Il
vertice dell’amore della creazione che torna a Dio è
l’Immacolata, l’essere senza macchia di peccato, tutta bella,
tutta di Dio. Neppure per un istante la Sua volontà si è
allontanata dalla volontà di Dio. Ella è appartenuta sempre ed
liberamente a Dio. E in lei avviene il miracolo dell’unione di Dio
con la creazione. A Lei, come alla propria sposa il Padre affida il
Figlio, il Figlio discende nel Suo grembo verginale, divenendo Figlio
di Lei, mentre lo Spirito Santo forma in Lei in modo
prodigioso il
corpo di Gesù
e prende dimora nella Sua anima, la compenetra in
modo così ineffabile che la definizione di “Sposa dello Spirito
Santo” è una somiglianza assai lontana della vita dello Spirito
Santo in lei e attraverso di Lei. In Gesù vi sono due nature (la
divina e l’umana) e un’unica persona (quella divina), mentre qui
vi sono due nature e due sono pure le persone, lo Spirito Santo e
l’Immacolata, tuttavia l’unione della divinità con l’umanità
supera qualsiasi comprensione. (SK 1310) ...Maria, per il fatto di
essere la madre di Gesù Salvatore, è divenuta la corredentrice
del genere umano, mentre per il fatto di essere la Sposa dello
Spirito Santo, prende parte alla distribuzione di tutte le grazie.
(SK 1229) ... non abbiano affatto paura di amare troppo l’Immacolata,
dato che (...) non l’ameremo mai nel modo come l’ha amata Gesù.
Ebbene tutta la nostra santità consiste nell’imitare Gesù. Chi
si avvicina a Lei per ciò stesso si avvicina a Dio, solo che lo fa
percorrendo una strada più breve, più sicura
, più facile. (SK
542)
lunedì 8 dicembre 2014
L'Immacolata concezione – dal Catechismo della Chiesa Cattolica
490
Per essere la Madre del Salvatore, Maria « da Dio è stata
arricchita di doni degni di una così grande missione ». 137
L'angelo Gabriele, al momento dell'annunciazione, la saluta come «
piena di grazia » (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il
libero assenso della sua fede all'annunzio della sua vocazione, era
necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.
491
Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, «
colmata di grazia » da Dio, 138 era stata redenta fin dal
suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell'immacolata
concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:
« La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale ». 139
492
Questi « splendori di una santità del tutto singolare » di cui
Maria è « adornata fin dal primo istante della sua concezione »
140 le vengono interamente da Cristo: ella è « redenta in
modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo ». 141
Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha « benedetta con
ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo » (Ef 1,3).
In lui l'ha scelta « prima della creazione del mondo, per essere »
santa e immacolata « al suo cospetto nella carità » (Ef 1,4).
493
I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio « la
Tutta Santa » , la onorano come « immune da ogni macchia di
peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura
». 142 Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da
ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.
«Avvenga
di me quello che hai detto...»
494
All'annunzio che avrebbe dato alla luce « il Figlio dell'Altissimo »
senza conoscere uomo, per la potenza dello Spirito Santo, 143
Maria ha risposto con « l'obbedienza della fede » (Rm 1,5),
certa che nulla è impossibile a Dio: « Io sono la serva del
Signore; avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38).
Così, dando il proprio assenso alla parola di Dio, Maria è
diventata Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza
essere ritardata da nessun peccato la volontà divina di salvezza, si
è offerta totalmente alla persona e all'opera del Figlio suo,
mettendosi al servizio del mistero della redenzione, sotto di lui e
con lui, con la grazia di Dio onnipotente: 144
« Come dice sant'Ireneo, "obbedendo divenne causa della salvezza per sé e per tutto il genere umano". 145 Con lui, non pochi antichi Padri affermano: "Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria ha sciolto con la sua fede", 146 e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria "la Madre dei viventi" e affermano spesso: "La morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria" ». 147
(138)
Cf Lc 1,28.
(139)
Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: DS 2803.
(140)
Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57
(1965) 60.
(141)
Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 53: AAS 57
(1965) 58.
(142)
Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57
(1965) 60.
(143)
Cf Lc 1,28-37.
(144)
Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57
(1965) 60-61.
(145)
Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 22, 4: SC 211, 440
(PG 7, 959).
(146)
Cf Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 22, 4: SC 211,
442-444 (PG 7, 959-960).
(147)
Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57
(1965) 60-61.
sabato 6 dicembre 2014
Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1, 1-8 - Raddrizzate le vie del Signore
Mc
1, 1-8
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Parola del Signore
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Parola del Signore
Riflessione
Il messaggio che Gesù ci regala oggi dovrebbe essere fonte di tanta gioia e speranza per ogni cristiano.
Il
comportamento, un pochetto strano di Giovanni Battista, non ci deve
spaventare. E' vero, è un personaggio particolare, ma la sua
austerità ci deve spingere a cambiare mentalità, ci deve stimolare a diventare migliori, ci deve insomma incoraggiare per accettare i
cambiamenti di cui ha bisogno il nostro cuore.
Lui,
che viveva dell'essenziale... ”era vestito di peli di cammello,
con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e
miele selvatico”... (roba
da fare invidia ai migliori chef del momento... Gordon
Ramsay, chef e conduttore del programma: “Cucine da incubo” - in inglese: "Ramsay's Kitchen Nightmares" - lo
avrebbe subito ingaggiato!!!...) ci
insegna che il compito di ogni buon cristiano non è solo evitare
tanti fronzoli, ma è soprattutto far spazio alla venuta del Signore.
Dobbiamo insomma fare un po' di pulizia per rimuovere gli ostacoli
che rallentano
la crescita della nostra amicizia con il Signore.
E'
vero anche che viviamo in una società piena di problemi, di
violenza, di corruzioni, di ipocrisie, di incertezze, di angosce e spesso la delusione o la disperazione si
impadroniscono del nostro cuore; ma
oggi, Gesù ci offre una speranza... Lui infatti sta per venire, e
viene proprio per salvarci dal non senso, dalla disperazione, dalla morte... Proviamo allora ad accoglierlo con gioia e
amore, perché solo l'amore da fiducia e ci libera; è l'esperienza del suo amore che ci permetterà di
ricominciare e di dare finalmente un senso alla nostra esistenza.
La
disperazione infatti, come sappiamo, è la malattia peggiore... ma
Gesù ci vuole salvare. Prepariamoci dunque a questo incontro
d'amore con cuore puro e sincero... solo così infatti potremo beneficiare della sua salvezza e, una volta salvati, forse, a poco a poco,
attireremo l'attenzione su Gesù nei nostri fratelli. Diventare veri testimoni di Gesù, trasmettere il suo amore, fare sospettare la sua gioia... non è lavoro di un giorno, e non penso che basti questo Natale per finirlo!!!...
Chiediamo
al buon Dio di rafforzare la nostra fede in modo da far germogliare
nel nostro cuore, a volte arido come un deserto, delle piante
rigogliose che possano consolare, aiutare e proteggere chi attorno a noi ha perso la speranza.
Pace
e bene
“Preparate la strada del Signore” - San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa
Cosa
bisogna fare per prepararci all’avvento del divino Salvatore che si
avvicina? Ce lo insegna San Giovanni Battista: “Fate penitenza –
egli dice – abbassate i monti dell’orgoglio e riempite le valli
di tiepidezza e pusillanimità, poiché la salvezza si avvicina”.
Queste valli non sono altro che la paura che, quando è troppo
grande, ci porta allo scoraggiamento. Lo sguardo alle gravi colpe
commesse porta con sé lo sgomento e la paura che abbatte il cuore.
Sono le valli che bisogna riempire di fiducia e speranza, per
l’avvento del Signore.
“Abbassate monti e colli”: cosa sono se non la presunzione, l’orgoglio e la stima di sé, che è un grandissimo impedimento alla venuta del Signore, il quale è solito umiliare e abbassare i superbi, poiché è capace di penetrare in fondo al cuore per scoprire l’orgoglio che vi è nascosto. “I passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati”. E’ come se dicesse: “Raddrizzate le intenzioni sbagliate per avere solo quella che piace a Dio, facendo penitenza, unico scopo a cui tutti dobbiamo tendere”.
Raddrizzate i sentieri, spianate i vostri umori con la mortificazione delle passioni e inclinazioni e avversioni. Che cosa desiderabile l’uguaglianza fra spirito e umore; ma quanto dobbiamo lavorare con fedeltà per conquistarla! Poiché siamo variabili e incostanti da non potersi dire quanto! Si troveranno persone che sono ora di buon umore e quindi si conversa con loro piacevolmente e con gioia; ma subito dopo le troverete afflitte e inquiete. Insomma, i sentieri tortuosi e impervi da raddrizzare per l’avvento del Signore.
“Abbassate monti e colli”: cosa sono se non la presunzione, l’orgoglio e la stima di sé, che è un grandissimo impedimento alla venuta del Signore, il quale è solito umiliare e abbassare i superbi, poiché è capace di penetrare in fondo al cuore per scoprire l’orgoglio che vi è nascosto. “I passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati”. E’ come se dicesse: “Raddrizzate le intenzioni sbagliate per avere solo quella che piace a Dio, facendo penitenza, unico scopo a cui tutti dobbiamo tendere”.
Raddrizzate i sentieri, spianate i vostri umori con la mortificazione delle passioni e inclinazioni e avversioni. Che cosa desiderabile l’uguaglianza fra spirito e umore; ma quanto dobbiamo lavorare con fedeltà per conquistarla! Poiché siamo variabili e incostanti da non potersi dire quanto! Si troveranno persone che sono ora di buon umore e quindi si conversa con loro piacevolmente e con gioia; ma subito dopo le troverete afflitte e inquiete. Insomma, i sentieri tortuosi e impervi da raddrizzare per l’avvento del Signore.
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San Francesco di Sales
Una fede gioiosa......Dalla esortazione apostolica “ Rallegratevi nel Signore “ del papa Paolo VI
Nessuno
è escluso dalla gioia portata dal Signore. La grande gioia
annunciata dall'Angelo, nella notte di Natale, è davvero per tutto
il popolo , per quello d'Israele che attendeva allora ansiosamente un
Salvatore, come per il popolo innumerevole di tutti coloro che, nella
successione dei tempi, ne accoglieranno il messaggio e si sforzeranno
di viverlo. Per prima, la Vergine Maria ne aveva ricevuto l'annunzio
dall'angelo Gabriele e il suo Magnificat era già l'inno di
esultanza di tutti gli umili.
Disponibile
all'annuncio venuto dall'alto, essa, la serva del Signore, la sposa
dello Spirito Santo, la Madre dell'eterno Figlio, fa esplodere la sua
gioia dinanzi alla cugina Elisabetta, che ne esalta la fede: «L'anima
mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio
Salvatore . . . D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno
beata» . Essa, meglio di ogni altra creatura, ha compreso che Dio
compie azioni meravigliose: santo è il suo Nome, egli mostra la sua
misericordia, egli innalza gli umili, egli è fedele alle sue
promesse. Non che l'apparente corso della vita di Maria esca dalla
trama ordinaria: ma essa riflette sui più piccoli segni di Dio,
meditandoli nel suo cuore. Non che le sofferenze le siano state
risparmiate: essa sta in piedi accanto alla croce, associata in modo
eminente al sacrificio del Servo innocente, Lei ch'è madre dei
dolori.
Ma essa è anche aperta senza alcun limite alla gioia della Risurrezione; ed essa è anche elevata, corpo e anima, alla gloria del Cielo. Prima creatura redenta, Immacolata fin dalla concezione, dimora incomparabile dello Spirito, abitacolo purissimo del Redentore degli uomini, essa è al tempo stesso la Figlia prediletta di Dio e, nel Cristo, la Madre universale.
Ma essa è anche aperta senza alcun limite alla gioia della Risurrezione; ed essa è anche elevata, corpo e anima, alla gloria del Cielo. Prima creatura redenta, Immacolata fin dalla concezione, dimora incomparabile dello Spirito, abitacolo purissimo del Redentore degli uomini, essa è al tempo stesso la Figlia prediletta di Dio e, nel Cristo, la Madre universale.
Essa
è il tipo perfetto della Chiesa terrena e glorificata. Quale
mirabile risonanza acquistano, nella sua esistenza singolare di
Vergine d'Israele, le parole profetiche rivolte alla nuova
Gerusalemme: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta
nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha
avvolto col manto della giustizia, come uno sposo che si cinge di
diadema e come una sposa che si adorna di gioielli» .Vicina al
Cristo, essa ricapitola in sé tutte le gioie, essa vive la gioia
perfetta promessa alla Chiesa: Mater piena sanctae laetitiae;
e giustamente i suoi figli qui in terra, volgendosi verso colei che è
madre della speranza e madre della grazia, la invocano come la causa
della loro gioia: Causa nostrae laetitiae.
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Papa Paolo VI
6 Dicembre San Nicola Patrono di Sassari
Per
la festa del patrono della città solenni cerimonie religiose al
termine delle quali si rinnova la tradizione della "Dote di San
Nicola". La dote di San Nicola, con la quale viene attribuita
una quota in denaro a favore di tre future spose, è una tradizione
che si riferisce a un atto di liberalità di San Nicola, vissuto nel
IV secolo e vescovo di Mira, nei confronti di tre orfane di questa
città dell'Asia Minore.
La
storia di San Nicola
La leggenda di San
Nicola affascinò il medioevo dei cristiani e dei pagani. Durante la
vita si prese carico di orfani, vedove e gente perseguitata. Oggi,
assieme ai suoi "alter ego", Babbo Natale e Santa Claus,
continua a portare serenità a tutte le genti del mondo. Ma chi era
davvero San Nicola?
La figura di San
Nicola, come quella di molti santi è avvolta nel mistero: le uniche
notizie che ci sono arrivate, narrano che nacque nella città di
Pàtara, nella regione occidentale dell’antica Grecia, oggi al sud
della Turchia, intorno agli anni 260-280 d. C. La leggenda narra che
ereditò una grossa fortuna dai genitori e che la sua bontà lo
indusse a distribuirla ai poveri del suo paese.
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San Nicola
Non si entra in una casa senza rivolgersi al portiere! Ebbene, la Santa Vergine è la portinaia del cielo! - Tutto ciò che il Figlio chiede al Padre gli viene concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le viene ugualmente concesso. ( Curato d'Ars )
CINQUE
PIÙ CINQUE – Tratto da “ MONDO PICCOLO” di Giovannino
Guareschi
Le
cose si erano guastate forte per via della politica e, pur senza che
fosse successo niente di speciale, Peppone, quando incontrava don
Camillo, faceva una smorfia di disgusto e voltava la faccia da
un'altra parte. Poi, durante un discorso in piazza, Peppone aveva
fatto delle allusioni offensive a don Camillo e lo aveva chiamato «il
corvaccio del cancelliere». In seguito, avendo don Camillo risposto
per le rime sul giornaletto della parrocchia, una notte gli
scaricarono davanti alla porta della canonica un biroccio di letame,
sì che alla mattina dovette uscire con una scala dalla finestra. E
sul mucchio c'era un cartello: «Don Camillo, concimati la zucca».
Di qui cominciò una polemica verbale, giornalistica e murale così
accesa e violenta che c'era in giro sempre più un maledetto odor di
legnate. E dopo l'ultima replica di don Camillo attraverso il
giornaletto, la gente disse: «Se quelli di Peppone non rispondono ci
siamo».
E
quelli di Peppone non risposero, anzi si chiusero in un silenzio
preoccupante e pareva l'attimo che precede il temporale.
Una
sera don Camillo stava in chiesa assorto nelle sue preghiere, quando
udì cigolare la porticina del campanile e non fece neppure a tempo
a levarsi in piedi che Peppone gli stava dinanzi. Peppone aveva il
viso tetro e teneva una mano dietro la schiena. Pareva ubriaco e i
capelli gli ciondolavano sulla fronte. Don Camillo con la coda
dell'occhio mirò un candelabro che gli stava a fianco e, calcolata
bene la distanza, si alzò in piedi con un balzo all'indietro e si
trovò con la mano stretta attorno al pesante arnese di bronzo.
Peppone strinse le mascelle e guardò negli occhi don Camillo e don
Camillo aveva tutti i nervi tesi ed era sicuro che, appena Peppone
avesse mostrato quello che celava dietro le spalle, il candelabro
sarebbe partito come una saetta. Lentamente Peppone trasse la mano da
dietro la schiena e porse a don Camillo un grosso pacco stretto e
lungo. Don Camillo pieno di sospetto non accennò ad allungare la
mano e allora Peppone, deposto il pacco sulla balaustra dell'altare,
strappò la carta blu, e apparvero cinque lunghe torce di cera
grosse come un palo da vigna. «Sta morendo» spiegò con voce cupa
Peppone. Allora don Camillo si ricordò che qualcuno gli aveva detto
che il bambino di Peppone da quattro o cinque giorni stava male, ma
don Camillo non ci aveva fatto molto caso credendo si trattasse di
cosa da poco.
E
ora capiva il silenzio di Peppone e la mancata replica. «Sta
morendo» disse Peppone. «Accendetele subito.» Don Camillo andò
in sagrestia a prendere dei candelabri e, infilate le cinque grosse
torce di cera, si accinse a disporle davanti al Cristo. «No» disse
con rancore Peppone «quello lì è uno della vostra congrega.
Accendetele davanti a quella là che non fa della politica.» Don
Camillo a sentir chiamare «quella là» la Madonna strinse i denti
e sentì una voglia matta di rompere la testa a Peppone. Ma tacque e
andò a disporre le candele accese davanti alla statua della
Vergine, nella cappelletta a sinistra. Si volse verso Peppone.
«Diteglielo!» ordinò con voce dura Peppone. Allora don Camillo
si inginocchiò e sottovoce disse alla Madonna che quelle cinque
grosse candele gliele offriva Peppone perché aiutasse il suo
bambino che stava male. Quando si rialzò Peppone era scomparso.
Passando davanti all'altar maggiore don Camillo si segnò
rapidamente e tentò di sgattaiolare via, ma la voce del Cristo lo
fermò. «Don Camillo, cos'hai?» Don Camillo allargò le braccia
umiliatissimo. «Mi dispiace» disse «che abbia bestemmiato così,
quel disgraziato. Né io ho trovato la forza di dirgli niente. Come
si fa a fare delle discussioni con un uomo che ha perso la testa
perché gli muore il figlio?» «Hai fatto benissimo» rispose il
Cristo. «La politica è una maledetta faccenda» spiegò don
Camillo. «Voi non dovete avervene a male, non dovete essere severo
con lui.» «E perché dovrei giudicarlo male?» sussurrò il
Cristo. «Egli onorando la Madre mia mi riempie il cuore di dolcezza.
Mi spiace un po' che l'abbia chiamata "quella là".» Don
Camillo scosse il capo. «Avete inteso male» protestò. «Egli ha
detto: "Accendetele tutte davanti alla Beata Vergine Santissima
che sta in quella cappella là". Figuratevi! Se avesse avuto il
coraggio di dire una cosa simile, figli o non figli, lo avrei
cacciato fuori a pedate!» «Ho proprio piacere che sia così»
rispose sorridendo il Cristo «Proprio piacere. Però parlando di me
ha detto "quello lì".» «Non lo si può negare» disse
don Camillo. «A ogni modo io sono convinto che egli lo ha detto per
fare un affronto a me, non a Voi. Lo giurerei, tanto ne sono
convinto.» Don Camillo uscì e dopo tre quarti d'ora rientrò
pieno di orgasmo. «Ve l'avevo detto?» gridò sciorinando un pacco
sulla balaustra. «Mi ha portato cinque candele da accendere anche a
Voi! Cosa ne dite?» «È molto bello tutto questo» rispose
sorridendo il Cristo. «Sono più piccolette delle altre» spiegò
don Camillo «ma in queste cose quella che conta è l'intenzione. E
poi dovete tener presente che Peppone non è ricco e, con tutte le
spese di medicine e dottori, si è inguaiato fino agli occhi.»
«Tutto ciò è molto bello» ripetè il Cristo. Presto le cinque
candele furono accese e pareva che fossero cinquanta tanto
splendevano. «Si direbbe persino che mandino più luce delle altre»
osservò don Camillo.
E
veramente mandavano molta più luce delle altre perché erano
cinque candele che don Camillo era corso a comprare in paese facendo
venir giù dal letto il droghiere e dando soltanto un acconto
perché don Camillo era povero in canna. E tutto questo il Cristo lo
sapeva benissimo e non disse niente, ma una lagrima scivolò giù
dai suoi occhi e rigò di un filo d'argento il legno nero della
croce e questo voleva dire che il bambino di Peppone era salvo.
E
così fu.
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Giovannino Guareschi
venerdì 5 dicembre 2014
LA COSCIENZA MORALE - Dal Catechismo della Chiesa Cattolica - CAPITOLO PRIMO- LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA - ARTICOLO 6
1776
« Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui
a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo
chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando
occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore [...]. L'uomo ha
in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore [...]. La
coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove
egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità
propria ».69
1777
Presente nell'intimo della persona, la coscienza morale70
le ingiunge, al momento opportuno, di compiere il bene e di evitare
il male. Essa giudica anche le scelte concrete, approvando quelle che
sono buone, denunciando quelle cattive.71 Attesta
l'autorità della verità in riferimento al Bene supremo, di cui la
persona umana avverte l'attrattiva ed accoglie i comandi. Quando
ascolta la coscienza morale, l'uomo prudente può sentire Dio che
parla.
1778
La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la
persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che
sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice
e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere
giusto e retto. È attraverso il giudizio della propria coscienza che
l'uomo percepisce e riconosce i precetti della Legge divina:
La coscienza « è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza. [...] Essa è la messaggera di colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo ».72
1779
L'importante per ciascuno è di essere sufficientemente presente a se
stesso al fine di sentire e seguire la voce della propria coscienza.
Tale ricerca di interiorità è quanto mai necessaria per il
fatto che la vita spesso ci mette in condizione di sottrarci ad ogni
riflessione, esame o introspezione:
« Ritorna alla tua coscienza, interrogala. [...] Fratelli, rientrate in voi stessi e in tutto ciò che fate fissate lo sguardo sul Testimone, Dio ».73
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Catechismo della Chiesa Cattolica
Bisogna perdonare chi ci offende. Questa è la regola.....DON CAMILLO – Tratto da “ MONDO PICCOLO “ di Giovannino Guareschi
Don
Camillo, l'arciprete di Ponteratto, era un gran brav'uomo. Però uno
di quei tipi che non hanno peli sulla lingua e, la volta che in paese
era successo un sudicio pasticcio nel quale erano immischiati vecchi
possidenti e ragazze, don Camillo durante la Messa aveva cominciato
un discorsetto generico e ammodino, poi a un bel momento, scorgendo
proprio in prima fila uno degli scostumati, gli erano scappati i
cavalli e, interrotto il suo dire, aveva gettato un drappo sulla
testa del Gesù Crocifisso dell'altar maggiore perché non sentisse
e, piantandosi i pugni sui fianchi, aveva finito il discorso a modo
suo e tanto era tonante la voce che usciva dalla bocca di
quell'omaccione, e tanto grosse le diceva, che il soffitto della
chiesetta tremava. Naturalmente don Camillo, venuto il tempo delle
elezioni, si era espresso in modo così esplicito nei riguardi degli
esponenti locali delle sinistre che, una bella sera, tra il lusco e
il brusco, mentre tornava in canonica, un pezzaccio d'uomo
intabarrato gli era arrivato alle spalle schizzando fuor da una siepe
e, approfittando che don Camillo era impacciato dalla bicicletta al
manubrio della quale era appeso un fagotto con settanta uova, gli
aveva dato una robusta suonata con un palo, scomparendo poi come
inghiottito dalla terra. Don Camillo non aveva detto niente a
nessuno. Arrivato in canonica e messe in salvo le uova, era andato in
chiesa a consigliarsi con Gesù, come era solito fare nei momenti di
dubbio. «Cosa debbo fare?» aveva chiesto don Camillo. «Spennellati
la schiena con un po' d'olio sbattuto nell'acqua e statti zitto» gli
aveva risposto Gesù dal sommo dell'altare. «Bisogna perdonare chi
ci offende. Questa è la regola.» «Va bene» aveva obiettato don
Camillo. «Qui però si tratta di legnate, non di offese.» «E cosa
vuol dire?» gli aveva sussurrato Gesù. «Forse che le offese
recate al corpo sono più dolorose di quelle recate allo
spirito?»«D'accordo, Signore. Ma Voi dovete tener presente che
legnando me che sono il Vostro ministro, hanno recato offesa a Voi.
Io lo faccio più per Voi che per me.» «E io non ero forse più
ministro di Dio di te? E non ho forse perdonato chi mi ha inchiodato
sulla croce?» «Con Voi non si può ragionare» aveva concluso don
Camillo. «Avete sempre ragione Voi. Sia fatta la Vostra volontà.
Perdoneremo. Però ricordatevi che se quelli, imbaldanziti dal mio
silenzio, mi spaccheranno la zucca la responsabilità sarà Vostra.
Io Vi potrei citare dei passi del Vecchio Testamento...» «Don
Camillo, a me vieni a parlare di Vecchio Testamento! Per quanto
riguarda il resto mi assumo ogni responsabilità. Però, detto fra
noi, una pestatina ti sta bene così impari a fare della politica in
casa mia.» Don Camillo aveva perdonato. Però una cosa gli era
rimasta di traverso nel gozzo come una lisca di merluzzo: la
curiosità di sapere chi l'avesse spennellato. Passò del tempo e,
una sera tardi, mentre era nel confessionale, don Camillo vide
attraverso la grata la faccia del capoccia dell'estrema sinistra,
Peppone. Peppone che veniva a confessarsi era un avvenimento da far
rimanere a bocca aperta. Don Camillo si compiacque. «Dio sia con te,
fratello: con te che più d'ogni altro hai bisogno della Sua santa
benedizione. È da molto tempo che non ti confessi?» «Dal 1918»
rispose Peppone. «Figurati i peccati che hai fatto in questi 28
anni, con quelle belle idee che hai per la testa.» «Eh sì,
parecchi» sospirò Peppone. «Per esempio?» «Per esempio due mesi
fa vi ho bastonato.» «È grave» rispose don Camillo. «Offendendo
un ministro di Dio tu hai offeso Dio.» «Me ne sono pentito»
esclamò Peppone. «Io poi non vi ho bastonato come ministro di Dio,
ma come avversario politico. È stato un momento di
debolezza.»«Oltre a questo e all'appartenenza a quel diabolico
partito, hai altri peccati gravi?» Peppone vuotò il sacco. In
complesso era poca roba e don Camillo lo liquidò con una ventina
fra Pater e Avemarie. Poi, mentre Peppone si inginocchiava davanti
alla balaustra per dire la sua penitenza, don Camillo andò a
inginocchiarsi sotto il Crocifisso. «Gesù» disse «perdonami ma
io gliele pesto.» «Neanche per sogno» rispose Gesù. «Io l'ho
perdonato e anche tu lo devi perdonare. In fondo è un brav'uomo.»
«Gesù, non ti fidare dei rossi: quelli tirano a fregare. Guardalo
bene: non vedi che faccia da barabba che ha?» «Una faccia come
tutte le altre. Don Camillo, tu hai il cuore avvelenato!» «Gesù,
se Vi ho servito bene fatemi una grazia: lasciate almeno che gli
sbatta quel candelotto sulla schiena! Cos'è una candela, Gesù
mio?»«No» rispose Gesù. «Le tue mani sono fatte per benedire,
non per percuotere.»Don Camillo sospirò. Si inchinò e uscì dal
cancelletto. Si volse verso l'altare per segnarsi ancora e così si
trovò dietro le spalle di Peppone che, inginocchiato, era immerso
nelle sue preghiere. «Sta bene» gemette don Camillo giungendo le
palme e guardando Gesù. «Le mani sono fatte per benedire, ma i
piedi no!» «Anche questo è vero» disse Gesù dall'alto
dell'altare. «Però mi raccomando, don Camillo: una sola!» La
pedata partì come un fulmine. Peppone incassò senza battere
ciglio poi si alzò e sospirò sollevato: «È dieci minuti che
l'aspettavo» disse. «Adesso mi sento meglio.» «Anch'io» esclamò
don Camillo che aveva ora il cuore sgombro e netto come il cielo
sereno. Gesù non disse niente. Ma si vedeva che era contento anche
Lui.
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Giovannino Guareschi
MARCELLINO IN CIELO di JOSE MARIA SANCHEZ SILVA
Marcellino Pane e Vino
aveva lasciato il suo corpo sull'imbrunire, disteso come un grazioso
vestitino usato, ai piedi dell'Altare della Cappella, in mezzo ai
fiori. I buoni frati, i volti affondati tra le mani, ringraziavano
il Signore; mentre i piú giovani erano andati ad avvertire la gente,
Frate Male s'era fatto portare in Cappella e Fratel Dindon,
piangendo, continuava a suonare a gloria.
Dapprima
Marcellino Pane e Vino provò un brivido di freddo, poi un
piacevole calore, simile a quello che aveva sentito quando, portando
a Gesú nella soffitta un bicchiere di vino troppo pieno, ne aveva
bevuto un gran sorso perché non si versasse. E da questo momento in
poi, senti di star bene, proprio come in quella occasione.
Avanzava
velocemente e già si trovava molto lontano non solo dal
convento e dal suo Paese, che era la Spagna, ma anche dall'Europa e
dalla vicina Africa e poi ancora da tutte le terre del mondo intero.
Era ormai
l'alba di un nuovo giorno e il sole, salendo la curva del cielo,
segnava la stessa ora della sepoltura del bimbo: e quella sepoltura,
accompagnata da tante e si diverse creature, rompeva con il suo dolce
mormorio di canti e di preghiere la solitudine e il silenzio dei
campi ancora irrigiditi dal freddo della notte.
Marcellino
Pane e Vino camminava per una strada agevole e piana; c'era una gran
differenza fra questa e quella dannata scala della soffitta. Il
piccolino non si rendeva conto ancora di non stare piú sulla terra
di questo mondo, ma di camminare ormai lungo una strada eterea, che
era il cammino del Cielo.
Tuttavia,
questo si riandava col pensiero alla sua vita come a un qualcosa che
fosse accaduto in altro tempo o addirittura ad altra persona. Come
gli era talvolta accaduto in sogno: ricordava i frati, ma gli
sembravano piú piccini di sé medesimo e rammentava ancora i suoi
animali, ma come se fossero dei piccoli giocattoli fatti da un
gigante con un po' di fango e di acqua.
Marcellino
Pane e Vino camminava in mezzo ad una luce sfavillante, che non
proveniva solamente dall'alto, come quella che emanava dal sole
quando egli si trovava sulla terra (ed anche allora era tanto felice,
ma certamente non come ora); era una luce che si diffondeva da
tutte le parti, e si sarebbe potuto pensare persino che
emanasse anche da lui. Benché non vedesse ancora nulla da nessuna
parte, tuttavia si accorgeva che ormai stava camminando da molto e
molto tempo; e gli veniva da ridere ripensando che sulla terra,
quando passeggiava con frate Porta davanti al convento, il Cielo non
gli pareva poi troppo grande! Eppure lo aveva osservato tanto nel
vano tentativo di scorgere sua madre! e non era purtroppo mai
riuscito a vederla.
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