Pagine statiche

mercoledì 7 gennaio 2015

STORIA E SPIRITUALITA’ DEL SANTO BAMBINO DI PRAGA - La grande promessa di Gesù Bambino: Più voi mi onorerete, più io vi favorirò




Devozione all’Infanzia di Gesù

Il culto all ́infanzia di Gesu ́ nella comunita ́ cristiana risale a piu ́ di un millennio fa ́ e il suo contenuto rimanda essenzialmente alla contemplazione del mistero della Incarnazione del nostro Dio e Signore Gesu ́ Cristo. Il primissimo interesse per l ́infanzia di Gesu ́ e ́ dimostrato gia ́ da san Matteo e da san Luca nei vangeli dell ́Infanzia, seguiti subito dopo dai vangeli apocrifi (ad es. lo Pseudovangelo di Giacomo o di Tommaso). Alcuni Padri della Chiesa venerarono Dio sotto forma di bambino, come ad es. sant ́Atanasio e san Girolamo. Fra i grandi promotori di una teologia dell ́Infanzia e dell ́Incarnazione troviamo san Bernardo di Clairvaux, san Francesco di Assisi e sant ́Antonio da Padova. Successivamente poi santa Teresa d ́Avila, la quale aveva sempre con se ́ una statua del Santo Bambino Gesu ́ nelle sue fondazioni di nuovi monasteri di monache carmelitane Scalze. Proprio nella Spagna di questo periodo la sottolineatura della Incarnazione di Cristo e di conseguenza il culto per la sua infanzia trovo ́ una profonda risonanza. La raffigurazione di Gesu’ Bambino da solo, al di fuori di configurazioni sceniche, affiora all’inizio del XIV secolo. Le piu’ antiche sculture si trovano in Germania. Si dice che tale raffigurazione trovo’ un ambiente ideale nell’ambito di alcuni monasteri femminili. Troviamo molta varieta’ anche per quanto riguarda gli oggetti raffigurati nelle mani di Gesu’: mentre la mano destra normalmente benedice, nella mano sinistra compaiono uccellini (forse un eco di alcuni passaggi di evangeli apocrifi), una mela, una sfera, un libro, una croce oppure un grappolo d’uva (simbolo dell’Eucarestia - Gv 15,1-11). Nel Medioevo le statue del Santo Bambino vennero fatte principalmente di legno, mentre nel tempo barocco in vari materiali: cera, avorio, bronzo, ecc. Le statuine di questo tempo sono anche dotate di vestitini.

UNA NOTIZIA VERAMENTE SPECIALE ... Lo Scapolare di Giovanni Paolo II, si potrà venerare oggi e domani nella Chiesa del Carmelo di Sassari.



S. Eminenza Rev.ma il Cardinale Stanislao Dziwisz, Arcivescovo metropolita di Cracovia, già segretario di Giovanni Paolo II, ha inviato in dono al nostro parroco, p. Lucio Maria Zappatore, uno Scapolare della Madonna del Carmine indossato dal Servo di Dio Giovanni Paolo II.
Questo Scapolare, che ci ricorda la grande devozione del Papa alla Madonna del Carmine, mediante questo segno (nella lettera ai Carmelitani del 25 marzo 2001 il Papa affermava: "Anche io porto sul cuore da tanto tempo lo Scapolare della Madonna del Carmine!") è giunto da Cracovia portato direttamente da Suor Tobiana Sobotka, l'angelo custode del Papa, colei che ha raccolto le ultime parole di Giovanni Paolo II in polacco: "...pozwólcie mi odejsc do domu Ojca...", "...lasciatemi tornare alla casa del Padre..." la sera del 2 aprile 2005.
Con lo Scapolare è giunta la dichiarazione di autenticità, firmata dallo stesso Cardinale e consegnata nella mani di p. Lucio sabato 6 ottobre, primo sabato del mese, come per la morte del S. Padre, ha sottolineato Suor Tobiana.
Nella fotografie in basso, lo Scapolare di Giovanni Paolo II e la dichiarazione di autenticita dello Scapolare.
foto scapolare foto dichiarazione
Aggiornamento del maggio 2011
A seguito della beatificazione di Giovanni Paolo II, la reliquia è stata esposta - dal 4 maggio - in una teca alla venerazione dei fedeli; pubblichiamo anche la foto della consegna da parte di suor Tobiana dello Scapolare al parroco, p. Lucio, che aveva promesso di non diffonderla fino alla beatificazione.
foto teca scapolare foto consegna


domenica 4 gennaio 2015

"L'Epifania del Signore" - Tratto da " È Gesù che passa " di Josemarià Escrivà




Non molto tempo fa, ho avuto occasione di ammirare un rilievo in marmo che rappresentava l'adorazione dei Magi al Dio Bambino. Gli facevano corona altri rilievi raffiguranti quattro angeli, ognuno con un simbolo: un diadema, il mondo coronato dalla croce, una spada, uno scettro. In questo modo plastico, utilizzando segni ben noti, si è voluto illustrare l'avvenimento che oggi commemoriamo: alcuni sapienti — la tradizione dice che erano dei re — si prostrano davanti a un Bambino, dopo aver domandato a Gerusalemme: Dov'è il re dei giudei che è nato? (Mt 2, 2).

Anch'io, spinto da questa domanda, contemplo ora Gesù adagiato in una mangiatoia (Lc 2, 12), cioè in un posto adatto solo agli animali. Dove sono, Signore, la tua regalità, il diadema, la spada, lo scettro? Gli appartengono, ma non ne fa uso; regna avvolto in fasce. È un re che appare a noi inerme, indifeso; un piccolo bambino. Come non ricordare le parole dell'Apostolo: Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo? (Fil 2, 7).

Il Signore nostro si è incarnato per manifestarci la volontà del Padre, e ci ammaestra fin dalla culla. Gesù ci cerca — con vocazione che è vocazione alla santità — affinché assieme a Lui portiamo a compimento la Redenzione. Ascoltiamo il suo primo insegnamento: dobbiamo corredimere cercando non il trionfo sul nostro prossimo, ma su noi stessi. A imitazione di Cristo, dobbiamo annullarci e metterci al servizio degli altri, per condurli a Dio.

Dov'è il re? Dove cercarlo se non là dove vuole regnare, cioè nel cuore, nel tuo cuore? Per questo si fa bambino: chi non ama infatti una piccola creatura? Dov'è allora il re, il Cristo che lo Spirito Santo cerca di formare nella nostra anima? Non può essere di certo nella superbia che ci separa da Dio, non nella mancanza di carità che ci isola. Lì Cristo non c'è; lì l'uomo resta solo.

Ai piedi di Gesù Bambino, nel giorno dell'Epifania, davanti a un Re che non porta segni esterni di regalità, noi diciamo: Signore, strappa la superbia dalla mia vita, distruggi il mio amor proprio, la mia smania di affermazione, di impormi sugli altri. Fa' che l'identificazione con te sia il fondamento della mia personalità. 

sabato 3 gennaio 2015

"Sorgi, Signore! Salvami!": Salmo 3 - Udienze Generali di Benedetto XVI sull'Antico Testamento di Mercoledi 7 Settembre 2011 - Roma



.....Il primo Salmo su cui mi soffermo è un Salmo di lamento e di supplica pervaso di profonda fiducia, in cui la certezza della presenza di Dio fonda la preghiera che scaturisce da una condizione di estrema difficoltà in cui si trova l’orante. Si tratta del Salmo 3, riferito dalla tradizione ebraica a Davide nel momento in cui fugge dal figlio Assalonne (cfr v. 1): è uno degli episodi più drammatici e sofferti nella vita del re, quando suo figlio usurpa il suo trono regale e lo costringe a lasciare Gerusalemme per salvarsi la vita (cfr 2Sam 15ss). La situazione di pericolo e di angoscia sperimentata da Davide fa dunque da sottofondo a questa preghiera e aiuta a comprenderla, presentandosi come la situazione tipica in cui un tale Salmo può essere recitato. Nel grido del Salmista, ogni uomo può riconoscere quei sentimenti di dolore, di amarezza e insieme di fiducia in Dio che, secondo la narrazione biblica, avevano accompagnato la fuga di Davide dalla sua città.
Il Salmo inizia con un’invocazione al Signore:


«Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
“Per lui non c’è salvezza in Dio!”» (vv. 2-3).



La descrizione che l’orante fa della sua situazione è quindi segnata da toni fortemente drammatici. Per tre volte si ribadisce l’idea di moltitudine - “numerosi”, “molti”, “tanti” - che nel testo originale è detta con la stessa radice ebraica, così da sottolineare ancora di più l’enormità del pericolo, in modo ripetitivo, quasi martellante. Questa insistenza sul numero e la grandezza dei nemici serve a esprimere la percezione, da parte del Salmista, dell’assoluta sproporzione esistente tra lui e i suoi persecutori, una sproporzione che giustifica e fonda l’urgenza della sua richiesta di aiuto: gli oppressori sono tanti, prendono il sopravvento, mentre l’orante è solo e inerme, in balìa dei suoi aggressori. Eppure, la prima parola che il Salmista pronuncia è “Signore”; il suo grido inizia con l’invocazione a Dio.

INNAMORATI DI DIO di Tonino Bello




Signore, se ci innamorassimo di te, così come nella vita ci si innamora di una creatura e di una povera idea, il mondo cambierebbe. Accresci la nostra tenerezza per la tua Eucaristia, verso la quale la disaffezione di tanti cristiani oggi si manifesta in modo preoccupante.
Siamo diventati aridi, come ciottoli di un greto disseccati dal sole d’agosto. Lascia che la nuvola della tua grazia si inchini dall’alto sulla nostra aridità.
Signore, in te le fatiche si placano, le nostalgie si dissolvono, i linguaggi si unificano, le latitudini diverse si ritrovano, la vita riacquista sempre il sapore della libertà.
Insegnaci a portare avanti nel mondo e dentro di noi la tua Risurrezione.
Tu sei presente nel Pane, ma ti si riconosce nello spezzare il pane... Aiutaci a riconoscere il tuo Corpo nei tabernacoli scomodi della miseria e del bisogno, della sofferenza e della solitudine.
Rendici frammenti eucaristici, come tante particole che il vento dello Spirito, soffiando sull’altare, dissemina lontano, dilatando il tuo “tabernacolo”.

Tonino Bello

venerdì 2 gennaio 2015

MIO CARO GESÙ......


 Caro Gesù...

Ti posso chiedere se puoi spedire da lassù, nella Chiesa dove vado a trovarti ogni giorno, una bella scatola di byte?... Sai, quegli apparecchietti di resina che si mettono sui denti e che vengono prescritti dal gnatologo a chi ha qualche problema alla mandibola? Non vorrei che a tante persone, a forza di digrignare i loro bei dentini, si consumassero troppo... Sai che mi hanno ripresa perché ogni volta che passo davanti al Tabernacolo faccio la genuflessione? Non va bene, mi hanno detto... perché gli altri non la fanno. Robe da matti!!! Ti rendi conto?... Un atto d'amore nei Tuoi confronti viene visto come motivo di scandalo... E se i byte non fossero disponibili... anche qualche aspirapolvere potente potrebbe bastare. Grazie...

I Miracoli Eucaristici: MACERATA (1356)

Mi è stato più volte segnalato o richiesto: perché alcuni davanti al S.S.mo che sta nel Tabernacolo non fanno più la genuflessione o tutt'al più piegano appena la testa?  Insomma si deve ancora inginocchiarsi in chiesa davanti a Gesù Sacramento o no?
Mi sento di rispondere così, in breve: la genuflessione (cioè piegare il ginocchio destro fino a terra in segno di adorazione davanti al S.S. Sacramento) è sempre doverosa perché (nonostante una crescente enfasi contraria):
1 ° manifesta l'atteggiamento proprio dell'orante davanti alla santità di Dio; inginocchiarsi davanti a Dio non è una umiliazione ma un onore!
2° esprime il sentimento più profondo dell'uomo davanti a Dio: l'adorazione.  Chi adora Dio e lo riconosce e lo loda, è un uomo grande!
3° significa ogni atto di riverenza, di fede nella presenza reale di Gesù nel S.S.mo Sacramento dell'altare.
È scritto nelle nuove rubriche del messale al n. 84 che davanti all'altare dove si conserva il Santissimo, il sacerdote e i ministri devono fare la genuflessione.
Riassumendo "durante la messa - dice testualmente la istituzione Generale del Messale Romano - si fanno tre genuflessioni:
dopo l'ostensione dell'ostia
dopo l'ostensione del calice
e prima della comunione.
Ma se nel presbiterio ci fosse il Tabernacolo col S.S.mo Sacramento/ si genuflette anche prima e dopo la messa e tutte le volte che si passa davanti al SS.mo" (n. 233).
Il Papa ha detto a Dublino (29 settembre 1979): “L'Eucaristia nella Messa e fuori della Messa è il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e merita quindi l'adorazione che si tributa al Dio vivente e a lui solo.  Così, ogni atto di riverenza, ogni genuflessione che fate davanti al SS.mo Sacramento è importante perché è un atto di fede in Cristo, un atto d'amore per Cristo”.
E il 15 giugno 1995, il Papa, prostrato in ginocchio davanti all'ostensorio del Santissimo nella Chiesa di S. Maria Maggiore, ha confidato di porre e di conservare sull'inginocchiatoio della Sua Cappella l'elenco di tutte le persone che si raccomandano alle sue preghiere (Oss. Rom., 29.10.1995).
Come è desolante invece vedere gente che passando davanti a Gesù Sacramentato o stando in piedi o sempre seduti durante la messa, nemmeno si accorgono di Gesù che sta nel tabernacolo o sull'altare!
Tu non dimenticare mai che stando davanti a Gesù nel Sacramento e passando davanti a lui, la genuflessione è il segno evidente del tuo amore, della tua fede, della tua gioiosa consapevolezza che Gesù è qui, vivo e vero, tra noi e lo adori, lo riconosci, lo benedici e lo invochi.
Quando ti inginocchi davanti a Dio è allora che sei grande, veramente!

mercoledì 31 dicembre 2014

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 2, 16-21 - I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù



 Lc 2, 16-21

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore

Riflessione

Il Vangelo di oggi è fantastico... Mi fa pensare al periodo dell'avvento appena trascorso: come l'ho vissuto, cosa mi ha lasciato, cosa ho notato...
Posso riassumere così: nonostante tante difficoltà, sono riuscita a stare molto vicino a Gesù, estraniandomi dalla mondanità che tutto invade anche in questo periodo; e questo mi ha lasciato tanta pace, tanta gioia, ma sopratutto tanta speranza. Cosa ho notato?... Tante brutture, tanta superficialità, tanta ipocrisia, anche tra chi si professa cristiano. Non c'è nulla da fare: "L'Amore non è amato", come diceva Santa Maria Maddalena de’ Pazzi: “Amore, Amore! O Amore, che non sei né amato né conosciuto!... O anime create d’amore e per amore, perché non amate l’Amore? E chi è l’Amore se non Dio, e Dio è l’amore? Deus charitas est!”. Tornando al Vangelo voglio partire dai pastori. Chi erano?... Erano persone a quel tempo emarginate, facevano un lavoro umile, vivevano lontano dalla società, la loro vita era sobria e senza troppi fronzoli, dormivano all'aperto in mezzo alle intemperie. Ma cosa succede a questi pastori?... Il buon Dio manda un angelo  con le indicazioni per poter andare da Gesù, proprio a loro. Quindi, una lezione che dobbiamo metterci bene in testa è che Dio si manifesta sempre per primo alle persone umili... Perché!?... E' semplice, le persone che non hanno il cuore pieno delle brutture del mondo, che vivono in modo sobrio, che ringraziano Dio per ogni cosa, anche per ciò che non hanno, che non hanno un'opinione troppo alta di sé... hanno un cuore che si dilata, un cuore che sa ascoltare, un cuore che dice si all'amore, un cuore che sa accogliere la luce e sa apprezzare anche le più piccole cose. Al contrario, chi vive per il mondo ha il cuore chiuso con un lucchetto e non permette a nessuno di entrare, se non le persone dello stesso entourage... Apparentemente queste persone hanno tutto, ma il loro comportamento ordinario la “dice lunga”!!! Infatti, sono sempre preoccupate, angosciate, tormentate, nervose, non riesci a suscitare in loro un sorriso neanche se ti ammazzi; insomma, sono talmente concentrate su loro stesse, sul loro modo di vivere, sui loro schemi... che ogni cosa che non rientra nel loro infallibile punto di vista è considerata come “strana”, nel migliore dei casi, e assolutamente da combattere nei peggiori... Ma, diciamocelo pure, se Dio avesse mandato un angelo a questo tipo di persone, e queste, per curiosità, fossero andate a Betlemme a vedere Gesù, pensate che una volta visto il Salvatore deposto in una mangiatoia, al freddo, con due poveri animali che fungevano da termosifone, si sarebbero poi comportate come i pastori?... “...I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto...”. Penso proprio di no. Una persona infatti che ha il cuore indurito, una persona superficiale che si ferma all'apparenza, non potrebbe mai pensare che quel bambino nella mangiatoia possa essere il suo Salvatore. Tutto questo lo possiamo vedere anche oggi. Ci sono, purtroppo, tante persone frivole, che frequentano un certo ambiente, che vestono in un certo modo, che vanno nei ristoranti di lusso - dove poi si mangia malissimo e sopratutto poco - ... che guardano le persone che non vivono come loro con compassione, come se fossero dei poveracci, ignoranti e grossolani... Ma i poveracci, come vengono chiamati tanti veri cristiani praticanti, hanno la pace nel cuore... e questa a loro manca. Una pace e una gioia che è stata donata dalla nascita di Gesù Bambino. Chi ha vissuto questo periodo di avvento come Dio comanda, e non è rimasto insensibile... qualcosa ha visto, qualcosa ha ottenuto, qualcosa è cambiato in lui o dovrà cambiare per forza... Imitiamo allora i pastori che, dopo aver visto Gesù, non sono ritornati alle loro occupazioni precedenti dimenticando quel Bambino...
Adesso che le feste stanno per finire e metteremo negli scatoloni l'albero e il presepio, chiediamo al buon Dio di aiutarci, di aumentare la nostra fede, perché il nostro cuore non vada anche lui a finire in cantina insieme all'albero e al presepio, sarebbe triste se dovesse rimanere lì fino all'anno prossimo. Tutto deve cambiare: lo spirito di fede, di umiltà, di carità, di povertà... devono stare al centro dei nostri pensieri e del nostro cuore in questo nuovo anno. Proviamo, con il nostro comportamento, a portare Gesù Bambino e il Suo messaggio di salvezza nei luoghi dove operiamo, senza cedere a compromessi... perché nella vita cristiana non si può conciliare Dio e il mondo. E se poi, per seguire Gesù, ci  ritroviamo soli e impotenti, non scoraggiamoci, perché come diceva don Divo Barsotti: “Basta un'anima sola che viva davanti a Dio a salvare il mondo”.
Pace e bene.

TE DEUM - Italiano - Latino



Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo  Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.
 
A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell'universo.
 
I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;
 
le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.
 
O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell'uomo.
 
Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.
 
Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell'assemblea dei santi.
 
Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.
 
Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.
 
Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

TE  DEUM 
Te Deum laudámus: * te Dóminum confitémur.
Te ætérnum Patrem, * omnis terra venerátur.
Tibi omnes ángeli, *
tibi cæli et univérsæ potestátes:
tibi chérubim et séraphim *
incessábili voce proclamant:
 
Sanctus, * Sanctus, * Sanctus *
Dóminus Deus Sábaoth.
Pleni sunt cæli et terra * maiestátis glóriæ tuae.
Te gloriósus * Apostolórum chorus,
te prophetárum * laudábilis númerus,
te mártyrum candidátus * laudat exércitus.
Te per orbem terrárum * sancta confitétur Ecclésia,
Patrem * imménsæ maiestátis;
venerándum tuum verum * et únicum Fílium;
Sanctum quoque * Paráclitum Spíritum.
 
Tu rex glóriæ, * Christe.
Tu Patris * sempitérnus es Filius.
Tu, ad liberándum susceptúrus hóminem, *
non horruísti Virginis úterum.
Tu, devícto mortis acúleo, *
aperuísti credéntibus regna cælórum.
Tu ad déxteram Dei sedes, * in glória Patris.
Iudex créderis * esse ventúrus.
Te ergo, quæsumus, tuis fámulis súbveni, *
quos pretióso sánguine redemísti. ætérna fac cum sanctis tuis * in glória numerári.
 
Salvum fac pópulum tuum, Dómine, *
et bénedic hereditáti tuæ. Et rege eos, * et extólle illos usque in ætérnum. Per síngulos dies * benedícimus te;
et laudámus nomen tuum in sæculum, *
et in sæculum sæculi.
Dignáre, Dómine, die isto *
sine peccáto nos custodíre.
Miserére nostri, Dómine, * miserére nostri.
Fiat misericórdia tua, Dómine, super nos, *
quemádmodum sperávimus in te.
In te, Dómine, sperávi: *
non confúndar in ætérnum.