finirà nel fuoco. Guai a quell'anima che non avrà Cristo in sé! Lasciata sola, comincerà ad essere terreno fertile di inclinazioni malsane e finirà per diventare una sentina di vizi.
Il contadino, quando si accinge a lavorare la terra, sceglie gli strumenti più adatti e veste anche l'abito più acconcio al genere di lavoro. Così Cristo, re dei cieli e vero agricoltore, venendo verso l'umanità, devastata dal peccato, prese un corpo umano, e, portando la croce come strumento di lavoro, dissodò l'anima arida e incolta, ne strappò via le spine e i rovi degli spiriti malvagi, divelse il loglio del male e gettò al fuoco tutta la paglia dei peccati. La lavorò così col legno della croce e piantò in lei il giardino amenissimo dello Spirito. Esso produce ogni genere di frutti soavi e squisiti per Dio, che ne è il padrone.

lunedì 24 novembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 21, 1-4 - Vide una vedova povera, che gettava due monetine.





In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio.
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Parola del Signore

Riflessione

La prima cosa che mi ha colpito in questo passo del Vangelo è la frase: “... Gesù, alzàti gli occhi, vide...”.
Quello dello sguardo è un punto per me dolente... infatti, io penso che un vero cristiano debba camminare sempre a testa alta, e uno dei motivi è che, per vedere le cose che ci circondano, non si deve essere tutt'uno con il marciapiede!
Evitiamo di giustificarci: "Oh, non mi sono accorta che quella persona stava male... oh, non mi sono accorta che quella persona aveva un problema di salute... oh, non mi sono accorta che quella persona piangeva"... Sfido io!!! Se si continua ad essere all'unisono con il pavimento non si potrà mai vedere quello che accade davanti ai nostri occhi...
Ma torniamo al Vangelo. Ecco una bella lezione per tutti... ossia che dobbiamo dare al buon Dio tutto ciò che abbiamo e che siamo. Non dovremmo mai dimenticarci che Gesù è venuto e ha dato tutta la Sua vita per noi. Questo dovrebbe stimolarci a donarGli con generosità: non gli avanzi, ma tutto.
Dovremmo allora imitare la vedova che ha dato tutto ciò che aveva; questa è una figura di ciò che dovremmo fare noi: darci completamente a Dio, cedere le redini della nostra vita e lasciare che Lui metta a morte in noi "l'uomo vecchio". Dare tutto quindi, con la certezza che il buon Dio non ci lascerà a mani vuote. Mi viene in mente a questo punto la storia della vedova di Serepta che, grazie alla condivisione dell'unica porzione di cibo che le rimaneva, ha poi beneficiato della ricompensa del Signore. Diceva bene Santa Teresa d'Avila: “Chi ha Dio non manca di nulla: solo Dio basta!”
Il fatto poi che Gesù noti e prenda come esempio, davanti a tutti, la povera vedova che getta due monetine, ci deve far comprendere quanto Dio ami e apprezzi i piccoli gesti. Per tante persone forse le cose piccole sono insignificanti e di poco valore, ma a Gesù, come vediamo, non passano inosservate. La cosa che conta per Lui non è la quantità di ciò che si dona, ma la sincerità e lo spirito con cui si dona. Il poco che si dà, se è dato con amore, agli occhi di Dio pesa tanto. La Sua bilancia come il Suo orologio sono diversi dai nostri.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede per avere il coraggio di gettare tutto il nostro cuore nel tesoro del Tempio. Tutto... anche e soprattutto le nostre miserie, di quelle infatti ne abbiamo in abbondanza e a Dio invece mancano; e siccome il Signore è molto abile con le “trasformazioni”... chiediamogli di trasformare il nostro cuore per renderlo simile al Suo.
Mi piace concludere con una citazione di Sant'Anselmo: “Ama Dio più di te stesso e già comincerai ad avere su questa terra quanto vuoi avere perfettamente in cielo”.
Pace e bene

I PECCATI DI LINGUA di Don Giuseppe Tomaselli – sacerdote salesiano


INTRODUZIONE
Ci sono dei peccati che vengono commessi soltanto da certe categorie di persone, come il furto, l'omicidio; i peccati di lingua invece si sogliono commettere da tutti. Trovare chi non pecchi di lingua è cosa difficile, tanto che San Giacomo Apostolo dice: Chi non pecca con la lingua, è perfetto. -
In vista della grande utilità che potrà apportare a tutte le anime la trattazione di un tale argomento, mi son proposto di scrivere qualche cosa sull'uso della lingua, facendo vedere il male che arreca colui il quale non sa frenarla ed il bene che compie chi ne fa buon uso.
IL DONO DELLA LINGUA
La libertà si apprezza di più quando si visita un carcere e si vedono rinchiusi i detenuti nelle oscure celle; l'agilità delle membra e la vista allora si stimano maggiormente, quando ci si trova davanti a un paralitico o ad un cieco.
Entriamo in un istituto di muti, i quali sogliono essere pure sordi. Osserviamo questi esseri pieni di vita, che vorrebbero parlare e manifestare i loro pensieri e non ci riescono; tentano di balbettare qualche sillaba, ma è inutile; solamente con i segni delle mani e con lo sguardo possono in qualche modo esprimersi. A tale vista, il visitatore rientra naturalmente in se stesso e dice: Povere creature!. Hanno la lingua, ma come se non l'avessero! Io invece posso parlare! Signore, vi ringrazio! -
Realmente dovremmo rendere continue grazie a Dio per averci dato la lingua, questo piccolo muscolo con cui possiamo cantare le lodi al Creatore, manifestare i nostri pensieri ed andare incontro ai bisogni del prossimo.
Quanto bene non può fare una lingua ben moderata e intenta ad aiutare il prossimo spiritualmente e corporalmente! Al contrario, quanta rovina non apporta una lingua viperina, che bestemmia, che calunnia, che scandalizza! Giustamente la lingua può chiamarsi un'arma molto pericolosa. Guai a non saperla usare!
Viene qui a proposito una favola. Un ricco signore ordinò al suo servo di preparargli un pranzo, con quanto di meglio potesse trovare. Il servo, buon filosofo, pensò di provvedere un piatto di lingue. Quando il padrone arrivò a tavola e vide quel cibo, se ne meravigliò. - Non potevi trovare, disse al servo, cosa migliore di questa?
- No, padrone! La lingua è la cosa più buona del mondo, poiché con essa si può fare un bene immenso a sé ed agli altri. -
Il padrone, un poco bizzarro, gli soggiunse: Per il, pranzo di domani mi preparerai la cosa più cattiva che potrai trovare! - Il servo preparò un altro piatto di lingue. Allorché il ricco signore vide a tavola il cibo del giorno precedente, ne domandò la spiegazione al servo, il quale da buon pensatore, rispose: Questa è la cosa più cattiva! Invero il male che può fare la lingua, non può farlo nessuna altra cosa al mondo! - Il padrone rimase profondamente meravigliato della sapienza del suo servo.

venerdì 21 novembre 2014

TIEPIDEZZA – Tratto da “ Cammino” di Josemaría Escrivá




Capitolo 1 - Carattere



Punto 16 - Tu, uno qualunque? Tu... del gregge!? Ma se sei nato per essere un leader! In mezzo a noi non c'è posto per i tiepidi. Umìliati, e Cristo ti accenderà di nuovo con fiamme d'Amore.

 
Punto 17 - Attento a non cadere in quella malattia del carattere che ha per sintomi la mancanza di stabilità in tutto, la leggerezza nell'operare e nel dire, la superficialità...: in una parola, la frivolezza.
E la frivolezza —non dimenticarlo—, che rende i tuoi programmi quotidiani così vuoti (così “pieni di vuoto”), farà della tua vita, se non reagisci in tempo —non domani: adesso!— un fantoccio, morto e inutile.

Capitolo 9 - Propositi



Punto 257 - Stai lì come un sacco di sabbia. —Da parte tua, non fai nulla. E così non è strano che cominci a sentire i sintomi della tiepidezza. —Reagisci.

 

Capitolo 14 - Tiepidezza

 
Punto 325 - Lotta contro quella fiacchezza che ti fa pigro e rilassato nella vita spirituale. —Bada che può essere il principio della tiepidezza..., e, come dice la Scrittura, i tiepidi Dio li vomiterà.


Punto 326 - Mi addolora vedere il pericolo della tiepidezza che ti minaccia, quando non ti vedo camminare seriamente verso la perfezione nel tuo stato.
—Di' con me: la tiepidezza, no! Confige timore tuo carnes meas —dammi, Dio mio, un timore filiale che mi faccia reagire!

Punto 327 - Lo so che eviti i peccati mortali. —Vuoi salvarti! —Ma non ti preoccupa quel continuo cadere deliberatamente nei peccati veniali, benché ogni volta tu senta la chiamata di Dio a vincerti.
—È la tua tiepidezza a farti avere questa cattiva volontà.

 
Punto 328 - Che poco Amore di Dio hai quando cedi senza lottare perché non è un peccato grave!

 
Punto 329 - I peccati veniali fanno un gran danno all'anima. Per questo, capite nobis vulpes parvulas, quae demoliuntur vineas, dice il Signore nel “Cantico dei cantici”: date la caccia alle piccole volpi che distruggono la vigna.

 
Punto 330 - Che pena mi fai: non senti ancora dolore per i tuoi peccati veniali! —Perché, fino a quel momento, non avrai cominciato ad avere una vera vita interiore.
Punto 331 - Sei tiepido se fai pigramente e di malavoglia le cose che si riferiscono al Signore; se vai cercando con calcolo o con furbizia il modo di diminuire i tuoi doveri; se non pensi che a te stesso e alla tua comodità; se le tue conversazioni sono oziose e vane; se non aborrisci il peccato veniale; se agisci per motivi umani.


Capitolo 16 - Formazione


Punto 368 - Ti annoi? —È perché tieni desti i sensi e addormentata l'anima.

 
Capitolo 17 - Il piano della tua santità

Punto 414 - Che pena un “uomo di Dio” pervertito! —Ma fa ancora più pena vedere un “uomo di Dio” tiepido e mondano.



 

Maria accolta nel Tempio. Ella, nella sua umiltà, non sapeva di essere la Piena di Sapienza. Tratto da "L'Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta – Libro I capitolo 8



30 agosto 1944.

Vedo Maria fra mezzo al padre e alla madre camminare per le vie di Gerusalemme.
I passanti si fermano a guardare la bella Bambina, tutta vestita di un bianco di neve e avvolta in un leggerissimo tessuto che per i suoi disegni, a rami e fiori, più opachi fra il tenue dello sfondo, mi pare sia lo stesso che aveva Anna il giorno della sua Purificazione. Soltanto che, mentre ad Anna esso non sorpassava la cintura, a Maria, piccolina, scende fin quasi a terra e l'avvolge in una nuvoletta leggera e lucida di una vaghezza rara. Il biondo dei capelli sciolti sulle spalle, meglio, sulla nuca gentile, traspare là dove non vi è damascatura nel velo, ma unicamente il fondo leggerissimo. Il velo è trattenuto sulla fronte da un nastro di un azzurro pallidissimo, su cui, certamente per opera della mamma, sono ricamati in argento dei piccoli gigli. L'abito, come ho detto, candidissimo, scende fino a terra, e i piedini appena si mostrano nel passo, coi loro sandaletti bianchi. Le manine sembrano due petali di magnolia che escano dalla lunga manica. Tolto il cerchio azzurro del nastro, non vi è altro punto di colore. Tutto è bianco. Maria pare vestita di neve. Gioacchino ed Anna sono vestiti, lui con lo stesso abito della Purificazione, e Anna invece di viola scurissimo. Anche il mantello, che le copre anche il capo, è viola scuro. Ella se lo tiene molto calato sugli occhi. Due poveri occhi di mamma, rossi di pianto, che non vorrebbero piangere e non vorrebbero, soprattutto, esser visti piangere, ma che non possono non piangere sotto la protezione del manto.

giovedì 20 novembre 2014

IL COMANDAMENTO CALPESTATO - NON RUBARE - di Don Giuseppe Tomaselli


INTRODUZIONE

Attraversavo in filobus la via Etnea di Catania. In una « fermata facoltativa » ebbi modo di osservare le copertine di alcuni libri esposti in vetrina presso una libreria. Mi colpì un titolo: « Tutti la­dri ».

- Possibile, dissi tra me, che tutti siamo ladri? - Non mi diedi la briga di provvedermi del volume; ma ritor­nando col pensiero a quel titolo, con­clusi: Se non si è ladri da tutti, lo si è certamente da una gran maggioranza!

Volli in seguito approfondire il pro­blema e mi decisi a comporre questo scritto.

Tratterò della giustizia, in genere ed in specie, e dell'obbligo della restitu­zione.


PARTE PRIMA

NON RUBARE


PRELUDIO.

Simpatico quel vecchietto messinese che, anni or sono, mi raccontava le sue avventure! Dopo la narrazione, soggiun­se: Io sono di novant'anni e voi di qua­ranta; non dimenticate ciò che vi dico: La società è un ammasso di ladri! È la­dro chi vende, perché falsifica la merce e pretende più del giusto; è ladro chi com­pra, non volendo pagare quanto deve. Ladro il datore di lavoro, perchè riduce la paga all'operaio; ladro l'operaio, che non compie con coscienza il lavoro. La­dro chi dà denaro in prestito, esigendo troppo interesse; ladro chi ha avuto il prestito, perché non vuol restituire ... Tutti ladri oggi; ma ai miei tempi c'era più coscienza! –

IL COMANDO DI DIO.

I Comandamenti di Dio contengono i doveri che abbiamo verso di Lui, verso il prossimo e verso noi stessi. Queste leggi morali sono conformi alla retta ragione e si possono osservare con la buona vo­lontà e con l'aiuto della grazia divina.

Ascoltiamo quanto Iddio ha coman­dato nell'Antico Testamento e nel Nuo­vo, riguardo alla roba altrui.

« Io sono il Signore Dio tuo... Non rubare » (Es., 20, 15).
« A nulla gioveranno i tesori male acquistati » (Prov., 10,2).
« Altri rubano l'altrui e sono sempre in miseria » (Prov., 11, 24).
« È meglio poco con giustizia, che grandi entrate con iniquità» (Prov., 16,8).
« Molti uomini son chiamati misericor­diosi; ma un uomo fedele chi lo potrà trovare? » (Prov., 20, 6).
« Chi ruba a suo padre ed a sua madre e dice che non è peccato, è compagno del­l'omicida » (Prov., 28, 24).
« Chi si associa al ladro, odia la sua anima » (Prov., 29, 24).
« Immonda è l'offerta di chi sacrifica roba di male acquisto » (Eccl., 34, 21).
« Chi offre sacrifici con la roba dei po­veri, è come chi sgozza un figliuolo sotto gli occhi del padre. Il pane dei bisognosi è la vita dei poveri; chi loro lo toglie, è un assassino » (Eccl., 34, 24).
« Chi toglie il pane del sudore, è come se uccidesse il prossimo. Chi sparge il san­gue e chi defrauda la mercede all'operaio, sono fratelli » (Eccl., 34, 26).
« Guai a colui che accumula roba non sua! Diranno: E fino a quando durerà a caricarsi addosso denso fango? (Abacuc, 2, 6).
« La maledizione si spande sopra la faccia di tutta la terra, perché tutti i la­dri saranno giudicati » (Zacc., 5, 3).
« Badate di non errare: Nè i ladri, né gli avari possederanno il Regno di Dio » (Cor., 1, 6-9).

lunedì 17 novembre 2014

GESU’ MIO! Chi sei tu? – Chi sono io?...... di Don Tomaselli Giuseppe


 

INTRODUZIONE

Un'insegnante di quarta elementare diede a svolgere alle alunne il tema: " Dite chi è la mamma ».

Lo svolgimento doveva farsi in classe. Le bambinette fecero del loro meglio per esporre i sentimenti verso la propria mamma. Tutte alla fine presentarono il compito, con una o due paginette di svol­gimento.

Il migliore voto fu dato ad una bam­bina, che ridusse il compito ad una sola proposizione: " La mamma... è... la mam­ma! ..."

L'insegnante, madre di famiglia, vide in questa proposizione l'animo dell'alun­na, l'effluvio dei suoi sentimenti filiali e l'incapacità di esprimere ciò che sentiva in cuore, e, quando scorse sul foglio in bianco l'impronta di due lacrimoni, si commosse e diede un bel dieci di svolgi­mento.

Scrivere un libro per svolgere il tema: « Gesù mio, chi sei Tu? Chi sono io? » non è cosa facile. Per quanto di bello, di grande e di santo si possa dire, si dice sempre poco. Lo svolgimento potrebbe ridursi ad una sola espressione: « Gesù mio, Tu sei il tutto! Io sono il nulla! ».

Tuttavia tenterò di esprimere i miei sentimenti di amore e di riconoscenza verso Gesù, facendo miei i sentimenti di molte anime. Che queste pagine diven­tino fuoco ed infiammino i cuori di amo­re verso Gesù, Figlio di Dio, Verbo In­carnato!

PROEMIO

Un uomo viveva della sua figliuola; la vedeva crescere buona e giudiziosa e faceva sogni d'oro sul suo avvenire; ave­va posato gli occhi sopra un bravo gio­vane, fiducioso di darlo ad essa come com­pagno della vita.

Niente mancava in casa alla signorina; avrebbe potuto dirsi felice, a preferenza di cento altre coetanee.

Un pomeriggio, nella solitudine della camera, si svolse un colloquio tra figlia e padre:

- Tu sai, babbo mio, quanto ti ami. Ho fatto di tutto per risparmiarti i di­spiaceri. Eppure, devo dirti una cosa che ferirà il tuo cuore.

- Parla pure, figlia mia!

- Devo lasciarti, per seguire la mia vocazione religiosa; da anni coltivo l'a­spirazione di divenire Suora; è Gesù che mi chiama e m'invita dolcemente; Gesù mi ha fatto comprendere che nel mondo è tutto vanità, felicità falsa. Sono risoluta di seguire Gesù molto da vicino e di ser­virlo fra le mura di un convento. -

Il padre, tanto affettuoso verso la figlia, ma ateo, rimase impietrito e poi esclamò:

- E tu avresti il coraggio di lasciare me, tuo padre?... E tu dici di amarmi?... Se mi ami, non devi staccarti da me!

- Ti amo, ma più di te amo Gesù. Egli ha detto: Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me!

- Ma, dunque, tu sei innamorata di questo Gesù?

- Sì, e sono disposta a seguirlo ove Egli mi vuole! -

Il padre invitò la figlia a lasciarlo solo un momento; passeggiando concitatamente nella camera, livido per la rab­bia, sembrava un orso ferito. Il suo sguardo si posò sopra un'immagine di Gesù, davanti alla quale spesso la figlia si raccoglieva in preghiera.

I due sguardi s'incontrarono e subito l'uomo esclamò: Chi sei tu, o Gesù, che hai la forza di strapparmi la figlia? –

Gesù

Gli uomini mi chiedono chi sia io! Me lo chiesero anche gli Ebrei, meravi­gliati della mia dottrina e dei miei prodigi; e la risposta fu: Sono il Principio, che vi parlo! - Nessuno mi conosce appieno, tranne il Padre mio Celeste. Mi conob­be Simon Pietro, quando disse: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. - Ed io gli soggiunsi: Beato te, Simone, figlio di Giona! Non é stata la carne nè il san­gue a rivelarti ciò, ma il Padre mio che è nei Cieli. - Tanti altri mi conoscono, perchè il Padre lo rivela loro.