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giovedì 12 febbraio 2015

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7, 31-37 - Fa udire i sordi e fa parlare i muti.


 
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore
Riflessione

Effatà... Apriti!!! Ecco la parolina magica che apre le porte del nostro cuore. Dobbiamo infatti spalancare le porte a Cristo se vogliamo comunicare con Lui.
Ma per ascoltarLo, per parlarGli, per toccarLo, dobbiamo supplicarLo di guarire il nostro “sordomutismo. Siamo tutti un po' sordumuti... viviamo la nostra vita in una campana insonorizzata, chiusa ermeticamente come un barattolo della “bormioli”...
E meno male che nel giorno del nostro battesimo il sacerdote ha pronunciato la parola “Effatà”!!! Pensa se si fosse dimenticato di dirla!!!
“Effatà”, una parola speciale con la quale il buon Dio ci ha fatto il dono della voce e dell'udito... ma con l'andare del tempo le cose si sono un po' guastate. Con la voce facciamo i prepotenti e l'udito lo utilizziamo a intermittenza ascoltando solo ciò che più ci garba.
Molto spesso infatti, quando ci troviamo tra amici o tra colleghi, i nostri dialoghi assomigliano a quelli tra sordi e muti. Non sappiamo ascoltare!!!... Quando ascoltiamo molto spesso è in modo distratto e a volte non vediamo l'ora che chi ci parla finisca presto.
Quante volte pensiamo che la persona che ci sta parlando stia dicendo delle cose poco brillanti, poco interessanti o poco intelligenti? Ma chi non sa ascoltare, con il tempo, diventerà anche muto... perchè dalla sua bocca verranno fuori solo parole che non toccano il cuore di nessuno.
Certo che è curioso come Gesù opera questa guarigione... Sembrano quasi i modi di uno stregone!!! Fango... saliva... respiro... e il tutto lontano dalla folla. Noi ci saremmo domandati: "Ma che razza di medicina è mai questa?". Non dobbiamo però sorprenderci, Dio, per guarire, usa a volte dei metodi "molto particolari" che di solito noi non comprendiamo.
Accogliere Gesù nella nostra vita significa stare a Tu per Tu con Lui; solo Lui potrà guarire tutte le nostre chiusure e toglierci quel grosso tappo di cerume che da soli non riusciremmo mai a togliere.
Chiediamo allora al buon Dio di aumentare la nostra fede, di inalarci il Suo Spirito come una medicina con l'aerosol... per sciogliere il nodo che abbiamo in gola e aprire il nostro udito, ossia di guarire ciò che ci impedisce di comunicare con Lui e con i nostri fratelli.
E' terribile rimanere sordomuti sapendo che c'è qualcuno che vuole e può guarirci. Quando incontriamo il Signore, iniziamo a godere di tutte le cose che la natura ci dona, ma soprattutto diventiamo capaci di dire: “Ti amo... Grazie... Scusa... Per favore... Prima tu... Bravo... Posso aiutarti...”
Grazie, mio caro Gesù, per avermi fatta uscire dall'angusto recinto in cui ero prigioniera; la Tua voce mi ha raggiunta e Tu mi hai guarita con la Tua saliva, come fa un papà con il suo bimbo quando si fa male cadendo. Grazie...
Pace e bene

martedì 10 febbraio 2015

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7, 14-23 - Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo



In quel tempo, Gesù, chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro».
Quando entrò in una casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogavano sulla parabola. E disse loro: «Così neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può renderlo impuro, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va nella fogna?». Così rendeva puri tutti gli alimenti.
E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Parola del Signore
Riflessione

Ascoltatemi tutti e comprendete bene!”... Oggi Gesù non chiede solo di ascoltare, ma anche di comprendere. Questo per dirci che non è scontato che una persona ha capito solo perché ha ascoltato...
Nel Vangelo di oggi Gesù rende noto il nostro quadro clinico, che a dire il vero non è molto confortante, anzi, è un vero disastro!!!
Cosa c'è di meglio di un bell'elenco di vizi, di propositi di male che, come dice Gesù, escono proprio dal nostro cuore e non sono imputabili ad altri: società, ambiente, educazione, condizionamenti...? La Sua diagnosi non deve lasciarci tranquilli... o pensiamo davvero di essere immuni dal virus dell'ipocrisia?
Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro”... Naturalmente questo messaggio non è rivolto ai bimbi - qualcuno di loro potrebbe dire: “Hai visto papà... anche Gesù dice che i microbi non fanno male, quindi posso anche non lavarmi le mani prima di mangiare” - ma è rivolto a noi adulti. In qualche modo Gesù mette in evidenza quell'atteggiamento farisaico da cui non siamo mai al sicuro e nel quale ogni tanto scivoliamo. Quando crediamo di essere a posto, in realtà, continuiamo a risciacquare la nostra vita nell'acqua sporca della presunzione e dell'ipocrisia, giustificando ogni nostro atto. Diceva bene padre Molinié nel libro “Il coraggio di avere paura”: Molti si immaginano che l'ideale della vita cristiana consista nell'evitare che l'uomo vecchio ne faccia qualcuna delle sue. C'è da sperare molto di più: E' CHE MUOIA. Da un cuore puro e semplice usciranno solo cose belle, non solo, nei momenti “no”, nei momenti di tempesta, nei momenti di disagio, verrà fuori dal nostro cuore ciò che in realtà c'era già dentro; è come se i momenti di grave difficoltà avessero il potere di rivelare senza ombra di dubbio ciò che c'è nel cuore dell'uomo. Una persona buona,  che ha Dio nel cuore, nei momenti della prova sarà molto più docile, si lascerà lavorare, si farà coccolare, si farà amare, saprà ringraziare, sarà umile, saprà condividere... Al contrario, una persona dal cuore duro nei momenti della prova scatenerà una tempesta di cattiverie al cubo... ogni vizio, che fino ad allora cercava di tenere nascosto, verrà fuori in tutto il suo orrore. Quando si dice che sono le prove della vita a farti diventare cattivo, penso che non sia vero. Non sono le sofferenze che fanno diventare una persona perfida, ma è l'assenza di Dio nel cuore che rende i suoi comportamenti orribili e odiosi. Un cuore bello e puro fa brillare tutta la persona e i suoi comportamenti saranno degni di un discepolo del Signore... niente e nessuno potrà contaminarlo. "La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso" (Mt 6, 22). E' vero che siamo immersi nelle cose brutte e negative del mondo, ed è anche vero che non è facile uscirne illesi... ma se confidiamo in Dio riusciremo a far rimbalzare tutte le cattiverie e tutte le noie, perché Lui è il nostro scudo.
Proviamo allora ad assumerci la responsabilità di ciò che facciamo o che diciamo, perché se il mondo va male, la colpa non è sempre degli altri... Gli altri sono sempre cattivi, noi, i buoni... Ah, se lo facessi io... lo farei senz'altro meglio!!! Gli altri devono sempre approvare ciò che facciamo, non vogliamo accettare nessun consiglio e se qualcuno si azzarda a dirci che forse il nostro atteggiamento dovrebbe essere leggermente diverso... apriti cielo!!!... significa che non capiscono niente; probabilmente perché non accettiamo di metterci in discussione.
Chiediamo allora al buon Dio di rafforzare la nostra fede e di rendere il nostro cuore simile al Suo, perché solo i puri di cuore avranno il privilegio di vederLo.
SupplichiamoLo di aiutarci, di darci la forza e la pazienza perché Lui possa cambiare il nostro cuore di pietra in un cuore di carne; perché le nostre parole corrispondano ai pensieri del cuore, pensieri di amore di pace e di giustizia... Così il nostro quadro clinico, diventerà migliore!!!
Pace e bene

Santa Scolastica (Norcia, 480; † Piumarola frazione di Villa Santa Lucia, 547) è stata una monaca e fondatrice italiana e patrona dell'ordine delle benedettine. È Venerata come santa vergine dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa ortodossa e dalla Chiesa anglicana.



La storia di Santa Scolastica ha un stretto legame con quello che, per i disegni della Provvidenza è nato per la vita, il grande San Benedetto, suo fratello gemello e padre del monachesimo occidentale,a chi ha amato di tutto il suo cuore.

Quando Nostro Signore è venuto nel mondo, ci ha portato un nuovo comandamento: "Come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv 13,34). Questo amore portato alle ultime conseguenze ci ha propiziato la Redenzione. E un rapporto umano regolato e ben condotto deve seguire l´esempio del Divino Maestro. Il vero amore del prossimo è quello che si nutre di altri per l´amore a Dio e che ha il Creatore come il centro, mirando alla santità di quei che amiamo. Già Santo Agostino ha insegnato che ci sono solo due amori: o si ama a sé stesso fino all´oblio di Dio, o si ama a Dio fino alla dimenticanza di sé stesso.
Così era Santa Scolastica, un´anima innocente e piena d´amore a Dio, dal quale poco si sa, ma lei quando si è aperta alla sua grazia ha acquisito eccezionale forza d´animo ed è riuscita a raggiungere l´onore dell´ altare. La sua storia ha un legame stretto a quello che per i disegni della Provvidenza è nato insieme a lei, il grande San Benedetto, suo fratello gemello e padre del monachesimo occidentale, che amava con tutto il cuore.

giovedì 5 febbraio 2015

Beato Alfonso Maria Fusco - (1839-1910) Sacerdote e fondatore della Congregazione: “Suore di San Giovanni Battista” (dette Battistine)



La vita di Alfonso Maria Fusco Il beato Alfonso Fusco nacque alle ore 15.00 del 23 Marzo 1839, ad Angri, un paese in provincia di Salerno. La sua nascita era stata molto desiderata ed attesa dai genitori, Aniello Fusco e Giuseppina Schiavone, sposati già dal 1834 ( 31-011834 ). I giovani sposi desideravano tanto un figlio e dopo 4 anni di matrimonio non avevano ancora avuto la gioia di una gravidanza, essi si recarono a Pagani per chiedere l’intercessione del Beato Alfonso Maria dei Liguori. Un Redentorista, Francesco Saverio Pecorelli, li tranquillizzò dicendo loro che avrebbero presto avuto un figlio. Aggiunse anche che il bambino si sarebbe chiamato Alfonso e avrebbe avuto la vocazione al sacerdozio. E così fu . Alfonso crebbe serenamente, educato con tenero affetto dai genitori, i quali erano pieni di pietà religiosa. Presto giunse il momento di pensare alla sua educazione scolastica primaria, per la quale non esistevano scuole pubbliche. Così i coniugi Fusco pensarono bene di affidare il loro primogenito a sacerdoti dotati di buona cultura, i quali gli avrebbero anche garantito una educazione cristiana. Tra i canonici che si presero cura dell’educazione del Beato Alfonso M. Fusco ricordiamo Angelo Desiderio e Domenico Falcone, i sacerdoti Luigi Scarcella e Pasquale Raiola e soprattutto il canonico Gaetano De Angelis, che aveva battezzato Alfonso e gli fu padrino alla cresima, amministratagli il 12 Giugno 1846 dal Vescovo di Nocera, Monsignor Agnello D’ Auria. E’ molto probabile che già in questo periodo il piccolo Alfonso abbia sentito la voce divina che lo chiamava a consacrare la sua vita a Dio, ai poveri e ai sofferenti. L’ambiente familiare denso di fede e carità, influisce certo sulla formazione umana e spirituale del giovane Alfonso. C’è un episodio relativo all’infanzia del piccolo Alfonso che si testimonia la grandezza e la bontà d’ animo del bambino. Una vicina di casa della famiglia Fusco, la signora Cristina Russo, ha raccontato che in una giornata di Febbraio in cui il freddo era particolarmente pungente, la madre di Alfonso lo vide uscire dalla sua stanzetta con un fagottino di biancheria sottobraccio. Pensò che il fanciullo volesse aiutarla nelle faccende di casa e l’avvertì che non era quello il giorno del bucato. Allora Alfonso le disse che quelle lenzuola voleva portarle ad un bambino, Vincenzino, che era ammalato e aveva freddo. La signora Giuseppina fu commossa e procurò alla madre di Vincenzino la stoffa necessaria per le lenzuola . In un cuore buono la carità nasce presto e la grazia non conosce età. 

martedì 27 gennaio 2015

Orgoglio e umiltà di C. S. Lewis


IL GRANDE PECCATO

Verrò adesso a quella parte della morale cristiana dove essa differisce più nettamente da tutte le altre. C’è un vizio dal quale nessuno al mondo è esente; un vizio che ognuno aborrisce quando lo vede in altri, e di cui ben pochi, tranne i cristiani, immaginano di essere a propria volta colpevoli. Ho sentito gente ammettere di avere un cattivo carattere, o di non sapersi contenere riguardo alle donne o al bere, e perfino di essere vile. Ma non ho mai sentito nessuno, che non fosse un cristiano, accusarsi di questo vizio. Al tempo stesso, mi è capitato molto raramente di conoscere qualcuno, non cristiano, che riscontrandolo in altri lo considerasse con clemenza. Non c’è difetto che renda un uomo più malvisto, e nessuno di cui siamo meno consapevoli in noi stessi. E più ne siamo intrisi, più lo detestiamo nel prossimo. Il vizio di cui parlo è la superbia, l’orgoglio presuntuoso; e la virtù opposta, nella morale cristiana, si chiama umiltà. Forse ricorderete che parlando della morale sessuale vi ho avvertito che il punto centrale della morale cristiana non era quello. Ebbene, ora siamo arrivati al punto centrale. Secondo l’insegnamento cristiano, il vizio essenziale, il male supremo, è la superbia. Lussuria, ira, avarizia, ubriachezza, ecc., sono inezie, in confronto: fu per superbia che il diavolo diventò il diavolo; la superbia è la fonte di tutti gli altri vizi, è la condizione di spirito assolutamente contraria a Dio. Vi sembra un’esagerazione? Pensateci bene. Ho osservato, un momento fa, che più si è superbi, più si prova avversione per la superbia altrui. Se volete misurare la vostra superbia, il modo più facile è domandare a voi stessi: “Mi dispiace, e quanto, che gli altri mi snobbino, non mi prestino attenzione, mi diano sulla voce, mi trattino con degnazione, si mettano in mostra?”.

domenica 25 gennaio 2015

Alcune lettere tratte da The Screw' tape Letters (Le lettere di Berlicche, 1942) di C.S. Lewis.




Un funzionario di Satana istruisce un giovane diavolo apprendista, suo nipote, spiegandogli quali mezzi ed espedienti ha trovato per esperienza più idonei per fare prigionieri gli uomini e strapparli alla parte nemica; e nell'argomentare soppesa lodi e rimproveri allo scopo di richiamare l'attenzione critica del discepolo sulle cause o sui fatti che hanno determinato un suo successo o un insuccesso nella quotidiana battaglia con i ministri di Dio.

Mio caro Malacoda,

ho notato quanto mi dici sull'opportunità di dirigere le letture del paziente sottoposto alla tua cura, e di far sì che il più spesso possibile stia in compagnia di quel suo amico materialista. Ma non ti pare di essere un pochino ingenuo? Le tue parole fan pensare che tu sia d'opinione che la discussione sia il metodo per tenerlo lontano dalle grinfie del Nemico. Avrebbe potuto essere così se egli fosse vissuto alcuni secoli fa. A quei tempi gli uomini avevano una coscienza ancora abbastanza chiara di quando una cosa veniva provata e di quando no; e, se gli argomenti erano convincenti, la credevano veramente. Mantenevano ancora una relazione fra il pensare e l'agire, ed erano pronti, come risultato di una serie di ragionamenti, a mutar vita. Ma, un po' per mezzo della stampa settimanale, un po' con altre armi, siamo riusciti in gran parte a mutare questo stato di cose. Il tuo giovanotto è stato abituato, fin da ragazzo, ad avere nella testa una dozzina di filosofie irriconciliabili fra di loro, che danzano insieme allegramente. Non considera le dottrine come, in primo luogo, "vere" o "false", ma come "accademiche" o "pratiche", "superate" o "contemporanee", "convenzionali" o "audaci". Il gergo corrente, non la discussione, è il tuo alleato migliore per tenerlo lontano dalla chiesa. 

sabato 24 gennaio 2015

LA PAZIENZA, UNITA ALLE ALTRE VIRTÙ - San Francesco di Sales



Bisogna tollerare con pazienza non solo di essere ammalati, ma anche di esserlo della malattia che Dio vuole, dove egli vuole, tra le persone che vuole e con i disagi che vuole: e così per tutte le altre sofferenze. Quando sopraggiungerà il male, adopera pure tutti i rimedi che saranno possibili e conformi al volere di Dio, perché fare diversamente sarebbe tentare la sua divina Maestà. Ma poi, fatto questo, attendi con piena rassegnazione quell'effetto che Dio vorrà. Se a lui piacerà che i rimedi vincano il male, lo ringrazierai umilmente; se invece gli piacerà che il male prevalga sui rimedi, benedicilo con pazienza.
Io sono del parere di S. Gregorio: quando verrai accusata giustamente per una colpa da te commessa, umiliati profondamente e confessa di meritare l'accusa mossa contro di te. Se invece l'accusa è falsa, scusati in bel modo, negando di essere colpevole, perché devi questo riguardo alla verità e all'edificazione del prossimo: se però, dopo la tua vera e legittima scusa, continuano ad accusarti, non turbarti e non cercare di fare accettare la tua scusa, perché - dopo aver reso omaggio alla verità devi renderlo anche all'umiltà. In questo modo non verrai meno alla sollecitudine che devi avere per la tua buona fama, né all'affetto che devi nutrire verso la tranquillità, la dolcezza del cuore e l'umiltà.
Lamentati il meno possibile dei torti ricevuti perché è certo che, in genere, chi si 'lamenta cade in qualche peccato, dato che il nostro amor proprio ci fa sempre sentire le ingiurie più grandi di quanto non siano: ma soprattutto non lamentarti con persone facili a sdegnarsi e a pensar male. Se fosse opportuno dolerti con qualcuno - o per rimediare all'offesa o per calmare il tuo spirito  devi procurare che ciò avvenga con anime miti e che amano veramente Dio, perché altrimenti, invece di sollevarti il cuore, lo getterebbero in maggiori inquietudini e invece di cavarti dal piede la spina che ti punge, te la ficcherebbero dentro più di prima...
Il vero paziente non piange il suo male, né desidera di essere compianto dagli altri, ma ne parla con un linguaggio schietto, verace e semplice, senza lamenti, senza rammarichi, senza esagerazioni. Se lo compiangono, lo sopporta pazientemente, tranne quando lo compatiscono di un male che non ha; perché allora dichiara modestamente che non ha quel male e se ne sta tranquillo tra la verità e la pazienza, dicendo il male che ha, senza lagnarsene... Quando sarai malata, offri tutti i tuoi dolori, pene e debolezze a Nostro Signore e supplicalo di unirti ai tormenti che egli ha sofferto per te. Obbedisci al medico, prendi le medicine, gli alimenti e gli altri rimedi per amore di Dio, richiamando alla mente il fiele che Gesù ha preso per nostro amore. Desidera ,di guarire per servirlo; non rifiutare di patire per obbedirgli e sii disposta anche a morire se così gli piace, per lodarlo e godere in lui.




L' amicizia spirituale. S. Francesco di Sales "Filotea".



LE VERE AMICIZIE

Ama tutti, Filotea, con un grande amore di carità, ma legati con un rapporto di amicizia soltanto con coloro che possono operare con te uno scambio di cose virtuose. Più le virtù saranno valide, più l'amicizia sarà perfetta.
Se lo scambio avviene nel campo delle scienze, la tua amicizia sarà, senza dubbio, molto lodevole; più ancora se il campo sarà quello delle virtù, come la prudenza, la discrezione, la fortezza, la giustizia.
Ma se questo scambio avverrà nel campo della carità, della devozione, della perfezione cristiana, allora sì, che si tratterà di un'amicizia perfetta. Sarà ottima perché viene da Dio, ottima perché tende a Dio, ottima perché il suo legame è Dio, ottima perché sarà eterna in Dio. E' bello poter amare sulla tetra come si ama in cielo, e imparare a volersi bene in questo mondo come faremo eternamente nell'altro. Non parlo qui del semplice amore di carità, perché quello dobbiamo averlo per tutti gli uomini; parlo dell'amicizia spirituale, nell'ambito della quale, due, tre o più persone si scambiano la devozione, gli affetti spirituali e diventano realmente un solo spirito. A ragione quelle anime felici possono cantare: Com'è bello e piacevole per i fratelli abitare insieme. 

LE CONSOLAZIONI SPIRITUALI E SENSIBILI E COME BISOGNA COMPORTARSI CON ESSE - Capitolo XIII S. Francesco di Sales: La Filotea



Dio porta avanti la vita di questo meraviglioso mondo in un continuo avvicendamento: al giorno segue la notte, all'autunno, l'inverno, all'inverno la primavera; un giorno non è mai la monotona ripetizione di un altro; ce ne sono di nuvolosi, di piovosi, di secchi, di agitati dal vento; tutta questa varietà conferisce all'universo una grande bellezza.
La stessa cosa avviene per l'uomo, che, secondo gli antichi, è un piccolo mondo; perché non si trova mai nella stessa condizione, e la sua vita scorre su questa terra come le acque che scrosciano e ondeggiano in un continuo turbinio di movimenti; e ora lo alzano verso la speranza, ora lo prostrano nella paura, ora lo spingono verso la destra della consolazione, ora verso la sinistra dell'afflizione, e non si dà mai un giorno solo, anzi nemmeno un'ora sola, che sia identica all'altra.
Voglio darti un consiglio fondamentale: dobbiamo sforzarci di conservare una continua ed inattaccabile uguaglianza di cuore in una simile varietà di situazioni; e benché intorno a noi tutto muti in continuazione, dobbiamo rimanere saldamente fermi per guardare, tendere e protendere sempre al nostro Dio.

San Francesco di Sales - Tema : Bontà - Dolcezza - Apostolato presso i calvinisti - Vita spirituale dei laici - Ordine della Visitazione - Trattato dell'Amore di Dio




Re Enrico IV chiamava san Francesco di Sales “la fenice dei vescovi”, perché, diceva, “è un uccello raro sulla terra”. Dopo aver rinunciato ai fasti di Parigi e alle proposte reali di una sede episcopale prestigiosa, Francesco di Sales divenne il pastore instancabile della sua terra savoiarda, che amava sopra ogni cosa. Lasciandosi guidare dai Padri della Chiesa, egli attingeva dalla preghiera e da una grande conoscenza meditata della Scrittura la forza necessaria a compiere la sua missione e guidare le anime a Dio (cfr. Giovanni Paolo II, Lettera al Vescovo di Annecy, 23 novembre 2002).
Francesco di Sales nasce il 21 agosto 1567, in una famiglia cattolica della nobiltà savoiarda, nel castello di Sales, a una ventina di chilometri a nord di Annecy. È il maggiore di sei fratelli e sorelle. I suoi genitori seguono il principio educativo di spiegare le ragioni di ciò che esigono, perché l’obbedienza dei loro figli sia più consapevole. Molto presto, il bambino impara a servirsi di una spada, ma anche a fare l’elemosina ai poveri: se sente un povero che chiama, lascia la tavola per portargli una parte del suo pasto. Tuttavia, non è perfetto: un giorno, entra in cucina, nonostante il divieto ricevuto, e chiede al cuoco un piccolo pâté succulento ma ancora fumante. Il bruciore che sente non gli impedisce di portarlo in mano e di mangiarlo. Va quindi a farsi curare da sua madre senza rivelarle la causa di questa scottatura.