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sabato 3 gennaio 2015

"Sorgi, Signore! Salvami!": Salmo 3 - Udienze Generali di Benedetto XVI sull'Antico Testamento di Mercoledi 7 Settembre 2011 - Roma



.....Il primo Salmo su cui mi soffermo è un Salmo di lamento e di supplica pervaso di profonda fiducia, in cui la certezza della presenza di Dio fonda la preghiera che scaturisce da una condizione di estrema difficoltà in cui si trova l’orante. Si tratta del Salmo 3, riferito dalla tradizione ebraica a Davide nel momento in cui fugge dal figlio Assalonne (cfr v. 1): è uno degli episodi più drammatici e sofferti nella vita del re, quando suo figlio usurpa il suo trono regale e lo costringe a lasciare Gerusalemme per salvarsi la vita (cfr 2Sam 15ss). La situazione di pericolo e di angoscia sperimentata da Davide fa dunque da sottofondo a questa preghiera e aiuta a comprenderla, presentandosi come la situazione tipica in cui un tale Salmo può essere recitato. Nel grido del Salmista, ogni uomo può riconoscere quei sentimenti di dolore, di amarezza e insieme di fiducia in Dio che, secondo la narrazione biblica, avevano accompagnato la fuga di Davide dalla sua città.
Il Salmo inizia con un’invocazione al Signore:


«Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
“Per lui non c’è salvezza in Dio!”» (vv. 2-3).



La descrizione che l’orante fa della sua situazione è quindi segnata da toni fortemente drammatici. Per tre volte si ribadisce l’idea di moltitudine - “numerosi”, “molti”, “tanti” - che nel testo originale è detta con la stessa radice ebraica, così da sottolineare ancora di più l’enormità del pericolo, in modo ripetitivo, quasi martellante. Questa insistenza sul numero e la grandezza dei nemici serve a esprimere la percezione, da parte del Salmista, dell’assoluta sproporzione esistente tra lui e i suoi persecutori, una sproporzione che giustifica e fonda l’urgenza della sua richiesta di aiuto: gli oppressori sono tanti, prendono il sopravvento, mentre l’orante è solo e inerme, in balìa dei suoi aggressori. Eppure, la prima parola che il Salmista pronuncia è “Signore”; il suo grido inizia con l’invocazione a Dio.

INNAMORATI DI DIO di Tonino Bello




Signore, se ci innamorassimo di te, così come nella vita ci si innamora di una creatura e di una povera idea, il mondo cambierebbe. Accresci la nostra tenerezza per la tua Eucaristia, verso la quale la disaffezione di tanti cristiani oggi si manifesta in modo preoccupante.
Siamo diventati aridi, come ciottoli di un greto disseccati dal sole d’agosto. Lascia che la nuvola della tua grazia si inchini dall’alto sulla nostra aridità.
Signore, in te le fatiche si placano, le nostalgie si dissolvono, i linguaggi si unificano, le latitudini diverse si ritrovano, la vita riacquista sempre il sapore della libertà.
Insegnaci a portare avanti nel mondo e dentro di noi la tua Risurrezione.
Tu sei presente nel Pane, ma ti si riconosce nello spezzare il pane... Aiutaci a riconoscere il tuo Corpo nei tabernacoli scomodi della miseria e del bisogno, della sofferenza e della solitudine.
Rendici frammenti eucaristici, come tante particole che il vento dello Spirito, soffiando sull’altare, dissemina lontano, dilatando il tuo “tabernacolo”.

Tonino Bello

venerdì 2 gennaio 2015

MIO CARO GESÙ......


 Caro Gesù...

Ti posso chiedere se puoi spedire da lassù, nella Chiesa dove vado a trovarti ogni giorno, una bella scatola di byte?... Sai, quegli apparecchietti di resina che si mettono sui denti e che vengono prescritti dal gnatologo a chi ha qualche problema alla mandibola? Non vorrei che a tante persone, a forza di digrignare i loro bei dentini, si consumassero troppo... Sai che mi hanno ripresa perché ogni volta che passo davanti al Tabernacolo faccio la genuflessione? Non va bene, mi hanno detto... perché gli altri non la fanno. Robe da matti!!! Ti rendi conto?... Un atto d'amore nei Tuoi confronti viene visto come motivo di scandalo... E se i byte non fossero disponibili... anche qualche aspirapolvere potente potrebbe bastare. Grazie...

I Miracoli Eucaristici: MACERATA (1356)

Mi è stato più volte segnalato o richiesto: perché alcuni davanti al S.S.mo che sta nel Tabernacolo non fanno più la genuflessione o tutt'al più piegano appena la testa?  Insomma si deve ancora inginocchiarsi in chiesa davanti a Gesù Sacramento o no?
Mi sento di rispondere così, in breve: la genuflessione (cioè piegare il ginocchio destro fino a terra in segno di adorazione davanti al S.S. Sacramento) è sempre doverosa perché (nonostante una crescente enfasi contraria):
1 ° manifesta l'atteggiamento proprio dell'orante davanti alla santità di Dio; inginocchiarsi davanti a Dio non è una umiliazione ma un onore!
2° esprime il sentimento più profondo dell'uomo davanti a Dio: l'adorazione.  Chi adora Dio e lo riconosce e lo loda, è un uomo grande!
3° significa ogni atto di riverenza, di fede nella presenza reale di Gesù nel S.S.mo Sacramento dell'altare.
È scritto nelle nuove rubriche del messale al n. 84 che davanti all'altare dove si conserva il Santissimo, il sacerdote e i ministri devono fare la genuflessione.
Riassumendo "durante la messa - dice testualmente la istituzione Generale del Messale Romano - si fanno tre genuflessioni:
dopo l'ostensione dell'ostia
dopo l'ostensione del calice
e prima della comunione.
Ma se nel presbiterio ci fosse il Tabernacolo col S.S.mo Sacramento/ si genuflette anche prima e dopo la messa e tutte le volte che si passa davanti al SS.mo" (n. 233).
Il Papa ha detto a Dublino (29 settembre 1979): “L'Eucaristia nella Messa e fuori della Messa è il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e merita quindi l'adorazione che si tributa al Dio vivente e a lui solo.  Così, ogni atto di riverenza, ogni genuflessione che fate davanti al SS.mo Sacramento è importante perché è un atto di fede in Cristo, un atto d'amore per Cristo”.
E il 15 giugno 1995, il Papa, prostrato in ginocchio davanti all'ostensorio del Santissimo nella Chiesa di S. Maria Maggiore, ha confidato di porre e di conservare sull'inginocchiatoio della Sua Cappella l'elenco di tutte le persone che si raccomandano alle sue preghiere (Oss. Rom., 29.10.1995).
Come è desolante invece vedere gente che passando davanti a Gesù Sacramentato o stando in piedi o sempre seduti durante la messa, nemmeno si accorgono di Gesù che sta nel tabernacolo o sull'altare!
Tu non dimenticare mai che stando davanti a Gesù nel Sacramento e passando davanti a lui, la genuflessione è il segno evidente del tuo amore, della tua fede, della tua gioiosa consapevolezza che Gesù è qui, vivo e vero, tra noi e lo adori, lo riconosci, lo benedici e lo invochi.
Quando ti inginocchi davanti a Dio è allora che sei grande, veramente!

mercoledì 31 dicembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2, 16-21 - I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù



 Lc 2, 16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore

Riflessione

Il Vangelo di oggi è fantastico... Mi fa pensare al periodo dell'avvento appena trascorso: come l'ho vissuto, cosa mi ha lasciato, cosa ho notato...
Posso riassumere così: nonostante tante difficoltà, sono riuscita a stare molto vicino a Gesù, estraniandomi dalla mondanità che tutto invade anche in questo periodo; e questo mi ha lasciato tanta pace, tanta gioia, ma sopratutto tanta speranza. Cosa ho notato?... Tante brutture, tanta superficialità, tanta ipocrisia, anche tra chi si professa cristiano. Non c'è nulla da fare: "L'Amore non è amato", come diceva Santa Maria Maddalena de’ Pazzi: “Amore, Amore! O Amore, che non sei né amato né conosciuto!... O anime create d’amore e per amore, perché non amate l’Amore? E chi è l’Amore se non Dio, e Dio è l’amore? Deus charitas est!”. Tornando al Vangelo voglio partire dai pastori. Chi erano?... Erano persone a quel tempo emarginate, facevano un lavoro umile, vivevano lontano dalla società, la loro vita era sobria e senza troppi fronzoli, dormivano all'aperto in mezzo alle intemperie. Ma cosa succede a questi pastori?... Il buon Dio manda un angelo  con le indicazioni per poter andare da Gesù, proprio a loro. Quindi, una lezione che dobbiamo metterci bene in testa è che Dio si manifesta sempre per primo alle persone umili... Perché!?... E' semplice, le persone che non hanno il cuore pieno delle brutture del mondo, che vivono in modo sobrio, che ringraziano Dio per ogni cosa, anche per ciò che non hanno, che non hanno un'opinione troppo alta di sé... hanno un cuore che si dilata, un cuore che sa ascoltare, un cuore che dice si all'amore, un cuore che sa accogliere la luce e sa apprezzare anche le più piccole cose. Al contrario, chi vive per il mondo ha il cuore chiuso con un lucchetto e non permette a nessuno di entrare, se non le persone dello stesso entourage... Apparentemente queste persone hanno tutto, ma il loro comportamento ordinario la “dice lunga”!!! Infatti, sono sempre preoccupate, angosciate, tormentate, nervose, non riesci a suscitare in loro un sorriso neanche se ti ammazzi; insomma, sono talmente concentrate su loro stesse, sul loro modo di vivere, sui loro schemi... che ogni cosa che non rientra nel loro infallibile punto di vista è considerata come “strana”, nel migliore dei casi, e assolutamente da combattere nei peggiori... Ma, diciamocelo pure, se Dio avesse mandato un angelo a questo tipo di persone, e queste, per curiosità, fossero andate a Betlemme a vedere Gesù, pensate che una volta visto il Salvatore deposto in una mangiatoia, al freddo, con due poveri animali che fungevano da termosifone, si sarebbero poi comportate come i pastori?... “...I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto...”. Penso proprio di no. Una persona infatti che ha il cuore indurito, una persona superficiale che si ferma all'apparenza, non potrebbe mai pensare che quel bambino nella mangiatoia possa essere il suo Salvatore. Tutto questo lo possiamo vedere anche oggi. Ci sono, purtroppo, tante persone frivole, che frequentano un certo ambiente, che vestono in un certo modo, che vanno nei ristoranti di lusso - dove poi si mangia malissimo e sopratutto poco - ... che guardano le persone che non vivono come loro con compassione, come se fossero dei poveracci, ignoranti e grossolani... Ma i poveracci, come vengono chiamati tanti veri cristiani praticanti, hanno la pace nel cuore... e questa a loro manca. Una pace e una gioia che è stata donata dalla nascita di Gesù Bambino. Chi ha vissuto questo periodo di avvento come Dio comanda, e non è rimasto insensibile... qualcosa ha visto, qualcosa ha ottenuto, qualcosa è cambiato in lui o dovrà cambiare per forza... Imitiamo allora i pastori che, dopo aver visto Gesù, non sono ritornati alle loro occupazioni precedenti dimenticando quel Bambino...
Adesso che le feste stanno per finire e metteremo negli scatoloni l'albero e il presepio, chiediamo al buon Dio di aiutarci, di aumentare la nostra fede, perché il nostro cuore non vada anche lui a finire in cantina insieme all'albero e al presepio, sarebbe triste se dovesse rimanere lì fino all'anno prossimo. Tutto deve cambiare: lo spirito di fede, di umiltà, di carità, di povertà... devono stare al centro dei nostri pensieri e del nostro cuore in questo nuovo anno. Proviamo, con il nostro comportamento, a portare Gesù Bambino e il Suo messaggio di salvezza nei luoghi dove operiamo, senza cedere a compromessi... perché nella vita cristiana non si può conciliare Dio e il mondo. E se poi, per seguire Gesù, ci  ritroviamo soli e impotenti, non scoraggiamoci, perché come diceva don Divo Barsotti: “Basta un'anima sola che viva davanti a Dio a salvare il mondo”.
Pace e bene.

TE DEUM - Italiano - Latino



Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo  Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
 
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell'universo.
 
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
 
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
 
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell'uomo.
 
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
 
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell'assemblea dei santi.
 
Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.
 
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
 
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

TE  DEUM 
Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli, *
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim *
incessábili voce proclamant:
 
Sanctus, * Sanctus, * Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
te prophetárum * laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.
Te per orbem terrárum * sancta confitétur Ecclésia,
Patrem * imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum * et únicum Fílium;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.
 
Tu rex glóriæ, * Christe.
Tu Patris * sempitérnus es Filius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Virginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo, *
aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.
Iudex créderis * esse ventúrus.
Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti. ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári.
 
Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ. Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum. Per síngulos dies * benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto *
sine peccáto nos custodíre.
Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: *
non confúndar in ætérnum.

Lasciati fare



Lasciati fare

Parole e musica di Claudio Chieffo
marzo 1964 a Carla Landi


 Lasciati fare da Chi ti conosce‚
lasciati fare da Chi ama te.

Il Signore sa perfino
quanti capelli hai sulla testa‚
il Signore sa perfino
i nomi delle stelle.

Lasciati fare da Chi ti conosce‚
lasciati fare da Chi ama te.

Non ti affannare per sapere
cosa mangiare e cosa bere:
il Signore veste
anche i gigli del campo.

Lasciati fare da Chi ti conosce‚
lasciati fare da Chi ama te.


Istruzioni per parlare con Dio.....Il nostro modo di parlare, indicherà quale passione anima il rapporto che abbiamo con Lui.

Per parlare con Dio




1) Scegli il prefisso giusto, non comporre un numero a caso.
 

2) Una conversazione telefonica con Dio non è un monologo.Non parlare sempre tu, ma ascolta anche Lui che ti parla dall'altro capo.
 

3) Se la comunicazione si è interrotta,
controlla se sei stato tu a far cadere la linea.

4) Non prendere l'abitudine di chiamare Dio nei casi urgenti.


 
5) Non telefonare a Dio solo nelle ore a tariffa ridotta cioè al termine della settimana. Dovresti riuscire a fare delle brevi chiamate ogni giorno.

 



6) Ricordati che le chiamate a Dio non costano nulla e sono a Sue spese.

7) Controlla che Dio non ti abbia lasciati
messaggi registrati nella segreteria telefonica.



Nota bene

Se, pur avendo osservato queste regole
la comunicazione risulta difficile o disturbata, rivolgiti confidenzialmente allo Spirito Santo.
Egli ristabilirà la comunicazione.

Se il tuo apparecchio non funziona più portalo a riparare in quell'Ufficio riparazioni che è il sacramento del perdono.

Il tuo apparecchio è gratuito a vita
e sarai rimesso a nuovo con un intervento gratuito.
 
buonDio@cielo.it



martedì 30 dicembre 2014

I figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce ?..... IL TESORO - Tratto da “ MONDO PICCOLO “ di Giovannino Guareschi



Arrivò in canonica lo Smilzo, un giovane ex partigiano che faceva da portaordini a Peppone quando Peppone lavorava in montagna, e adesso l'avevano assunto come messo in Comune. Aveva una gran lettera di lusso, in carta a mano con stampa in gotico e l'intestazione del Partito. «La Signoria Vostra è invitata a onorare della Sua presenza la cerimonia a sfondo sociale che si svolgerà domattina alle ore 10 in Piazza della Libertà. Il Segretario della Sezione compagno Bottazzi Sindaco Giuseppe.» Don Camillo guardò in faccia lo Smilzo. «Di' al signor compagno Peppone sindaco Giuseppe che io non ho nessuna voglia di venire a sentire le solite stupidaggini contro la reazione e i capitalisti. Le so già a memoria.»«No» spiegò lo Smilzo «niente discorsi politici. Roba di patriottismo, a sfondo sociale. Se dite di no significa che non capite niente della democrazia.» Don Camillo approvò gravemente tentennando il capo. «Se le cose stanno così» esclamò «non parlo più.» «Bene. Dice il capo che veniate in divisa con gli arnesi.» «Gli arnesi?» «Sì, la secchia e il pennello: c'è da benedire roba.» Lo Smilzo parlava in questo modo a don Camillo appunto in quanto era lo Smilzo, uno cioè che, per la sua taglia speciale e per la sua sveltezza diabolica, in montagna poteva passare tra palla e palla senza scalfirsi. Così, quando il grosso libro lanciato da don Camillo arrivò nel punto dove c'era la testa dello Smilzo, lo Smilzo era già fuori dalla canonica e pigiava sui pedali della sua bicicletta. Don Camillo si alzò, raccolse il libro e andò a sfogare il suo risentimento col Cristo dell'altare.«Gesù» disse «possibile che non si riesca a sapere cosa combineranno domani quelli là? Non ho mai visto una cosa tanto misteriosa. Cosa vorranno dire tutti quei preparativi? Quelle fronde che stanno piantando tutto attorno al prato che sta fra la farmacia e la casa dei Baghetti? Che razza di diavoleria è quella?» «Figlio mio, se fosse una diavoleria per prima cosa non la farebbero all'aperto e secondariamente non ti chiamerebbero per benedirla. Abbi pazienza fino a domani.»

sabato 27 dicembre 2014

Dal libro della Gènesi - Gen 15, 1-6; 21, 1-3 - Uno nato da te sarà tuo erede


 
In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».
Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».
Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

Parola di Dio
Riflessione

La prima lettura di oggi è per me molto confortante, specialmente per quanto mi sta capitando in questo periodo... Come si dice: capita a “fagiolo”!!! Basta infatti cambiare il nome e il gioco è fatto: «Non temere, Paola. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande»... e vai... ce la posso fare!!!

Sapere infatti che Dio è il mio scudo mi da un senso di sicurezza, è come se avessi già vinto la battaglia. Caro Abramo, la tua fede, in confronto alla mia era poca cosa... scherzo naturalmente!!! I momenti di afflizione e di scoraggiamento infatti sono tanti, come tante sono le domande che rivolgo in continuazione a Dio, proprio per capire e non certo perché non ho fiducia in Lui. Come possiamo vedere anche Abram domanda, quasi con tono di rassegnazione: «Signore Dio, che cosa mi darai?...” Ma Dio continua a dirci: "Non temere...". E io voglio prenderLo in parola. Voglio dunque continuare a confidare in Lui nonostante i percorsi piuttosto misteriosi e incomprensibili sui quali mi sta conducendo. Ma il mio caro Gesù in questi anni mi ha insegnato che non devo ragionare più in termini umani, mi ha insegnato ad abbandonarmi a Lui e a dargli tutta me stessa. Con tanti sforzi, ci sto provando...

Ognuno di noi ha un “Isacco” dentro il proprio cuore, qualcosa di molto caro che non vogliamo mollare, ma se ci sforziamo a consegnarlo a Dio possiamo dire di avere almeno un po' di fede e possiamo poi attendere con fiducia l'impossibile, soprattutto quando Lui sembra toglierci tutto. Sembra!?... Diciamo pure che ci toglie tutto!!!... Chiediamo allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede, per avere più fiducia nelle Sue promesse che, essendo Sue, sono umanamente impossibili. DomandiamoGli anche di aiutarci a non avere paura a seguire la Sua voce, specialmente quando le cose che ci succedono non coincidono con i nostri desideri e le nostre aspettative... ma soprattutto, chiediamoGli di darci forza per non uniformarci alle mode del momento o con gli schemi mentali disordinati e scomposti di chi si ostina a voler rimanere nelle tenebre. Però, caro Gesù... anche Tu!!!... Ogni tanto rallenta la presa!!! A questo punto mi viene da dare ragione a Santa Teresa d'Avila quando diceva che hai pochi amici... Sfido!!! E' normale infatti che chi sta “fuori”, i non cristiani, vedendo come Tu tratti gli amici, si guardino bene dall'entrare... chi poi, sta un po' dentro e un po' fuori, ci pensa un pochetto e poi se la da a gambe levate... Non pensi? Dov'è che non fila il mio ragionamento?

Oh povera me... sono proprio una sfrontata!!! Voglio concludere comunque questa mia povera riflessione con le parole del salmo 33: “Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce. L'angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono e li salva. Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia. Temete il Signore, suoi santi, nulla manca a coloro che lo temono. I ricchi impoveriscono e hanno fame, ma chi cerca il Signore non manca di nulla”.

Grazie... aspetto... ma non tardare... e se non lo vuoi fare per me... fallo per la Tua reputazione... io sto dicendo a tutti che Tu mi aiuterai...
Pace e bene

giovedì 18 dicembre 2014

Dio rivelò il suo amore per mezzo del Figlio - Dalla «Lettera a Diognèto» (Cap. 8, 5 - 9, 6; Funk 1, 325-327)



Nessun uomo in verità ha mai visto Dio né lo ha fatto conoscere, ma egli stesso si è rivelato. E si è rivelato nella fede, alla quale soltanto è concesso di vedere Dio. Infatti Dio, Signore e Creatore dell'universo, colui che ha dato origine ad ogni cosa e tutto ha disposto secondo un ordine, non solo ama gli uomini, ma è anche longanime. Ed egli fu sempre così, lo è ancora e lo sarà: amorevole, buono, tollerante, fedele; lui solo è davvero buono. E avendo egli concepito nel cuore un disegno grande e ineffabile, lo comunica al solo suo Figlio.
Per tutto il tempo dunque in cui conservava e custodiva nel mistero il suo piano sapiente, sembrava che ci trascurasse e non si desse pensiero di noi; ma quando per mezzo del suo Figlio prediletto rivelò e rese noto ciò che era stato preparato dall'inizio, tutto insieme egli ci offrì: godere dei suoi benefici e contemplarli e capirli. Chi di noi si sarebbe aspettati tutti questi favori?
Dopo aver tutto disposto dentro di sé assieme al Figlio, permise che noi fino al tempo anzidetto rimanessimo in balia d'istinti disordinati e fossimo trascinati fuori della retta via dai piaceri e dalle cupidigie, seguendo il nostro arbitrio. Certamente non si compiaceva dei nostri peccati, ma li sopportava; neppure poteva approvare quel tempo d'iniquità, ma preparava l'era attuale di giustizia, perché, riconoscendoci in quel tempo chiaramente indegni della vita a motivo delle nostre opere, ne diventassimo degni in forza della sua misericordia, e perché, dopo aver mostrato la nostra impossibilità di entrare con le nostre forze nel suo regno, ne diventassimo capaci per la sua potenza.
Quando poi giunse al colmo la nostra ingiustizia e fu ormai chiaro che le sovrastava, come mercede, solo la punizione e la morte, ed era arrivato il tempo prestabilito da Dio per rivelare il suo amore e la sua potenza (o immensa bontà e amore di Dio!), egli non ci prese in odio, né ci respinse, né si vendicò. Anzi ci sopportò con pazienza. Nella sua misericordia prese sopra di sé i nostri peccati. Diede spontaneamente il suo Figlio come prezzo del nostro riscatto: il santo, per gli empi, l'innocente per i malvagi, il giusto per gli iniqui, l'incorruttibile per i corruttibili, l'immortale per i mortali. Che cosa avrebbe potuto cancellare le nostre colpe, se non la sua giustizia? Come avremmo potuto noi traviati ed empi ritrovare la giustizia se non nel Figlio unico di Dio?
O dolce scambio, o ineffabile creazione, o imprevedibile ricchezza di benefici: l'ingiustizia di molti veniva perdonata per un solo giusto e la giustizia di uno solo toglieva l'empietà di molti!