LA
PICCOLA VIRTU’ DELLA CORTESIA
In
una lettera a Madame de Chantal, san Francesco di Sales scriveva:
"Piccola cortesia, virtù modesta, ma segno di una virtù
maggiore... E occorre esercitarsi nelle virtù piccole, senza le
quali le grandi virtù sono spesso false ed ingannevoli". E'
raro, infatti, rimanere estasiati davanti ad una persona regolarmente
affabile e gentile. Ciononostante, questa affabilità e questa
gentilezza presuppongono una vigilanza ed un dominio di sé poco
comuni. Ora, vi è un certo numero di piccole virtù che, come la
cortesia, non provocano un'ammirazione rumorosa; ma quando
vengono meno, le relazioni tra gli uomini sono tese, faticose,
addirittura burrascose, a tal punto che talvolta portano a dei
disastri. Queste "virtù modeste" sono esattamente quelle
che rendono sopportabile e gradevole la nostra vita quotidiana.
Perciò vorrei dedicare questa serie di conversazioni alle
piccole virtù delle famiglie cristiane. A prima vista, è un
proposito assai modesto. Eppure, non è forse logico che sia prima di
tutto alla famiglia che l'insegnamento di Cristo apporti la sua
luce, il suo calore ed i suoi semi di gioia?
Non
è forse vero che è tra le quattro mura della stanza in cui vi
trovate adesso che dovete osservare la legge di Gesù Cristo? A
questo riguardo, in molte menti bisognerebbe rettificare alcuni
errori. Alcuni ritengono che l'unico oggetto della religione sia
garantire agli uomini la felicità in un altro mondo. Certo, Gesù
Cristo ci ha fatto questa promessa ed è per mantenerla che il Figlio
di Dio è venuto a far parte della famiglia umana, si è incarnato e
ci ha riscattati. Tuttavia, quel dono prodigioso di felicità
eterna, senza paragone con le nostre risorse e le nostre ambizioni,
ha come condizioni la nostra fede, la nostra buona volontà, i nostri
sforzi sinceri, tutte cose che dobbiamo realizzare fin da adesso. In
realtà, noi abbiamo soltanto una vita che, oltre la morte, non avrà
fine. La nostra felice eternità è cominciata fin dal giorno del
nostro battesimo. E' qui, sulla terra, che ha inizio per noi il
nostro cielo, pregando Dio ed osservando i suoi comandamenti. La
religione non è solo una questione riguardante l'aldilà; ha la sua
bella funzione anche quaggiù. Essa deve regolare la nostra vita
presente. Dicendo la nostra vita presente, intendo dunque la nostra
vita reale, la nostra vita quotidiana. Anche a questo proposito,
sbagliano molte persone, talvolta dei buoni cristiani. Costoro
compiono una separazione artificiale tra ciò che chiamano vita
profana ed i doveri propri della religione, che formerebbero una
breve parentesi nella vita di ciascuno. Ma se, per la maggioranza
degli uomini, il tempo riservato alla preghiera è per forza molto
breve rispetto alle loro varie occupazioni, non dimentichiamo che noi
viviamo tutto il giorno sotto lo sguardo di Dio, e che gli dobbiamo
costantemente l'omaggio della nostra obbedienza, il quale si
traduce nell'offerta esplicita di ogni nostra attività. Per essere
esatti, l'espressione "vita profana" non ha senso per un
cristiano, perché tutta la sua vita è consacrata interamente a Dio,
che egli deve onorare in ogni sua azione, perfino in quelle più
ordinarie.
Che
voi mangiate o che voi beviate, scrive san Paolo, qualunque cosa
facciate, fate tutto per la gloria di Dio.









