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martedì 9 dicembre 2014

JUAN DIEGO CUAUHTLATOATZIN - (1474 – 1548) - IL MESSAGGERO DI NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE - Canonizzazione: 31 luglio 2002 - Festa: 9 dicembre



San JUAN DIEGO CUAUHTLATTOATZIN, dell'etnia indigena dei chichimecas, nacque verso il 1474 a Cuauhtitlán, venti chilometri a nord di Tenochtitlán (Città del Messico), oggi da questa assorbita. Il suo nome di nascita era Cuauh­tlatoatzin, che può essere tradotto con « Colui che parla come un'aquila », poiché l'aquila è simbolo dell'evangelista san Giovanni. Ciò dimostra come i missionari spagnoli tendessero a « inculturare » il cristianesimo, dando anche – quando era possibile – agli indios convertiti nomi cristiani di significato simbo­lico analogo a quello dei loro nomi originari. Secondo il più importante docu­mento biografico del Beato, il « Nican Motecpana », scritto dallo storico Fer­nando de Alva Ixtlilxochtl, Juan Diego era un « macehual », o « povero indio », un uomo del popolo, piccolo coltivatore diretto in un modesto villaggio: poco più di niente, nella società azteca, complessa e fortemente gerarchizzata. Ciò equivale a dire che apparteneva alla numerosa massa della classe inferiore del­l'Impero Azteco, ma non alla classe degli schiavi.

Nel 1524, tre anni dopo la conquista del Messico, giunsero i primi missio­nari francescani. Tra questi vi era fra Pietro da Gand, dal quale, secondo le testimonianze, Diego ricevette le prime nozioni della dottrina cristiana. All'età di cinquant'anni, nel 1524, ricevette il battesimo col nome cristiano di Juan Diego, insieme alla sua moglie Malintzin, che prese a sua volta il nome di Maria Lucia. Secondo le « Informaciones Guadalupanas » del 1666, basate sulle prime ricerche ecclesiastiche riguardanti gli avvenimenti di Guadalupe, sembra che Juan Diego già prima della sua conversione fosse un uomo religioso, molto riservato e meditativo. Egli percorreva a piedi i venti chilometri dalla sua casa a Tenochtitlán per ricevervi una formazione religiosa.

lunedì 8 dicembre 2014

“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28) - OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II - Basilica di S. Maria Maggiore, 8 dicembre 1982



1. Mentre queste parole del saluto dell’Angelo riecheggiano soavemente nel nostro animo, desidero rivolgere lo sguardo, insieme con voi, cari fratelli e sorelle, sul mistero dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria con l’occhio spirituale di san Massimiliano Kolbe. Egli ha legato tutte le opere della sua vita e della sua vocazione all’Immacolata. E perciò, in quest’anno, in cui è stato elevato alla gloria dei Santi, egli ha molto da dirci nella solennità dell’Immacolata, di cui amò definirsi devoto “militante”.
L’amore all’Immacolata fu infatti il centro della sua vita spirituale, il fecondo principio animatore della sua attività apostolica. Il modello sublime dell’Immacolata illuminò e guidò la sua intera esistenza sulle strade del mondo e fece della sua morte eroica nel campo di sterminio di Auschwitz una splendida testimonianza cristiana e sacerdotale. Con l’intuizione del santo e la finezza del teologo, Massimiliano Kolbe meditò con acume straordinario il mistero della Concezione Immacolata di Maria alla luce della Sacra Scrittura, del Magistero e della Liturgia della Chiesa, ricavandone mirabili lezioni di vita. Egli è apparso nel nostro tempo profeta e apostolo di una nuova “era mariana”, destinata a far brillare di vivida luce nel mondo intero Gesù Cristo e il suo Vangelo.

L’Immacolata : ecco il nostro ideale. Avvicinarci a Lei per renderci simili a Lei. (SK 1210) di San Massimiliano Maria Kolbe




Il vertice dell’amore della creazione che torna a Dio è l’Immacolata, l’essere senza macchia di peccato, tutta bella, tutta di Dio. Neppure per un istante la Sua volontà si è allontanata dalla volontà di Dio. Ella è appartenuta sempre ed liberamente a Dio. E in lei avviene il miracolo dell’unione di Dio con la creazione. A Lei, come alla propria sposa il Padre affida il Figlio, il Figlio discende nel Suo grembo verginale, divenendo Figlio di Lei, mentre lo Spirito Santo forma in Lei in modo prodigioso il corpo di Gesù e prende dimora nella Sua anima, la compenetra in modo così ineffabile che la definizione di “Sposa dello Spirito Santo” è una somiglianza assai lontana della vita dello Spirito Santo in lei e attraverso di Lei. In Gesù vi sono due nature (la divina e l’umana) e un’unica persona (quella divina), mentre qui vi sono due nature e due sono pure le persone, lo Spirito Santo e l’Immacolata, tuttavia l’unione della divinità con l’umanità supera qualsiasi comprensione. (SK 1310) ...Maria, per il fatto di essere la madre di Gesù Salvatore, è divenuta la corredentrice del genere umano, mentre per il fatto di essere la Sposa dello Spirito Santo, prende parte alla distribuzione di tutte le grazie. (SK 1229) ... non abbiano affatto paura di amare troppo l’Immacolata, dato che (...) non l’ameremo mai nel modo come l’ha amata Gesù. Ebbene tutta la nostra santità consiste nell’imitare Gesù. Chi si avvicina a Lei per ciò stesso si avvicina a Dio, solo che lo fa percorrendo una strada più breve, più sicura , più facile. (SK 542) 

L'Immacolata concezione – dal Catechismo della Chiesa Cattolica



490 Per essere la Madre del Salvatore, Maria « da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande missione ». 137 L'angelo Gabriele, al momento dell'annunciazione, la saluta come « piena di grazia » (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all'annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.
491 Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, « colmata di grazia » da Dio, 138 era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell'immacolata concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:
« La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale ». 139
492 Questi « splendori di una santità del tutto singolare » di cui Maria è « adornata fin dal primo istante della sua concezione » 140 le vengono interamente da Cristo: ella è « redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo ». 141 Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha « benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo » (Ef 1,3). In lui l'ha scelta « prima della creazione del mondo, per essere » santa e immacolata « al suo cospetto nella carità » (Ef 1,4).
493 I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio « la Tutta Santa » , la onorano come « immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura ». 142 Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.
«Avvenga di me quello che hai detto...»
494 All'annunzio che avrebbe dato alla luce « il Figlio dell'Altissimo » senza conoscere uomo, per la potenza dello Spirito Santo, 143 Maria ha risposto con « l'obbedienza della fede » (Rm 1,5), certa che nulla è impossibile a Dio: « Io sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38). Così, dando il proprio assenso alla parola di Dio, Maria è diventata Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza essere ritardata da nessun peccato la volontà divina di salvezza, si è offerta totalmente alla persona e all'opera del Figlio suo, mettendosi al servizio del mistero della redenzione, sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente: 144
« Come dice sant'Ireneo, "obbedendo divenne causa della salvezza per sé e per tutto il genere umano". 145 Con lui, non pochi antichi Padri affermano: "Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria ha sciolto con la sua fede", 146 e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria "la Madre dei viventi" e affermano spesso: "La morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria" ». 147


(137) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.
(138) Cf Lc 1,28.
(139) Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: DS 2803.
(140) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.
(141) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 53: AAS 57 (1965) 58.
(142) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.
(143) Cf Lc 1,28-37.
(144) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60-61.
(145) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 22, 4: SC 211, 440 (PG 7, 959).
(146) Cf Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 22, 4: SC 211, 442-444 (PG 7, 959-960).
(147) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60-61.

sabato 6 dicembre 2014

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1, 1-8 - Raddrizzate le vie del Signore




Mc 1, 1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Parola del Signore

Riflessione


Il messaggio che Gesù ci regala oggi dovrebbe essere fonte di tanta gioia e speranza per ogni cristiano.
Il comportamento, un pochetto strano di Giovanni Battista, non ci deve spaventare. E' vero, è un personaggio particolare, ma la sua austerità ci deve spingere a cambiare mentalità, ci deve stimolare a diventare migliori, ci deve insomma incoraggiare per accettare i cambiamenti di cui ha bisogno il nostro cuore.
Lui, che viveva dell'essenziale... ”era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico”... (roba da fare invidia ai migliori chef del momento... Gordon Ramsay, chef e conduttore del programma: “Cucine da incubo” - in inglese: "Ramsay's Kitchen Nightmares" -  lo avrebbe subito ingaggiato!!!...) ci insegna che il compito di ogni buon cristiano non è solo evitare tanti fronzoli, ma è soprattutto far spazio alla venuta del Signore. Dobbiamo insomma fare un po' di pulizia per rimuovere gli ostacoli che rallentano la crescita della nostra amicizia con il Signore.
E' vero anche che viviamo in una società piena di problemi, di violenza, di corruzioni, di ipocrisie, di incertezze, di angosce e spesso la delusione o la disperazione si impadroniscono del nostro cuore; ma oggi, Gesù ci offre una speranza... Lui infatti sta per venire, e viene proprio per salvarci dal non senso, dalla disperazione, dalla morte... Proviamo allora ad accoglierlo con gioia e amore, perché solo l'amore da fiducia e ci libera; è l'esperienza del suo amore che ci permetterà di ricominciare e di dare finalmente un senso alla nostra esistenza.
La disperazione infatti, come sappiamo, è la malattia peggiore... ma Gesù ci vuole salvare. Prepariamoci dunque a questo incontro d'amore con cuore puro e sincero... solo così infatti potremo beneficiare della sua salvezza e, una volta salvati, forse, a poco a poco, attireremo l'attenzione su Gesù nei nostri fratelli. Diventare veri testimoni di Gesù, trasmettere il suo amore, fare sospettare la sua gioia... non è lavoro di un giorno, e non penso che basti questo Natale per finirlo!!!...
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede in modo da far germogliare nel nostro cuore, a volte arido come un deserto, delle piante rigogliose che possano consolare, aiutare e proteggere chi attorno a noi ha perso la speranza.
Pace e bene

“Preparate la strada del Signore” - San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa



Cosa bisogna fare per prepararci all’avvento del divino Salvatore che si avvicina? Ce lo insegna San Giovanni Battista: “Fate penitenza – egli dice – abbassate i monti dell’orgoglio e riempite le valli di tiepidezza e pusillanimità, poiché la salvezza si avvicina”. Queste valli non sono altro che la paura che, quando è troppo grande, ci porta allo scoraggiamento. Lo sguardo alle gravi colpe commesse porta con sé lo sgomento e la paura che abbatte il cuore. Sono le valli che bisogna riempire di fiducia e speranza, per l’avvento del Signore.

“Abbassate monti e colli”: cosa sono se non la presunzione, l’orgoglio e la stima di sé, che è un grandissimo impedimento alla venuta del Signore, il quale è solito umiliare e abbassare i superbi, poiché è capace di penetrare in fondo al cuore per scoprire l’orgoglio che vi è nascosto. “I passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati”.  E’ come se dicesse: “Raddrizzate le intenzioni sbagliate per avere solo quella che piace a Dio, facendo penitenza, unico scopo a cui tutti dobbiamo tendere”.

Raddrizzate i sentieri, spianate i vostri umori con la mortificazione delle passioni e inclinazioni e avversioni. Che cosa desiderabile l’uguaglianza fra spirito e umore; ma quanto dobbiamo lavorare con fedeltà per conquistarla! Poiché siamo variabili e incostanti da non potersi dire quanto! Si troveranno persone che sono ora di buon umore e quindi si conversa con loro piacevolmente e con gioia; ma subito dopo le troverete  afflitte e inquiete. Insomma, i sentieri tortuosi e impervi da raddrizzare per l’avvento del Signore.

Una fede gioiosa......Dalla esortazione apostolica “ Rallegratevi nel Signore “ del papa Paolo VI



Nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore. La grande gioia annunciata dall'Angelo, nella notte di Natale, è davvero per tutto il popolo , per quello d'Israele che attendeva allora ansiosamente un Salvatore, come per il popolo innumerevole di tutti coloro che, nella successione dei tempi, ne accoglieranno il messaggio e si sforzeranno di viverlo. Per prima, la Vergine Maria ne aveva ricevuto l'annunzio dall'angelo Gabriele e il suo Magnificat era già l'inno di esultanza di tutti gli umili.
Disponibile all'annuncio venuto dall'alto, essa, la serva del Signore, la sposa dello Spirito Santo, la Madre dell'eterno Figlio, fa esplodere la sua gioia dinanzi alla cugina Elisabetta, che ne esalta la fede: «L'anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore . . . D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» . Essa, meglio di ogni altra creatura, ha compreso che Dio compie azioni meravigliose: santo è il suo Nome, egli mostra la sua misericordia, egli innalza gli umili, egli è fedele alle sue promesse. Non che l'apparente corso della vita di Maria esca dalla trama ordinaria: ma essa riflette sui più piccoli segni di Dio, meditandoli nel suo cuore. Non che le sofferenze le siano state risparmiate: essa sta in piedi accanto alla croce, associata in modo eminente al sacrificio del Servo innocente, Lei ch'è madre dei dolori.
Ma essa è anche aperta senza alcun limite alla gioia della Risurrezione; ed essa è anche elevata, corpo e anima, alla gloria del Cielo. Prima creatura redenta, Immacolata fin dalla concezione, dimora incomparabile dello Spirito, abitacolo purissimo del Redentore degli uomini, essa è al tempo stesso la Figlia prediletta di Dio e, nel Cristo, la Madre universale.
Essa è il tipo perfetto della Chiesa terrena e glorificata. Quale mirabile risonanza acquistano, nella sua esistenza singolare di Vergine d'Israele, le parole profetiche rivolte alla nuova Gerusalemme: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto col manto della giustizia, come uno sposo che si cinge di diadema e come una sposa che si adorna di gioielli» .Vicina al Cristo, essa ricapitola in sé tutte le gioie, essa vive la gioia perfetta promessa alla Chiesa: Mater piena sanctae laetitiae; e giustamente i suoi figli qui in terra, volgendosi verso colei che è madre della speranza e madre della grazia, la invocano come la causa della loro gioia: Causa nostrae laetitiae
 

6 Dicembre San Nicola Patrono di Sassari


6 Dicembre - San Nicola – Patrono di Sassari


Per la festa del patrono della città solenni cerimonie religiose al termine delle quali si rinnova la tradizione della "Dote di San Nicola". La dote di San Nicola, con la quale viene attribuita una quota in denaro a favore di tre future spose, è una tradizione che si riferisce a un atto di liberalità di San Nicola, vissuto nel IV secolo e vescovo di Mira, nei confronti di tre orfane di questa città dell'Asia Minore.
La storia di San Nicola
La leggenda di San Nicola affascinò il medioevo dei cristiani e dei pagani. Durante la vita si prese carico di orfani, vedove e gente perseguitata. Oggi, assieme ai suoi "alter ego", Babbo Natale e Santa Claus, continua a portare serenità a tutte le genti del mondo. Ma chi era davvero San Nicola?

La figura di San Nicola, come quella di molti santi è avvolta nel mistero: le uniche notizie che ci sono arrivate, narrano che nacque nella città di Pàtara, nella regione occidentale dell’antica Grecia, oggi al sud della Turchia, intorno agli anni 260-280 d. C. La leggenda narra che ereditò una grossa fortuna dai genitori e che la sua bontà lo indusse a distribuirla ai poveri del suo paese.

Non si entra in una casa senza rivolgersi al portiere! Ebbene, la Santa Vergine è la portinaia del cielo! - Tutto ciò che il Figlio chiede al Padre gli viene concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le viene ugualmente concesso. ( Curato d'Ars )



CINQUE PIÙ CINQUE – Tratto da “ MONDO PICCOLO” di Giovannino Guareschi

Le cose si erano guastate forte per via della politica e, pur senza che fosse successo niente di speciale, Peppone, quando incontrava don Camillo, faceva una smorfia di disgusto e voltava la faccia da un'altra parte. Poi, durante un discorso in piazza, Peppone aveva fatto delle allusioni offensive a don Camillo e lo aveva chiamato «il corvaccio del cancelliere». In seguito, avendo don Camillo risposto per le rime sul giornaletto della parrocchia, una notte gli scaricarono davanti alla porta della canonica un biroccio di letame, sì che alla mattina dovette uscire con una scala dalla finestra. E sul mucchio c'era un cartello: «Don Camillo, concimati la zucca». Di qui cominciò una polemica verbale, giornalistica e murale così accesa e violenta che c'era in giro sempre più un maledetto odor di legnate. E dopo l'ultima replica di don Camillo attraverso il giornaletto, la gente disse: «Se quelli di Peppone non rispondono ci siamo».
E quelli di Peppone non risposero, anzi si chiusero in un silenzio preoccupante e pareva l'attimo che precede il temporale.
Una sera don Camillo stava in chiesa assorto nelle sue preghiere, quando udì cigolare la porticina del campanile e non fece neppure a tempo a levarsi in piedi che Peppone gli stava dinanzi. Peppone aveva il viso tetro e teneva una mano dietro la schiena. Pareva ubriaco e i capelli gli ciondolavano sulla fronte. Don Camillo con la coda dell'occhio mirò un candelabro che gli stava a fianco e, calcolata bene la distanza, si alzò in piedi con un balzo all'indietro e si trovò con la mano stretta attorno al pesante arnese di bronzo. Peppone strinse le mascelle e guardò negli occhi don Camillo e don Camillo aveva tutti i nervi tesi ed era sicuro che, appena Peppone avesse mostrato quello che celava dietro le spalle, il candelabro sarebbe partito come una saetta. Lentamente Peppone trasse la mano da dietro la schiena e porse a don Camillo un grosso pacco stretto e lungo. Don Camillo pieno di sospetto non accennò ad allungare la mano e allora Peppone, deposto il pacco sulla balaustra dell'altare, strappò la carta blu, e apparvero cinque lunghe torce di cera grosse come un palo da vigna. «Sta morendo» spiegò con voce cupa Peppone. Allora don Camillo si ricordò che qualcuno gli aveva detto che il bambino di Peppone da quattro o cinque giorni stava male, ma don Camillo non ci aveva fatto molto caso credendo si trattasse di cosa da poco.
E ora capiva il silenzio di Peppone e la mancata replica. «Sta morendo» disse Peppone. «Accendetele subito.» Don Camillo andò in sagrestia a prendere dei candelabri e, infilate le cinque grosse torce di cera, si accinse a disporle davanti al Cristo. «No» disse con rancore Peppone «quello lì è uno della vostra congrega. Accendetele davanti a quella là che non fa della politica.» Don Camillo a sentir chiamare «quella là» la Madonna strinse i denti e sentì una voglia matta di rompere la testa a Peppone. Ma tacque e andò a disporre le candele accese davanti alla statua della Vergine, nella cappelletta a sinistra. Si volse verso Peppone. «Diteglielo!» ordinò con voce dura Peppone. Allora don Camillo si inginocchiò e sottovoce disse alla Madonna che quelle cinque grosse candele gliele offriva Peppone perché aiutasse il suo bambino che stava male. Quando si rialzò Peppone era scomparso. Passando davanti all'altar maggiore don Camillo si segnò rapidamente e tentò di sgattaiolare via, ma la voce del Cristo lo fermò. «Don Camillo, cos'hai?» Don Camillo allargò le braccia umiliatissimo. «Mi dispiace» disse «che abbia bestemmiato così, quel disgraziato. Né io ho trovato la forza di dirgli niente. Come si fa a fare delle discussioni con un uomo che ha perso la testa perché gli muore il figlio?» «Hai fatto benissimo» rispose il Cristo. «La politica è una maledetta faccenda» spiegò don Camillo. «Voi non dovete avervene a male, non dovete essere severo con lui.» «E perché dovrei giudicarlo male?» sussurrò il Cristo. «Egli onorando la Madre mia mi riempie il cuore di dolcezza. Mi spiace un po' che l'abbia chiamata "quella là".» Don Camillo scosse il capo. «Avete inteso male» protestò. «Egli ha detto: "Accendetele tutte davanti alla Beata Vergine Santissima che sta in quella cappella là". Figuratevi! Se avesse avuto il coraggio di dire una cosa simile, figli o non figli, lo avrei cacciato fuori a pedate!» «Ho proprio piacere che sia così» rispose sorridendo il Cristo «Proprio piacere. Però parlando di me ha detto "quello lì".» «Non lo si può negare» disse don Camillo. «A ogni modo io sono convinto che egli lo ha detto per fare un affronto a me, non a Voi. Lo giurerei, tanto ne sono convinto.» Don Camillo uscì e dopo tre quarti d'ora rientrò pieno di orgasmo. «Ve l'avevo detto?» gridò sciorinando un pacco sulla balaustra. «Mi ha portato cinque candele da accendere anche a Voi! Cosa ne dite?» «È molto bello tutto questo» rispose sorridendo il Cristo. «Sono più piccolette delle altre» spiegò don Camillo «ma in queste cose quella che conta è l'intenzione. E poi dovete tener presente che Peppone non è ricco e, con tutte le spese di medicine e dottori, si è inguaiato fino agli occhi.» «Tutto ciò è molto bello» ripetè il Cristo. Presto le cinque candele furono accese e pareva che fossero cinquanta tanto splendevano. «Si direbbe persino che mandino più luce delle altre» osservò don Camillo.
E veramente mandavano molta più luce delle altre perché erano cinque candele che don Camillo era corso a comprare in paese facendo venir giù dal letto il droghiere e dando soltanto un acconto perché don Camillo era povero in canna. E tutto questo il Cristo lo sapeva benissimo e non disse niente, ma una lagrima scivolò giù dai suoi occhi e rigò di un filo d'argento il legno nero della croce e questo voleva dire che il bambino di Peppone era salvo.
E così fu.

venerdì 5 dicembre 2014

LA COSCIENZA MORALE - Dal Catechismo della Chiesa Cattolica - CAPITOLO PRIMO- LA DIGNITÀ DELLA PERSONA UMANA - ARTICOLO 6




1776 « Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore [...]. L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore [...]. La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria ».69
I. Il giudizio della coscienza
1777 Presente nell'intimo della persona, la coscienza morale70 le ingiunge, al momento opportuno, di compiere il bene e di evitare il male. Essa giudica anche le scelte concrete, approvando quelle che sono buone, denunciando quelle cattive.71 Attesta l'autorità della verità in riferimento al Bene supremo, di cui la persona umana avverte l'attrattiva ed accoglie i comandi. Quando ascolta la coscienza morale, l'uomo prudente può sentire Dio che parla.
1778 La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto. È attraverso il giudizio della propria coscienza che l'uomo percepisce e riconosce i precetti della Legge divina:
La coscienza « è una legge del nostro spirito, ma che lo supera, che ci dà degli ordini, che indica responsabilità e dovere, timore e speranza. [...] Essa è la messaggera di colui che, nel mondo della natura come in quello della grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo ».72
1779 L'importante per ciascuno è di essere sufficientemente presente a se stesso al fine di sentire e seguire la voce della propria coscienza. Tale ricerca di interiorità è quanto mai necessaria per il fatto che la vita spesso ci mette in condizione di sottrarci ad ogni riflessione, esame o introspezione:
« Ritorna alla tua coscienza, interrogala. [...] Fratelli, rientrate in voi stessi e in tutto ciò che fate fissate lo sguardo sul Testimone, Dio ».73