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venerdì 12 dicembre 2014

Dal Vangelo secondo Giovanni - Gv 1,6-8.19-28 - In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete.




Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Parola del Signore
Riflessione

La prima lettura di oggi riporta la profezia di Isaia, quella che Gesù leggerà sul rotolo nella sinagoga di Nazareth e al termine della quale dirà: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi" (Lc 4, 21). Il vangelo invece ci mostra la missione di Giovanni Battista e la sintetizza sempre con una profezia di Isaia: "Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore" (Is 40, 3). Questo per dirci che, come in un seme sono già presenti in qualche modo lo splendore e i frutti dell'albero, così in Gesù che nasce a natale sono già contenuti come in un seme i frutti della salvezza che porterà al mondo.
Nella società di oggi, per preparare la venuta di Gesù come l'ha preparata Giovanni Battista, ci vorrebbero dei veri testimoni innamorati del Signore. Purtroppo, molto spesso, coloro che dovrebbero testimoniare Gesù non lo conoscono veramente, e allora l'evangelizzazione diventa più che altro un ripetere luoghi comuni come i pappagalli. E' triste notare che, mentre si avvicina il Natale, si respira un clima di tiepidezza, di approssimazione, di superficialità. Dovremmo essere pronti ad accogliere Gesù nel nostro cuore, dovremmo traboccare di gioia e di gratitudine... e invece che cosa vediamo? Tanti musi duri, tanto pessimismo, tanta tristezza, tanta poca fede... E' vero che viviamo dei momenti non facili per tutti: ci sono difficoltà economiche, manca molto spesso il necessario, c'è tanta confusione, smarrimento, incertezza per il futuro, si verificano fatti orribili e agghiaccianti; esplodono le fogne e diffondono il loro fetore... ma se ci si affida al Signore... Lui ha il potere di placare ogni tempesta e, con la pace che solo Lui può dare, riusciremo ad affrontare ogni situazione con più lucidità. La fretta, l'agitazione, la tristezza, la disperazione e l'angoscia, non fanno altro che farci sprofondare sempre più nel buio.
Proviamo allora ad aprire il nostro cuore e a non vergognarci di guardare in faccia la situazione in cui ci troviamo, forse, riusciremo a dire col cuore: "Vieni Signore Gesù, vieni a salvarmi".
Proviamo anche ad imitare l'umiltà di Giovanni Battista... lui infatti era consapevole di essere solo il “portavoce” di Dio e non ne ha approfittato, alla domanda dei sacerdoti e dei leviti: «Tu, chi sei?», ha risposto: «Io sono voce di uno che grida nel deserto...». Cosa avremmo risposto noi? Che domanda... la stessa cosa!!! Noi, poveri umani, mica abbiamo la sindrome dell'onnipotenza!!! No, solo qualche volta, un pochetto!!!...
Allora, sarebbe meglio considerare che, anche se il buon Dio ci ha fatti a Sua immagine e somiglianza, Lui è sempre il Creatore e noi le creature, Lui è primo e noi siamo secondi, ma questa consapevolezza non è così scontata. Proviamo ad ascoltare con il cuore la Parola che ci viene annunciata oggi, perché la voce che grida nel deserto, i suoi richiami, le sue sferzate, li possiamo considerare come se qualcuno proiettasse un filmato della nostra vita... è un po' come se, su uno schermo, vedessimo chiaramente i nostri peccati, i nostri limiti, le nostre miserie, le nostre continue infedeltà; e questo perché, per essere salvati, per essere liberati, abbiamo bisogno prima di tutto che qualcuno ci riveli la nostra reale situazione, la nostra schiavitù, il nostro peccato... ecco il ruolo di Giovanni Battista. Lui però ci annuncia anche la buona novella... ci dice che sta per arrivare un certo Gesù che può liberarci dalla prigione da brivido in cui ci dibattiamo... se accoglieremo questa voce che ci scuote, saremo anche pronti ad accogliere Gesù come Dio comanda. Una bella e approfondita Confessione in un “gabbiotto” non ci farà male!!!
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede. Chiediamogli di farci ricordare ogni santo giorno la nostra reale condizione di poveretti sempre bisognosi di tutto... perché così potremo apprezzare e gioire meglio della salvezza che Lui ci dona. Se ci rendiamo veramente conto della nostra miseria apprezzeremo molto di più la sua misericordia.
Supplichiamolo anche di aiutarci ad essere più coraggiosi, in modo da non comportarci come gli agenti segreti... un vero cristiano non ha paura di stare alla luce del sole e di testimoniare con la vita di appartenere alla famiglia di Gesù. Ascoltiamo anche le belle parole di San Paolo: "Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino!" ( Fil 4, 4-5).
Pace e bene

La favola di Natale - GIOVANNINO GUARESCHI



Premessa

Questa favola è nata in un campo di concentramento del Nordovest germanico, nel dicembre del 1944, e le muse che l'ispirarono si chiamavano Freddo, Fame e Nostalgia. Questa favola io la scrissi rannicchiato nella cuccetta inferiore di un "castello" biposto, e sopra la mia testa c'era la fabbrica della melodia. Io mandavo su da Coppola versi di canzoni nudi e infreddoliti, e Coppola me li rimandava giù rivestiti di musica soffice e calda come lana d'angora. "Adesso la nonna racconta una fiaba al bambino per farlo addormentare", dicevo alle assicelle del soffitto. Oppure: "Adesso la nonna, il bambino e il cane montano in treno e fanno un lungo viaggio nella notte." E le muse ispiratrici salivano al piano superiore e dal soffitto piovevano semi biscrome. Si avvicinava il secondo Natale di prigionia: Fame, Freddo e Nostalgia. Tra i sei o settemila ufficiali prigionieri nel lager c'erano professionisti e dilettanti di musica e di canto. Qualcuno era riuscito a salvare il suo strumento, qualche strumento lo prestarono i prigionieri francesi del campo vicino. Coppola concertò le musiche e istruì orchestra, coro e cantanti. I violinisti non riuscivano a muovere le dita per il gran freddo; per l'umidità i violini si scollavano, perdevano il manico. Le voci faticavano a uscire da quella fame vestita di stracci e di freddo. Ma la sera della vigilia, nella squallida baracca del "teatro", zeppa di gente malinconica, io lessi la favola e l'orchestra, il coro e i cantanti la commentarono egregiamente, e il "rumorista" diede vita ai passaggi più movimentati. La nostalgia l'hanno inventata i prigionieri perché in prigionia tutto quello che appartiene al mondo precluso diventa favola, e gente ascolta sbalordita qualcuno raccontare che le tendine della sua stanza erano rosa. In prigionia anche i colori sono una favola, perché nel lager tutto è bigio, e il cielo, se una volta è azzurro, o se un rametto si copre di verde, sono cose di un altro mondo. Anche la realtà presente diventa nostalgia. Noi pensavamo allora alle cose più umili della vita consueta come meravigliosi beni perduti, e rimpiangevamo il sole, l'acqua, i fiori come se oramai non esistessero più: e per questo uomini maturi trovarono naturale che io, per Natale, raccontassi loro una favola, e giudicarono originalissimo il fatto che, nella favola, un uomo s'incontrasse con sua madre e col suo bambino. "Che fantasia", dicevano. "Come fai a pensare tutte queste strane faccende?" E la banalissima vicenda interessava i prigionieri forse più ancora del contenuto polemico della fiaba stessa. Perché La favola di Natale ha anche un contenuto polemico che le illustrazioni rendono oggi evidente anche al meno avvertito dei lettori, sì che io potrei premettere alla fiaba: "I personaggi di questo racconto sono tutti veri e i fatti in esso accennati hanno tutti un preciso riferimento con la realtà." La "realtà" era tutt'intorno a noi, e io la vedevo seduta a tre metri da me, in prima fila, vestita da Dolmetscher: e quando il "rumorista-imitatore" cantava con voce roca la canzoncina delle tre Cornacchie e il poliziotto di servizio sghignazzava divertito, io morivo dalla voglia di dirgli che non c'era niente da ridere: "Guardi, signore, che quella cornacchia è lei." "Io vi racconterò una favola, e voi la racconterete al vento di questa sera, e il vento la racconterà ai vostri bambini. E anche alle mamme e alle nonne dei vostri bambini, perché è la nostra favola: la favola malinconica d'ognuno di noi", Io, la sera della vigilia del '44, conclusi con queste parole la premessa: ma il vento avrà sentito? O, se ha sentito, sarà riuscito poi a superare i baluardi della censura? O, lungo la strada, avrà perso qualche periodo? Ci si può fidare del vento in un affare così delicato? Di qui l'idea di stampare la fiaba: il papà ex internato potrà così raccontarla al suo bambino, e da queste povere parole che sanno di fame, di freddo e di nostalgia il bambino capirà forse quel che il papà soffriva, lassù, nei desolati campi del Nord. E se non capirà il bambino, capirà la mamma. E - ripensando alle ultime parole della favola - anche per un mio orgoglietto personale: E se non v'è piaciuta - non vogliatemi male, ve ne dirò una meglio - il prossimo Natale, e che sarà una favola - senza malinconia: "C'era una volta - la prigionia..." Ho mantenuto la promessa e pago il mio debito: eccovi la favola. C'era una volta un prigioniero...

martedì 9 dicembre 2014

JUAN DIEGO CUAUHTLATOATZIN - (1474 – 1548) - IL MESSAGGERO DI NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE - Canonizzazione: 31 luglio 2002 - Festa: 9 dicembre



San JUAN DIEGO CUAUHTLATTOATZIN, dell'etnia indigena dei chichimecas, nacque verso il 1474 a Cuauhtitlán, venti chilometri a nord di Tenochtitlán (Città del Messico), oggi da questa assorbita. Il suo nome di nascita era Cuauh­tlatoatzin, che può essere tradotto con « Colui che parla come un'aquila », poiché l'aquila è simbolo dell'evangelista san Giovanni. Ciò dimostra come i missionari spagnoli tendessero a « inculturare » il cristianesimo, dando anche – quando era possibile – agli indios convertiti nomi cristiani di significato simbo­lico analogo a quello dei loro nomi originari. Secondo il più importante docu­mento biografico del Beato, il « Nican Motecpana », scritto dallo storico Fer­nando de Alva Ixtlilxochtl, Juan Diego era un « macehual », o « povero indio », un uomo del popolo, piccolo coltivatore diretto in un modesto villaggio: poco più di niente, nella società azteca, complessa e fortemente gerarchizzata. Ciò equivale a dire che apparteneva alla numerosa massa della classe inferiore del­l'Impero Azteco, ma non alla classe degli schiavi.

Nel 1524, tre anni dopo la conquista del Messico, giunsero i primi missio­nari francescani. Tra questi vi era fra Pietro da Gand, dal quale, secondo le testimonianze, Diego ricevette le prime nozioni della dottrina cristiana. All'età di cinquant'anni, nel 1524, ricevette il battesimo col nome cristiano di Juan Diego, insieme alla sua moglie Malintzin, che prese a sua volta il nome di Maria Lucia. Secondo le « Informaciones Guadalupanas » del 1666, basate sulle prime ricerche ecclesiastiche riguardanti gli avvenimenti di Guadalupe, sembra che Juan Diego già prima della sua conversione fosse un uomo religioso, molto riservato e meditativo. Egli percorreva a piedi i venti chilometri dalla sua casa a Tenochtitlán per ricevervi una formazione religiosa.

lunedì 8 dicembre 2014

“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1, 28) - OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II - Basilica di S. Maria Maggiore, 8 dicembre 1982



1. Mentre queste parole del saluto dell’Angelo riecheggiano soavemente nel nostro animo, desidero rivolgere lo sguardo, insieme con voi, cari fratelli e sorelle, sul mistero dell’Immacolata Concezione della beata Vergine Maria con l’occhio spirituale di san Massimiliano Kolbe. Egli ha legato tutte le opere della sua vita e della sua vocazione all’Immacolata. E perciò, in quest’anno, in cui è stato elevato alla gloria dei Santi, egli ha molto da dirci nella solennità dell’Immacolata, di cui amò definirsi devoto “militante”.
L’amore all’Immacolata fu infatti il centro della sua vita spirituale, il fecondo principio animatore della sua attività apostolica. Il modello sublime dell’Immacolata illuminò e guidò la sua intera esistenza sulle strade del mondo e fece della sua morte eroica nel campo di sterminio di Auschwitz una splendida testimonianza cristiana e sacerdotale. Con l’intuizione del santo e la finezza del teologo, Massimiliano Kolbe meditò con acume straordinario il mistero della Concezione Immacolata di Maria alla luce della Sacra Scrittura, del Magistero e della Liturgia della Chiesa, ricavandone mirabili lezioni di vita. Egli è apparso nel nostro tempo profeta e apostolo di una nuova “era mariana”, destinata a far brillare di vivida luce nel mondo intero Gesù Cristo e il suo Vangelo.

L’Immacolata : ecco il nostro ideale. Avvicinarci a Lei per renderci simili a Lei. (SK 1210) di San Massimiliano Maria Kolbe




Il vertice dell’amore della creazione che torna a Dio è l’Immacolata, l’essere senza macchia di peccato, tutta bella, tutta di Dio. Neppure per un istante la Sua volontà si è allontanata dalla volontà di Dio. Ella è appartenuta sempre ed liberamente a Dio. E in lei avviene il miracolo dell’unione di Dio con la creazione. A Lei, come alla propria sposa il Padre affida il Figlio, il Figlio discende nel Suo grembo verginale, divenendo Figlio di Lei, mentre lo Spirito Santo forma in Lei in modo prodigioso il corpo di Gesù e prende dimora nella Sua anima, la compenetra in modo così ineffabile che la definizione di “Sposa dello Spirito Santo” è una somiglianza assai lontana della vita dello Spirito Santo in lei e attraverso di Lei. In Gesù vi sono due nature (la divina e l’umana) e un’unica persona (quella divina), mentre qui vi sono due nature e due sono pure le persone, lo Spirito Santo e l’Immacolata, tuttavia l’unione della divinità con l’umanità supera qualsiasi comprensione. (SK 1310) ...Maria, per il fatto di essere la madre di Gesù Salvatore, è divenuta la corredentrice del genere umano, mentre per il fatto di essere la Sposa dello Spirito Santo, prende parte alla distribuzione di tutte le grazie. (SK 1229) ... non abbiano affatto paura di amare troppo l’Immacolata, dato che (...) non l’ameremo mai nel modo come l’ha amata Gesù. Ebbene tutta la nostra santità consiste nell’imitare Gesù. Chi si avvicina a Lei per ciò stesso si avvicina a Dio, solo che lo fa percorrendo una strada più breve, più sicura , più facile. (SK 542) 

L'Immacolata concezione – dal Catechismo della Chiesa Cattolica



490 Per essere la Madre del Salvatore, Maria « da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande missione ». 137 L'angelo Gabriele, al momento dell'annunciazione, la saluta come « piena di grazia » (Lc 1,28). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all'annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.
491 Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, « colmata di grazia » da Dio, 138 era stata redenta fin dal suo concepimento. È quanto afferma il dogma dell'immacolata concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:
« La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale ». 139
492 Questi « splendori di una santità del tutto singolare » di cui Maria è « adornata fin dal primo istante della sua concezione » 140 le vengono interamente da Cristo: ella è « redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo ». 141 Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha « benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo » (Ef 1,3). In lui l'ha scelta « prima della creazione del mondo, per essere » santa e immacolata « al suo cospetto nella carità » (Ef 1,4).
493 I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio « la Tutta Santa » , la onorano come « immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura ». 142 Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.
«Avvenga di me quello che hai detto...»
494 All'annunzio che avrebbe dato alla luce « il Figlio dell'Altissimo » senza conoscere uomo, per la potenza dello Spirito Santo, 143 Maria ha risposto con « l'obbedienza della fede » (Rm 1,5), certa che nulla è impossibile a Dio: « Io sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38). Così, dando il proprio assenso alla parola di Dio, Maria è diventata Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza essere ritardata da nessun peccato la volontà divina di salvezza, si è offerta totalmente alla persona e all'opera del Figlio suo, mettendosi al servizio del mistero della redenzione, sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente: 144
« Come dice sant'Ireneo, "obbedendo divenne causa della salvezza per sé e per tutto il genere umano". 145 Con lui, non pochi antichi Padri affermano: "Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria ha sciolto con la sua fede", 146 e, fatto il paragone con Eva, chiamano Maria "la Madre dei viventi" e affermano spesso: "La morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria" ». 147


(137) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.
(138) Cf Lc 1,28.
(139) Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: DS 2803.
(140) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.
(141) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 53: AAS 57 (1965) 58.
(142) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60.
(143) Cf Lc 1,28-37.
(144) Cf Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60-61.
(145) Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 22, 4: SC 211, 440 (PG 7, 959).
(146) Cf Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 22, 4: SC 211, 442-444 (PG 7, 959-960).
(147) Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 56: AAS 57 (1965) 60-61.

sabato 6 dicembre 2014

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 1, 1-8 - Raddrizzate le vie del Signore




Mc 1, 1-8

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Parola del Signore

Riflessione


Il messaggio che Gesù ci regala oggi dovrebbe essere fonte di tanta gioia e speranza per ogni cristiano.
Il comportamento, un pochetto strano di Giovanni Battista, non ci deve spaventare. E' vero, è un personaggio particolare, ma la sua austerità ci deve spingere a cambiare mentalità, ci deve stimolare a diventare migliori, ci deve insomma incoraggiare per accettare i cambiamenti di cui ha bisogno il nostro cuore.
Lui, che viveva dell'essenziale... ”era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico”... (roba da fare invidia ai migliori chef del momento... Gordon Ramsay, chef e conduttore del programma: “Cucine da incubo” - in inglese: "Ramsay's Kitchen Nightmares" -  lo avrebbe subito ingaggiato!!!...) ci insegna che il compito di ogni buon cristiano non è solo evitare tanti fronzoli, ma è soprattutto far spazio alla venuta del Signore. Dobbiamo insomma fare un po' di pulizia per rimuovere gli ostacoli che rallentano la crescita della nostra amicizia con il Signore.
E' vero anche che viviamo in una società piena di problemi, di violenza, di corruzioni, di ipocrisie, di incertezze, di angosce e spesso la delusione o la disperazione si impadroniscono del nostro cuore; ma oggi, Gesù ci offre una speranza... Lui infatti sta per venire, e viene proprio per salvarci dal non senso, dalla disperazione, dalla morte... Proviamo allora ad accoglierlo con gioia e amore, perché solo l'amore da fiducia e ci libera; è l'esperienza del suo amore che ci permetterà di ricominciare e di dare finalmente un senso alla nostra esistenza.
La disperazione infatti, come sappiamo, è la malattia peggiore... ma Gesù ci vuole salvare. Prepariamoci dunque a questo incontro d'amore con cuore puro e sincero... solo così infatti potremo beneficiare della sua salvezza e, una volta salvati, forse, a poco a poco, attireremo l'attenzione su Gesù nei nostri fratelli. Diventare veri testimoni di Gesù, trasmettere il suo amore, fare sospettare la sua gioia... non è lavoro di un giorno, e non penso che basti questo Natale per finirlo!!!...
Chiediamo al buon Dio di rafforzare la nostra fede in modo da far germogliare nel nostro cuore, a volte arido come un deserto, delle piante rigogliose che possano consolare, aiutare e proteggere chi attorno a noi ha perso la speranza.
Pace e bene

“Preparate la strada del Signore” - San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa



Cosa bisogna fare per prepararci all’avvento del divino Salvatore che si avvicina? Ce lo insegna San Giovanni Battista: “Fate penitenza – egli dice – abbassate i monti dell’orgoglio e riempite le valli di tiepidezza e pusillanimità, poiché la salvezza si avvicina”. Queste valli non sono altro che la paura che, quando è troppo grande, ci porta allo scoraggiamento. Lo sguardo alle gravi colpe commesse porta con sé lo sgomento e la paura che abbatte il cuore. Sono le valli che bisogna riempire di fiducia e speranza, per l’avvento del Signore.

“Abbassate monti e colli”: cosa sono se non la presunzione, l’orgoglio e la stima di sé, che è un grandissimo impedimento alla venuta del Signore, il quale è solito umiliare e abbassare i superbi, poiché è capace di penetrare in fondo al cuore per scoprire l’orgoglio che vi è nascosto. “I passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati”.  E’ come se dicesse: “Raddrizzate le intenzioni sbagliate per avere solo quella che piace a Dio, facendo penitenza, unico scopo a cui tutti dobbiamo tendere”.

Raddrizzate i sentieri, spianate i vostri umori con la mortificazione delle passioni e inclinazioni e avversioni. Che cosa desiderabile l’uguaglianza fra spirito e umore; ma quanto dobbiamo lavorare con fedeltà per conquistarla! Poiché siamo variabili e incostanti da non potersi dire quanto! Si troveranno persone che sono ora di buon umore e quindi si conversa con loro piacevolmente e con gioia; ma subito dopo le troverete  afflitte e inquiete. Insomma, i sentieri tortuosi e impervi da raddrizzare per l’avvento del Signore.

Una fede gioiosa......Dalla esortazione apostolica “ Rallegratevi nel Signore “ del papa Paolo VI



Nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore. La grande gioia annunciata dall'Angelo, nella notte di Natale, è davvero per tutto il popolo , per quello d'Israele che attendeva allora ansiosamente un Salvatore, come per il popolo innumerevole di tutti coloro che, nella successione dei tempi, ne accoglieranno il messaggio e si sforzeranno di viverlo. Per prima, la Vergine Maria ne aveva ricevuto l'annunzio dall'angelo Gabriele e il suo Magnificat era già l'inno di esultanza di tutti gli umili.
Disponibile all'annuncio venuto dall'alto, essa, la serva del Signore, la sposa dello Spirito Santo, la Madre dell'eterno Figlio, fa esplodere la sua gioia dinanzi alla cugina Elisabetta, che ne esalta la fede: «L'anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore . . . D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata» . Essa, meglio di ogni altra creatura, ha compreso che Dio compie azioni meravigliose: santo è il suo Nome, egli mostra la sua misericordia, egli innalza gli umili, egli è fedele alle sue promesse. Non che l'apparente corso della vita di Maria esca dalla trama ordinaria: ma essa riflette sui più piccoli segni di Dio, meditandoli nel suo cuore. Non che le sofferenze le siano state risparmiate: essa sta in piedi accanto alla croce, associata in modo eminente al sacrificio del Servo innocente, Lei ch'è madre dei dolori.
Ma essa è anche aperta senza alcun limite alla gioia della Risurrezione; ed essa è anche elevata, corpo e anima, alla gloria del Cielo. Prima creatura redenta, Immacolata fin dalla concezione, dimora incomparabile dello Spirito, abitacolo purissimo del Redentore degli uomini, essa è al tempo stesso la Figlia prediletta di Dio e, nel Cristo, la Madre universale.
Essa è il tipo perfetto della Chiesa terrena e glorificata. Quale mirabile risonanza acquistano, nella sua esistenza singolare di Vergine d'Israele, le parole profetiche rivolte alla nuova Gerusalemme: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto col manto della giustizia, come uno sposo che si cinge di diadema e come una sposa che si adorna di gioielli» .Vicina al Cristo, essa ricapitola in sé tutte le gioie, essa vive la gioia perfetta promessa alla Chiesa: Mater piena sanctae laetitiae; e giustamente i suoi figli qui in terra, volgendosi verso colei che è madre della speranza e madre della grazia, la invocano come la causa della loro gioia: Causa nostrae laetitiae
 

6 Dicembre San Nicola Patrono di Sassari


6 Dicembre - San Nicola – Patrono di Sassari


Per la festa del patrono della città solenni cerimonie religiose al termine delle quali si rinnova la tradizione della "Dote di San Nicola". La dote di San Nicola, con la quale viene attribuita una quota in denaro a favore di tre future spose, è una tradizione che si riferisce a un atto di liberalità di San Nicola, vissuto nel IV secolo e vescovo di Mira, nei confronti di tre orfane di questa città dell'Asia Minore.
La storia di San Nicola
La leggenda di San Nicola affascinò il medioevo dei cristiani e dei pagani. Durante la vita si prese carico di orfani, vedove e gente perseguitata. Oggi, assieme ai suoi "alter ego", Babbo Natale e Santa Claus, continua a portare serenità a tutte le genti del mondo. Ma chi era davvero San Nicola?

La figura di San Nicola, come quella di molti santi è avvolta nel mistero: le uniche notizie che ci sono arrivate, narrano che nacque nella città di Pàtara, nella regione occidentale dell’antica Grecia, oggi al sud della Turchia, intorno agli anni 260-280 d. C. La leggenda narra che ereditò una grossa fortuna dai genitori e che la sua bontà lo indusse a distribuirla ai poveri del suo paese.